Homeland – 6×01 Fair Game 2


Homeland – 6x01 Fair GameDopo una quinta stagione altalenante, Homeland, a più di un anno di distanza, torna con un episodio dal carattere introduttivo, che mette in evidenza un generale discostamento dalle dinamiche di costruzione del racconto tipiche dello show.

Giunta alla sua sesta stagione, Homeland è una serie che, pur rimanendo fedele a un ambito tematico ben definito, è riuscita più volte a rinnovarsi, anche quando, dopo la fine della terza stagione, il racconto sembrava aver perso quella linfa vitale che aveva reso la serie una delle migliori produzioni di Showtime.
La struttura di “Fair Game” mostra apertamente l’intento di un nuovo rinnovamento teso al recupero di una delle caratteristiche che avevano fatto la grandezza di Homeland: l’amalgama tra l’indagine psicologica e l’action adrenalinico.
Questa première si apre con una insolita pacatezza, mostrandoci una Carrie completamente diversa da quella che abbiamo imparato a conoscere e ad amare (o odiare) in queste sei annate: mediamente calma, impegnata nel sociale e preoccupata per Quinn, in fase di riabilitazione.
Archiviata la parentesi europea della scorsa stagione, l’azione si svolge nei sobborghi newyorkesi, con un focus sulla comunità musulmana bistrattata da una ‘giustizia’ sempre più prigioniera di odio e paura. Il carattere preliminare dell’episodio introduce un racconto più intimista rispetto alle ultime stagioni, meno incentrato sulla scoperta e l’annullamento di una minaccia a favore di un’analisi del sostrato sociale e psicologico che si cela dietro il terrorismo di matrice islamica.

Homeland – 6x01 Fair GameRaccontare secondo una prospettiva diversa da quella usuale eventi tragici come l’attentato del 1993 di Ramzi Yousef o quello del 2010 di Faisal Shahzad – con cui si accenna anche alla morte della quattordicenne irachena Abeer Al-Janabi – è un intento interessante quanto pericoloso. Come si fomenta l’odio? Questi giovani musulmani che ripercorrono le tappe di una jihad radicata nel tempo, che mettono a nudo le ‘colpe’ di uno Stato di cui sono cittadini, sono veramente un pericolo? In caso di risposta affermativa, lo stato americano, con la sua ferrea politica di controllo e repressione coatta, potrebbe avere delle reali incidenze? Tutte queste domande sono foriere di riflessioni proficue e necessarie a una corretta contestualizzazione del nostro presente; il vero dubbio si cela su come tali interrogativi verranno portati avanti nel prosieguo della stagione. La miriade di considerazioni che viene fuori da questa première si pone come linea programmatica di una possibile evoluzione del racconto, finora intrappolato in una costruzione narrativa esile e, per certi aspetti anche debole. Seppur giustificato da un senso di cesura con la passata stagione, “Fair Game” è un episodio che apre tante porte senza lasciare ben intravedere cosa vi si nasconde dietro, riempiendo il calderone senza riuscire ad amalgamarne bene gli elementi.

You think you’re better off alone. You think your sins require it, but they don’t.

Homeland – 6x01 Fair GameNew York, Ed Hashem e l’impegno perché i membri di una comunità costantemente molestata dalle forze dell’ordine abbiano un giusto processo ci presentano Carrie come una persona nuova, una donna che è finalmente riuscita a canalizzare la propria forza in una direzione che pare non minare la sua stabilità. Tuttavia, disseminati nell’episodio, ci sono elementi che ci mostrano come questo sia ancora un percorso in atto: la paranoia per un senso di pericolo imminente – come quando crede di non trovare Franny a casa – e il senso di colpa per le condizioni di Quinn sono elementi che mostrano come Carrie si senta ancora prigioniera di un calvario che non riesce a espiare del tutto. Per quanto tutto ciò sia mostrato in maniera un po’ troppo esplicita – lo scontro con Quinn, il confronto con Otto –, ogni atteggiamento e comportamento dell’ex-agente della CIA lascia trapelare il forte bisogno di ritrovare un giusto peso per affrontare la vita.
Nell’accorato discorso motivazionale che Carrie rivolge a Quinn è impossibile non scorgere un monito verso se stessa, una fulgida speranza di far fronte a una necessità, ovvero che quella sensazione di blocco verso un fluire rapido di sensazioni possa sparire completamente. Carrie ha bisogno di ritrovare un centro a cui aggrapparsi, un punto a cui stringersi senza perdere se stessa; Quinn è il retaggio di un passato che non intende abbandonare del tutto, ma che vorrebbe trasformare in una forza attiva da inserire in quel presente a cui anela, ma che ancora non riesce ad afferrare in pieno. Proprio per questo non può restare indifferente al dolore emanato dal suo vecchio partner: è come se, finché Quinn si ostina a perpetrare il suo stato, lei non potesse lasciarsi il passato alle spalle; quindi lo porta con sé, riaccendendo una sequela di sentimenti nella speranza di sotterrarli del tutto.

