The Handmaid’s Tale – 1×04 Nolite Te Bastardes Carborundorum 2


The Handmaid’s Tale – 1x04 Nolite Te Bastardes CarborundorumCon pochissimi episodi già andati in onda, The Handmaid’s Tale si è già imposta come una delle novità più belle ed interessanti dell’anno, guadagnandosi anche il rinnovo per una seconda stagione.
Il quarto episodio non fa che confermarne l’enorme qualità, ma soprattutto la capacità di saper sia raccontare che mostrare in maniera naturale una storia così abilmente complessa. 

Complessa non è ovviamente sinonimo di difficile o complicato, quanto di stratificato, ovvero qualcosa che si lascia intendere sì al primo sguardo ma che ne richiede poi almeno un secondo o un terzo, perché è al di sotto di una superficie già di per sé molto bella che si nasconde il vero cuore pulsante. Gli episodi che sono stati rilasciati tutti insieme, componendo una sorta di pilot a trittico, hanno concorso soprattutto ad impostare l’architettura del racconto, a spiegare cos’è questa “Repubblica di Gaalad” e come si compone la società al suo interno: non a caso il primo episodio si è concentrato su Offred e su chi siano le Ancelle, il secondo sulla loro vita “domestica” e infine sulle atrocità che questa società integralista riserva al suo “popolo”.

The Handmaid’s Tale – 1x04 Nolite Te Bastardes Carborundorum In maniera sottile però, gli ultimi due episodi hanno iniziato a delineare quello che appare sempre di più l’argomento principale della serie: la solidarietà. Nel pilot la sensazione costante e pressante era la claustrofobia, determinata dalla condizione di prigionia totalizzante vissuta dalle Ancelle, che vivono una quotidianità fatta di passeggiate in città e shopping al supermercato, ma sotto la costante supervisione di silenziosi uomini armati fino ai denti. Da qui la perfetta resa visiva che ne mette in risalto il paradosso: soprattutto con il personaggio di Offred/June, viviamo l’immersione in questa luce bianca, sovraesposta, isterica, dove spunta il rosso pesante e sanguigno dei loro abiti, e in contrasto con i colori “reali”, sfumati, non solo monocromatici dei ricordi del passato. Dove passato e presente si incontrano però è nella sapiente scelta di dilatare letteralmente il tempo, con scene che appaiono rallentate, come sospese, quasi congelate tra il reale e il fantastico, esattamente come la serie in generale.

In questo “Nolite Te Bastardes Carborundorum” assistiamo ad una virata interessante, dove appunto prende corpo il senso di aggregazione, l’effetto indesiderato che un regime totalitario necessariamente innesca, cioè la nascita di una resistenza, di una società nella società.
Se Ofglen/Emily aveva parlato di un network e lasciato intendere l’esistenza di una organizzazione reale parallela alla Repubblica, qui l’aspetto diventa ancora più interessante in quanto fenomeno spontaneo di mutuo soccorso, dove il costante stato di emergenza e necessità porta alla naturale ricerca della rivalsa, della ribellione e quindi alla nascita della più genuina solidarietà nella sofferenza. In questo senso si inseriscono i vari movimenti della puntata, dominati soprattutto dal rapporto tra June e Moira che tentano la fuga prima di essere assegnate alle loro famiglie e dopo aver scoperto qual era l’agghiacciante incarico che avrebbero preso. In questa lunga sequenza è riversato il senso primigenio dell’amicizia, prima visto nel dolce gesto di un dito inserito in una fessura del bagno e poi nello sguardo di Offred/June che lascia andare l’amica verso (spera) la libertà.

