Prison Break – 5×01 Ogygia


Prison Break – 5×01 Ogygia Michael Scofield… was like a storm.
But storms, they can come back, can’t they?

La morte, in televisione, è stata trattata e maltrattata da sempre, raccontata con rispetto e irriverenza, con linguaggi alti e bassi e coniugata trasversalmente per ogni genere, dal drama alla comedy, passando per tutte le sfumature che stanno nel mezzo.
Se ad una prima occhiata si poteva pensare che la morte, nella sua accezione più nobile, sarebbe potuta essere uno dei grandi temi del ritorno in TV di Prison Break, è chiaro solo ora che su questo tema non verrà fatto nessun tipo di approfondimento; le aspettative – per chi le avesse – vanno ridimensionate: la quinta stagione dello show non è niente di più di quello che sembra, un’operazione nostalgia per vecchi fan.

Prison Break – 5×01 OgygiaNato nel 2005, cavalcando l’onda lunga del successo di altri show dello stesso tipo come 24, Prison Break ha saputo imporsi fin da subito nel panorama televisivo del momento creando un nuovo genere, talvolta copiato negli anni a venire, ma mai con la stessa forza: un ibrido formato dall’unione di action, thriller, drama e fortemente influenzato dai videogiochi, tanto da copiarne la struttura a livelli, che poi è diventata il suo tratto distintivo. L’iconica prima stagione dello show metteva in scena una grande evasione dalla prigione di Fox River, in Illinois, orchestrata dal protagonista Michael Scofield  ingegnere che aveva disegnato il penitenziario in cui si era fatto rinchiudere con lo scopo di salvare suo fratello, un innocente condannato alla sedia elettrica, anch’esso ospite della struttura.

Prison Break – 5×01 OgygiaDopo quattro anni di caccia al topo e un epilogo tragico, Prison Break continua ad alzare l’asticella senza mai abbandonare le sue origini e ripropone un’altra evasione, la più difficile che ci sia: quella dal mondo dei morti. Michael Scofield è ritenuto morto dal mondo, tutti pensano che stia riposando sotto la lapide che riporta il suo nome, ma una misteriosa foto lo immortala all’interno di una nuova prigione, questa volta in Yemen. Paul Scheuring, storico creatore dello show, cerca di venderci questo per tutta la puntata, l’ennesima evasione di Michael, il suo più grande piano escogitato non si sa come; il mistero della sua resurrezione (non a caso questa nuova stagione è chiamata Prison Break: Resurrection) tiene banco per tutto “Ogygia”, accompagnandoci in un viaggio che ripercorre la storia dei protagonisti dalle origini e facendoceli rivedere dopo anni. Lo scopo di questo revival/nuova stagione sta tutto qui, nella voglia di capitalizzare al massimo il meccanismo del prima-dopo, che mostra il “com’erano” e il “come sono” a confronto, con una grossa lente d’ingrandimento puntata su tutto il cast – e se ne parlerà in seguito.

Prison Break – 5×01 OgygiaNon essendoci mai stata una grande profondità di sottotesto dietro a Prison Break, mai come in questo caso è utile analizzare più il come che il cosa, ponendo l’attenzione sulla forma e meno sul contenuto, per una serie che si è sempre presa la libertà di infrangere qualsivoglia regola dettata dal buonsenso; per questi motivi la resurrezione di Michael Scofield è in linea con tutto quello che è accaduto nelle puntate precedenti e va accettato, anche se così facendo il gradevole series finale del 2009 perde un po’ di senso. In questo caso, come entrano in scena Michael, Lincoln, Sara e gli altri ha più importanza di quello che fanno: il ritmo e lo stile con cui i personaggi si rivedono dopo sette anni di lontananza è la trama stessa di “Ogygia” ed è tutto quello che sta a cuore a Scheuring; i problemi più grossi, però, stanno proprio qui, nella mancanza di pathos nel rivedere i protagonisti.

Storms, they can come back. Can’t they? Question is, if they come back, is it the same storm, or has something changed?

Prison Break – 5×01 OgygiaOltre al tema della morte e del reincontro – entrambi finalizzati a soddisfare il pubblico storico della show –, c’è un terzo tema, anch’esso votato ai vecchi fan, che può essere sfruttato a lungo termine: il tema del cambiamento. “Ogygia” ha fatto suo questo tema nel modo più superficiale possibile, puntando solo sulla sorpresa, ma le parole di Sara in chiusura di puntata fanno sperare che qualcosa di più profondo possa già essere nella testa di Paul Scheuring: “le tempeste ritornano, ma quando lo fanno sono sempre le stesse o sono cambiate?” si chiede la donna e insieme a lei anche il pubblico. Prison Break raramente è andato oltre all’azione e al genio di Michael Scofield e sperare in un risvolto psicologico proprio in un ritorno di questo tipo sembra vano. È troppo presto per fare valutazioni qualitative, ma le premesse non sono per niente rassicuranti.

È chiaro che la quinta stagione di questo storico show di Fox sia un’operazione commerciale prima di qualsiasi altra cosa e proprio per questo è vitale che le prossime puntate rispettino fedelmente lo stile delle prime stagioni, il background dei personaggi coinvolti, ma soprattutto siano molto godibili, per soddisfare il pubblico che già conosce la storia e cercare di conquistare qualche nuovo spettatore.

Voto: 6

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Informazioni su Davide Canti

Noioso provinciale milanese, mi interesso di storytelling sia per la TV che per la pubblicità (in fondo che differenza c'è?!). Criticante per vocazione e criticato per aspirazione, mi avvicino alla serialità a fine anni '90 con i vampiri e qualche anno dopo con delle signore disperate. Cosa voglio fare da grande? L'obiettivo è quello di raccontare storie nuove in modo nuovo. Intanto studio, perché il pezzo di carta è importante, si sa! "I critici e i recensori contano davvero un casino sul fatto che alla fine l'inferno non esista." (Chuck Palahniuk)

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