Taboo – 1×01 Episode 1

Taboo – 1x01 Episode 1Dopo un ricchissimo 2016, il nuovo anno arriva con le sue prime chicche tra le quali c’è Taboo a cui Tom Hardy dà corpo e penna, figurando sia come volto principale dello show sia tra gli autori di una serie – fattore che ha contribuito al consistente hype che ha anticipato la messa in onda negli ultimi mesi.

Taboo è una miniserie di otto episodi co-prodotta da BBC e FX, distribuita quasi in contemporanea sulle due sponde dell’Atlantico. Gli ideatori dello show sono Tom Hardy e il padre Chips, i quali per la stesura della sceneggiatura hanno coinvolto Steven Knight, autore inglese che con il celebre attore ha recentemente collaborato in Peaky Blinders e in Locke. Si tratta di una prestige miniseries, un drama ad alto budget dove la cura di tutti gli aspetti tecnici è tra i caratteri più immediatamente riconoscibili, per via di una serie di codici ormai perfettamente decifrabili anche dallo spettatore medio che vanno da una precisa illuminazione degli interni alla scelta dei costumi, dalle musiche ricercate alle interpretazioni intense (che a volte finiscono per essere un po’ affettate) e magnetiche. A questo proposito si segnala anche un cast di tutto rispetto, che oltre al protagonista Tom Hardy annovera anche Jonathan Pryce (Game of Thrones, Pirati dei Caraibi), Oona Chaplin (Dates, The Hour), Michael Kelly (House of Cards) e Franka Potente (American Horror Story, The Bourne Identity) .

Taboo – 1x01 Episode 1Taboo è a tutti gli effetti un period drama ambientato nella Londra del 1814, descritta sin dal pilot con dovizia di particolari e con una messa in scena capace di presentarne sia la connotazione pre-urbana, sia le diseguaglianze sociali attraverso una capillare rappresentazione degli interni. A dominare la scena c’è il personaggio di James Delaney, che vediamo sin dalla prima sequenza fare ritorno a casa dopo una non ben definita permanenza in Africa che lo ha cambiato nel corpo ma soprattutto nell’anima. L’occasione del rientro in patria è data dal funerale del padre che non ha mai conosciuto, un facoltoso uomo di potere defunto però in maniera non onorevole dopo aver fatto scelte commerciali tutt’altro che virtuose. James arriva per riscuotere l’eredità che gli spetta ma dovrà fare i conti con un mondo decisamente diverso da quello che aveva lasciato, dove la potente Compagnia delle Indie intende prendere il controllo delle sue proprietà a partire da alcune azioni del padre al momento avvolte dal mistero.

Taboo – 1x01 Episode 1Nonostante il titolo enigmatico, il pilota di Taboo si presenta come un racconto assai convenzionale, dove a una messa in scena che ricerca atmosfere dense di mistero e una cupezza piuttosto scontata corrisponde una narrazione in cui il più tradizionale dei ritorni a casa porta da un lato a una sorta di revenge story, dall’altro alla classica rassegna di relazioni sentimental-sessuali tra il protagonista e una serie di donne messe lì apposta per agevolare ogni sua evoluzione narrativa. Da questo punto di vista, almeno a giudicare da questo pilota, ci si aspettava un maggiore coraggio (per usare un eufemismo) nel dipanare una narrazione che ad oggi sembra davvero troppo stereotipata rispetto alle ambizioni di partenza, in particolare per quanto riguarda la gestione dei personaggi secondari, per ora disposti come dei satelliti orbitanti attorno alla stella Tom Hardy, al quale è affidato il compito di reggere l’intero episodio d’apertura e, salvo stravolgimenti abbastanza imprevedibili, l’intera miniserie.

