Gilmore Girls: A Year in the Life – 1×04 Fall

Gilmore Girls: A Year in the Life - 1x04 FallDopo l’inverno, la primavera e l’estate si affaccia la stagione più malinconica, quella in cui si inizia a sentire tutto il peso dell’annata che sta per finire e si ragiona sul futuro in attesa di un nuovo ciclo. Arrivati all’autunno, cosa ha rappresentato questo “year in the life” per le tre ragazze Gilmore?

Emily

Iniziamo da Emily, provando a tirare un po’ le somme del progetto revival e allo stesso tempo ragionare sul percorso di caratterizzazione che ha interessato le sue protagoniste. Come abbiamo visto già a partire da “Winter” ma soprattutto con gli episodi successivi, la morte di Richard non si è dimostrata soltanto una scelta obbligata a causa degli eventi esterni alla serie ma è diventata a tutti gli effetti il motore e il cuore del racconto. Emily è senza dubbio la Gilmore che maggiormente ha risentito di questa perdita e che, più di tutte, ha dovuto imparare a farci i conti nel corso delle quattro stagioni: l’arco narrativo che la vede protagonista gira infatti tutto intorno all’elaborazione del lutto e di una nuova immagine di sé, da ricostruire quasi interamente adesso che il marito (e ciò che rappresenta) non c’è più.
Gilmore Girls: A Year in the Life - 1x04 FallIn “Fall” assistiamo quindi all’ultima tappa di questo viaggio, che si conclude – in maniera perfettamente sensata – in una villa sul mare di Nantucket. In assenza di Richard, tutti gli spazi, gli oggetti e soprattutto i riti che avevano costituito lo stile di vita dei due coniugi le appaiono finti, svuotati di senso: la casa arredata con lusso o le riunioni delle Figlie della Rivoluzione erano soltanto un “accessorio” del loro matrimonio, e in quanto tali non c’è motivo per tenerli ancora nella sua vita. Nel giro di poche sequenze ci ritroviamo quindi a fare il tifo per lei mentre si fa cacciare, con una gloriosa performance, dal comitato del club (uno dei segmenti più soddisfacenti dell’episodio) e siamo felici di accompagnarla verso il suo nuovo progetto lontano da Hartford, in un contesto qualche tempo fa inimmaginabile ma che appare adesso assolutamente perfetto.

La bellezza del percorso di Emily sta proprio qui: pur risultando pienamente nelle corde tanto del personaggio quanto della serie originale costituisce uno strappo con il passato fresco e credibile, una sintesi eccellente di quello che A Year in the Life avrebbe dovuto (e potuto) essere in ogni sua parte. Svestiti i panni della “moglie di Richard”, la meno giovane delle ragazze Gilmore trova infatti il modo di crescere senza cambiare troppo, e in questa maniera non tradisce né se stessa né i fan. Un risultato senza dubbio positivo e non scontato, soprattutto alla luce del lavoro svolto con altri personaggi, ma che a tratti dà spazio ad alcune perplessità sul linguaggio dello show. Il riferimento è all’inedita amicizia con Berta, che, se da un lato rappresenta per la donna un momento di maturazione significativo, dall’altro espone in maniera evidente alcuni dei difetti più criticati della serie, vanificando in parte lo sforzo. La stereotipizzazione troppo marcata e la reazione che Emily ha, in generale, rispetto al comportamento della sua nuova domestica ricadono, infatti, tra i punti più controversi dell’intera operazione, perché testimoniano la difficoltà della Palladino a staccarsi da un certo tipo di scrittura che tratta le minoranze, ancora oggi, come caricature o poco più, risultando sorpassato e fuori luogo (ne discuteremo meglio fra qualche paragrafo). Tuttavia il percorso della vedova Gilmore rimane comunque il più elegante e riuscito dei tre, una storia di rinascita bella e convincente che si chiude con un’immagine – Emily che sorseggia serena un bicchiere di vino – praticamente perfetta.

Lorelai

Gilmore Girls: A Year in the Life - 1x04 FallCome la madre, anche Lorelai si trova ad affrontare una crisi identitaria a seguito della morte di Richard e in “Fall” arriva anche per lei il momento della presa di coscienza. In quanto consumatrice esperta e appassionata di cultura pop, la svolta non può che passare dall’ennesimo riferimento letteral-cinematografico e, soprattutto, dalla rielaborazione parodica del cliché che lo accompagna. Quella di inserire l’esperienza “Wild” (libro, non film) all’interno della storia è una scelta non soltanto in linea con l’anima citazionista della serie, ma anche notevole ed insolita sul piano della caratterizzazione. Non possiamo non pensare a come la vecchia Lorelai avrebbe riso di queste sprovvedute emule di Reese Witherspoon e a quanto sia strano, quindi, che in mezzo a loro ci sia proprio lei. Eppure allo stesso tempo questa impresa improbabile ci appare una soluzione coerente, in linea con la nuova condizione in cui si trova la donna: Lorelai è invecchiata, insieme al padre ha perso anche il suo equilibrio e perfino l’entusiasmo con cui osservava le stramberie di Stars Hollow (il musical di Taylor invece di divertirla la lascia preoccupata); non è quindi difficile credere che, nel tentativo di fare chiarezza su se stessa e sui propri obiettivi, abbia subito il fascino di qualcosa molto distante da lei.

L’epifania, tra l’altro, arriva comunque in maniera assolutamente personale e dunque anche più autentica – per lei e per il mondo della serie. Ancora una volta, le ragazze Gilmore dimostrano che crescere non significa per forza stravolgere la propria identità, ma piuttosto trovare un punto d’incontro tra la persona che si è (stati) e quella che si vorrebbe essere. La chiave, anche per Lorelai, è la figura del padre: attraverso la telefonata con Emily trova il modo per riappacificarsi tanto con lei quanto con la memoria di Richard, riuscendo finalmente ad accettare le tante cose in comune con i propri genitori. Nel chiedere in prestito i soldi destinati al franchise di Luke, la donna non soltanto onora il ricordo di suo padre ma si riconosce pienamente nei valori (lo spirito imprenditoriale, il desiderio di crescere e migliorarsi) che ne caratterizzavano la personalità. Mentre il suo compagno non sente il bisogno di cambiare granché nella propria vita, per lei il discorso è diverso, e lo sottolineano i percorsi e desideri di Michel e Sookie. La decisione di sposarsi, poi, chiude il cerchio, perché rappresenta la volontà di fare un passo avanti senza rinnegare l’importanza e il valore del passato,  celebrandolo al contrario con convinzione.

Rory

Gilmore Girls: A Year in the Life - 1x04 FallCome abbiamo già scritto, il lavoro svolto con Rory in A Year in the Life è senza dubbio il meno soddisfacente, e “Fall” conferma questo trend negativo: la (ancora!) ragazza Gilmore si trova nella stessa identica condizione in cui l’avevamo rivista in “Winter”, cronicamente incapace di crescere e condannata dagli autori – noncuranti di quelle che dovevano essere importanti differenze tra le due donne – a seguire gli stessi passi della madre. Il suo personaggio è l’unico dei tre a non confrontarsi mai davvero con la morte di Richard, l’unico per il quale il lutto rimane sullo sfondo di un anno come gli altri. Forse proprio per questo ci sembra che il revival per Rory non sia mai iniziato e che gli stessi coniugi Palladino non sappiano cosa farne davvero di lei. Logan sì, Logan no: l’erede Huntzberger ritorna sulla scena dopo quello che doveva essere un addio, ed è come se senza il suo contributo la caratterizzazione di Rory andasse in pezzi, rendendone la presenza, secondo gli autori, irrinunciabile. D’altronde pare davvero che ogni grande cambiamento per lei abbia sempre a che fare con un uomo, tanto che perfino la decisione di scrivere il libro più importante della sua vita scaturisce da un consiglio di Jess. Non che ci sia necessariamente qualcosa di male in questo, a patto che il personaggio conservi e sviluppi comunque una sua identità a prescindere dagli uomini che frequenta o dall’influenza della madre. A Year in the Life in questo senso fallisce totalmente, così come le mitologiche 4 last words.

Le (ultime?) quattro parole

Gilmore Girls: A Year in the Life - 1x04 FallConta di più chiudere un cerchio rispetto a ciò che sta al di fuori dei personaggi (i fan, il messaggio, la “storia”) o chiuderlo per i personaggi, dando un senso al loro percorso? Forse la soluzione ideale è trovare un compromesso tra queste due esigenze, ma purtroppo Amy Sherman-Palladino sembra non provarci nemmeno. E così gli ultimi secondi del revival diventano un po’ come il finale di How I Met Your Mother: una conclusione appiccicata a forza su un racconto che aveva preso tutt’altra direzione. Nel caso di A Year in the Life è addirittura ancora peggio, perché la storia di Rory in realtà una direzione non l’ha mai veramente presa e quelle parole avrebbero avuto ben poco senso anche se fossero state pronunciate nel lontano 2007. A disturbare, quindi, non è tanto il cliffhanger – è davvero importante scoprire chi sia il padre o vedere se e come Rory crescerà il bambino? – ma la constatazione che questo finale aperto non aggiunge assolutamente nulla al percorso delle due ragazze Gilmore così come loro stesse lo hanno vissuto. Il fatto che la figlia segua le orme della madre, seppure in fasi diverse della vita, dà un tocco di serendipità alla loro storia che può certo risultare tenero ma che annulla il valore di Rory come personaggio separato da quello della madre. Uno degli aspetti più interessanti della loro relazione era costituito proprio dalle differenze che le rendevano persone distinte, nonostante i numerosi tratti in comune. Di questo non è rimasto nulla, anzi sono fin troppe le soluzioni out of character che lasciano intuire tutta la difficoltà degli autori nel comprendere e descrivere i problemi dei thirtysomething (che funzionano molto meglio quando sono confinati nel ruolo di semplici macchiette). L’unico merito di questa scelta è quello di dare una chiave di lettura diversa all’incontro tra Rory e suo padre – già di suo uno dei momenti drama più riusciti dell’episodio – permettendo di riflettere, in questo caso sì, sulla storia e il destino delle ragazze Gilmore.

Le (ultime?) quattro stagioni

“Fall”, così come A Year in the Life, è in conclusione un esperimento riuscito ma purtroppo non completamente. A prescindere dai percorsi delle protagoniste, che come abbiamo visto sono in parte eccellenti e in parte terribili, l’operazione nostalgia non sempre funziona come dovrebbe e lascia spesso un senso di disorientamento. Ad esempio, diventa chiaro soprattutto dopo il primo capitolo quanto Gilmore Girls non sia la serie più adatta a degli episodi-evento così lunghi, perché provare a spalmare la follia dei dialoghi a cui siamo abituati nell’arco di ben 90 minuti ne ammazza il ritmo e ne diluisce l’efficacia. La gestione del minutaggio è in genere uno dei problemi più grossi, come dimostra ad esempio l’inserimento di ben due montaggi musicali soltanto nell’ultima puntata, uno dei quali – l’uscita con la Brigata della Vita e della Morte –, pur essendo comunque divertente e godibile, risulta stonato rispetto alla tradizione della serie e fondamentalmente inutile. Il tutto, per altro, mentre ad altri personaggi come ad esempio Lane non viene dedicato un briciolo dell’attenzione che meritavano. C’è poi la questione politically correctness e diversity, che in una televisione profondamente diversa da quella dei primi anni ‘00 si fa molto pressante. Senza chiedere ai Palladino di reinventare l’universo narrativo in cui si svolge la serie per garantire un’aderenza totale ai nuovi standard – sarebbe ridicolo, insensato e paradossalmente miope –, è comunque legittimo aspettarsi uno svecchiamento del linguaggio comico (e non solo) dello show, seguendo lo stesso principio che ha permesso a Lorelai ed Emily di affrontare un percorso di crescita pur rimanendo credibili e coerenti con se stesse.

Gilmore Girls: A Year in the Life - 1x04 FallAllo stesso tempo è pur vero che ci siamo innamorati di Gilmore Girls per motivi diversi dalla qualità della struttura narrativa o della sua (in)capacità di rappresentare degnamente la società. Così come Lorelai e Rory sono persone privilegiate e insopportabili che riescono comunque a farsi volere bene in maniera incondizionata, Una Mamma per Amica – perché è con questo nome che si è fatto strada nei cuori di chiunque ci sia cresciuto insieme – rimane un prodotto pieno di difetti soltanto se ci si dimentica che Stars Hollow e tutto ciò che rappresenta sono un mondo a parte, fuori dal tempo e forse anche fuori da ogni logica. A Year in the Life ha il merito di recuperare questo spirito in maniera quasi sempre eccellente, ricostruendo un’atmosfera che sa davvero di casa e tra un dialogo velocissimo e l’altro trova anche spazio per farci piangere, e ridere, e poi ancora piangere. Tutto questo non lo renderà uno show di innegabile qualità – i tempi in cui lo era davvero sono ormai passati e la TV è cambiata tantissimo –, ma di certo è l’ingrediente giusto per un buon revival.

È difficile dare un giudizio che non sia viziato dal legame affettivo verso la serie, ma forse non ha neanche senso provarci. A Year in the Life nasceva per i fan, e, fatta eccezione per la parabola di Rory, che risulta inefficace sia sul piano nostalgia che su quello innovazione, si può dire che questo ritorno non li abbia comunque delusi. Nella speranza che il progetto si concluda qui – i personaggi a questo punto non hanno più nulla da dire, cliffhanger incluso – è un risultato di tutto rispetto.

Voto episodio: 7
Voto stagione: 7½

 

Francesca Anelli

Galeotto fu How I Met Your Mother (e il solito ritardo della distribuzione italiana): scoperto il mondo del fansubbing, il passo da fruitrice a traduttrice, e infine a malata seriale è stato fin troppo breve. Adesso guardo una quantità spropositata di serie tv, e nei momenti liberi studio comunicazione all'università. Ancora porto il lutto per la fine di Breaking Bad, ma nel mio cuore c'è sempre spazio per una serie nuova, specie se british. Non a caso sono una fan sfegatata del Dottore e considero i tempi di attesa tra una stagione di Sherlock e l'altra un grave crimine contro l'umanità. Ah, mettiamo subito le cose in chiaro: se non vi piace Community non abbiamo più niente da dirci.

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