Homeland – 6×02 The Man In The Basement

Homeland – 6x02 The Man In The BasementLa quarta stagione di Homeland ha rappresentato uno spartiacque per la serie; a partire da esso, infatti, la storia di Carrie si è trasformata in para-antologica, con la costruzione di archi narrativi stagionali molto diversi tra loro per ambientazione e tematiche trattate, unite solo dallo sfondo delle grandi trasformazioni geopolitiche e culturali contemporanee.

Lo stesso accade per questo sesto ciclo di episodi ambientato nuovamente in America – non si ritornava sul suolo a stelle e strisce dalla terza stagione –, più precisamente a New York. Già nello scorso episodio siamo stati introdotti alle nuove dinamiche in cui si inserisce la protagonista dello show, sempre più lontana dal campo di battaglia e alacremente impegnata a costruirsi una vita più stabile per lei e sua figlia. “The Man In The Basement” continua la lenta costruzione del sostrato narrativo già cominciata in “Fair Game” cercando di collegare le molte storyline avviate, ma lasciando più che altro dubbi sulla direzione intrapresa dagli autori finora.

Fine. Good. I’m the enemy.

Homeland – 6x02 The Man In The BasementTra le scelte che lasciano più perplessi c’è sicuramente la complicata situazione di Peter Quinn. La miracolosa risurrezione nel finale della quinta stagione ha profondamente devastato il suo fisico e la sua mente, causandogli gravi disabilità e un disagio morale ai limiti della depressione. Il soldato integerrimo e, il più delle volte, spietato è ora sostituito da un uomo spezzato, senza un obiettivo e senza l’unica cosa che ha da sempre riempito la sua vita: la guerra. Il problema principale di questo personaggio è la sua sostanziale inutilità ai fini della trama e del rapporto con i protagonisti: se l’idea è ancora quella di insistere sulla storia d’amore impossibile con Carrie, nel tentativo più che probabile di ricreare un “Brody” feticcio, decisamente non sta funzionando, anzi contribuisce a rendere confusionaria la caratterizzazione di una delle figure più interessanti del nuovo Homeland.

Homeland – 6x02 The Man In The BasementÈ lui l’uomo del seminterrato di casa Mathison, il luogo che ha trasformato in dimora e in cui si consuma tutto il suo dolore e la tristezza del vivere. Quinn non si capacità di come sia diventata la sua vita: rinchiuso in un corpo che non risponde più alla sua mente, egli non riesce nemmeno più ad uscire da solo per comprarsi da mangiare, rischiando continuamente di essere preda di convulsioni e svenimenti. La supervisione di Max è essenziale non solo per la sua salute fisica, ma anche per rammentargli di non far pesare la sua condizione a Carrie, l’unica che gli vuole davvero bene e che si fa in quattro per tendergli una mano, anche se questo comporta sacrificare parte del tempo che potrebbe dedicare a sua figlia o al caso che sta seguendo. Esemplare è il finale dell’episodio, con la prima vera apertura di Quinn nei confronti di Carrie e il confronto con la terribile esperienza vissuta, vista per la prima volta da spettatore consapevole.
In definitiva, poche luci e tante ombre sul futuro di questo personaggio che, se non sarà rapidamente integrato e trasformato in parte attiva nelle vicende che includono gli altri protagonisti, non farà che appesantire e rallentare ulteriormente una trama che si preannuncia già meno dinamica degli scorsi anni.

When do I go home?

Homeland – 6x02 The Man In The BasementIl fil rouge che pare al momento portare avanti la narrazione di quest’anno è l’ingiusta detenzione di Sekou, giovane musulmano afroamericano accusato di collusione con il terrorismo internazionale e di aver pericolosamente espresso la sua anti-americanità attraverso video e mezzi di comunicazione di massa. I temi della paura e della politica repressiva cautelativa statunitense si concentrano in questo personaggio, funzionale ad attivare le indagini di Carrie e a mostrare tutti i chiaroscuri morali che tali metodi mettono in evidenza, nella finzione televisiva come nella realtà. Tuttavia, nonostante gli interessanti spunti che la vicenda suggerisce, il segmento narrativo che dovrebbe essere il più avvincente – perlomeno con i misteri che ruotano intorno all’amico di Sekou, i soldi nascosti e il coinvolgimento della CIA – non riesce ancora a catalizzare l’attenzione dello spettatore, in quanto debole soprattutto dal punto di vista dei colpi di scena e dell’estraneità rispetto a buona parte dei personaggi principali. È comunque la storyline più imprevedibile, che lascia meglio sperare per il prosieguo soprattutto perché incuriosisce l’idea di scoprire in che modo verranno affrontati dei temi tanto delicati e attuali.

You still tell that bullshit story?

Homeland – 6x02 The Man In The BasementA coronare la grande varietà di temi e ambientazioni di questa sesta stagione troviamo la componente più radicata nella storia dello show: la politica internazionale e le “sale del potere”. Ad occuparle, quest’anno, ci sono principalmente Saul e Dar Adal, gli unici interpreti di lunga data a resistere al continuo rinnovamento della serie di Showtime. I due vecchi manipolatori si muovono sugli stessi binari – sono infatti alleati – seppur accompagnati da una diversa visione della realtà: mentre Saul, forte anche dei loro importanti trascorsi insieme, sceglie di porre la sua totale fiducia in Carrie e nella, a suo dire, estraneità alla politica, Dar è di natura più scaltro e sospettoso e ha, di fatto, ragione nella scoperta della presenza dell’agente Mathison alla Casa Bianca per incontrare segretamente il Presidente eletto. Questo plot twist ha il pregio di riportare la protagonista al centro delle vicende internazionali, mai davvero del tutto abbandonate, e di scoprire qualcosa di più sul personaggio del Presidente Keane, molto promettente anche grazie alla solida interpretazione di Elizabeth Marvel (già candidata alla presidenza in House Of Cards).

Per concludere, quello che manca, per ora, a questo avvio di stagione di Homeland è una visione d’insieme convincente: i diversi piani narrativi viaggiano in modo isolato e molti dei personaggi appaiono fin troppo scollegati tra loro, se non addirittura poco utili ai fini della trama. Il risultato non è pessimo, ma certamente ci si aspetta un qualche guizzo anche dal punto di vista del ritmo, fin troppo basso e stentato per quello a cui ci ha abituato la serie.

Voto: 6

 

Davide Tuccella

Tutto quello che c'è da sapere su di lui sta nella frase: "Man of science, Man of Faith". Ed è per risolvere questo dubbio d'identità che divora storie su storie: da libri e fumetti a serie tv e film.

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