Riverdale – 1×01 Chapter One: The River’s Edge

Riverdale – 1x01 Chapter One: The River's EdgeCosa succede quando una delle emittenti più attive e riconoscibili della televisione americana decide di realizzare l’adattamento di uno dei fumetti più importanti e longevi del secolo scorso? È questo l’interrogativo che precede l’arrivo di Riverdale, una delle serie più attese di questo 2017.

La Archie Comics per gli americani appassionati di fumetti rappresenta un oggetto di culto quasi unico, un universo finzionale parallelo che ha accompagnato lettori di ogni età per decenni, con continue variazioni sul tema, riproposizioni di storie simili e personaggi ricorrenti, sempre sorretto da un concept dall’efficacia universale. È infatti dal 1939 che disegnatori e sceneggiatori si avvicendano per raccontare Riverdale, un’ipotetica città della provincia americana, una “come tante altre”, fatta di personaggi archetipici che saranno il segreto della resilienza del fumetto.
La CW si è gettata in una missione estremamente ambiziosa prendendo in mano questi personaggi, scegliendo però di affidarsi ai due elementi migliori in circolazione: Greg Berlanti e Roberto Aguirre-Sacasa. Il primo è il maggior azionista creativo della rete, una sorta di Shonda Rhimes della CW, con quattro show (più Riverdale) in onda, tutti di grande successo; il secondo è l’unico che avrebbe potuto davvero trattare l’argomento con cognizione di causa in quanto Chief Creative Officer della Archie Comics e quindi ponte tra il mondo dei fumetti e quello della serialità televisiva, soprattutto attualmente.

– I’d love to be a cheerleader. It would look great on my college applications. But last year, when I tried out, Cheryl said I was too fat.
– “Too season 5 Betty Draper.” It was a great line, but not at all true.

Riverdale – 1x01 Chapter One: The River's EdgeNon serve essere appassionati di fumetti per capire che la prima sfida all’orizzonte per Berlanti e Aguirre-Sacasa risiede nell’adattamento del testo di partenza. Gli autori hanno da un parte il vantaggio di poter pescare a piene mani da una quantità sterminata di materiale narrativo, ma dall’altra sono alle prese con l’insidioso tentativo di distorcere quegli elementi piegandoli verso il soapy teen drama televisivo e il mystery. L’obiettivo è realizzare una serie che si integri con l’identità di rete della CW e che quindi sia capace di parlare prima di tutto ad un pubblico di teenager, che sappia usare l’ironia con riferimenti continui alla cultura popolare, che tratti con attenzione temi di grande importanza per i giovani (seppur all’interno di meccanismi di genere codificati) e che, forte di un target molto ben determinato, abbia il coraggio di sperimentare più di quanto facciano i programmi degli altri quattro network rivali (ABC, NBC, CBS, FOX).

Che il genere piaccia o meno, guardare questa serie vuol dire farsi un’idea di cosa vuol dire parlare ai sedicenni e al contempo di cosa questo tipo di pubblico ha voglia di guardare e perché. Riverdale parte dal triangolo amoroso tra gli adolescenti Archie, Betty e Veronica per aprirsi al racconto della cittadina che dà il titolo allo show, luogo nel quale improvvisamente avviene un misterioso omicidio. La serie si rivolge a teenager ormai così smaliziati da poter fruire il classico racconto young adult con consapevolezza, utilizzando personaggi stereotipati come se fossero le figurine di un puzzle (almeno in partenza) e attribuendo a ciascuno di loro una determinata funzione. Oltre al protagonista Archie Andrews, bravo ragazzo proveniente da una famiglia borghese, ottimo giocatore di football ma con il sogno di diventare musicista, i due personaggi femminili principali, Betty e Veronica, sottolineano in tutta la loro dualità esattamente questo gioco con gli stereotipi. Betty è solare quanto inesperta, è la ragazza della porta accanto dai forti valori morali e dall’animo puro, evidenziato dal trucco e dai vestiti dai colori pastello. Veronica, viceversa, è quella sofisticata, è la ragazza metropolitana che arriva nel piccolo paesino di provincia come se fosse un’estranea e perfettamente consapevole del mondo che le sta intorno tanto da infarcire le proprie battute di citazioni che vanno da Mad Men a Truman Capote, da Outlander a James Franco.

Game changer – Archie got hot! He’s got abs now. Six more reasons for you to take that ginger bull by the horns tonight.

