[Anteprima Roma Fiction Fest 2016] When We Rise – 1×01 Pilot


[Anteprima Roma Fiction Fest 2016] When We Rise – 1x01 PilotÈ stata presentata in esclusiva al Roma Fiction Fest 2016 When We Rise, la nuova serie televisiva prodotta dalla ABC che verrà trasmessa il prossimo anno negli Stati Uniti; il suo sceneggiatore Dustin Lance Black ha introdotto la serie come “l’epopea di una nuova forma di famiglia”.

Dustin Lance Black, prima di questa serie, è stato soprattutto lo sceneggiatore di Milk e per quel film aveva vinto un Oscar per la miglior sceneggiatura originale; adesso è alle prese con la sua prima completa serie televisiva, When We Rise: prodotta dalla ABC e destinata alla programmazione nel 2017, inizia il racconto con un lungo episodio pilota diretto da Gus Van Sant, che ha il compito di preparare il terreno per quella che sarà una narrazione di sette puntate.

[Anteprima Roma Fiction Fest 2016] When We Rise – 1x01 PilotIl pilot affronta, attraverso alcuni personaggi e le loro storie, le lotte delle comunità LGBT a partire dai moti di Stonewall del 1969 e concentrandosi poi sulla San Francisco dei primi anni ’70: dall’isola felice che era stata (e che tornerà ad essere) alla stretta repressione messa in atto dalla politica e dalla polizia per cambiare la propria immagine di città della lussuria. In questo territorio si muovono Roma (Emily Skeggs), una ragazza lesbica impegnata attivamente anche sul fronte delle associazioni femministe; Ken (Jonathan Majors), marinaio nero che dovrà affrontare i molti pregiudizi che un militare di colore gay può portarsi dietro; Cleve (Austin P. McKenzie), un giovane che fugge da una casa che non riesce ad accettarlo e che è ben deciso a lottare per la propria libertà ed i propri diritti.

Il racconto muove i propri passi ispirandosi a When We Rise: My Life in the Movement, libro di Cleve Jones – interpretato come si diceva da Austin P. McKenzie –, attivista per i diritti gay che ha trascorso la sua intera vita lottando per ciò che riteneva necessario per sé e per le persone che condividevano i suoi problemi e le sue difficoltà. A partire dalla storia del singolo, però, Dustin Lance Black allarga il discorso inglobando in sé il desiderio non solo di descrivere – a mo’ di documentario – quei difficili anni americani, sull’onda di quel ’68 che aveva cercato di cambiare definitivamente il volto degli Stati Uniti d’America (e non solo), ma soprattutto di raccontare le vicende di coloro che in quella lotta si sono ritrovati immischiati, talvolta loro malgrado. Non si tratta, ed è il primo punto da sottolineare data l’importanza, di una narrazione meramente storica: in quel background e in quell’ambiente gravitano persone vere, con le loro idiosincrasie e le loro sofferenze. Non vengono tratteggiati eroi, ma solo persone comuni che non potevano più sopportare l’oppressione e la paura che li attanagliava costantemente per la sola colpa di essere come sono.

Il movimento gay, dunque, viene rappresentato in tutte le sue forme ed è apprezzabile l’idea di non partire proprio da Stonewall, che è poi l’evento più noto storicamente delle battaglie per i diritti degli omosessuali, ma di spostare l’attenzione ad un “dopo” che lo sceneggiatore conosce molto bene, dato che va a collegarsi con le tematiche e i personaggi già incontrati in Milk. Si parlerà subito di una San Francisco ben diversa da quella che abbiamo imparato a conoscere come la città più libera d’America, una città in cui la polizia dovrebbe proteggere coloro che odia – fallendo miseramente, inutile dirlo. Eppure non è tutto oro quello che luccica, perché la sceneggiatura non ha problemi a rappresentare le diverse e contrastanti posizioni all’interno del movimento stesso: sono mostrate lesbiche che odiano i maschi tout-court, gli omosessuali che vogliono rendersi presentabili agli occhi di coloro che li giudicano, i gay più interessati alla lussuria che all’impegno sociale.

