The Good Fight – 1×07/08 Not So Grand Jury & Reddick v Boseman 3


The Good Fight - 1x07/08 Not So Grand Jury & Reddick v BosemanIn questa coppia di episodi The Good Fight si spinge oltre nell’analizzare la posizione dello studio legale che stiamo imparando a conoscere, ponendolo nella condizione di essere sotto attacco sia dall’esterno, con Kresteva, che dall’interno, con il ritorno di Carl Reddick e lo scontro tra le visioni dei soci fondatori. 

Ciò che inoltre accomuna le due puntate è la sorprendente capacità di affrontare le tematiche legate ad uno studio a prevalenza (e fondazione) afro-americana da punti di vista scomodi, quasi, potremmo dire, politicamente scorretti: sia in “Not So Grand Jury” che in “Reddick v Boseman” la tematica razziale viene analizzata in modi inaspettati, come arma di difesa più che di attacco nel primo, e come realtà frammentata al suo stesso interno nel secondo, con visioni che non collimano, in una continua lotta tra idealismo e pragmatismo, tra passato e futuro.

1×07 Not So Grand Jury

The Good Fight - 1x07/08 Not So Grand Jury & Reddick v BosemanSi ricomincia proprio da dove ci aveva lasciato l’episodio precedente, con la scoperta da parte di Lucca che il padre di Maia avesse rivelato la finta notizia di Travis Leopold, ingegnosamente inventata da Elsbeth. La capacità di rendere Maia (una molto brava e credibile Rose Leslie) così centrale in un racconto che è dominato dalla storia dei Rindell, ma senza per questo farla diventare sovrastante rispetto agli altri, è una delle caratteristiche che rendono questo The Good Fight un progetto così riuscito: il potenziale corale che dominava The Good Wife (che aveva con tutti i personaggi, comparse incluse, un trattamento di favore, ma che ovviamente aveva Alicia al centro di tutto) trova qui uno sviluppo completo, e non era scontato, visto soprattutto l’alto numero di personaggi del cast.

The Good Fight - 1x07/08 Not So Grand Jury & Reddick v BosemanSono i confronti, brevi ma di grandissima carica, tra Maia e suo padre a trasmettere l’ambivalenza della posta in gioco, la capacità di un padre di sacrificare tutto – anche un’amica – per salvare la figlia e l’impossibilità di quest’ultima di far parte di questo progetto, con la sua totale adesione alla medesima ottica che porta Adrian a non accettare le dimissioni di Diane quando questa capisce di avere il mirino di Kresteva addosso. Ci si difende e lo si fa facendo quadrato attorno alle persone che sono in difficoltà, se queste sono innocenti; e quando non lo sono (come per Diane, che nel caso di “police brutality” che l’ha portata nel nuovo studio ha effettivamente superato il confine della legalità), si contestualizza e si cerca di capire, di far capire, che c’è qualcosa di più importante – la verità – che va tutelato, anche a volte andando oltre quei confini legali e burocratici che ben delineano le regole del gioco.

The Good Fight - 1x07/08 Not So Grand Jury & Reddick v BosemanMa, come si diceva, gran parte dell’attrattiva dell’episodio è proprio l’approccio al tema razziale, che si interseca a stretto giro con quanto appena detto: la verità, ossia che Kresteva non ha alcuna intenzione di farli condannare ma di farli andare in bancarotta, è sufficiente a determinare le pessime intenzioni dell’uomo e dunque a decidere di cambiare le regole del gioco. Fare leva sulla propria natura di studio afro-americano, inducendo quindi a credere che la mossa di Kresteva sia spinta da obiettivi razzisti, è una mossa del tutto inaspettata in un racconto del genere, eppure perfettamente a fuoco: Kresteva non sta giocando con regole pulite, e questo richiede una risposta che lo danneggi allo stesso modo.
Sarebbe stato estremamente più facile per gli autori rappresentare il tema razzista in altri termini, più “classici”, in cui l’attacco è purtroppo ampiamente previsto, invece è lo studio stesso a fare suo quello strumento: sono Barbara e Adrian a riappropriarsi di quel razzismo e in questo modo a svuotarlo del suo significato lesivo, aiutati in questa operazione da quella che qui è la minoranza bianca, una Diane e una Marissa che si uniscono al piano senza il minimo dubbio.

È l’unione di questa trovata e del caso civile portato avanti da Elsbeth a distruggere (almeno per il momento) il piano di Kresteva: la scoperta dell’accordo stretto con Rindell riporta tutto il discorso della puntata a stringersi attorno al concetto di giusto e sbagliato, di legame famigliare e di rapporti umani. Può essere scontato che un padre difenda la figlia a ogni costo (e anche se stesso, ovviamente), ma non lo è altrettanto che una figlia lo faccia per la sua madrina, o per chiunque altro, contro la propria stessa famiglia. È su queste dicotomie e sulla differenza nell’affrontarle che lo show fa un ottimo lavoro, come la serie madre – e potenzialmente anche meglio.

