Westworld – 1×10 The Bicameral Mind 8


Westworld - 1x10 The Bicameral MindNella cosiddetta era della peak tv, caratterizzata da una moltiplicazione e diversificazione di prodotti e di modalità di fruizione senza precedenti, sono pochissimi gli show ancora capaci di catalizzare l’interesse di pubblico e critica tanto da diventare un vero e proprio fenomeno capace di generare discussioni, interpretazioni e teorie che accompagnano la visione di ciascun episodio.

In una sola stagione la serie di Jonathan Nolan e Lisa Joy è riuscita in questa difficile impresa, rivelandosi non solo l’esordio più seguito di sempre su HBO, ma anche, ormai possiamo dirlo, la migliore novità di quest’anno seriale. Le ragioni di questo successo sono molteplici, e vanno dal consistente sforzo produttivo alle impeccabili performance del cast, ma ciò che più colpisce è forse proprio la complessità della scrittura, la cui stratificazione di significati spinge lo spettatore a una costante attività ermeneutica. Questa però non riguarda solo i misteri che la serie ha lentamente svelato – non a caso con ampia previsione da parte del pubblico – ma anche, e soprattutto, il senso profondo delle azioni compiute dai protagonisti, a quelli indissolubilmente legati. Gli autori sono infatti riusciti a incorporare nelle loro narrative nuclei tematici che spaziano dai cultural studies alle neuroscienze, i quali a ben vedere costituiscono il vero centro del labirinto di Westworld (la serie), laddove i plot-twist non sono altro che una cornice, volta a intrattenere e avviare un ideale movimento centripeto dello spettatore verso il reale fulcro d’interesse.

I novanta minuti di “The Bicameral mind” non fanno che rafforzare questa impressione: si tratta di un finale denso e sontuoso, che non si tira indietro dallo sciogliere molti dei nodi della narrazione e dal mettere in scena l’attesa ribellione degli host, senza però dimenticare di inquadrare quest’esplosione di rivelazioni e di violenza all’interno del percorso interiore dei suoi protagonisti.

Consciousness isn’t a journey upward, but a journey inward, not a pyramid, but a maze.

Westworld - 1x10 The Bicameral MindLa rivelazione del centro del labirinto come luogo mentale è legata a doppio filo alla teoria della bicameral mind, ideata per spiegare l’acquisizione della coscienza da parte dell’uomo: l’arco narrativo degli host – in primis di Dolores – si delinea quindi come un percorso alla scoperta di se stessi e delle proprie potenzialità, che ripercorrerebbe nelle sue tappe salienti quello compiuto dall’umanità, gettando così le premesse per il ribaltamento di ruoli a cui assistiamo nel finale. L’acquisizione di una nuova coscienza permette infatti agli androidi non solo di comprendere che la voce di dio non era altro che la loro stessa voce, ma anche di vedere con occhi nuovi quelli che fino ad ora avevano percepito come divinità, cogliendone tutti i limiti e i difetti e realizzando di conseguenza il loro nuovo statuto di dèi – pensiamo alle parole che Dolores rivolge a William e poi a Teddy o al commento di Armistice (“They don’t look like gods“).

Westworld - 1x10 The Bicameral MindWestworld, come tutta la migliore fantascienza, in fondo non è altro che una riflessione sul concetto di umanità: a emergere è, almeno per ora, una visione non troppo rosea del genere umano, che, una volta riconosciuto il carattere mendace del concetto di divinità (“a metaphor”, “a lie”), ha abbracciato un antropocentrismo dai risvolti contraddittori, di cui la spietata sottomissione del più debole è quello più evidente e inquietante. Se le parole di Ford celebrano la superiorità degli host liberati, al tempo stesso le loro azioni non fanno che rafforzare la sovrapposizione tra uomo e macchina, alludendo indirettamente a una pessimistica inscindibilità di libertà e violenta sottomissione, in cui uno non può esistere senza l’altro. Ecco quindi che la domanda più complessa a cui la seconda stagione dello show dovrà rispondere riguarda il modo in cui gli androidi decideranno di gestire la loro nuova posizione: ci troviamo davvero di fronte a una versione migliorata, anche dal punto di vista etico, dell’uomo, oppure gli host sono destinati a ripercorrere i passi dei loro creatori in una sorta di loop a ruoli invertiti?