Riverdale – 1x01 Chapter One: The River's EdgeNon si può ovviamente giudicare una serie dal suo episodio pilota, però già da ora possiamo capire molte delle intenzioni degli autori, le loro ambizioni, i loro obiettivi e, attraverso l’analisi di alcune decisioni, le strade che hanno scelto per raggiungerli.
Non si tratta di una “serie evento” (sebbene la sua partenza abbia catalizzato l’attenzione della critica americana vista l’importanza del progetto) bensì di uno show che ha l’ambizione di durare nel tempo, esattamente come il fumetto da cui è tratto. Per farlo si presenta nel primo episodio come una versione aggiornata ed estremizzata di Gossip Girl (serie che per sei stagioni ha richiamato l’attenzione del mondo teen) ma al contempo ha tutta l’aria di voler essere – sotto certi aspetti, non tutti – il nuovo Dawson’s Creek, soprattutto dal punto di vista dell’impatto sui giovani e da quello della storia raccontata. Riverdale in comune con la serie con al centro Dawson, Joey, Pacey e Jen ha l’ambientazione in una piccola cittadina di provincia, i protagonisti che parlano come degli adulti e un ragazzo dalla faccia pulita inserito in un triangolo amoroso completato da una classica “brava ragazza” e da una più trasgressiva (c’è anche un’altra affinità che però non riveliamo per non fare spoiler).
Per avvicinarsi a quel successo però Riverdale deve dimostrare di saper creare un mondo autonomo, cosa che gli autori cercano di fare sin dal pilot. È infatti evidente e ammirevole il lavoro di worldbuilding effettuato, volto a creare un universo narrativo il più possibile riconoscibile, un piccolo mondo autosufficiente e popolato di numerosi personaggi, un’architettura percorribile e esplorabile, qualcosa pensato per diventare familiare. Oltre ad Archie Andrews, Betty Cooper, Veronica Lodge e Jughead Jones c’è una rete di personaggi molto fitta, composta da genitori, compagni di scuola, figure istituzionali di diverso grado, tutti volti a creare un microcosmo sintetizzato proprio dalla città che dà il titolo alla serie.

Are you familiar with the works of Truman Capote? I’m Breakfast at Tiffany’s but this place is strictly In Cold Blood.

Riverdale – 1x01 Chapter One: The River's EdgeFermo restando che una serie che ha l’obiettivo di adattare la Archie Comics al mezzo televisivo attraverso un processo di risemantizzazione tale da ambire ad essere il fiore all’occhiello della brand identity di CW già significa sperimentare, Riverdale ci mette qualcosa in più. Il tentativo infatti è quello di partire dal teen drama per poi fonderlo con il mystery – scatenato dall’inesplicabile morte di Jason Blossom – unendo due generi non così compatibili soprattutto se si intende percorrerli fino in fondo entrambi senza fare dell’uno il divertissement dell’altro.
Un po’ come nella sorprendente Search Party, da questo pilot si evince che i due generi si muovono paralleli e che l’operazione di worldbuilding è funzionale anche al mistero che da oggi in poi affliggerà la tranquilla cittadina di Riverdale. La prima sequenza è da questo punto di vista emblematica grazie all’esplicita citazione di Twin Peaks – serie evocata anche dalla presenza di Mädchen Amick, che qui interpreta la mamma di Betty – e un narratore che racconta di una piccola e tranquilla città stravolta qualcosa di inspiegabile, con le immagini che riprendono in campo lungo contesti urbani apparentemente sereni per poi avvicinarsi in profondità a individuare le ombre che si muovono sotto la superficie, in un incipit che ricorda molto Blue Velvet, sempre di David Lynch.

Il pilot di Riverdale ci introduce a una serie accattivante e ben costruita, in cui il teen drama si incrocia con il noir, il tutto filtrato attraverso una forte sessualizzazione dei personaggi e uno stile camp molto riconoscibile. Lo show è per sua natura un’opera intertestuale in quanto il dialogo con la Archie Comics è molto più fitto di quanto possa sembrare a cominciare dalla caratterizzazione dei personaggi (qui un parallelo tra i personaggi e qui un lungo articolo sul materiale di partenza e l’adattamento); anche solo per questo la serie non può che destare interesse, a patto che non si sia allergici ai tradizionali codici del teen drama.

Voto: 7+

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

2 Risposte

  1. Irene De Togni scrive:

    Il pilota ed anche il secondo episodio mi sono piaciuti! Ci si potrebbe vedere anche un parallelo con Stranger Things per il citazionismo esplicito (qui del genere teen drama/mistery drama) di buona parte dell’universo televisivo anni Novanta/Zero. Sono d’accordo sul fatto che la direzione da seguire sembrerebbe quella di un attento bilanciamento dei due generi in dialogo, senza sacrificarne uno per l’altro. Inoltre c’è da dire che sul piano estetico è veramente ben fatto, i fotogrammi vaporwave sparsi qua e là sono una gioia per gli occhi!
    Bella recensione :)

     
    • Attilio Palmieri scrive:

      Grazie Irene!
      Si è davvero ben realizzata. Il secondo mi è piaciuto un po’ meno, non so se per l’assenza dell’effetto novità o cosa. In generale però è una serie che merita attenzione perché è scritta in modo intelligente e girata con uno stile abbastanza sofisticato per un network.

       

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *