A Series of Unfortunate Events – 1×01 The Bad Beginning: Part One

A Series of Unfortunate Events – 1×01 The Bad Beginning: Part OneGli show di Netflix hanno la capacità di catalizzare l’attenzione di tutti solo per il fatto di essere prodotti da quella particolare piattaforma di streaming; uniamo un soggetto senza dubbio interessante ed ecco spiegata la grande attesa creatasi attorno a A Series of Unfortunate Events. 

Questo piccolo regalo di Natale (in ritardo) che il servizio online ha voluto offrire ai suoi iscritti – complice l’aria di festa che non si è ancora dissipata del tutto – ha fatto fare un salto nel passato alla maggior parte del suo pubblico, che, lettore dei libri o fan del film, aveva già una certa familiarità con i personaggi e la storia narrata. Oltre al risultato finale, era interessante scoprire dove gli autori e i produttori avrebbero indirizzato il racconto, che poteva attingere non solo dalla lunga serie di romanzi per bambini che dà origine a tutto il progetto, ma anche all’adattamento cinematografico, che già si era preso alcune libertà.

A Series of Unfortunate Events – 1×01 The Bad Beginning: Part OneDietro alla serie troviamo Daniel Handler aka Lemony Snicket, autore della collana editoriale e direttamente coinvolto nella sceneggiatura del lungometraggio del 2004, insieme a Barry Sonnenfeld (già produttore esecutivo del film). Questo team creativo, legato al primo adattamento già prodotto per il cinema, è stato molto aderente proprio al film, almeno per l’episodio pilota, che lo segue quasi pedissequamente, producendo un risultato interessante, con diversi punti di contatto. In entrambi i casi si è deciso di adattare i primi tre romanzi (lo show comprende anche il quarto) della collana firmata da Snicket, ma mentre il film mischia gli avvenimenti letterari che non sono mostrati in ordine cronologico, la serie dedica due episodi per libro, creando quattro mini-film (per otto puntate totali), che hanno idealmente un inizio e una fine.

A Series of Unfortunate Events – 1×01 The Bad Beginning: Part OneTutto parte con “The Bad Beginning: Part One” (titolo del pilot e del libro che inaugura la serie letteraria), che racconta le origini della storia. Ambientato in un universo moderno, ma influenzato da atmosfere senza tempo e steampunk, lo show racconta la storia di tre fratelli rimasti orfani in circostanze misteriose. Le capacità fuori dalla norma dei tre piccoli protagonisti – Violet, la maggiore, è un’inventrice; Klaus, il fratello di mezzo, è un onnivoro lettore con una memoria infallibile; Sunny, la più piccola, si diverte a morsicare le cose – li aiuteranno a salvarsi dalle grinfie del pericoloso Conte Olaf, che vuole a tutti i costi adottarli per mettere le mani sull’ingente eredità dei loro genitori.

A Series of Unfortunate Events – 1×01 The Bad Beginning: Part OneLa particolarità di questo show (oltre allo stile, di cui si parlerà in seguito) è il genere: prima di essere un drama – o forse meglio una dramedy –, A Series of Unfortunate Events può essere considerato una favola. A questo si lega la critica più grossa che viene spontaneo fare dopo aver visto l’episodio pilota: quella che sembra superficialità nel ritrarre i tre giovani protagonisti è invece uno dei tratti distintivi del genere a cui può essere iscritta la serie. Daniel “Lemony” Handler, che firma l’episodio, non ha bisogno di rendere palese ogni stato d’animo dei fratelli, così come un genitore non ha bisogno di mostrare il dolore sul volto del protagonista quando legge una storia al suo bimbo prima di rimboccargli le coperte.

Molte delle situazioni raccontate seguono una regola precisa e tipica delle favole: la riconduzione a temi universali, che è inutile spiegare. Questo concetto è reso palese direttamente dalla voce del narratore, che commentando la morte dei coniugi Baudelaire dice “Se avete mai perso qualcuno di importante, allora sapete già come ci si sente. E se non vi è mai capitato… non potete neanche immaginarlo“. È sbagliato tacciare il pilota di eccessiva semplicità, soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi, perché è il genere che impone certe regole, rendendo A Series of Unfortunate Events una piccola novità all’interno del panorama delle serie originali di Netflix, che ci hanno abituato a personaggi più complessi e storie più mature.

A Series of Unfortunate Events – 1×01 The Bad Beginning: Part OnePer questo motivo non ci meraviglia trovare atmosfere e scenari già conosciuti (che ricordano, per esempio, l’universo di Harry Potter, o quello di Tim Burton o, per restare in ambito seriale, la poco fortunata Pushing Daisies), purché vengano rielaborati per questo prodotto in particolare. L’utilizzo e il richiamo di scenari già noti e interiorizzati da una grande fetta di pubblico – che può essere considerato quasi una citazione – non deve essere scambiato per plagio o pigrizia, ma al contrario serve per far arrivare subito un messaggio, veicolandolo attraverso dei tòpoi familiari ed efficaci, metodo tipico delle favole.

Se da punto di vista strutturale non ci sono grosse criticità, quello che potrebbe raffreddare lo spettatore è il ritmo non troppo serrato dell’episodio, che, complice una storia già conosciuta, risulta prevedibile e privo di veri e propri colpi di scena degni di questo nome; il Conte Olaf interpretato da Neil Patrick Harris  (How I Met Your Mother) non è abbastanza carismatico da compensare i numerosi cali di tensione, che rendono altalenante la visione del pilot. Anche il voler dedicare due puntate a ciascuno dei primi quattro romanzi della saga obbliga gli autori a diluire gli avvenimenti, riempiendo la puntata di scene evitabili, che spezzano il ritmo già fragile senza portare vantaggi su altri versanti.

A Series of Unfortunate Events – 1×01 The Bad Beginning: Part OneQuesto è il vero e proprio punto debole di “The Bad Beginning: Part One”, che però è risollevato dallo stile del racconto, particolare e molto a fuoco: l’ironia un po’ macabra – tipica anche del film – serve per compiacere palati più adulti, per far diventare un po’ più politicamente scorretta la storia e renderla appetibile per il pubblico tipico di Netflix.

La partenza di A Series of Unfortunate Events promette bene, anche se avremmo apprezzato maggiormente un punto di vista più originale e meno aderente a quello già utilizzato nel primo adattamento cinematografico. Resta il fatto che lo show sia una novità per Netflix, che sperimenta sui generi andando comunque sul sicuro, con una serie che per ora è promossa, ma non ci entusiasma quanto ci saremmo aspettati.

Voto: 7+

 

Davide Canti

Noioso provinciale milanese, mi interesso di storytelling sia per la TV che per la pubblicità (in fondo che differenza c'è?!). Criticante per vocazione e criticato per aspirazione, mi avvicino alla serialità a fine anni '90 con i vampiri e qualche anno dopo con delle signore disperate. Cosa voglio fare da grande? L'obiettivo è quello di raccontare storie nuove in modo nuovo. Intanto studio, perché il pezzo di carta è importante, si sa! "I critici e i recensori contano davvero un casino sul fatto che alla fine l'inferno non esista." (Chuck Palahniuk)

3 Risposte

  1. terst scrive:

    Ciao, devo dire che sono rimasto abbastanza deluso da questa serie, ma è difficile parlarne senza spoiler. Proverò a indicare gli elementi che mi hanno deluso nel modo più generico possibile.
    – Le interpretazioni degli attori protagonisti le ho trovate notevolmente carenti, specialmente per una produzione di questo livello. Va bene che sono ragazzini, ma in giro si vede di molto meglio. Sugli altri non commento, perché le interpretazioni “sopra le righe” e i personaggi privi di spessore sono richieste dal copione e dal tipo di narrazione quindi non gliene si può fare certo una colpa, ma anche il gigioneggiare di NPH alla lunga a me è risultato noioso.
    – La trama ripetitiva. Quel che poteva funzionare in un film, secondo me ripetuto in una serie, in 4 archi narrativi in cui la struttura è sempre la medesima, risulta noioso e ripetitivo.
    – Non aver imparato la “lezione Lost”, ovvero: se la trama si sviluppa intorno a uno o più misteri, ogni tanto devi dare qualche rispostina (prendere esempio da Westworld).

     
  2. Setteditroppo scrive:

    L’ho abbandonata a metà della seconda puntata. Pensavo avesse un taglio più adulto. E poi quei continui interventi del narratore… Sfibrante.

     
  3. Hetfield scrive:

    Vi do un altro punto di vista.

    Finalmente una serie carina che un genitore può vedere assieme ai suoi figli (4 e 8 anni). Gli è piaciuta talmente tanto che hanno scoperto il binge watching prima, e la delusione poi di dover aspettare la Season 2 per avere altri indizi. :)

     

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