I just said stop! I’m not getting any better.

Homeland – 6x01 Fair GameMettendo da parte quanta sospensione d’incredulità sia necessaria per credere alla sopravvivenza di Peter Quinn, la sua è la caratterizzazione più estrema e al tempo stesso più esplicita di questa première: siamo di fronte a un personaggio che lotta con una radicale e dolorosa perdita della propria identità. Il suo scontro con Carrie è dovuto proprio al fatto che la costante presenza della donna non fa che rimarcare una condizione psico-fisica che crede di aver perso per sempre. All’interno del rifiuto per quella vita che la sorte gli ha ridato indietro c’è una volontà implicita di negazione di se stesso, di ciò che era e di quella fermezza che l’ha condotto fino a un punto di non ritorno. È come se Quinn fosse alla ricerca di una morte artificiale, di un annebbiamento totale dei sensi che riesca a far fronte al senso di colpa verso se stesso per essersi ridotto in questo stato. Quando si ritrova a essere rapinato, la sua mancanza di riflessi nel far fronte alla minaccia non è dovuta solo all’assunzione di droghe o alla sua condizione fisica, ma sembra espressione della completa mancanza di volontà di proteggere ciò che resta di se stesso. Ciò diventa più esplicito sul finire dell’episodio: le allucinazioni che lo portano a tentare nuovamente la fuga dalla clinica sono la rappresentazione di una morsa che lo attanaglia fino a soffocare quel residuo vitale che gli è rimasto in corpo. L’ostinazione di Carrie rende tutto più complicato: “Let me go” le chiede, con la disperazione di un uomo che ha bisogno di rifiutare se stesso, chi era e chi gli altri vorrebbero che fosse.

Maybe it’s time to recognize that not every problem in the Middle East deserves a military solution.

Homeland – 6x01 Fair GameLa parte più debole dell’episodio è la sezione legata al confronto tra la CIA, rappresentata da Saul e Dar Adal, e la neopresidente eletta. La fiacchezza di questa sezione del racconto è legata alla costruzione di un intreccio che mostra il conflitto tra le linee guida della CIA e le idee della presidente eletta in maniera un po’ forzata, giungendo, altrettanto forzatamente, all’estromissione di Saul dai giochi, ‘colpevole’ di pacato ottimismo.
Al di là di questo, le posizioni espresse dalla neopresidente creano un’eco interessante con l’attività di Carrie, in particolare con il caso di Sekou, aprendo un paragrafo importante sulla reale incidenza della ‘prevenzione’ terroristica in America. Inoltre, alla luce degli ultimi eventi contemporanei, confrontarsi con l’ipotesi, caldeggiata dalla presidente eletta, che forse i problemi del Medio Oriente non si possono risolvere militarmente getta le basi di uno scenario fantapolitico che ci permette di riflettere sul nostro presente guardando dall’altro lato della barricata. Nonostante ciò, giustificare tali posizioni fuori dal coro con il dolore di una madre per la perdita del proprio figlio potrebbe invalidarne la portata simbolica, ma è ancora troppo presto per poter fare valide ipotesi.

“Fair Game” è un episodio senza grandi pretese, un’introduzione a un nuovo capitolo della serie che ha il suo più grande valore nel fare tabula rasa, dando forma a una linea programmatica che, se portata avanti attingendo alla memoria storica dello show, potrebbe riportare la serie verso antichi splendori.

Voto: 6/7

Condividi l'articolo
 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

2 commenti su “Homeland – 6×01 Fair Game

  • Boba Fett

    Hanno semplicemente puntato sul cavallo sbagliato, come altri! Ad esempio in South Park, con un bel po’ di lavoro notturno extra, è stato possibile correggere il tiro. Comunque ai tempi di 24, gli stessi autori di Homeland furono decisamente più lungimiranti proponendo un Presidente afroamericano e, a seguire, un folle…