Gilmore Girls: A Year in the Life – 1×02 Spring

Gilmore Girls: A Year in the Life – 1x02 SpringEsattamente da dove chiude “Winter” si riapre il secondo atto del ritorno delle ragazze Gilmore, la coppia madre-figlia più famosa del panorama televisivo. “Spring” porta la firma di Daniel Palladino che prende in mano sia sceneggiatura che regia, e firma forse l’episodio più denso e confuso dei quattro, soprattutto per la mole di situazioni che sceglie di descrivere. 

La primavera infatti si apre nella stanza della psicoterapeuta Claudia con Lorelai incastrata per l’ennesima volta dalla madre Emily a fare qualcosa che non vuole, subendo quella manipolazione che la figlia ha sempre sofferto da parte dei genitori. Ora quella stessa mania del controllo l’ha indotta a parlare del loro rapporto, a provare almeno per una volta a discutere delle situazioni irrisolte che le due donne non si sono mai lasciate alle spalle e magari fare il tentativo di ripartire, se non da zero, almeno con meno risentimento l’una nei confronti dell’altra. Ma questo non può di certo accadere già in ri-apertura di Gilmore Girls, in quanto cardine fondamentale dell’intera architettura dei coniugi Palladino, che sono riusciti a dipingere un rapporto allo stesso tempo controverso, sfaccettato e soprattutto divertente – da cui ci aspettiamo la migliore evoluzione.

Gilmore Girls: A Year in the Life – 1x02 Spring In tutti gli anni in cui lo show è andato in onda, le critiche più aspre che gli sono state mosse riguardavano sempre un sedicente perbenismo insito nei personaggi, la tendenza conservatrice e a tratti bigotta con cui alcuni argomenti venivano trattati e che in fondo al centro della scena ci fossero comunque persone privilegiate, benestanti e con problemi non propriamente realistici. Dove però queste stesse critiche hanno sbagliato, peccando in cecità e pregiudizio, sta nel fatto di non aver riconosciuto che sotto una lieve patina, che può avere alcune delle caratteristiche sopra citate, esiste un lavoro che vuole avere poco a che fare con l’oggettività del reale o la sua rielaborazione su schermo. Gilmore Girls è uno show fondato sulle parole e sulla loro raffinata capacità di far sì che il personaggio si definisca tramite queste, dove le citazioni che si susseguono velocissime nei vari dialoghi non sono hipsteriche prove della “cultura” di chi le ha pensate e scritte, ma sono i frammenti perfetti di quella realtà che condividiamo con loro, con i personaggi stessi. E allo stesso modo anche i rapporti tra i vari personaggi si delineano grazie ai botta e risposta che si scambiano: quando Lorelai ed Emily parlano, l’asimmetria tra loro emerge perfettamente anche solo da due frasi come “To quote Alanis Morissette,”Isn’t it ironic?” e “Do you know what that means?”, dove l’ironia arriva a dare forma anche alla loro distanza.

Gilmore Girls: A Year in the Life – 1x02 SpringUn altro degli aspetti più interessanti e che giustamente torna a caratterizzare il rapporto di Lorelai ed Emily è quanto in realtà siano profondamente simili, in un modo che loro non riescono a vedere ma che gli altri, dall’esterno, non possono non riconoscere in mille situazioni: quando ridono insieme per qualcosa che solo loro possono capire, quando sono competitive o sospettose sugli stessi argomenti (il taccuino dei punteggi è geniale) o soprattutto quando sono in egual misura testarde e determinate. Non a caso sarà alla fine Lorelai a continuare il suo percorso di psicoterapia, perché forse Emily per prima si è resa conto di quanto quel divano servisse di più a sua figlia che a se stessa. Paradossalmente per ben otto stagioni la relazione più bella è stata questa, perché fatta di molti più bassi che alti, senza il privilegio della solidità condivisa da Lorelai e Rory, e per questo alla fine dei conti è anche una delle storie che i fan della serie seguono con maggior attenzione.

