Master of None – 2×01 The Thief 1


Master of None – 2x01 The ThiefL’attesa è finalmente terminata e la primavera può davvero iniziare grazie al ritorno di quel piccolo gioiello Netflix che è Master of None, nato dalla penna, talento ed intelligenza di Aziz Ansari in primis, assieme al prezioso aiuto di Alan Yang. Ed è ancora più emozionante per il pubblico italiano addentrarsi in questo primo, bellissimo episodio perché c’è tutta l’aria di casa nostra, ripresa in un bianco e nero che omaggia il passato e lo rende ancora più affascinante nel presente.

La prima stagione si concludeva con la decisione di Dev di partire per l’Italia, deciso a realizzare il suo sogno, ovvero “make a pasta”, quella vera; e la location non poteva che essere una città emiliana, in questo caso Modena, culla della fiera ed antica cultura del manicaretto, della minuzia del dettaglio nel chiudere i tortellini, dell’arte che si nasconde dietro il nostro marchio di fabbrica più importante, il cibo. La rottura con Rachel e il declino del loro rapporto (come non citare ancora una volta quel bellissimo episodio che è Mornings?) aveva fatto maturare in Dev il bisogno di dare una svolta da sogno alla sua vita, abbandonare almeno per qualche tempo la precarietà della sua carriera fatta di provini e appuntamenti con gli amici, per vivere letteralmente il suo grande desiderio.

Ed è così che ci viene raccontata Modena, come immersa in un sogno. Anche in questo caso, com’è stato per l’intera prima stagione, Ansari prende un potenziale cliché, un topos consolidato, e lo rinnova, gli dà una nuova linfa e alla fine lo trasforma senza stravolgerlo, ma usandone fino in fondo tutte le potenzialità. L’Italia che viene raccontata dal protagonista e creatore della serie passa attraverso l’esplicito omaggio al cinema neo-realista, considerato universalmente il periodo d’oro del cinema italiano, che ha fatto scuola in tutto il mondo e che conta ancora numerosissimi studiosi ed appassionati. Il punto di vista di Ansari parte proprio da questa immediatezza di riconoscimento, dalla concreta confidenza che, anche senza aver visto Ladri di Biciclette, chiunque possa coglierne il riferimento all’atmosfera e di conseguenza la volontà di raccontare la nuova quotidianità del suo personaggio come fosse un vecchio film italiano, nel modo in cui Dev l’aveva probailmente sempre immaginata.

Master of None – 2x01 The ThiefMa Ansari si spinge ancora oltre e, assieme al bianco e nero con cui descrive la città, dello stile neo-realista riprende anche la regia, con movimenti di macchina e inquadrature tipiche, per arrivare a coglierne l’anima più profonda.
E, parlando di neorealismo, forse una delle banalizzazioni peggiori che si fanno di questa poetica è credere che si possa definire realistica in quanto i film vengono ambientati in un determinato periodo storico e soprattutto perché molte volte venivano scelti attori non professionisti come protagonisti. Invece tutto ciò è la conseguenza di una ben precisa scelta stilistica, dove il montaggio viene ridotto all’osso per dare spazio alla macchina da presa che insegue la vita, che cerca di manipolarla il meno possibile per privilegiare il naturale flusso del racconto. Così, quando nel film ad Antonio viene rubata la bicicletta, lui e suo figlio Bruno iniziano a girovagare per Roma, a mostrare la capitale nel secondo dopo guerra, sia nelle persone che incontrano lungo il loro pellegrinare, sia attraverso l’ampiezza del campo visivo in cui Vittorio De Sica cercava di inserire ed includere quanta più esistenza possibile.

