Le 30 migliori serie del 2016: Posizioni 30-21


Le 30 migliori serie del 2016: Posizioni 30-21Dopo diverse edizioni di classifiche divise per genere, che hanno visto negli ultimi due anni l’aggiunta della categoria “Dramedy”, in questo 2016 abbiamo deciso di cambiare il criterio per votare le nostre serie preferite, in accordo con la sempre più elevata qualità, indipendente dal genere, che si sta verificando nella realtà seriale.

Se per anni, infatti, la comedy è sempre stata considerata la sorella minore del drama, quella annunciata subito ai premi più prestigiosi – e non solo – in attesa della vera protagonista, negli ultimi tempi, con l’aggiunta di show sempre più curati in ambito sia comedy che dramedy, questa differenza ha cominciato a perdere gran parte del suo senso. Non è raro, ad oggi, trovare prodotti ben lontani dal drama normalmente inteso e in grado non solo di gareggiare con le serie più blasonate, ma anche di superarle per scrittura, regia, innovazione. È per tale motivo che quest’anno non troverete tre classifiche delle migliori serie divise per genere, ma tre articoli con le 30 serie più votate dai redattori di Seriangolo, in base all’unico criterio che abbiamo deciso di considerare, ossia la qualità.
In questo articolo trovate le posizioni 30-21, a cui seguiranno nei prossimi giorni le posizioni 20-11 e infine le più attese 10-1. La sfida è stata apertissima e proprio per questo abbiamo deciso di elencare anche le prime 5 serie che non sono riuscite ad entrare in classifica, piazzandosi nelle seguenti posizioni: 35° Silicon Valley; 34° American Horror Story: Roanoke; 33° Daredevil; 32° House of Cards; 31° Person of Interest.

Di seguito trovate le 10 serie che hanno conquistato i posti dal numero 30 al numero 21.

30. Peaky Blinders (BBC)

Le 30 migliori serie del 2016: Posizioni 30-21

Se con le prime due stagioni Steven Knight è riuscito a rapire gli spettatori creando una serie unica nel suo genere attraverso le splendide ambientazioni del periodo successivo alla Prima Guerra Mondiale e le avventure violente e passionali dei giovani ribelli di Birmingham, è con la terza annata che Peaky Blinders ha ulteriormente ribadito e consolidato i suoi pregi. È qui infatti che la serie – sostenuta senza problemi da un robusto apparato tecnico e narrativo – ha raggiunto la piena maturazione, riuscendo nel difficile compito di portare le storyline dei protagonisti a un livello molto più complesso rispetto a prima. Quella del 2016 è una stagione più cupa delle altre, sia a causa della crescita dei rischi e dei problemi che la gang guidata da Thomas Shelby (Cillian Murphy) deve affrontare per mantenere un controllo sempre più esteso, sia a causa della raffinata messa in scena della sofferenza, della paura e dei dubbi dei protagonisti, che proprio in quest’annata sono oggetto di un’analisi molto più approfondita rispetto al passato. Il risultato è un’opera ben costruita ed equilibrata, forte di una sceneggiatura fluida e appassionante, di un cast eccezionale, di un’elegante analisi psicologica e di un’estetica splendida e di gran classe; il tutto è inoltre accompagnato da una colonna sonora moderna capace però di adattarsi perfettamente al mood di ogni singola scena. Questi e altri numerosi pregi permettono a Peaky Blinders di guadagnarsi un posto fra le Top 30 di quest’anno.

Denise Ursita

29. The Fall (RTÉ One)

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Giunto alla sua terza stagione, The Fall ha alla fine chiuso i battenti e regalato un finale a quella che Allan Cubitt, creatore della serie, ha definito “una danza macabra” tra il detective Stella Gibson e il serial killer Tom Spector. Nonostante la conferma del talento di Gillian Anderson e di un sorprendente Jamie Dornan, questa annata si è dimostrata indubbiamente la più debole tra le tre, forse a conferma dei sospetti che volevano il finale sospeso della scorsa stagione un superfluo tentativo di prolungamento di una storia che aveva probabilmente lì raggiunto la sua naturale conclusione. Non molto ricca di idee, la serie non ha comunque perso il magnetismo che l’ha resa celebre, regalando più di qualche ottima intuizione e confermando l’abilità nel combinare montaggio, giochi di sguardi, silenzi e parole, come a scandire letteralmente il ritmo di una lenta e sensuale danza. L’ultimo intenso episodio, a fronte di qualche perplessità a livello narrativo, ha inoltre regalato un confronto finale tra i due protagonisti che da solo vale il prezzo del ballo. Si conclude così la trilogia di Stella Gibson, che di diritto si inserisce comunque tra i “must-see” che hanno contribuito a reinventare il genere crime in questi ultimi anni.

Diego Scerrati

28. The Get Down (Netflix)

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New York, fine anni Settanta: quando la vita di strada si mischiava con la musica e si combinava in una cultura tutta nuova, un rinnovato modo di raccontare la realtà. Con The Get Down Netflix vuole raccontare le origini di tutti i generi musicali moderni, nati e sviluppatisi nel multiculturalismo americano del tempo: il rap e la disco music su tutti. La costosissima serie della piattaforma streaming è un racconto di formazione in tutto e per tutto, che si serve della potenza della musica per traghettare lo spettatore attraverso le vicende che coinvolgono Ezekiel e Shaolin Fantastic verso il raggiungimento del loro sogno. Dallo stile unico e favolistico, alla regia frizzante e sperimentale, passando per il citazionismo e la commistione di generi: tutto concorre a identificare la prima parte della prima stagione dello show ideato da Baz Luhrmann e Stephen Adly Guirgis come una delle più promettenti novità di questo 2016 seriale. Adesso non resta che attenderne la seconda parte, la cui uscita è programmata per il prossimo anno.

Davide Tuccella

27. Broad City (Comedy Central)

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Per la terza volta consecutiva Broad City è una delle protagoniste della classifica delle serie top dell’anno targata Seriangolo. Lo show ha saputo mantenere l’ottimo livello delle prime due annate, risultando a tratti un po’ meno brillante del solito ma sempre al di sopra della media in modo netto. Le protagoniste Abbi Jacobson e Ilana Glazer continuano a regalarci il loro punto di vista disilluso sui millennials – di cui loro stesse fanno parte –, facendone una parodia senza mai puntare il dito; le autrici non vogliono dare lezioni di vita, ma giocare su una generazione tanto particolare da guadagnarsi un nome. Il punto più alto, però, è raggiunto quando Broad City inizia a parodiare se stesso, a mettere in discussione i suoi stessi protagonisti e il suo modo di fare comicità. Fortunatamente l’importanza di questo show non sta passando inosservata, riuscendo a guadagnare la partecipazione di alcune guest star d’eccezione, come Hillary Clinton – alle prese con la sua campagna elettorale per la Presidenza degli Stati Uniti –, Whoopi Goldberg, Vanessa Williams, Adam Levine, Blake Griffin, Seth Green e Trace Ellis Ross, che non sono solo nomi all’interno di un calderone televisivo: interpretano infatti parti che, seppur piccole, hanno uno scopo e veicolano allo spettatore un messaggio che arriva forte e chiaro proprio grazie a loro. La forza di Broad City sta proprio in questo: nel saper trasformare satira, parodie, citazioni e nonsense in una necessaria indagine sociale televisiva.

Davide Canti

26. Happy Valley (BBC One)

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Happy Valley è un esempio emblematico del meglio della TV inglese degli ultimi anni: storia solidissima, personaggi originali ed estremamente realistici, regia priva di virtuosismi ma sempre ficcante e altissimo coinvolgimento emotivo nei confronti dei personaggi. Gli eccellenti esiti della serie sono dovuti soprattutto a due donne, l’autrice Sally Wainwright e l’attrice principale Sarah Lancashire, mente e braccio di un racconto che ruota attorno a un dramma tutto femminile che coinvolge la vita professionale e privata della protagonista, una violentissima poliziotta di un paesino della provincia inglese la cui vicenda familiare si rivela essere sempre più torbida episodio dopo episodio. La seconda stagione riesce nell’impresa di eguagliare la qualità della prima, finendo per essere forse ancora più compatta e mettendo i personaggi di fronte alle loro paure più recondite: bambini senza madri, mogli senza mariti, genitori dipendenti dai propri figli e adulti irresponsabili popolano un racconto crudele come pochi che, a partire dal traumatico passato della protagonista, arriva a raccontare un’umanità ferita ma pur sempre combattiva. L’allegra sigla cantata da Jake Bugg apre le porte a un racconto dominato dalla violenza sia fisica che mentale, fatta di corpi torturati ma anche di innocenze violate a cui è impossibile rimanere indifferenti.

Attilio Palmieri

25. Love (Netflix)

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Love è una delle produzioni Netflix più apprezzate da pubblico e critica del 2016: una romantic comedy che, attraverso la narrazione della storia sentimentale tra i due protagonisti, tenta di offrire una chiave interpretativa per capire la crisi identitaria di un’intera generazione. La serie è trainata dalla bravura dei due attori protagonisti, Gillian Jacobs e Paul Rust, anche creatore della serie insieme al re della commedia romantica degli anni 2000, Judd Apatow, e a Lesley Arfin. Apatow si conferma un maestro nel saper ribaltare gli stereotipi di genere e invertire i cliché sulle rappresentazione dell’amore nelle commedie romantiche, riuscendo a portare a termine, grazie anche ad un utilizzo temporale flessibile della durata dei singoli episodi e funzionale alle necessità narrativa di ogni singola puntata, un racconto realistico delle difficoltà nelle dinamiche relazionali di una coppia contemporanea. Un’attenzione particolare è riservata alla rappresentazione del contesto culturale di riferimento, che permette di far emergere con forza la situazione precaria e le fragilità dei due protagonisti, nonché le conseguenti problematiche dei due nella costruzione di una relazione sentimentale duratura.

