The Get Down – 1×07 Unfold Your Own Myth


The Get Down – 1x07 Unfold Your Own MythThe Get Down, uno degli show più costosi di sempre, inaugura la seconda parte di stagione con un episodio volutamente di raccordo, particolarmente esibizionista e scintillante, mantenendo e – per tanti versi – amplificando lo stile unico che l’ha contraddistinto nei sei episodi precedenti.

Bronx, 1978. L’asse temporale viene portato avanti di un anno e con questo anche le vite dei protagonisti, che crescono contemporaneamente al loro degradato quartiere, luogo ormai proverbiale e che più di tutti sta facendo ciò che dice il titolo dell’episodio: realizzare, provare a rendere reale la propria leggenda. The Get Down Brothers e Shaolin Fantastic, Mylene con le sue Soul Madonnas, ma anche i fratelli Pastor Ramon e Papa Fuerte, tutti stanno cercando il modo per concretizzare i sogni di una vita, accorgendosi però di quanto la strada sia lunga ed accidentata, un percorso fatto di molti dubbi e forse troppe rinunce.

The Get Down – 1x07 Unfold Your Own Myth Come si diceva all’inizio, la serie ha uno stile unico, nata dalla mente di uno dei registi più glam e contemporaneamente camp del cinema attuale, quel Baz Luhrmann che ha fatto della vorticosità caleidoscopica tra colori e storia, dell’esagerazione visiva e del pastiche a tutto tondo la sua cifra stilistica, dove la grandiosità dell’architettura visuale orchestra e rende gigantesco un racconto di formazione molto più classico. Forse in modo ancora più compiuto rispetto ad alcuni episodi precedenti, complici la sapiente scrittura di Stephen Adly Guirgis da un lato e la bellissima (e complessa) regia di Lawrence Trilling dall’altro, “Unfold Your Own Myth” riesce a sfruttare fino in fondo le potenzialità sia della narrazione che dello stile, mischiandone sapientemente i punti di forza. Il tema principale dell’episodio è il bivio, la sensazione di essere costantemente abitati e sospesi tra due nature, due anime, che tra loro sembrano non avere nulla in comune, se non di dimidiare la stessa mente e lo stesso corpo.

The Get Down – 1x07 Unfold Your Own MythEzekiel
ne è ovviamente l’esempio principale. Il talento che gli scorre nelle vene, nella voce e nella scrittura lo caratterizza e lo distingue rispetto ai suoi coetanei; è un piccolo eroe decadente della periferia newyorkese, il ragazzino protagonista della fiaba, che mentre lotta con il mondo circostante, lo fa innanzitutto con se stesso per dare forma al suo futuro. Uno dei passaggi più belli dell’episodio viene costruito proprio intorno a lui che ne diventa ancora una volta l’autore interno, firmando una lettera rivolta a Yale, il college simbolo che potrebbe liberarlo dalle catene del Bronx e dalla criminalità che quel quartiere rappresenta, ma di cui è profondamente innamorato: un luogo che è contemporaneamente casa e prigione. Allo stesso modo, il grande amore per Mylene ha le stesse sembianze, perché la devozione per il loro amore rappresenta allo stesso tempo la purezza dei sentimenti ma anche l’ostacolo per le loro crescite individuali. E allora cosa scegliere? Non esiste una risposta, ma la struttura con cui viene costruito questo passaggio ha tutta la potenza che serve per rendere perfettamente la portata di questo grande dubbio.

The Get Down – 1x07 Unfold Your Own Myth Poi c’è anche l’altra anima di Ezekiel che ha il volto di Shaolin Fantastic, lo stesso che per tutto il tempo della serata, nel locale che Cadillac gli ha permesso di mettere in piedi, ha solo sguardi di gelosia e disapprovazione verso l’entusiasmo dell’amico nel vedere l’esibizione di Mylene in televisione. Per Shao la dualità sta nella condivisione di spazio e tempo tra l’aspirazione ad essere il grande dj che ha sempre sognato e l’impossibilità di liberarsi della sua professione di spacciatore. Tra i personaggi principali della serie, il ragazzo con le Puma rosse è forse quello che più di tutti viene fuori solo dalle parole di Zeke, quasi fosse davvero un personaggio a cui lui e solo lui può dare vita, una sorta di antagonista alla Lucignolo per Pinocchio, che nel suo essere una cattiva influenza (come direbbe un bravo genitore) nasconde tutta l’ingenuità del ragazzino troppo spaventato ed ingenuo per chiedere aiuto. Molto più che gli altri componenti dei The Get Down Brothers, è Shao l’altro grande pezzo del cuore e della personalità di Zeke, simbolo e personificazione del Bronx e del senso di appartenenza al posto, al gruppo, alla comunità.

The Get Down – 1x07 Unfold Your Own MythMylene rappresenta invece l’aspirazione o l’illusione alla fuga. La ragazza di chiesa, figlia di un rigido pastore ma nipote di una delle maggiori autorità del quartiere, è anche lei “naturalmente” un essere a metà, incastrata tra le bugie della madre e dello zio e l’ipocrisia del padre, che sul suo successo sta provando a costruire anche quello della sua chiesa. Sin dall’inizio, Mylene è stata la voce che cantava a Zeke di luoghi lontani, della realizzazione in grande della loro vita, del riconoscimento plenario del loro talento e quindi la voglia di raggiungere l’agognato successo. La strada che ha in mente per se stessa è molto chiara, o perlomeno è quella che più di tutti finora ha combattuto per ottenere visibilità, per usare ciò che la natura le ha dato come il lasciapassare per uscire da una vita che non le piace – ma in cui ad oggi è più incastrata che mai. Se da un lato deve il suo successo al compromesso che ha trovato nell’essere una cantante della disco-music ma con testi della chiesa, allo stesso tempo ha così firmato la sua condanna ad un futuro esilio, soprattutto quando l’entourage che viene qui introdotto la porterà alla ribalta come la nuova Donna Summer.

Altro pezzo fondamentale del puzzle sono i ragazzi del gruppo, su cui spicca uno dei personaggi più interessanti, Dizzee o in arte Rumi 411, che aggiunge alla stratificazione stilistica di The Get Down anche il disegno, il fumetto, l’altro mezzo per raccontare le loro avventure e per non dimenticare il Bronx dei graffiti e dei graffitari. Anche qui vediamo perfettamente la questione della dualità: l’illegale che si trasformerà in arte, così come i dischi che vengono “maltrattati” diventeranno uno dei generi più importanti e caratterizzanti degli anni a venire, portatori non solo di storie personali, ma di identificazione di una generazione, di un luogo, di un mondo ben preciso. Nello stesso modo, Zeke crescerà per diventare il rapper che apre ogni episodio, che racconta nelle sue parole la loro storia, appunto, facendoci vedere come quel bivio dell’adolescente materializzerà l’uomo del futuro.

Un episodio denso, bello e scorrevole, che apre ai prossimi cinque e ci “costringe” a vederli – anche questa volta – uno dietro l’altro, ovviamente in pieno stile Netflix.

Voto episodio: 8

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Informazioni su Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

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