The Leftovers –3×01 The Book Of Kevin 1


The Leftovers –3x01 The Book Of KevinA man and wife asleep in bed
She hears a noise and turns her head he’s gone
I wish we’d all been ready
Two men walking up a hill
One disappears and one’s left standing still
I wish we’d all been ready

(Larry Norman – I Wish We’d All Been Ready)

.

La prima tentazione che si ha di fronte a The Leftovers è provare a decifrarne il simbolismo, indagare il significato nascosto dietro le scelte narrative e stilistiche, decidere che ci sia un disegno ben preciso alle spalle e che noi in fondo non siamo che dei giocatori d’azzardo seduti ad un tavolo che provano ad indovinare la mossa dell’avversario. E per tanti versi è difficile staccarsi da quest’ottica, per cui lasciarsi andare al puro godimento del racconto sembra un approccio quantomeno utopistico, soprattutto ripensando alla prima stagione. Già nella seconda (e soprattutto con gli ultimi episodi, per esempio “International Assassin“) lo show ha iniziato a trascinare molto di più, facendo concentrare il pubblico sulle dinamiche più che sulla ricerca di risposte o spiegazioni.

The Leftovers –3x01 The Book Of Kevin I teaser e i trailer che hanno anticipato l’uscita della terza stagione mostravano un netto cambio di ambientazione, come ad annunciare l’inizio di un nuovo capitolo che dopo Mapleton, New York e Jarden “Miracle”, Texas, si sarebbe spostato in Australia. In realtà questo “The Book Of Kevin” riapre il sipario nell’unica cittadina risparmiata dalla “Sudden Departure” del 14 ottobre del 2011, giorno in cui nessuno è scomparso diversamente da quanto accaduto nel resto del globo. E per molti versi, quasi impercettibilmente, la storia ha perso presto questo focus cercando di diventare a tutti gli effetti una riflessione sui paradossi sociali che un evento traumatico comporta. In questo solco si inserisce quindi l’intro iniziale che, come era accaduto per l’apertura della seconda stagione, mette in scena una grande metafora pescata dal passato: se in “Axis Mundi” venivamo catapultati indietro di millenni, in un luogo preistorico in cui avevano luogo contemporaneamente la vita e la morte con un messaggio finale quasi di conforto, qui la mente di Lindelof decide di togliere ogni aura di speranza per provare a descrivere le dinamiche della fede.

Come lui stesso ha dichiarato, l’idea gli è venuta leggendo lo studio socio-psicologico di Leon Festinger “When Prophecy Fails: A Social and Psychological Study of a Modern Group That Predicted the Destruction of the World” che ha indagato la dissonanza cognitiva che si crea nella costruzione di un’enorme aspettativa, come può essere l’annuncio della fine del mondo, poi costantemente disattesa. E ad una donna che crede fermamente nei messaggi portati dalle colombe e non perde la sua fede ad ogni cambio di data, corrisponde un intero villaggio stremato dalle offerte di bestiame e dall’illusione di qualcosa che dovrebbe arrivare e che invece non si manifesta.

The Leftovers –3x01 The Book Of Kevin Con una continuità registica fluida e senza stacchi, dove la macchina da presa scorre dalle vesti bianche della donna che si rifugia in chiesa fino agli abiti bianchi dei Guilty Remnant, torniamo a Jarden dove questi ultimi sono in attesa di qualcosa senza sapere cosa sia esattamente, ed è proprio Evie a farsi portavoce (si fa per dire) dei suoi compagni, provando a capire da Meg cosa stanno aspettando. Già da questi primi minuti di prologo è facile intuire quanto siano diversi i toni della stagione conclusiva e di come non ci sarà neanche spazio per delle vere e proprie risposte, e che forse è giunto il momento di focalizzarsi sulle domande. Nell’attesa di una risposta che non arriva né da Meg né da nessun altro, ecco che dal cielo vediamo – e non a caso dagli occhi di Evie, per l’esattezza – una bomba distruggere l’ingresso di Jarden ed aprirne i confini: quell’oggetto che non era scoppiato alla fine della scorsa stagione, monito per l’egoismo e la chiusura dei suoi cittadini, arriva ora inaspettatamente.

Con un salto temporale di tre anni, quello che troviamo a Miracle ha un’aria decisamente diversa dal passato, dove in questo lasso di tempo oscurato e di cui non sappiamo quasi nulla sono cambiate tante cose che in molti aspetti ci trasportano all’indietro. Gavin è di nuovo capo della polizia e se ne va in giro su un cavallo bianco, cercando di mantenere l’ordine in città dopo aver deciso di non rialzare il muro con il mondo esterno ma di permettere a chiunque di entrare nella città miracolata. Accanto a lui c’è Tommy che ha deciso di seguirne le orme e vestire l’uniforme, e Nora, che è tornata al suo vecchio mestiere per il Department of Sudden Departure con una misteriosa (ed evidenziata) ingessatura al braccio ma soprattutto senza Lily.