This world doesn’t belong to them. It belongs to us.

Westworld - 1x10 The Bicameral MindLo show ha sempre avuto come punto di vista privilegiato quello degli host, ponendosi così in netto contrasto con quello del parco, interamente concepito ad uso e consumo dell’uomo. In quest’ottica, quello messo in scena da Ford – e in seconda battuta da Nolan e Joy – è innanzitutto un cambio di prospettiva, che agendo su più fronti va ad invertire i ruoli di vittima e carnefice e, a ben vedere, di oggetto e soggetto della narrative del parco. La scoperta di Dolores circa la vera natura del parco e degli host è infatti solo in apparenza messa al servizio dei guest – in uno dei colpi di scena più riusciti della serie, che porta il gioco di scatole cinesi della narrazione a un nuovo livello –, così come il centro del labirinto, ricercato ossessivamente dal Man in Black, ha sempre avuto come soggetto di riferimento gli androidi e non gli umani. Poco importa quindi che il desiderio di realismo dell’uomo venga effettivamente soddisfatto, in quanto si tratta di un mero effetto collaterale della nuova narrativa che, dopo più di trent’anni di soprusi, mira a donare un’inedita capacità d’azione agli host, sancendo così la loro transizione da oggetti a veri e propri soggetti del racconto. E non è un caso che a guidare questo passaggio – certo, reso pur sempre possibile dall’appoggio di Ford – troviamo Dolores, Bernard e Maeve, esponenti di categorie tradizionalmente subalterne come le donne e gli afroamericani.

Westworld - 1x10 The Bicameral MindPer tutti e tre l’ottenimento del libero arbitrio passa inevitabilmente dalla dolorosa presa di coscienza della sua assenza, dalla consapevolezza di essere ancora parte di una storia già scritta che mira a ingabbiarli in ruoli prestabiliti: per Dolores questo significa tornare a rivestire consapevolmente – anche se su suggerimento di Ford – i panni della damsel in distress (l’abito azzurro), sotto i quali però scopriamo nascondersi quelli del villain più temuto del parco (Wyatt), mentre per Maeve vuol dire rifiutare il ruolo di ribelle che era stato scelto per lei in favore di quello di madre che le era stato portato via, compiendo così forse il primo vero atto di autonoma ribellione a cui assistiamo nello show. Gli autori portano così la riflessione sugli stereotipi narrativi a un punto di non ritorno, giocando in maniera meno scontata di quanto sembrava con le aspettative del suo pubblico e complicando da un lato, come si è accennato, lo statuto di eroine di Dolores e Maeve, dall’altro quello di villain di Ford e di antieroe del Man in Black. Se il primo, infatti, finisce a sorpresa col ricoprire il ruolo di liberatore degli oppressi, la straziante parabola di William non lascia molto spazio alla redenzione dell’uomo, che assurge definitivamente a emblema di quell’umanità spietata da cui aveva inizialmente preso le distanze. Ed è sempre in questo contesto di continua riflessione e messa in discussione dei meccanismi stessi della narrazione che si colloca l’altra grande sorpresa di questo finale: l’esistenza di altri parchi oltre a Westworld, già presente nel film di Crichton, acquista qui un potenziale narrativo infinito, aprendo scenari che vanno dalla possibilità di dare vita ad un universo espanso a quello di giocare con l’ibridazione tra generi e ambientazioni differenti.

Wake / From your sleep / The drying of / Your tears / Today / We escape / We escape

Westworld - 1x10 The Bicameral MindSe, quindi, ricorderemo questa prima stagione di Westworld innanzitutto per la raffinatezza della sua scrittura, ciò non significa che gli altri aspetti della produzione siano stati da meno, anzi. La serie ha dimostrato di saper parlare in maniera altrettanto eloquente tramite musica e immagini, facendo proprio un linguaggio simbolico estremamente efficace ­– per fare solo alcuni esempi: il cappello di William/Man in Black, lo sdoppiamento di Dolores, la figura del labirinto – e rendendo la colonna sonora parte integrante della riflessione sulla reverie, con la riproposizione di pezzi i cui testi, seppur assenti, dialogano indirettamente con il racconto – e ne è la prova forse più evidente la bellissima “Exit Music (For a Film)” che accompagna la sequenza finale. Ad emergere quindi è un prodotto estremamente curato in tutte le sue parti, come del resto è lecito aspettarsi da uno show HBO, che a fronte della sua attenzione certosina al dettaglio non ha paura di chiedere allo spettatore un impegno – in termini di concentrazione e pazienza – superiore alla media, proprio perché consapevole delle sue qualità.