[Anteprima Roma Fiction Fest 2016] When We Rise – 1x01 PilotTuttavia il racconto di When We Rise, e ciò che impreziosisce ancor di più questo pilot, non si ferma alle lotte per i diritti gay né solamente al loro mondo: ciascuno dei protagonisti, infatti, è connesso con un altro grosso tema della narrazione che amplia ulteriormente il parterre di reietti rappresentati. Alle vicende di Roma si collegano le lotte per i diritti delle donne – alcune scene di maschilismo bianco fanno effettivamente rabbrividire – così come Ken si ritrova a dover gestire superiori e commilitoni razzisti. Ciò che la scrittura dunque si impegna a rappresentare è una realtà fatta di reietti e scarti della società che non vogliono essere messi da parte. Non tutto è uguale, però, perché vi sono cittadini di serie B e di serie C: le grandi associazioni femministe, ad esempio, non vogliono lesbiche nelle loro fila perché potrebbero indebolire le loro pretese, così come il razzismo è presente persino nei locali frequentati solo da gay bianchi. L’intelligenza di questa serie è quella di rappresentare i deboli come i capponi di manzoniana memoria, pronti a beccarsi tra di loro ed ancora impreparati ad unire le forze contro il potere dominante che li costringe ad uscire di notte, a fuggire le retate della polizia e a fingersi qualcosa e qualcuno che sicuramente non sono.

Un racconto allora aperto a più suggestioni, in grado di mostrare che cosa significasse all’epoca essere diverso da un maschio bianco eterosessuale e di che tipo di angherie e violenze si potesse rimanere vittima. Questo enorme intento non soffoca, però, i personaggi, i quali risultano forse la cosa migliore che si coglie in questo primo episodio: sia Roma che Ken e Cleve sono personaggi ricchissimi di potenziale, fragili e pulsanti come dei veri esseri umani. La scrittura su di loro è ancor più ispirata che dal racconto della Storia perché si nota una certa indulgenza nei confronti delle loro idiosincrasie ed indecisioni, una tenerezza che non nasconde, però, le loro ipocrisie: quelli che abbiamo davanti non sono degli eroi archetipali, simboli da idolatrare, ma persone in carne ed ossa che hanno più paura che ideali, più rabbia che coraggio.

[Anteprima Roma Fiction Fest 2016] When We Rise – 1x01 PilotPer quanto riguarda il lato attoriale va sottolineata in generale l’ottima performance di ogni membro del cast, con particolare enfasi sul trio di protagonisti che riesce a risultare credibile e a trasportare sulle loro – quasi – sconosciute spalle il peso di una così ampia narrazione. In particolare Emily Skeggs riesce a donare alla giovane Roma una straordinaria credibilità proprio per la rappresentazione delle sue paure e delle sue titubanze nell’entrare a far parte di movimenti che avranno contro l’intero corpo della polizia. Non è tutto qui, però. perché oltre ad una serie di guest come Whoopi Goldberg, c’è spazio per molti volti noti del piccolo e grande schermo: Guy Pearce, Mary-Louis Parker, Carrie Preston, Rosie O’Donnell, e la lista prosegue ancora, segno che molte personalità più o meno legate al mondo gay hanno voluto prender parte a questo ambizioso progetto.

[Anteprima Roma Fiction Fest 2016] When We Rise – 1x01 PilotIl racconto non si fermerà lì, ma si muoverà su piani temporali differenti (sono infatti previste le versioni “adulte” dei protagonisti del pilot), con l’intento di mostrare la crescita e l’evoluzione dei movimenti ed i traguardi ottenuti col tempo – ironico che questa serie esca proprio in concomitanza con la presidenza Trump, da molti vista come un preoccupante riemergere di quell’epoca solo apparentemente superata. Dalle impressioni di questo pilot, tuttavia, si evince la possibilità di un racconto inedito per la serialità televisiva, dotato di grande forza emotiva. Pur nei limiti consentiti dalla destinazione su ABC (Gus Van Sant è ad esempio molto trattenuto registicamente parlando, e le scene di sesso sono ottime per delle educande) e da una certa retorica che di tanto in tanto riaffiora, certo connaturata con un racconto sulla lotta delle ideologie, When We Rise è stata un’autentica sorpresa per il modo genuino con cui si è affrontato il racconto della Storia. Pur nel suo intento documentaristico, la serie non cade mai vittima di una necessità espositiva che stoni e costruisce un racconto coinvolgente ed emozionante, tutto quello che ci si aspetterebbe da un prodotto che racconta la sofferenza che si è trasformata in vittoria.

Voto: 9 

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