Davide Cinfrignini

24. Outlander (Starz)

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Outlander è qualcosa di totalmente diverso e inedito nel panorama seriale, che gioca con i generi (fantascienza, melodramma storico, erotismo e grande racconto di guerra) senza mai sacrificare la qualità di un racconto in grado di gestire alla perfezione due diversi livelli temporali. Una serie che continua a stupire e che, invece di sedersi sugli allori della prima stagione, forte di due nomination ai Golden Globe oltre che di un enorme successo di critica e pubblico, in questo secondo anno si reinventa totalmente sia da un punto di vista estetico che di sostanza: il racconto di Claire, viaggiatrice nel tempo sospesa tra due mondi, due vite e soprattutto tra due mariti – Frank, il professore del presente, e Jamie, l’Highlander del passato – si arricchisce di ambientazioni e personaggi, mescolando intrighi di corte e battaglie, dinamiche di coppia e riti magici in un epico e gigantesco dipinto che è anche una delle più belle e realistiche storie d’amore mai raccontate dalla televisione.
Outlander è un’opera originale, ma anche un’operazione di worldbuilding ricca e stratificata che intreccia con grazia narrazione e messa in scena, scenografie e costumi, intreccio e topic di genere e non assomiglia a nulla che abbiate visto finora.

Eugenia Fattori

23. Better Things (FX)

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Quella del 2016 è stata un’annata particolarmente felice per quel genere di show nati ispirandosi al lavoro iniziale di Louis C.K, e Better Things è uno di quelli che meglio ha reinterpretato l’eredità del comico di Washington. Ideata, prodotta ed interpretata da Pamela Adlon, la serie racconta, con sguardo disincantato e spiccata sensibilità, le difficoltà di essere madre e figlia e, soprattutto, la struggente sensazione di non riuscire ad incarnare la figura genitoriale che si vorrebbe essere. “Future Fever” e “Only Women Bleed” sono le chicche di una stagione d’esordio che non sbaglia quasi mai e la programmatica assenza di figure maschili rilevanti ai fini della narrazione conferisce al racconto un gusto particolare ed autoriale. Sam e le tre giovani figlie calcano le scene da attrici navigate riuscendo nell’arduo compito di mostrare la quotidianità in tutte le sue sfaccettature senza banalizzarla. L’originalissimo approccio e la stratificazione tematica fanno guadagnare a Better Things un posto in classifica, caratterizzando lo show come uno dei più fecondi e stimolanti dell’anno.

Davide Dibello

22. The Americans (FX)

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Con questa quarta stagione The Americans ha confermato la sua altissima qualità, con 13 puntate che hanno scavato ancora più a fondo nella famiglia Jennings e soprattutto negli anni più bui della Guerra Fredda. Le minacce nucleari e batteriologiche di quegli anni sono diventati infatti metafora di un male più grande, che si espande nelle vite dei protagonisti come un contagio e che li conduce verso un punto di non ritorno, perfettamente rappresentato nell’ultimo episodio “Persona Non Grata”. Non tutto purtroppo è andato per il verso giusto, e la storyline di Nina ne è stato un esempio lampante; ma questa è stata anche la stagione di una splendida Martha (quando mai uno sguardo ad un vasetto di burro d’arachidi sarà così ricco di significato?), di un’ottima Paige (ben lontana, non smetteremo mai di dirlo, dai classici adolescenti fastidiosi di qualunque altra serie), di una sorprendente novità come William e soprattutto di Elizabeth e Philip, il cui percorso – personale e di coppia – ha dimostrato anche questa volta quanto ci sia ancora da dire e da raccontare.

Federica Barbera

21. Halt and Catch Fire (AMC)

Le 30 migliori serie del 2016: Posizioni 30-21

L’anno scorso Halt and Catch Fire era riuscita ad entrare senza problemi nella nostra Top 15 Drama con una stagione solida e affascinante che aveva messo pienamente a frutto il grande potenziale già intravisto nel corso della prima annata. Il terzo capitolo si è dimostrato senza dubbio più altalenante ma, proprio per questo, capace anche di picchi altissimi. Gli episodi che chiudono la stagione, ad esempio, sono tra i più belli dell’intera serie, e, per quanto certe scelte non siano sempre state all’altezza dei fasti del passato (come il percorso di Cameron e Tom o alcune vicende che coinvolgono Joe), lo spirito dello show è rimasto intatto. Quest’anno più che mai la serie AMC ha dato voce e soprattutto umanità ad un mondo che tendiamo a percepire soltanto come il riflesso di una mentalità avida e spersonalizzante, con risultati eccezionali. La Silicon Valley di Halt and Catch Fire si è dimostrata il palcoscenico perfetto per quello che è soprattutto un brillante dramma delle relazioni, in cui i cambiamenti tecnologici che dovrebbero servire principalmente la dimensione period del racconto – come sempre accuratissima – rappresentano l’opportunità per discutere di amore, amicizia e tutto ciò che ci rende innanzitutto umani.

Francesca Anelli

Appuntamento a domani per le prossime 10 posizioni della classifica, nel frattempo non dimenticate di votare ai Seriangolo Awards!

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