Westworld – 1×08 Trace Decay

Westworld - 1x08 Trace DecayOrmai diretto verso il climax finale, Westworld inizia ad aggrovigliarsi nella tipica vertigine narrativa che caratterizza la poetica nolaniana, in quello che è il terzultimo sguardo sull’abisso prima del salto che probabilmente ci svelerà molto della realtà nascosta in questo gioco di scatole cinesi.

Che Westworld non risolva tutti i suoi enigmi entro il finale di questa sua prima stagione è cosa quanto mai probabile, considerata la natura di serie TV che al momento le impedisce di avere un qualsiasi senso di chiusura completa, ma è ormai evidente come la narrazione, in un mare di piccoli dettagli, si stia iniziando a contrarre su se stessa per andare a svelare il “prestigio” (parafrasando uno dei più celebri film dei fratelli Nolan) dietro i numerosi interrogativi che affollano la mente di noi spettatori.

“The self is a kind of fiction, for hosts and humans alike. It’s a story we tell ourselves.”

Westworld - 1x08 Trace DecayWestworld rischia di diventare a tutti gli effetti la summa della poetica di Jonathan Nolan, dalla fascinazione (e allo stesso tempo la paura) nei confronti della tecnologia (Person of Interest), all’importanza della memoria (Memento), fino all’interesse verso la relatività di concetti apparentemente assoluti come tempo (Interstellar) e realtà (The Prestige). C’è però anche, ed è il caso di questo nuovo episodio, un’importante riflessione sul concetto di scrittura e immaginazione, che era in realtà alla base dell’opera prima del fratello Christopher, Following. Quanto potere c’è nell’immaginazione di un uomo e nell’idea di poter determinare la propria storia e/o il destino degli altri? Del resto, dietro il concetto di divinità (richiamato in questo episodio sia da Ford, che dal Man in Black), c’è forse l’idea di uno scrittore che ci ha reso tutti protagonisti ignari di una storia da lui raccontata, in cui in realtà non siamo liberi ma diretti dalla sua volontà e dalle sue scelte narrative.

“Time to write my own fucking story.”

Westworld - 1x08 Trace DecayNel concetto di “scrittore” c’è tutto il tentativo umano di decidere la propria storia e allo stesso tempo il desiderio di manipolare quella di altri e la loro realtà. Tra le numerose storyline che popolano questo episodio spiccano in particolare quella di Bernard intento a cancellare le tracce di quanto accaduto a Theresa, quella di Ford che crea ad arte un racconto per nascondere un omicidio, quella di Maeve che decide di prendere le redini del proprio destino creando una propria storia, e quella del Men in Black che racconta di non aver preso parte alle “narratives” di Ford per crearne una propria in quello che è il flashback che ci illustra il suo precedente incontro con Maeve. E poi c’è Sizemore, lo scrittore per eccellenza, chiamato ad inventare una storia per portare uno degli androidi fuori dal parco.

“Are they real? The things that I have experienced?”

Westworld - 1x08 Trace DecayE allora il dubbio sorge spontaneo: che la stessa Maeve sia ignara protagonista di una storia scritta appositamente per portarla fuori da Westworld? Che la sua appena acquisita indipendenza non sia altro che un plot twist deciso da un altro burattinaio per scopi ancora oscuri? Che questa sua nuova identità “libera” non sia altro che parte di una nuova “narrative” (non molto riuscita, considerate le critiche che sta suscitando negli spettatori per l’eccessiva facilità con cui Maeve ottiene tutto ciò che vuole)? Ed è qui che la storia inizia a cadere nel suo buco nero, aumentando il senso di vertigine senza punti di riferimento, in cui concetti come realtà e tempo svaniscono, sprofondando nel relativismo di un labirinto mentale, in cui a dominare è la pura immaginazione, in grado di creare, riprodurre, modificare, manipolare un universo senza più un “dove” e un “quando.”

“This guilt you feel, the anguish, the horror, the pain… it’s remarkable, a thing of beauty.”

