Rectify – 4×08 All I’m Sayin’

Rectify – 4x08 All I’m Sayin’Dopo un’ottima quarta stagione, Rectify giunge al capolinea con un episodio dall’alto tasso emozionale e insolitamente ottimista, regalando così ai suoi protagonisti, e al pubblico, un finale aperto ma al tempo stesso soddisfacente.

Il rinnovo della serie per un’ulteriore annata ha infatti permesso a McKinnon di sciogliere tutti i nodi del racconto e di sanare definitivamente i conflitti che hanno animato i rapporti tra i personaggi, costruendo così un happy ending dal sapore agrodolce in cui la vera protagonista è la speranza. Con l’avanzare delle puntate, Rectify ha assunto sempre più la forma di un racconto corale a tutti gli effetti, in cui la rottura del precario equilibrio famigliare innescata dal ritorno di Daniel ha avviato in ciascuno dei protagonisti un percorso di introspezione, che ha fatto emergere rancori e insoddisfazioni a lungo sopiti. Era quindi forse inevitabile che gli ultimi episodi dello show si concentrassero finalmente sulla risoluzione di tali conflitti.

We’ll leave the light on for you.

Rectify – 4x08 All I’m Sayin’Ecco quindi che “All I’m Sayin’” risulta costellato da alcuni formidabili scambi a due che, seguendo la scia di quanto visto in precedenza – ad esempio tra Daniel e Janet –, riescono a convogliare alla perfezione il senso del percorso compiuto da ciascuno: se il chiarimento tra Janet e Amantha, perfettamente simmetrico a quello tra Ted e il figlio, segna la fine di anni di incomprensioni, la telefonata tra Daniel e Teddy, nella sua straordinaria semplicità, sancisce indirettamente il riconoscimento del ruolo salvifico che in fin dei conti il ritorno di Holden ha avuto per tutti loro.

Rectify – 4x08 All I’m Sayin’Proprio la figura di Ted Jr., il cui conflitto con il protagonista è stato senza dubbio il più aspro tra quelli messi in scena, risulta emblematica di questo cambio di prospettiva: la perdita di un lavoro che non aveva scelto, così come la fine di una relazione da tempo logora, non sono più motivo di risentimento, ma segnano l’inizio di un nuovo capitolo per l’uomo, che una volta privato di tutte le sue certezze sembra finalmente pronto a cercare la sua strada. Ed è proprio l’assenza di risposte perentorie a impedire al finale di scadere in un semplicistico buonismo, che non avrebbe reso giustizia alle sottili sfumature a cui la scrittura dello show ci ha abituato nel corso degli anni. A eccezione di Tawney, per tutti gli altri personaggi il momento di svolta non coincide infatti con un’epifania circa il loro posto nel mondo, quanto più con la presa di coscienza di essere meritevoli di iniziare a cercarlo, mettendo così finalmente da parte le sofferenze passate. Non sappiamo se Amantha resterà a dirigere il Thrifty Town, in che modo Janet e Ted impiegheranno il denaro ricavato dalla vendita del negozio, o se Daniel verrà scagionato e si riunirà con Chloe, ma poco importa: ciò che conta è il “cauto ottimismo” – per citare le parole di Holden – con cui finalmente ciascuno di loro riesce a guardare al futuro.

I survived…for some reason.

Rectify – 4x08 All I’m Sayin’A permeare il series finale in tutte le sue parti è un senso di ciclicità: la narrazione si apre infatti con un flashback del giorno del rilascio di Daniel, in cui il discorso di Amantha sul tornare ad essere una famiglia e sulla possibilità di godere, anche solo fugacemente, di un attimo di felicità, diviene un perfetto commentario della riconciliazione a cui assistiamo nel finale; allo stesso modo anche la memoria di Daniel lo conduce nuovamente al periodo trascorso in carcere e, non a caso, al ricordo di Kerwin. Il racconto del giorno dell’esecuzione dell’uomo a cui avevamo già assistito alla fine della prima stagione – l’ennesima dimostrazione della bravura di Aden Young – e il toccante flashback che li vede protagonisti dialogano alla perfezione con il bellissimo scambio tra Jon e Daniel che li separa: anche quello di Holden è un cambio di prospettiva, in cui la presa d’atto di essere sopravvissuto “per qualche motivo” a quasi vent’anni nel braccio della morte si accompagna a una nuova consapevolezza dell’importanza dei rapporti umani che hanno contraddistinto la sua vita prima e dopo la scarcerazione.

Rectify – 4x08 All I’m Sayin’In quest’ottica Kerwin in particolare emerge come una figura cardine, in grado di regalare a Daniel brevi fughe dalla realtà capaci di bilanciare quel guardare troppo a lungo dentro se stessi di cui l’uomo parla nella premiere, ma soprattutto una fiducia nella sua innocenza (“Because I know you”) che è stata determinante per la sopravvivenza di Holden. Se Kerwin rappresenta quindi il principio del viaggio di Daniel, Chloe rappresenta inevitabilmente la destinazione finale. Nonostante l’inserimento un po’ brusco nella narrazione, la sua presenza si è rivelata infatti fondamentale per far compiere a Holden gli ultimi passi verso il suo definitivo (re)inserimento nel mondo: la scelta di andare in terapia, ma ancora di più il senso di insoddisfazione nei confronti del lavoro, e quindi il manifestarsi di desideri e aspettative sul proprio futuro, sanciscono infatti la rinascita di Daniel come uomo libero, coronata dalla commovente sequenza finale, che lega la riconciliazione della famiglia Holden-Talbot alla speranza di dar vita a un nuovo nucleo famigliare.