1×08 Reddick v Boseman

The Good Fight - 1x07/08 Not So Grand Jury & Reddick v BosemanLa lotta da esterna diventa interna, con un episodio in cui il ritorno di Carl Reddick piomba nella narrazione senza preavviso, come l’inizio della puntata perfettamente rappresenta: la capacità dell’anziano fondatore di catalizzare l’attenzione e soprattutto di attirare magneticamente le persone a sé, allontanandole da Adrian e dal suo modo di portare avanti lo studio, è enunciata proprio in quei primissimi minuti. Abbiamo già avuto, con The Good Wife, l’esperienza del ritorno del “terzo litigante”, che allora era Stern e che era profondamente diverso da Diane e da Will – e non a caso Barbara e Adrian si stanno configurando esattamente allo stesso modo, come la coppia lavorativa che funziona e che difende l’altro in caso di necessità.

Qui non è solo una questione di essere una persona diversa, ma di appartenere ad un’altra epoca, in cui la lotta per le questioni razziali era molto più serrata e necessariamente oppositiva proprio perché le istanze che si portavano avanti dovevano controbattere a quei diritti umani calpestati quotidianamente.
Intendiamoci, non è che oggi la situazione sia risolta, al contrario: ma il modo di Adrian (e di Barbara, e in generale dello studio) di trattare la questione si trova proprio in quel riappropriarsi del problema e di svuotarlo di senso. Ecco perché avere Chumhum, che ha solo il 2% di impiegati neri, come cliente rappresenta qualcosa di impensabile per Carl: perché la sua lotta è ferma all’aspetto oppositivo, mentre quella dello studio è diventata sì lotta, ma che passa attraverso la costante integrazione.
La questione stessa di Padre Jeremiah, che pure risulterà innocente e anzi al centro di un attacco della destra alternativa, viene osservato da Carl nell’ottica della fedeltà più assoluta, mentre Adrian valuta la situazione senza escludere nessuna possibilità – nemmeno la più atroce.
The Good Fight - 1x07/08 Not So Grand Jury & Reddick v BosemanL’idea di trattare il tema razziale anche nelle sue contraddizioni interne è sottolineato dal fatto che proprio per questo caso si tira in ballo il nome stesso della serie. È Barbara infatti a dire “Carl, wait, we are here, fighting the good fight. That’s what we’re doing”, ed è questo che dà maggior significato alla loro lotta per l’uguaglianza: non avere nessun altro obiettivo se non quello di provare ad essere sempre nel lato più giusto della battaglia.
Se la questione dello studio occupa entrambe le puntate, lo fa anche quella dei Rindell, che in questo episodio sfiora il suo punto più drammatico con il tentato suicidio di Henry e la fine della relazione tra Lenore e Jax: come questo influenzerà il caso del “Ponzi scheme” sarà di certo argomento degli ultimi due episodi della stagione.

Non era facile prevedere che uno spin-off di una serie così nota, e per di più con così tanti personaggi in comune, potesse avere questi risvolti: non era facile nemmeno pensare ad un rinnovo, con tutte le condizioni legate alla piattaforma e che sono già state spiegate precedentemente.
Eppure The Good Fight si sta rivelando una sorpresa continua: anche nelle parti meno a fuoco (la linea romantica di Lucca e Colin) si ha comunque sempre l’impressione che venga gestita al meglio, che tornerà utile, che in qualche modo, anche quando non sembra, occupi il posto giusto al momento giusto. E, nonostante tutte le previsioni, la serie ha già un rinnovo per una seconda stagione, dopo esserselo guadagnato di diritto: con episodi come i precedenti, che hanno fatto dell’adesione alla contemporaneità uno dei punti più alti al momento in televisione, e con questa coppia di puntate, che brilla rispetto a molte altre rappresentazioni degli stessi temi per originalità del punto di vista e soprattutto per senso di realtà e sensibilità sociale.

Voto 1×07: 8½
Voto 1×08: 8+

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Informazioni su Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.


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3 commenti su “The Good Fight – 1×07/08 Not So Grand Jury & Reddick v Boseman

  • Genio in Bottiglia

    A me invece queste due puntate sono apparse come un passo indietro in una stagione comunque ottima. Sia la puntata del Grand Jury che quella di Carl mi sono parse riproposizioni di situazioni già viste nella serie madre. Spero solo non diventi un’abitudine.

     
    • Federica Barbera L'autore dell'articolo

      Capisco quello che intendi sulla riproposizione, ma per me non sono affatto un passo indietro, anzi. L’idea di rimettere in scena delle cose già viste cambiandone però il contesto (in questo inserisco il mio discorso sul razzismo) è a mio avviso parte di un progetto molto più stratificato, che proprio nella riproposizione trova il margine per elaborare le differenze e l’evoluzione in un altro ambito.
      Certo, episodi come “Stoppable: Requiem for an airdate” sono talmente calati nella contemporaneità che brillano di luce propria, ma è anche vero che lo fanno in modo molto diretto, quindi “facile” da riconoscere e da apprezzare. Questi, secondo me, sono esempi di un lavoro altrettanto innovativo ma un po’ più nascosto, che lavora in modo meno immediato ma altrettanto efficace.

       
    • Travolta

      Anche secondo me queste due puntate sono state un passo indietro e le ho trovate le piu’ deboli di quelle viste finora.
      Intendiamoci sempre una serie godibile e che divoro appena esce ma temo pure io che si vada verso un “gia’ visto” ,speriamo di no 🙂