Gilmore Girls: A Year in the Life – 1x02 Spring Se “Winter” ha puntato soprattutto su come tramutare l’assenza di Richard Gilmore in presenza per la sua famiglia, “Spring” rappresenta la puntata della nostalgia a tutto tondo, tornando a far vedere praticamente tutti i luoghi principali che hanno segnato le vite dei protagonisti ed innescando per loro molti dei meccanismi che conosciamo da sempre. Un pezzo fisico e spaziale fondamentale è la Chilton, il primo vero motore di Gilmore Girls, quel prestigioso istituto superiore che ha spinto Lorelai a bussare a casa dei propri genitori dopo ben sedici anni di assenza, costringendola a piegare il suo orgoglio per il bene e per il futuro della figlia. Per Rory la Chilton ha ancora più valenze, sia perché è il simbolo del grande sacrificio che la madre ha fatto per lei, sia in quanto primo vero investimento sul suo radioso futuro, che sembrava già scritto nelle stelle e impossibile da non realizzare. In questo senso la “gestione Rory” soprattutto nella quarta e quinta stagione è stata un vero fulmine a ciel sereno, un plot twist a regola d’arte dove i creatori della serie sono stati in grado di rendere credibile l’allontanamento tra due vere anime gemelle.

Gilmore Girls: A Year in the Life – 1x02 Spring Ora invece la volontà di disallineare Rory rispetto alle aspettative che il mondo si era costruito su di lei continua a non essere plausibile, costellato di momenti, risvolti e reazioni che appaiono quasi tutti out of character – si salva per coerenza solo lo scambio con il preside Charleston e in buona parte grazie a questo meraviglioso personaggio. Se Rory è la stessa che a vent’anni reagiva rubando una barca con il fidanzato ricco dopo che il padre dello stesso le aveva dato della brava segretaria e nulla più, non tornano i conti quando la vediamo accettare di buon grado la sua vita da vagabonda. L’età è diversa e l’acquisita maturità le avrà tolto le reazioni da drama queen, certo, ma che la sua proverbiale determinazione e la voglia di concretizzare i suoi sogni siano sopite sono cose che non appartengono a Rory, così come la nuova aria naif che la circonda non le si addice affatto – facendo oltretutto diventare il personaggio ancora più insopportabile.

Gilmore Girls: A Year in the Life – 1x02 SpringDove sono le to do list, le agende e la sua mania di organizzazione? Inoltre applicare questi stessi criteri alla sua vita amorosa non fa che peggiorarne la situazione: la sensazione è trovarsi di fronte ad un personaggio stravolto, di cui non riconosciamo le sembianze, che fa cose che appartengono molto di più a Lorelai che a Rory (come la storia fulminea con il Wookie); e, sebbene il “passaggio del testimone” abbia in teoria molto senso, è la sua messa in pratica che latita. La parte che poteva essere più interessante era quella legata al famoso colloquio con Condé Nast (con cui viene riesumato Mitchum Huntzberger come simbolo del compromesso) e lo sforzo per rendere appetibile un argomento davvero inutile come la vita delle persone in fila a New York, ma neanche in questo caso c’è un epilogo alla Rory Gilmore. Se da ragazzina era stata capace di scrivere un pezzo sulle nuove piastrelle all’ingresso della Chilton, da adulta è quella che snobba un piccolo blog rosa come Sandy Says arrivando impreparata al colloquio (anche se qui giustamente) perché convinta di avere il lavoro in tasca e l’outfit giusto, e che non trova nessuno spunto neanche dal senso di rivalsa per aver perso la sua occasione con Naomi Shropshire.

Gilmore Girls: A Year in the Life – 1x02 SpringDove invece le cose funzionano decisamente meglio – anche se non in senso assoluto – è nel continuare a mettere insieme i tasselli della relazione tra Luke e Lorelai, che ancora una volta cadono nella trappola del silenzio e della bugia e non hanno il coraggio di parlare fino in fondo dei propri bisogni. All’insaputa di tutti, Richard aveva deciso di lasciare a Luke dei soldi per ampliare la sua attività, un passaggio che avviene per interposta persona e che agisce anche come mezzo per riportarci nello studio in cui l’uomo era solito ritirarsi, un luogo che incute ancora un po’ timore, e che non a caso fa riemergere un argomento che diventa importante su più fronti: la voglia di avere di più non è mai appartenuta a Luke nonostante l’insistenza di Emily, ma in diversi momenti, invece, riappare in Lorelai. Tuttavia, se la donna sta finalmente attraversando un momento di felicità e soddisfazione, è il mondo intorno a lei a chiederle di più, un mondo che vuole cambiare e non rimanere congelato in quegli anni di calma piatta che non abbiamo visto ma che sappiamo esserci stati; e questi aspetti passano tramite l’assenza di Sookie – sfruttandola benissimo fino in fondo – e le richieste di Michel.

Ciascuna storyline presa da sola ha assolutamente senso e ragione di esistere, anche perché molte di queste sono già conseguenze di quanto visto nel precedente episodio. Il problema però con questa nuova ora e mezza è che le situazioni aumentano, alcune sono molto distanti tra loro, e altre iniziano ad entrare nel vivo dell’azione. Inoltre le scelte di minutaggio da dedicare ad ognuna risultano anche discutibili, come ad esempio la lunga (ed inutile) passerella per le file di New York che poteva essere benissimo accorciata in favore della questione Michel o per farci vedere un po’ di più Stars Hallow, ad esempio.

Gilmore Girls: A Year in the Life – 1x02 SpringInfatti, per chiudere in bellezza, o meglio, per circondare di bellezza le moltissime parti che funzionano di “Gilmore Girls: A Year in the Life”, non possiamo non citare Stars Hollow, che per la primavera decide di regalarci delle perle indimenticabili, partendo dal più o meno “Spring International Food Festival” con la signora (e il signor!) Kim con tanto di coro coreano, la riapparizione fugace di Jackson e una piccola asta dei cestini. Ritorniamo poi in un meraviglioso consiglio cittadino che vorrebbe celebrare il primo Gay Pride della città e magari anche il coming out di Taylor, e infine la serata-cinema con Kirk. Probabilmente se si dovesse scegliere qual è il personaggio che in un’unica mossa racchiude l’anima di Stars Hollow e forse anche della serie in generale, non si potrebbe che decidere per Kirk, che torna finalmente sul grande schermo con il suo secondo film, un capolavoro difficile da commentare, se non con un chiaro appello per avere un intero spin-off (può bastare anche solo sulla sua filmografia, cara Amy).

Gilmore Girls è, nel bene e nel male, una serie che trascende i confini del giudizio o della semplice recensione, perché è una di quelle cose che non si esauriscono mai, la cui forza sta anche nel rivedere le puntate, nel ritrovare ogni volta le stesse scene eppure, contemporaneamente, qualcosa di nuovo.
Ed è per questa doppia valenza che i quattro episodi voluti da Netflix sono fruibili da tutti, non solo dai fan di vecchia data: l’affezione istintiva e l’intelligenza della scrittura non possono che colpire chiunque sia disposto ad ascoltare e magari anche un po’ lasciarsi trasportare nel mondo volutamente inesistente e disincantato di Stars Hollow.

Voto: 7½

Note:

– Perché fosse davvero la puntata della nostalgia, ha una piccola parte anche Julia Goldani Telles, che prima di essere Whitney Solloway in The Affair è stata una delle protagoniste di Bunheads, altro bellissimo prodotto dei coniugi Palladino ingiustamente cancellato dopo solo una stagione;
– Per chiudere il cerchio di madri/figlie sul piccolo schermo, in questo episodio c’è anche il cameo di Mae Whitman che ha interpretato la figlia problematica di Lauren Graham in Parenthood;
– Il film che Lorelai guarda la sera in cui mente a Luke su dove si trovasse quella mattina è “A History of Violence” di David Cronenberg;
– E per concludere la miglior battuta dell’episodio: “I’m a monster!”.

 

Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

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