Fa impressione vedere personaggi femminili interpretati da attrici del calibro di Franka Potente e Oona Chaplin ridotti fin dall’inizio a mere funzioni, tutte quasi totalmente definite in base al loro coefficiente sessuale nei confronti del protagonista. In particolare il personaggio della Chaplin (attrice dalle grandissime doti, forse mai sfruttate fino in fondo) risulta in questo episodio d’apertura il più svilito di tutti, soprattutto in rapporto alla sua importanza nell’economia della narrazione. Zilpha, è infatti costantemente tirata per la giacchetta da una parte da un marito che sembra non amare per nulla e dall’altra dal fratellastro James, tornato dopo il lungo periodo di lontananza in Africa. Tutto questo e null’altro è per ora Zilpha, una donna plasmata dalla rivalità tra due uomini, sposata per convenienza ma col cuore altrove, che tolti l’incudine e il martello in cui gli autori la posizionano sembra non avere null’altro da raccontare, sebbene sulla carta sia tra i personaggi più importanti.

Taboo – 1x01 Episode 1Dalle relazioni tutt’altro che complesse tra i personaggi, così come dal percorso del protagonista (sebbene venduti in certi casi come perturbanti), appare chiaro che Taboo non è una serie che intende ragionare in profondità su qualsivoglia questione, né riflettere su un modello televisivo con un intento di tipo teorico e autoriflessivo. Si tratta infatti di uno show che sembra giocare sul sicuro, lavorando sulla superficie più che sulla profondità e affidandosi alle sapienti mani di Steven Knight che, forte dell’esperienza fatta con Peaky Blinders, lavora quasi col pilota automatico inserito, appoggiandosi sul carisma del suo attore protagonista.
La qualità di alcune scelte è assolutamente fuori discussione, così come il talento degli interpreti, i quali in ogni caso rappresentano un piacere per gli occhi e per le orecchie; ma è proprio per questo che stona ancora di più la povertà narrativa, arenata su logiche trite e ritrite e priva di uno sguardo che abbia anche la minima personalità. I taboo del titolo sembrano davvero lontani dall’essere messi in scena (o addirittura alla berlina) e, a parte un cupo protagonista con un rapporto ambiguo con la sorellastra, tutto il resto appare davvero troppo convenzionale per una serie di questa qualità.
A risentirne più di tutti però è forse proprio il personaggio principale, totalmente spaesato in un mondo la cui sostanza non pare minimamente paragonabile alla sua determinazione, facendolo apparire quasi come una marionetta che ciondola per i vicoli della Londra di inizio Ottocento senza quasi mai abbandonare la scena, perennemente presente ma spesso senza una reale motivazione. In questo modo anche la corporeità di Tom Hardy sembra in parte sprecata, diluita in un personaggio sempre uguale, un antieroe che si prende così tanto sul serio da apparire quasi caricaturale con le sue frasi ad effetto e la sua assoluta infallibilità.

Nonostante la cocente delusione di questo episodio d’apertura (soprattutto in relazione alle altissime aspettative), è giusto dare il beneficio del dubbio a una serie che nei prossimi episodi potrebbe cambiare marcia e diventare più convincente. Per ora però si registra un’operazione tutt’altro che coraggiosa, che ha tutta l’aria di essere un compromesso al ribasso tra Tom Hardy che ottiene la sua ipervisibilità, la BBC che guadagna un prestige drama ad alto budget con i dollari americani e la FX che può annoverare un period britannico con la Londra dell’Ottocento somministrataci un tanto al chilo.

Voto: 6-

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

7 Risposte

  1. Travolta scrive:

    Accade rarissimamente ma stavolta sono abbastanza in disaccordo con te.
    Si vero probabilmente ,come scrivi ,e’ una serie che “vuole andare sul facile” ma e” un facile che “avercene” :-) e non vedo l’ora di vedere il secondo episodio.
    Interpretazioni ottime ed atmosfere splendide per me .
    Imo altro grande prodotto BBC .
    Almeno 7 per me

     
    • Claudio scrive:

      Sono d’accordo con quanto scrivi io questo primo episodio l’ho trovato di una bellezza avvolgente e (grazie a Dio) di una lentezza “giusta”.
      Le critiche mosse in sede di recensione le ho trovate un po’ forzate.