 “The Thief” non a caso si svolge nell’arco di una sola giornata della vita di Dev, particolare in quanto è il suo compleanno, ma che tenta di iniziare come tutte le altre. Sul comodino della stanza modenese fanno bella mostra i dvd de L’Avventura, La Notte, La Dolce Vita e tanti altri film italiani; poi una volta uscito di casa non potrà che muoversi in biciletta e recarsi ovviamente dalla “nonna”  che possiede un luogo chiamato “Boutique della pasta”, per dare inizio al suo allenamento giornaliero fatto di farina, uova e olio di gomito. Sentir parlare in italiano Ansari/Dev ha un effetto allo stesso tempo straniante, ridicolo, divertente e tenerissimo, un misto di emozioni a cui si mescola anche un po’ l’imbarazzo nel vedere la recitazione affettata e forzata di diverse comparse, cui per fortuna sfugge una discreta Alessandra Mastronardi alla quale va dato  almeno il merito di avere una buona pronuncia in ingelse (al contrario di Riccardo Scamarcio, ad esempio) e che nell’abbigliamento ricorda non a caso Audrey Hebpurn in Vacanze Romane. Francesca, Pino – interpretato appunto da Scarmarcio – e il piccolo Mario sono la compagnia che Dev è riuscito a costruirsi nei suoi mesi a Modena, e sarà proprio insieme a Mario che vivrà l’avventura “neo-realista” della giornata.

Master of None – 2x01 The ThiefImpegnato a non perdere nulla dell’esperienza italiana, mesi prima aveva deciso di mangiare nella rinomata Hosteria Giusti di Modena, famosa anche per l’esiguo numero di coperti che offre, ed è proprio questo l’aggancio che lo porterà a conoscere Sara (Clare-Hope Ashitey) con cui condividerà il suo pranzo di compleanno e buona parte della giornata. La vita sentimentale di Dev è infatti divisa, almeno per questa giornata, tra la mail dal Giappone di Rachel e questa nuova serendipica conoscenza, fatta della spontaneità del primo incontro che con la sua ex ragazza aveva dimenticato da un po’. Per cui, quando gli viene rubato il telefono da un ragazzino locale con il numero di Sara e con la foto di Mario insieme al calciatore di turno, ecco che inizia la loro avventura per le strade di Modena, e quella perdita assumerà ironicamente lo stesso valore che aveva la bicicletta per Antonio. Soprattutto questa seconda parte riprende da vicino il film di De Sica fino a riproporre la scena della difesa dalla strada del ladro e poi la bellissima sequenza con zoomata dello sguardo del protagonista verso una ragazza in strada che poteva sembrare Sara.

La puntata si conclude giustamente con il ritorno a casa di Dev dopo i festeggiamenti con i suoi nuovi amici e la ricerca della ragazza su internet che non dà i risultati sperati, e lo porta a riaprire la mail di Rachel ignorata per tutto il giorno, come a dire che probabilmente le risposte che sta cercando fuori di sé, in bicicletta, per le strade di Modena, non sono ancora complete e che il viaggio interiore è ben lontano dall’essere compiuto – come testimonia quell’ “Hey…” che scrive sullo schermo del computer e chiude questo primo bellisssimo episodio.

C’è poco altro da dire su questo inizio di seconda stagione, se non che la tentazione a cui tutti stiamo per cedere è un sano (?) binge-watching di cui sarà impossibile pentirsi, se non per averlo finito troppo presto.

Voto: 9

 

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Informazioni su Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).


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Un commento su “Master of None – 2×01 The Thief

  • Mark May

    Niente da dire. Inizio stupendo.

    E’ stato bello vedere come un personaggio straniero sia riuscito a vedere e rappresentare la grandezza del nostro paese molto più di quanto siamo in grado di farlo noi il più delle volte. Il troppo amore di Ansari per l’Italia è forse l’unica pecca della puntata (ne consegue una rappresentazione un pò troppo retorica,a mio avviso, del Bel Paese), ma è proprio il voler andare a tagliare il capello.

    La cosa che più mi ha entusiasmato della regia è stato il modo naturale con il quale è riuscito ad inserire l’attualità (la realtà dei nostri giorni, fatta di tecnologie, applicazioni e slinguazzate col telefonino) in un contesto stilistico molto tradizionale. Non ha fatto una imitazione manierista del neorealismo, ha fatto un cortometraggio neorealista.

    Per cui, da amante della serialità televisiva e da amante dell’Italia, non posso che ringraziare Aziz Ansari per questi bellissimi 2 episodi.

    Ps: Condivido sulla Mastronardi, a me è piaciuta molto.