The Good Fight – 1×09/10 Self Condemned & Chaos 2


The Good Fight – 1x09/10 Self Condemned & ChaosCon il nono e il decimo episodio arriviamo alla conclusione del primo ciclo narrativo di The Good Fight, l’esordio nel mondo della produzione originale per CBS All Access già rinnovato, meritatamente, per una seconda stagione.

Il destino degli spinoff è sempre qualcosa di profondamente incerto: in buona parte dei casi si tratta di un’operazione economica che nasce dalla spinta da parte della produzione di confermare il successo di quanto già mostrato con la serie originale e sperare che la magia possa di nuovo accadere. Se in molti casi queste operazioni si sono rivelate se non fallimentari quantomeno poco proficue, molto particolare è stato il caso di questo The Good Fight. La serie, infatti, non solo nasce da un’altra – The Good Wife, appunto – che, pur avendo goduto di altissima considerazione critica, non ha mai brillato per quanto riguarda gli ascolti, ma viene altresì trasmessa da una nuova piattaforma streaming alla sua prima produzione originale.

Detta in poche parole, la speranza che la serie potesse aver successo era davvero flebile; non dev’essere stato così se è già giunta la conferma di una seconda stagione. In effetti non ci sono molti spettatori in disaccordo nel sostenere quanto questa serie si sia rivelata in forma ed assolutamente coinvolgente. Ci sono due punti di vista principali da cui guardare la serie e di conseguenza valutarne la scrittura: con gli occhi di chi The Good Wife non l’ha mai seguito e con quelli di chi, invece, ha percorso tutte le sette stagioni con Alicia Florrick.

The Good Fight – 1x09/10 Self Condemned & ChaosPur nella considerazione che chi scrive fa orgogliosamente parte di questo secondo gruppo, è innegabile la sensazione che uno spettatore novello sia capitato in una serie che mostra tutto il meglio di The Good Wife: questa stagione sembra condensare in sé ciò che la scrittura dei coniugi King ha sempre promesso e lo ha ripulito dalle scorie dovute alla stanchezza che ha caratterizzato soprattutto l’ultima stagione. Anche se non del tutto priva di storyline all’apparenza senza un’evoluzione precisa (su tutte si ha l’impressione che non si sia deciso come caratterizzare Barbara), la prima stagione di The Good Fight è un successo su tutta la linea, un prodotto che in dieci episodi – e non più gli oltre venti obbligatori alla serie madre – è riuscito a condensare la summa della scrittura dei King, aggiungendoci qualche elemento nuovo.

La paura principale, infatti, per chi aveva già seguito The Good Wife è che si fosse semplicemente alle prese con una ottava stagione ripulita dalla presenza dei Florrick. Il rischio era altissimo: perché cambiare una formula che abbiamo visto già più volte funzionare così bene? Ecco, al netto di qualche momento che è sembrato richiamare l’ennesima riproposizione sul tema (nel nono episodio l’amante che incastra Sweeney sa di già visto), in linea di massima questo non avviene e a giovarne è una forte variazione. Ciò che si conserva è la formula ben rodata di una scrittura che sa alternare momenti di intenso dramma a divertenti giochi di comicità classica, senza mai dimenticare tematiche di ampio, ampissimo respiro.

The only constant we have is the law.

The Good Fight – 1x09/10 Self Condemned & ChaosChe cos’è la memoria e quanto possiamo davvero fare affidamento su di essa? È questo l’interrogativo che guida con grande intelligenza “Self Condemned”, con una Maia alle prese con il ricordo di avvenimenti accaduti anni prima. Quanto sapeva del piano dei suoi genitori per truffare decine e decine di persone? Che cosa ricorda e quanto può esser certa di ciò che sta dicendo? Se il nono episodio prova a toccare tematiche generali sul senso stesso della memoria e di come talvolta essa possa essere “selettiva” al fine di proteggerci, è il decimo e conclusivo episodio a splendere in maniera particolare (in una puntata che grazie anche alla regia dinamica ed ispirata di Robert King risulta essere la migliore della stagione) perché va a toccare i temi più cari agli autori, quelli che hanno a che fare con la politica e la società che cambia. Ancor più che su tematiche di ordine umano, infatti, i King sono perfettamente a loro agio quando devono cercare di interpretare la società americana, soprattutto quando si tratta di un mondo con cui non si possono trovare d’accordo. Espliciti sostenitori di Hillary Clinton alle scorse elezioni politiche, i due sono in modo evidente rimasti spiazzati (e non sono certo gli unici negli States) dalla vittoria di Donald Trump, contrari a tutto ciò che egli rappresenta e che professa.

Con la solita intelligenza che li contraddistingue, però, essi si occupano non tanto di attaccarne la figura, ma di interrogare, attraverso i propri personaggi, le motivazioni e le ideologie che si muovono alla base di una nuova lettura della società contemporanea. Cercando di evitare qualche semplificazione di troppo, gli autori riescono ad incanalare in una Chicago al buio la metafora perfetta di una società che sta perdendo i punti di riferimento che ha sempre ritenuto di possedere. Per molti delle élite intellettuali americane le scorse elezioni hanno rappresentato il crollo delle certezze fino a quel momento acquisite: è giunta l’ora, sembrano dire i King, di smettere di lamentarsene e chiedersi piuttosto come e quando ci sia stato lo scollamento tra le élite ed il popolo, e perché il sentire comune sembri ai loro occhi così incomprensibile.
E dunque è geniale l’idea di porre sullo stesso lato della barricata due ideologie così distanti come quelle di Staples e Stacks, due personalità con finalità simili ma quantomai lontani tra loro su tutto il resto. Entrambi rappresentano l’intenzione di portare un netto cambiamento nella società statunitense e per loro votare Trump è sembrato il modo migliore per farlo.