       
      • Filippo scrive:

        Il problema non è affatto il ritmo dell’azione, che è “lento” – sì – ma poco importa. Il problema è che questo respiro così calmo e pacato non è sorretto da dialoghi interessanti, da una regia dettagliata, da una bella fotografia o da una colonna sonora evocativa (neanche un main theme, cavolo!). Anche True Detective, The Wire, Fargo sono serie “lente”, ma con le loro infinite qualità hanno saputo trasformare la lentezza in bellezza, in movimento interiore, in contemplazione. Una lentezza fine a se stessa, altrimenti, diventa noia.

        Per me invece le critiche mosse dalla recensione colpiscono in pieno le debolezze di questo pilot. Non fosse per la bravura di Hardy questo pilot sarebbe il deserto, dai.

         
  2. Filippo scrive:

    Recensione perfetta. Temevo di essere l’unico rimasto deluso. E dire che gli ingredienti giusti c’erano tutti: Tom Hardy, la BBC, il setting, il plot che si intravedeva dal trailer, persino il titolo… eppure di tutto questo non è rimasta che una traccia vaga, indistinta, approssimativa, una trama che più tradizionale non si può, una regia abbastanza monotona, una colonna sonora inesistente (!) e in generale un senso di noia per l’intera durata della puntata.

    É chiaro che stiamo ancora parlando del primo episodio, che la storia e il “taboo” devono ancora mostrarsi in ogni risvolto (spero) e naturalmente continuerò a vederla (perché appunto le aspettative erano/sono altissime) ma per adesso mi riservo un po’ di delusione. Speriamo bene.

     
  3. Attilio Palmieri scrive:

    Travolta, la mia delusione va ovviamente rapportata alle aspettative. Alla fine il mio e il tuo voto differiscono solo di un punto. Non tanto dai.
    Certo, avercene di serie così, anche se questo discorso poteva esser vero 4-5 anni fa, oggi in un’era di peak tv, con centinaia di serie all’anno, forse non abbiamo così tanto bisogno di serie che preferiscono terreni sicuri ad altri più rischiosi, specie se dietro ci sono certi nomi e certi investimenti.

    Claudio, spero che i prossimi episodi ti daranno ragione. Io, come ho scritto nella recensione, trovo che la serie abbia tanti lati positivi, soprattutto nelle atmosfere e nella fotografia (seppur non la trovi “di una bellezza avvolgente”, ma qui forse è un fatto meramente di gusti). Spero che però oltre alla superficie, visto che le puntate non durano pochissimo, ci sia anche altro di interessante. Per ora quest’altro a me ha deluso, ma sono prontissimo a ricredermi nei prossimi episodi.

    Filippo, per ora concordo con te, pur non essendo la mia una stroncatura, ma solo una recensione dominata dalla delusione di chi si aspettava molto di più. Aspettiamo i prossimi episodi e poi facciamo nuove valutazioni.

     
  4. Paolo scrive:

    Nella mia personalissima opinione……una serie funziona se riesce a trasportarti in un mondo immaginario che sembra reale a tutti gli effetti.
    E Taboo ci riesce…..
    Ci metterei la firma se di serie televisive ne uscissero almeno tre o quattro all’anno, in grado di presentare caratteristiche analoghe.
    Attori di carisma e di sicuro mestiere, ambientazione accurata, storia che lascia aperte più direttrici (anche esoteriche), e un uomo imperfetto che osa mettersi contro il mondo.
    Un mondo dove l’avidità (tra le altre cose) aveva ancora connotazioni umane, anche se in modalità del tutto disumane.
    Se gli inglesi, allo zenith della loro pervasiva appropriazione delle ricchezze del globo, potrebbero essere stati la reincarnazione degli antichi romani – che di smodati appetiti erano assoluti maestri – allora chi meglio di loro per far da cornice al classico canovaccio “un uomo solo contro tutti”?
    Nel proseguo mi aspetto una decisa virata verso le dimensioni del soprannaturale……
    Voto: 8

     
    • Filippo scrive:

      Ecco, io proprio in quelle virate al soprannaturale e all’esoterico spero! Il pilot è stato fin troppo “tradizionale” proprio per quello che faceva presagire il promo iniziale. In questo ha ragione Attilio quando parla di coraggio mancante. Ma ripeto, dita incrociate.

       

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