The Handmaid’s Tale – 1x04 Nolite Te Bastardes CarborundorumNon a caso il racconto di quel momento viene inserito quando proprio Offred/June sta vivendo il momento più basso e sconfortante in casa Waterford, costretta a rimanere reclusa nella sua stanza dopo aver rivelato a Serena di non essere incinta. Il rapporto tra le due donne è forse un altro degli aspetti più interessanti della serie, costruito su due attrici bravissime che riescono a rendere perfettamente come in realtà vivano la stessa identica condizione, dove però alla dignitosa fermezza dell’ancella corrisponde l’algida insicurezza di una donna che vive nell’attesa di un miracolo. Le parole che Offred/June legge incise nel suo armadio le raccontano di una vita precedente e della sua sconfitta, parole che, simili a quelle che aveva impresso Moira, hanno l’immenso valore di trascendere il loro significato e diventare portatrici di un messaggio ben più profondo, prendendo la forma finale di un atto di coraggio. Il passato e il presente si legano nuovamente e, dopo le punizioni corporali seguite alla mancata fuga dell’ancella, ecco che tutte le altre le offrono il loro aiuto, nella forma di piccole rinunce che diventano enormi per loro ed insostituibili per Offred/June; allo stesso modo le parole “Nolite Te Bastardes Carborundorum” le ricordano di far parte di un gruppo forte ed arrabbiato, per cui alla negazione di un’individualità corrisponde la consapevolezza di appartenere ad una gigantesca unità.

The Handmaid’s Tale – 1x04 Nolite Te Bastardes CarborundorumAll’interno di questo assetto tutto al femminile, hanno la loro parte anche gli uomini, che si inseriscono come paradossali portatori di sollievo, panacee di un misero distacco surrogato rispetto all’orrore che hanno concorso a creare. Per quanto mostruoso e insensibile, il comportamento di Serena è la conseguenza diretta del malessere che lei prova in primis verso se stessa, imprigionata da un lato nel desiderio di qualcosa che non può avere e dall’altro in un matrimonio che non funziona, dipinta come una sorta di compagna di stanza e poco più. L’impotenza occasionale, ma soprattutto l’infertilità del Colonnello rappresentano inoltre la sconfitta che il genere maschile tenta di nascondere con questa organizzazione sociale: al loro fallimento in quello che è il loro primo dovere di uomini, quello che ne definisce la virilità, corrisponde l’asservimento della donna che seppur infeconda è pura, mentre è definita sgualdrina chi paradossalmente ha ancora il dono di mettere al mondo un figlio.

Il gioco dello scarabeo assume una forma ed un significato ancora più definiti in questo contesto, perché sarà infatti durante l’appuntamento serale tra il Colonnello Waterford ed Offred/June che quest’ultima scopre il destino di chi l’ha preceduta, comprendendo di avere forse una vera leva dalla sua parte, una chance che non può assolutamente sprecare. A chiudere il cerchio vediamo la comparsa del Dottore, interpretato perfettamente da Kristian Brunn, che riesce a rendere dall’ennesimo punto di vista il grande paradosso di questa società, per cui alla solidarietà e ad una proposta assurdamente ragionevole, corrisponde il losco e volgare opportunismo dello sciacallo sul cadavere – una mors tua, vita mea da brividi.

The Handmaid’s Tale è una serie da non perdere, che va seguita puntata per puntata, capace di descrivere contemporaneamente cose così distanti come l’orrore e la speranza, l’amicizia e l’integralismo ideologico, e sorretto da un cast eccezionale su cui emerge ancora una volta l’immensa bravura di Elisabeth Moss, una delle attrici più brave ed interessanti in circolazione.

Voto: 8½

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Informazioni su Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).


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2 commenti su “The Handmaid’s Tale – 1×04 Nolite Te Bastardes Carborundorum

  • Setteditroppo

    Le scene finali di questa puntata che danno fiato ad un po’ di speranza e di ottimismo le avremmo viste alle fine di un pilot in una serie ordinaria. Qui no. Ci sono voluti quattro episodi. Tutto il tempo ritenuto necessario, evidentemente. Rischiando anche di perdere per la strada qualche impaziente spettatore come il sottoscritto. Beh, è valsa la pena soffrire così tanto assieme alla nostra meravigliosa protagonista. Serie splendida. Alcune scene già marchiate nella memoria. Da consigliare, senza se senza ma.

     
  • Ellis

    Il latino sgrammaticato e maccheronico del titolo, che dà il senso a tutto l’episodio, rappresenta ancora una volta l’assurdo del regime, che si appella in modo maccheronico e sgrammaticato a principi religiosi per creare invece un orrore.
    Questa è una serie fuori dal coro, non è necessaria tanta azione. Vive di descrizioni e intimità. Bellissima senza strafare.