One Day at a Time – 1×01 Quinceañera

One Day at a Time - 1x01 QuinceañeraNetflix ha dato ufficialmente l’avvio alle sue nuove serie originali del 2017 con una comedy che è al contempo qualcosa di classico come impostazione generale e qualcosa di moderno, per i personaggi coinvolti e le tematiche che li riguardano.

One Day at a Time (Giorno per giorno il nome italiano) è una nuova produzione Netflix che nasce come reboot della serie omonima del 1975 (e trasmessa fino al 1984), prodotta dal decano Norman Lear, la mente dietro altre sitcom storiche come All in the family e I Jefferson. A differenza di quanto avveniva, però, nella serie degli anni ‘70, qui Netflix non solo attualizza i tempi storici del racconto, com’era immaginabile, ma cambia soprattutto la prospettiva principale, a partire dalle origini non più bianche ma latine dell’intera famiglia. La trama, infatti, gira intorno a Penelope Alvarez (Justina Machado), un’ex soldatessa ora infermiera che deve crescere i suoi due figli Elena (Isabella Gomez) ed Alex (Marcel Ruiz) con il solo aiuto di sua madre Lydia (Rita Moreno).

One Day at a Time - 1x01 QuinceañeraLa prima cosa che va notata di questa serie è che siamo alle prese con qualcosa di molto classico: è una multi-camera sitcom, con le consuete risate registrate ed i colori accesi che segnano in modo inequivocabile il collegamento con il passato e con la tradizione del genere (ancor oggi estremamente vitale, basti pensare al successo di The Big Bang Theory). La caratteristica principale della serie originale era la capacità di far ridere senza tirarsi indietro da alcune tematiche molto impegnative, in particolare la violenza domestica sulle donne. Con questo aggiornamento non si perde tale caratteristica: anche il reboot, infatti, spende molto del proprio tempo a disposizione per parlare di situazioni altrettanto serie, legate in particolare alla situazione di una donna che ha avuto a che fare con la guerra in Afghanistan – e alcuni dei momenti più toccanti del pilot riguardano proprio i suoi problemi nel tornare alla quotidianità e nel lasciarsi quel periodo alle spalle (anche se, bisogna ammetterlo, il tema del PTSD era stato affrontato con più coraggio da You’re The Worst). D’altra parte, nel 1975 l’impatto di una serie che aveva come personaggio principale una donna separata che doveva provvedere da sola alla propria famiglia era molto più forte e determinante di quanto riesca a essere adesso, per cui parte di quell’energia è inevitabilmente perduta.

One Day at a Time - 1x01 QuinceañeraLa novità principale, però, riguarda le origini etniche della famiglia al centro della serie: la protagonista, infatti, è una donna single di origini cubane ed americana di seconda generazione,  alle prese da un lato con dei figli che sembrano non aver alcun interesse per le proprie tradizioni ancestrali, e dall’altra con una madre che incarna in tutto e per tutto il classico cliché sudamericano, con un marcato accento latino e con una totale adesione all’ideale di vita nel quale si è formata. A partire da questo scontro “culturale”, se così possiamo definirlo, si generano alcune delle situazioni più interessanti e divertenti dell’episodio pilota, che ha il compito di gettare le basi di una (tenue) narrazione che va ad attraversare tutti gli episodi della prima stagione.

La presenza del tema etnico è, in effetti, il più marcato ed il modo in cui è affrontato dagli autori è di primissima scelta: i momenti più divertenti e riusciti riguardano proprio i temi del maschilismo e del razzismo interiorizzati all’interno della società americana; il modo in cui si affrontano queste tematiche, solitamente molto complesse da gestire, è praticamente ineccepibile, anche perché controbilanciato da una sana dose di autoironia che fa di One Day at a Time un ottimo svago senza eccessive pretese. Gli argomenti più complessi, infatti, pur essendo presenti sin dal primo episodio, non travalicano mai un certo limite: si tratta di una comedy che intende far ridere e non si sforza troppo per essere qualcosa di diverso.

One Day at a Time - 1x01 QuinceañeraCiò che rende il tutto più gradevole, e ne innalza dunque la qualità generale, è l’ottima forma degli interpreti principali a partire da una Justina Machado trascinante ed esilarante: è lei a reggere sulle proprie spalle il peso della serie, riuscendovi con grande maestria. Accanto a lei non sfigura affatto Rita Moreno, che ha però vita facile nel dover interpretare un personaggio-macchietta che non faticherà ad entrare nel cuore dello spettatore per il proprio essere sopra le righe ed uno stereotipo vivente. Ciò che funziona, quindi, è l’avere un focus, quello cubano/latino, quasi inedito nella televisione americana, che ormai da qualche anno sta recependo con forza l’interesse di punti di vista differenti da quelli dominanti nella società multietnica statunitense.

Beninteso, non siamo affatto alle prese con una serie rivoluzionaria: One Day at a Time è una serie classica, leggera e divertente che non si vergogna di essere ciò che è e che non insiste con particolare vigore nei momenti più seri del proprio discorso. Si tratta di uno show indicato in particolare per coloro che hanno voglia di ridere senza troppo impegno, che hanno sempre amato una impostazione sitcom praticamente senza novità estetiche (sembra di guardare una versione cubana di molte sitcom familiari) né tantomeno discorsi di aggiornamento del canone. Non c’è, dunque, alcuna volontà di inserirsi nel filone sempre più ricco e moderno delle comedy attuali: One Day at a Time vuol far ridere e perlopiù ci riesce. E basta così.

Voto: 6/7

 

Mario Sassi

Napoletano trapiantato da anni a Roma, non nasconde la sua anima nerd e la sua passione per serie TV e cinema.

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