The Leftovers –3x01 The Book Of KevinAltra grande assenza, che assieme a quella della bambina sono più rumorose dei vari ritorni, è quella di Erika Murphy, il cui ruolo di moglie è stato rimpiazzato da Laurie che insieme ad un barbuto John ha messo su un vero e proprio business di conforto ai vivi giocato sulle informazioni prese dai social. Inutile dire che l’assetto cittadino e familiare lascia attoniti, come se assistessimo ad una sorta di finto ri-equilibrio, dove tornano moltissimi elementi del passato, come l’armadio di Kevin dove sono appese le sue camicie di lavoro che rimandano contemporaneamente alla sua casa di Mapleton devastata dai cervi e al mondo sospeso tra vita e morte vissuto nell’hotel del già citato episodio “International Assassin”. La sensazione costante è una inquietante circolarità di fondo, una superficie all’apparenza calmierata ma che sotto ribolle di segreti, storture e profonde solitudini: se il fantasma di Patti ha smesso di tormentare Gavin, allora è lui a riproporre forse giornalmente il rito del soffocamento, per tornare su quel filo del rasoio che è la sospensione tra vita e morte, appunto.

E ad un livello ancora più alto, c’è il fulcro principale della storia, che riprende il prologo iniziale e lo porta letteralmente sulla terra: l’attesa del settimo anniversario dal primo e unico giorno del Sudden Departure. Il grande esponente che dal pulpito si fa portavoce di qualcosa che forse potrebbe succedere, ma nel caso non sarà a Jarden, è Matt, tornato anche lui nelle sue vesti di predicatore con tanto di prove su strada dei miracoli che accadono solo in questa città. Mancano due settimane al giorno fatidico e quello in cui credono le persone sedute in chiesa è in realtà una sorta di contro-profezia, la promessa di qualcosa che non accadrà, e a supporto della grandezza di tale miracolo non basta più il Nuovo Testamento. Ed è qui che arriva la vera svolta dell’episodio: il libro di Kevin, l’assunzione di un uomo a nuovo messia o, in maniera para-religiosa, un nuovo idolo per le folle, come lo sono Mary e Noah chiamati ad alzarsi ogni domenica davanti ad una platea di sconosciuti. Quando Matt, Michael e persino John, lo stesso che aveva bandito il suocero per i suoi riti “magici”, spiegano la logica e le evidenze che li hanno spinti a scrivere quel libro, in un certo senso anche Kevin si lascia instillare un dubbio o almeno una curiosità, manifestato nella titubanza di lanciare quelle parole tra le fiamme. Che possa contenere delle risposte per lui?

The Leftovers –3x01 The Book Of KevinKevin viene fermato da una scritta nel cielo che ricorda quanti giorni mancano alla data fatidica, e la puntata si chiude come è iniziata: nessuno stacco di macchina, ma solo un passaggio ad un altro luogo e con un salto temporale di indefiniti anni. Come nel villaggio del cold open iniziale in cui si attendono i messaggi delle colombe, anche qui c’è una donna che le aspetta, con la macroscopica differenza che lei butta via i messaggi e carica le colombe sulla sua bicicletta fino a consegnarle ad una suora; quella donna si chiama Sarah e non conosce nessun Kevin, nonostante sappiamo (solo noi spettatori) che il suo vero nome è Nora e che anni prima era innamorata di un certo Kevin.

Dove sono Erika e Lily? Cosa significa il grido al complotto governativo di Dean? Cos’è questo countdown? Dove scappava Nora sulla sua bici quella mattina? Qual è il confine tra fede, fiducia cieca e logica a tutti i costi? Jarden avrà anche aperto i suoi cancelli, ma assomiglia sempre di più alla prigione che ci costruiamo con le nostre credenze, con le idee, con la coerenza che ci imponiamo di rispettare ed osservare a tutti i costi. E forse è questo che vogliono ora indagare Lindelof e Perrotta con questa stagione conclusiva – e, a giudicare da questo inizio, le premesse per fare un discorso interessante ci sono tutte.

Voto: 7/8

 

Condividi l'articolo
 

Informazioni su Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Un commento su “The Leftovers –3×01 The Book Of Kevin

  • Charles

    Le aperture di stagione con luoghi e personaggi preesistenti e sconosciuti mi mettono i brividi, proprio come accadeva con il mio insostituibile Lost. Si può dire di tutto a quest’opera televisiva, dalla trama che procede a singhiozzi alle risposte che forse non verranno mai date. Ma francamente chi ne ha bisogno? Scandagliare l’animo umano e della società in questo modo è pura poesia frammista a filosofia. E la vita reale, come questo sceneggiato, è essa stessa intrisa di domande senza risposta, di religioni con milioni di fedeli che basano intere vite e società su assurdi (per me) dogmi. Da spettatore posso solo dire di essere continuamente emozionato e sorpreso da questo tipo di racconto. E considero questo risultato come un successo per una semplice serie TV. PS: ho molto amato anche la prima stagione.