Class – Stagione 1

Class - Stagione 1È terminata la prima stagione di Class, la serie spinoff di Doctor Who che ha cercato di attrarre un pubblico diverso da quello che solitamente segue la serie madre e al contempo di non alienare lo spettatore casuale, che del Dottore e delle sue avventure conosce poco o nulla.

L’intento degli autori era evidente sin dal pilot: si voleva dar vita ad una serie televisiva più orientata ai giovani e per tale ragione si sono utilizzati linguaggi e storie più “mature”, che potessero interessare quegli spettatori – i tanto bistrattati millennials – che non è certo agevole convincere a seguire uno show televisivo, soprattutto considerando che, almeno in Inghilterra, Doctor Who è vista come una serie per famiglie e come tale di “facile” lettura. Parlare degli adolescenti significa affrontare argomenti quali problemi sentimentali, dunque, che si intrecciano con la necessità di descrivere il mondo – e gli adulti – nel modo più chiaro e vicino possibile a chi è nel pieno del turbamento adolescenziale. Per permettere che ciò avvenisse si è scelto un linguaggio che fosse considerato più coraggioso, ma che al contempo potesse anche portare qualcosa di nuovo, se non persino inedito considerando il genere, al mondo della televisione britannica.

Class - Stagione 1Il risultato, però, non è del tutto soddisfacente, benché il tentativo sia in sé lodevole ed abbia anche più di un momento riuscito. Class, che ha sofferto una certa indifferenza mediatica, non è mai riuscito a mettersi davvero in moto e a sollevarsi oltre un certo livello: laddove i primi episodi sono risultati deboli, ne sono seguiti altri – finale incluso – di maggior interesse, ma nulla che riuscisse a rimanere particolarmente impresso. Ciò è dovuto sicuramente ad una moltitudine di fattori, ma di certo ha pesato il non essere riusciti a costruire una narrazione unitaria di un certo peso, e la struttura episodica procedurale – per una serie così breve – non ha pagato.

La scrittura autoriale ha puntato in particolare su due punti cardinali: da un lato i personaggi, dall’altro gli approfondimenti emotivi. È proprio quest’ultimo punto, in verità, il più interessante: sebbene Class si sia occupata di costruire delle trame stimolanti, è stato comprensibile sin da subito un certo intento didattico che in alcuni momenti è divenuto fin troppo plateale e didascalico. Pensiamo al terzo episodio, “Nightvisiting”: il tema, il superamento del lutto e la capacità di lasciar andare il dolore, è di quelli coinvolgenti, soprattutto quando indirizzato a dei giovani che potrebbero aver attraversato una fase così difficile della loro esistenza. A prescindere dall’alto valore sociale, tuttavia, l’intero episodio è costruito in modo debole intorno ad un’ottima idea e la sensazione di assistere ad una lezione di metodo è fin troppo marcata; lo stesso purtroppo avviene in altri casi (il meteorite che costringe a dir la verità). Ed è un peccato, perché la capacità di trasmettere emozioni non manca certo alla scrittura di Patrick Ness, che ha confermato la sua abilità di scrivere per un pubblico di adolescenti; solo che quando l’operazione di approfondimento è così evidente è difficile non storcere il naso, soprattutto perché questa tendenza è in realtà generalizzata. Accade spesso, infatti, che l’apertura spazio-temporale (utile più ad una tendenza procedurale che a dare un senso più profondo alla narrazione) porti fuori mostri e/o problemi necessari per parlare in realtà di ben altro.

Class - Stagione 1In sé, però, questa tipologia di approccio – che permette di affrontare temi non estranei a Doctor Who da una prospettiva inedita – è comunque apprezzabile nello sforzo di trovare un modo nuovo di parlare dei giovani e ai giovani; temi come l’orientamento sessuale, la perdita di una persona cara o l’impatto della religione nella propria vita quotidiana vengono trattati con intelligenza ed una certa delicatezza che spiega talvolta la ragione di una composizione e scrittura non proprio perfetta. Ciò che se ne ricava di Class, tuttavia, è di essere alle prese con un prodotto consapevole dei propri limiti ma incapace di risolverli fino in fondo, persino negli episodi generalmente più riusciti. Per non parlare, poi, del problema di non essere in grado di attirare un pubblico che sia diverso dal proprio: difficilmente un non-adolescente potrà sentirsi non per forza rappresentato, ma quantomeno considerato da una scrittura che sembra volerlo tener fuori. Si è dunque scelto un linguaggio in parte più prossimo a Torchwood, ma senza la stessa ampiezza.

A ciò vada aggiungersi che che le trame non sono sempre riuscite: il settimo episodio, ad esempio, è un po’ troppo confusionario e gioca sulla necessità di produrre colpi di scena che possano tener desta ed in piedi una trama originale non delle migliori. L’intera saga della Shadow Kin è un po’ troppo fantasy persino per una serie spinoff di Doctor Who ed il budget limitato non migliora certamente la situazione.

Class - Stagione 1Ciò che viene meglio è la scrittura dei personaggi, ed in questo Ness si trova palesemente a suo agio; la costruzione dei protagonisti è infatti misurata e tale da permettere una immediata connessione con questo campionario di esseri umani, giovani con i loro problemi e situazioni alle spalle pressoché sempre drammatiche. Nonostante dunque un certo gusto per l’estremo, il gruppo funziona (tanto più insieme) anche perché supportato da un cast attoriale tutto sommato ben calato nella parte e di evidente chimica. È difficile, a meno che il genere di riferimento non sia troppo distante da sé, non trovare interessante almeno uno dei personaggi della Coal Hill Academy, proprio perché rappresentano, ciascuno a modo proprio, sia degli archetipi generali che delle più precise personalità realistiche. Menzione speciale a Miss Quill che, pur non essendo il personaggio più originale della serie, riesce a dare quel tono ironico e sprezzante di cui si avverte talora la necessità per spezzare un idillio eccessivo e tirato per le lunghe.

Class - Stagione 1In definitiva, Class non porta a termine una prima stagione particolarmente brillante. Pur tenendo in considerazione il diverso pubblico di riferimento rispetto alla serie madre, manca a differenza di Doctor Who una capacità di gestire in modo più ampio un universo tutto sommato coerente (per quanto possa dirsi tale la lunghissima storia del Dottore), che qui manca di collante. Al netto dei riferimenti alla serie d’origine che non potranno non strappare un sorriso, Class è una serie ordinaria, con dei guizzi molto interessanti in un mare di prevedibilità e faciloneria.

Voto: 6-

 

Mario Sassi

Napoletano trapiantato da anni a Roma, non nasconde la sua anima nerd e la sua passione per serie TV e cinema.

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