The Americans – 5×05 Lotus 1-2-3 3


The Americans - 5x05 Lotus 1-2-3Giunta al quinto episodio, The Americans si addentra sempre più nel vivo del racconto, portando a un punto di svolta il lento ma inesorabile processo di scardinamento dei precari equilibri che tengono in piedi la relazione tra i Jennings e quella con la madrepatria.

This has been hard for me, for a long time.

The Americans - 5x05 Lotus 1-2-3Il protagonista assoluto del racconto è Philip, attraverso il quale gli autori ci permettono di misurare, ancora una volta, le pesanti conseguenze che l’attività per il KGB ha non solo sul nucleo famigliare ma anche sulla coscienza e sull’identità dell’uomo. A ben vedere la crisi di Philip, frutto delle sue incertezze circa l’operato dell’Unione Sovietica, è un tema che ha accompagnato la serie di Weisberg fin dai suoi esordi, dando vita a un lento e stratificato processo di costruzione per accumulo che, pur avendo già conosciuto diversi picchi, ora sembra essere giunto in prossimità di un punto di non ritorno. Era infatti inevitabile che lo show, con l’avvicinarsi del finale, tornasse con prepotenza a riflettere su un aspetto così fondamentale della narrazione. In quest’ottica non è affatto un caso che, in apertura, gli autori scelgano di mostrarci nuovamente un flashback dell’infanzia di Philip, il quale si rivela decisivo per comprenderne lo stato d’animo lungo tutto il corso della puntata: pur sembrando in apparenza ridondante – in quanto mette in scena il passato di povertà di cui aveva già parlato a Tuan – la sequenza permette infatti di mettere meglio a fuoco il disperato bisogno di Jennings di trovare una motivazione forte per continuare (o tornare?) a credere nella causa, nonostante gli enormi sacrifici, sia in termini affettivi che etici, che questo comporta.

He’s shaky.

The Americans - 5x05 Lotus 1-2-3Se la minaccia della distruzione delle già scarse risorse alimentari russe era finora a stento riuscita a soffocare i dubbi e il senso di colpa dell’uomo, ecco che la scoperta delle vere motivazioni che si celano dietro gli esperimenti della Agricorp – il primo vero colpo di scena regalatoci da questa stagione ­– si abbattono su di lui con una forza inaudita, rivelandogli tutta l’inutilità e l’efferatezza delle sue azioni. Philip non ha mai avuto la fede e la determinazione di Elizabeth – quella che le permette di superare l’iniziale turbamento e razionalizzare l’uccisione di un innocente –, ma le sue fragilità appaiono sempre più acuite dal timore che l’identità di spia prenda definitivamente il sopravvento su quella di marito, amico e soprattutto di padre: alla fatica e al senso di colpa dell’uomo nel continuare a intessere, dopo Martha, relazioni tanto intime quanto fasulle, con tutte le conseguenze che questo può avere anche sul rapporto con Elizabeth, si aggiunge infatti il sospetto che anche la nuova relazione amorosa di Stan, con il quale, nonostante tutto, ha stretto un sincero legame d’amicizia, sia in realtà frutto dell’intervento del KGB.

Maybe I’m meant to be alone.

The Americans - 5x05 Lotus 1-2-3A colpire ancora più nel profondo Philip è però la consapevolezza – che di nuovo si richiama al flashback, in cui vediamo comparire suo padre – di non essere in grado di dare ai suoi figli ciò di cui hanno bisogno, che sia questo il banale desiderio di vivere una normale vita da adolescente o una semplice richiesta di attenzioni: da un lato infatti troviamo Paige che, in una toccante sequenza che li vede protagonisti, dà voce al timore di Philip di averla condannata a una vita di menzogne e solitudine troppo simile alla sua, e dall’altro vediamo la reazione di Henry allo stupore dei genitori di fronte alla scoperta delle sue doti, chiaramente frutto del loro disinteresse nei confronti del figlio minore. Ed è in questa prospettiva che, inevitabilmente, vanno lette anche le vicende che vedono protagonista Mischa, di cui Philip è, al momento, ancora all’oscuro. Come sottolinea la stessa Claudia, padre e figlio condividono gli stessi dubbi circa le politiche messe in atto dalla madrepatria, e se in questa prospettiva la scelta di impedire un incontro che potrebbe alterare ulteriormente il precario stato emotivo di Philip risulta più che comprensibile, dall’altro è quasi impossibile non identificare proprio nel ragazzo e in questa decisione del KGB ciò che porterà Jennings a un definitivo punto di rottura.