Nothing will rectify what’s happened.

Rectify – 4x08 All I’m Sayin’Se, quindi, Rectify è stato innanzitutto un racconto dal taglio profondamente intimistico, volto a sviscerare il dramma di Daniel e delle persone a lui legate nella sua peculiare unicità, “All I’m Sayin’” chiude il cerchio sottolineando come, in fin dei conti, quello di Holden sia solo un caso tra tanti di ingiusta incarcerazione, dietro al quale non si nasconde alcun intricato e sofisticato complotto, bensì un banale intreccio di favori, indolenza e mancanza di professionalità, le cui conseguenze devastanti si sono espanse a macchia d’olio nello spazio e nel tempo, con l’aggravante della minaccia incombente della pena di morte. McKinnon giunge così a ricondurre il particolare all’universale, dipingendo un affresco in cui la speranza convive con la consapevolezza di un’ingiustizia irrimediabile: attraverso le parole di Amantha e della madre di Hanna (protagonista di una delle sequenze più forti dell’intera serie) emerge come ormai, a distanza di vent’anni, i concetti di verità e giustizia abbiano assunto dei contorni troppo labili per poter davvero esercitare un ruolo catartico per le vittime. Ecco quindi che l’importanza della riapertura del caso (di cui peraltro non ci è dato di conoscere l’esito) viene ridimensionata proprio a fronte di una famiglia e di una comunità che, ormai conscia delle sue colpe e dei torti subiti, ha deciso di sanare autonomamente le proprie ferite, a prescindere dall’ennesimo verdetto della legge.

Immeritatamente passato in sordina durante i suoi quattro anni di programmazione su SundanceTV, Rectify conclude il suo percorso con un episodio forse imperfetto, nella sua foga di chiudere tutte le questioni in sospeso, ma al tempo stesso giusto e rispettoso nei confronti dei suoi protagonisti, confermandosi come un piccolo gioiello nel panorama televisivo statunitense, in grado di descrivere con rara delicatezza e precisione la parabola di rinascita di un uomo, di una famiglia e di una comunità a fronte di un evento tragico e all’apparenza insanabile.

Voto 4×08: 7½
Voto Stagione: 8
Voto Serie: 8½

 

4 Risposte

  1. Ambrosia scrive:

    Vedere Daniel sorridere al bambino che teneva in braccio è stato un colpo al cuore… dolcissimo e struggente.
    Grazie Rectify, graziea tutta la famiglia ed in special modo a Ted Jr, grazie McKinnon, grazie sorattutto ad Aiden Young per essere stato un attore impareggiabile, delicato e toccante, perfetto nel farci arrivare a provare l’essere “appena fuori luogo, sempre” di Daniel Holden.

     
  2. Genio in bottiglia scrive:

    E’ difficile quando non impossibile districare l’alto tasso di coinvolgimento emotivo dalla visione di quest’ultima puntata, o dell’ultima stagione quando non dell’intera serie. Non c’è stato buonismo: c’è stato sollievo al più, c’è stata normalità, in quella famiglia che di normalità aveva bisogno più che di qualsiasi altra cosa. Il risultato è stato straordinariamente toccante e, almeno per me, è riuscito a rendere toccante persino il dramma interiore di un personaggio che per tutta la serie sono riuscito a malapena a sopportare come Ted Jr. Se nella puntata precedente c’è stato il resoconto di una indicibile violenza in prigione, qui è stato il turno di una amicizia, un’amicizia fatta di voci e poco altro, di un raggio di sole all’interno delle minuscole celle riservate ai detenuti in attesa della pena capitale. Ci sono davvero troppe cose in quest’ultima puntata, è come se l’intera famiglia fosse tornata alla vita alla notizia della riapertura del caso, quest’ultima ora e poco più ci ha permesso di scorgerli per come avrebbero dovuto essere, se solo quacuno in più avesse svolto il proprio lavoro con dedizione. Per me questa puntata è da 10 comunque. Grazie Rectify!

     
  3. Mirko scrive:

    Serie drama che inserirei tranquillamente tra le prime 5 di sempre (dopo ovviamente mostri sacri come Breaking Bad e Sons of Anarchy). Mi ha commosso a più riprese, mostrando come una serie all’apparenza noiosa, possa regalare delle emozioni imprevedibili e indescrivibili allo stesso tempo.
    Daniel, mi mancherai un sacco.

     
  4. Sempre io scrive:

    Serie stupenda.
    Tante emozioni tutte insieme non le provavo dal finale di Six Feet Under, e ho detto tutto!
    Leggo qui che sarebbe seconda a Breaking Bad o Sons of Anarchy? Mi viene da ridere. Rectify non ha nulla a che vedere con quelle serie dalla scrittura approssimativa. 10/10, al pari di True Detective (Season 1), Mad Men, Six Feet Under, The Sopranos.

     

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