A conti fatti, unire un genere come quello della fantascienza, percepito dai più come puro intrattenimento, a una concezione della serialità d’autore figlia della Golden Age non era una scommessa semplice, ma Nolan e Joy si sono rivelati all’altezza del compito, dando vita a un sofisticatissimo commentario della cultura occidentale e dei suoi schemi di (auto)rappresentazione ed entrando così di diritto tra le migliori novità del panorama televisivo degli ultimi anni.

Voto episodio: 9+
Voto stagione: 8/9

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8 commenti su “Westworld – 1×10 The Bicameral Mind

  • Tommy72

    Veramente una bellissima stagione. Soprattutto per chi ama la fantascienza e le sue tematiche (anche se definire questa serie solo in questa maniera può essere limitativo). Tuttavia, spiace che in un ingranaggio così ben realizzato, dai dialoghi, alla scrittura, alle prove attoriali, certe scelte di sceneggiatura siano state non in linea con la qualità del prodotto. Sinceramente la modalità con cui Maeve ottiene la collaborazione dei due tecnici e l’irrisoria facilità con cui la sorveglianza viene neutralizzata durante la fuga dai tre androidi, rimane poco comprensibile. Ci sarebbe voluto poco sforzo per rendere il tutto più credibile. Stessa cosa con la rivelazione che Bernard era stato realizzato con le stesse fattezze di Arnold; che nessuno avesse mai avuto modo di vedere una foto o di incontrare nel passato uno dei due ideatori del progetto del parco? Sono considerazioni da fare solo perchè mancava davvero poco per ottenere la perfezione da questa prima stagione. Che comunque, nel panorama generale delle serie tv di questo periodo, si staglia nettamente come la migliore. Aspettiamo adesso la seconda, ma in effetti con questo finale la serie avrebbe già avuto un suo senso, avendo in pratica risolto gran parte dei misteri e lasciato alla fantasia dello spettatore la possibilità di ipotizzare i vari sviluppi (e non ci avrebbe lasciato comunque insoddisfatti). Voto: 8/9 (che avrebbe potuto essere un 10).

     
    • Boba Fett

      Il personale è molto probabilmente in buona parte artificiale (ad esempio la hostess che accoglie William nel secondo episodio la ritroviamo nel parco) e come si è visto, sono in grado di “vedere” entro limiti stabiliti da Ford (Bernard non si vede in foto, non trova una porta che noi vediamo benissimo…) ecco perché nessuna si accorge di quanto accade al di là del loro trasparentissimo campo di azione.
      Probabile che qualcuno sappia di Bernard/Arnold e che non dica; gli uomini usano i robot non solo sessualmente, ma anche per compensare le loro carenze affettive.

       
  • Genio in bottiglia

    Bellissima serie, bellissima prima stagione, gli intrecci potenziali paiono infiniti, ma a me quest’ultima puntata non è piaciuta. L’ho trovata pretenziosa, ed inutilmente complicata.

     
  • Boba Fett

    Una doppia, piacevolissima sorpresa! Primo perché si è scelto coraggiosamente di aggiungere un aspetto marcatamente filosofico non originale (l’opera di Philip K. Dick è stata citata spesso e volentieri) ad un soggetto originale che invece si soffermava prevalentemente sugli effetti del voler “giocare ad essere Dio”, rendendo l’operazione pregna di significati; secondo perché, come sottolineava Davide Tuccella la scorsa settimana, visti i casini in casa Hbo, la preoccupazione era tanta almeno quanto l’attesa. Da vedere e rivedere all’infinito.

     
  • Dario

    Nolan ha fatto di nuovo centro non c’è che dire.
    Se prendiamo ad esempio l’arco narrativo di Person of Interest sicuramente il meglio deve arrivare anche perchè tutti sapevamo a cosa ci avrebbe portato il finale di questa stagione.
    Personalissima considerazione non ho provato nessuna empatia/simpatia e neanche i sentimenti opposti per nessun personaggio il che mi ha abbastanza spiazzato anche perè è la prima volta in 30 anni di serie tv.