No, no. It’s us, Elizabeth. It’s us.

La bellissima sequenza di chiusura in cui Philip ammette le sue difficoltà a Elizabeth, che dal suo canto cerca in modo pragmatico di risolvere la situazione offrendo di occuparsi da sola delle missioni eticamente delicate, torna infine a mettere l’accento sulla dimensione di coppia, a conferma di come il vero cuore pulsante del racconto sia costituito sempre e comunque dai Jennings e dalla loro relazione: il rifiuto di Philip, accompagnato da quell’“It’s us” e dall’inquadratura finale che li vede contrapposti a un capo e all’altro del tavolo ribadisce al tempo stesso la forza del loro legame e la distanza che li separa, lasciando presagire un nuovo momento di crisi anche all’interno della coppia.

Nel complesso, nonostante le storyline di Oleg e dell’FBI restino ancora in disparte, faticando quindi a destare un vero interesse nello spettatore, “Lotus 1-2-3” risulta un episodio narrativamente più coeso e denso rispetto ai precedenti, confermando come la serie di Weisberg continui a essere, al netto di qualche ripetitività nelle dinamiche messe in scena e di qualche lungaggine, uno dei migliori quality drama in circolazione.

Voto: 8-

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3 commenti su “The Americans – 5×05 Lotus 1-2-3

  • Gaia

    A mio personalissimo parere, nulla, nel panorama seriale attuale, riesce a raggiungere i livelli altissimi che The Americans ha sempre avuto, e continua ad avere.
    Non solo da un punto di vista telefilmico, ma soprattutto emozionale e, oserei dire, storico.
    Mai come adesso, le conseguenze della “scelta di vita” di Elizabeth e Philip stanno avendo ripercussioni serie su di loro, e sopratutto, sulle persone che amano, vedi anche il possibile doppio gioco di Renee con Stan… ma ciò che mi sta segnando di più in questa stagione è Mischa, il suo sguardo insieme triste e speranzoso. Penso che lui sarà la chiave di molte questioni sospese!
    E mai, come in questa annata, la perenne sensazione di ansia si mischia ad una di tristezza profonda, per delle vite che sono state realmente segnate da quel periodo storico.

     
  • jacob

    henri il figlio fantasma che spunta al bisogno…. la meccanicità del suo utilizzo è un po’ ridicola però.
    solitamente preferisco le serie brevi, ma the americans per sviluppare per bene tutte le trame e i personaggi necessiterebbe di qualche episodio in più per stagione…
    buono nel complesso

     
    • Setteditroppo

      E’ ingeneroso il tuo giudizio su henry, anche se comprensibile. E’ vero, è un personaggio un po’ senz’anima ma non potrebbe essere che così, se ci pensi. E’ il classico personaggio meramente funzionale al racconto, o per dirla in altro modo, è una bomba ad orologeria pronta ad esplodere. Mi pare che gli autori vogliano tenersi aperta la possibilità di innescare – quando sarà il momento – il detonatore Henry, per far precipitare il dramma (credo che abbia questa funzione altrimenti avresti ragione tu); in quest’ottica la sua gestione è accettabile. D’altra parte se fosse un personaggio a tutto tondo risulterebbe un doppione della sorella e dunque poco interessante, non credi?