Westworld - 1x08 Trace DecayThat’s why every magic trick has a third act, the hardest part, the part we call ‘The Prestige’.” raccontava Michael Caine in The Prestige. E così, dopo l’atto di presentazione (i primi quattro episodi) e quello in cui si assiste alla magia e si cerca il trucco, ecco dunque arrivato per Westworld il momento del prestigio. La rivelazione del precedente episodio sulla vera natura di Bernard ci ha infatti introdotto a quello che è proprio il terzo atto di questa magia, atto di cui questo episodio rappresenta l’effettivo inizio. L’abilità nella scrittura di questa puntata sta infatti nell’iniziare a sciogliere i nodi mantenendo però ancora intatta tutta l’enigmaticità che ruota intorno a questo universo. Da qui deriva il senso forte di disagio che si respira per tutti questi 60 minuti, una sensazione creata dall’avere risposte che generano altri interrogativi, da un senso di coesione che genera ancora più dispersione, una frustrazione espressa in maniera esemplare dalla follia che si impadronisce per un momento di Dolores nella sua incapacità di distinguere la propria realtà.

“So what’s the difference between my pain and yours? Between you and me?”

Westworld - 1x08 Trace DecayNon staremo qui a lodare nuovamente la bravura del cast, né la brillantezza dei dialoghi, che raggiungono una nuova vetta nel ribaltare il comune pensiero secondo il quale esista una effettiva differenza tra un robot e un uomo. L’eccellenza di Westworld si distingue, in particolare qui, dal suo Dio e prestigiatore, ovvero il suo scrittore Jonathan Nolan, l’unico a poter mettere in scena un rompicapo così ben coeso, un gioco di prestigio che lentamente svela parte di se stesso, continuando però a nascondere il proprio trucco. E ciò che genera è solo meraviglia, lo stupore di trovarsi di fronte a qualcosa di sublime che porta a farci interrogare persino sulla nostra realtà (quale immagine più vivida del resto della poetica nolaniana della trottola di Inception che, forse, non smetterà mai di girare?). Ed è in questo episodio che “The Maze”, il Labirinto, smette di essere qualcosa da cercare, ma prende vita diventando protagonista assoluto.

“Is this… now?”

Westworld - 1x08 Trace DecayE se Westworld non contenesse un labirinto, ma fosse il Labirinto stesso? Del resto, il fuoriuscire dell’ormai celebre simbolo in ogni angolo del parco lascerebbe pensare che, in realtà, siamo forse già dentro a quello che potremmo chiamare il “gioco di Arnold”. La serie stessa, Westworld, è un labirinto, non inteso in senso spaziale, ma nel suo perdersi tra timeline, riproduzioni e cloni, nel tentativo dell’uomo di correggere le proprie imperfezioni e sfuggire al proprio dolore, morendo e rinascendo in un loop infinito e senza uscita. L’aspirazione di Arnold forse non era rendere i robot umani, bensì renderli liberi, in quello che è un sogno che agli umani non è concesso realizzare, ancorati come sono ai traumi che ne hanno costruito l’identità e determinato le scelte, a quella “back story” che è stata data loro e che è il momento primigenio da cui tutta la loro storia ha avuto inizio.

“And together you and I captured that elusive thing… Heart.”

Westworld - 1x08 Trace DecayQual è allora il segreto del labirinto? Cosa c’è al centro di esso, quello che Ford definirebbe “the heart” a cui Arnold voleva arrivare? Il nucleo e il segreto del labirinto potrebbe non essere altro che la pura sofferenza, il dolore da cui tutti i nostri sogni, speranze, scelte e incubi nascono, in un sovrapporsi continuo in cui la realtà si mescola all’immaginazione in un numero illimitato di riproduzioni di noi stessi, ognuna delle quali rappresenta una delle infinite possibili sfumature tra l’incubo di chi potremmo diventare e il sogno di chi vorremmo essere, un labirinto senza via d’uscita perché originato e incatenato per l’eternità a quel dolore assoluto da cui l’essere umano non sarà mai libero. “The Maze is all that matters“. O forse il Labirinto siamo proprio noi.

Voto: 8,5

 

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