The Good Fight – 1x09/10 Self Condemned & ChaosI temi, dunque, si allargano a dismisura, ma questo non significa abbandonare la solita cura rivolta ai personaggi. Da un lato si conferma la tendenza a preferire i freak ad ogni livello della narrazione (il nono episodio in questo senso è forse poco equilibrato, con la gag dei piccioni francamente eccessiva); questi soggetti sui generis sono però in grado di alleggerire in alcuni momenti il racconto e personaggi come Elsbeth o Sweeney rappresentano alcuni degli elementi migliori ereditati dalla serie madre. Tuttavia, è con le protagoniste che si svolge il lavoro di scrittura più riuscito. In particolare l’attenzione riservata al personaggio inedito di Maia è ottimamente ripagata in questi ultimi due episodi, in una evoluzione che sembra richiamare sotto alcuni aspetti la prima annata di The Good Wife, quando Alicia era ancora soffocata dall’imbarazzo dello scandalo e soltanto la necessità o la volontà di difendere i propri figli le permettevano di tirar fuori le unghie e graffiare. Qui succede qualcosa di analogo, con la differenza che Maia tira fuori il coraggio per difendere se stessa da una situazione che non può e non sa controllare.

L’intera vicenda dei Rindell si chiude nel perfetto stile The Good Wife, con la scoperta che Henry è davvero colpevole; ora a pagarne le spese sarà proprio Maia che, dopo aver ottenuto la sua prima clamorosa vittoria nell’aula di tribunale, si ritrova in una situazione ancor più complessa di quanto credeva in precedenza (con buona pace delle tre settimane di noia). La sua volontà di uscir fuori dal guscio e liberarsi finalmente da quell’atteggiamento sottomesso e spaventato che l’ha caratterizzata in questa prima stagione dovrà essere ora temprato dall’accusa di aver aiutato il padre a fuggire.

The Good Fight – 1x09/10 Self Condemned & ChaosAll’ampio spazio dato a Maia non corrisponde una scarsità di attenzioni verso Lucca e Diane, anche se è innegabile che agli occhi degli autori la caratterizzazione dell’unico personaggio principale originale della serie deve risultare più interessante; soprattutto Diane ha corso il rischio di essere messa da parte proprio perché nella serie originale possedeva già un discreto spazio. Qui ha però modo di brillare ulteriormente sia per le innegabili doti attoriali di Christine Baranski, sia perché la scrittura pone il suo personaggio alle prese con delle difficoltà e degli sviluppi totalmente inediti. Diane ha a che fare con un nuovo inizio, ma questo non significa che voglia farsi tutta la gavetta un passo alla volta: rimane una leonessa totalmente in controllo, consapevole delle proprie capacità e ben certa di volersi far largo all’interno dello studio legale nel quale si ritrova. La seconda chance data poi a Kurt non è altro che la dimostrazione di questo: una donna perfettamente consapevole della propria dimensione, che può prendere in totale autonomia le sue scelte anche in virtù della saggezza conquistata con l’età.

Lucca è forse quella più messa in un angolo in questa seconda parte di prima stagione, se non fosse per la sua storia con Colin (finita non certo nel migliore dei modi). Anche il decimo episodio, che in teoria dovrebbe vederla maggiormente al centro del discorso per l’arresto di cui è vittima, è in realtà il mezzo per il risveglio emotivo di Maia. L’amicizia tra le due donne, però, è il rapporto umano più interessante della serie perché sembra rispecchiare, in alcuni aspetti, quello che aveva caratterizzato Kalinda e Alicia, pur con le dovute e necessarie differenze.

The Good Fight – 1x09/10 Self Condemned & ChaosSe dunque una delle legittime paure da parte dello spettatore riguardava l’incapacità della serie di separarsi dalla propria mitologia precedente è proprio il decimo episodio a fugare ogni dubbio: perché se è vero che la mitologia di The Good Wife è il sostrato fondamentale ed ineludibile (il richiamo alla morte di Will nel pericolo corso da Kurt è di una potenza straordinaria), è anche vero che The Good Fight inizia a crearsi un proprio mondo ricorrente, fatto di personaggi creati appositamente per questa serie e che in questa serie trovano il proprio spazio. Ecco quindi che accanto a Colin Sweeney o Mr. Bitcoin ritorna anche un personaggio come Staples che incarna perfettamente il nuovo corso intrapreso dalla narrazione della serie. L’impressione generale è dunque che la seconda stagione continuerà da un lato a rinverdire i rapporti con il mondo di provenienza dello show e dall’altro a introdurre ed approfondire un proprio percorso indipendente anche in questo ambito.

Giunti così al termine di questa prima annata, il giudizio non può che essere estremamente positivo: The Good Fight è una delle novità più interessanti e riuscite di questo 2017, una serie in grado di affrontare le tematiche più disparate con una classe ed una precisione assolutamente invidiabile. La prima stagione della serie – che si chiude con l’episodio più riuscito – ha convogliato tutto il meglio ereditato da The Good Wife e l’ha condotto verso un percorso unico ed indipendente.

Voto 1×09: 7 ½
Voto 1×10: 9
Voto Stagione 1: 8 ½

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2 commenti su “The Good Fight – 1×09/10 Self Condemned & Chaos

  • raffaella

    io, come te, ho seguito tutte le stagione di TGW, ero e devo dire sono ancora un Po scettica nei confronti di questa nuova serie, francamente di nuovo a me sembra ci sia ancora un Po poco, però vedremo…..