The Handmaid’s Tale – 1×05 Faithful


The Handmaid's Tale - 1x05 FaithfulQuattro puntate sono bastate a The Handsmaid’s Tale per solidificare le sue forti tematiche e formulare un contratto tra la verità raccontata dallo schermo e la boccheggiante incredulità dello spettatore. Contratto che, al quinto episodio, si rivela ancora garante del grandeur espositivo, di un impatto emotivo disarmante e in ultima analisi della necessità di questo racconto.

Contando sull’attenzione degli spettatori, “Faithful” si appoggia meno del solito sul voice over della protagonista. È il sotteso tentativo di spostare l’attenzione dal chiostro mentale di June all’inesplorata fauna psicologica dei membri del contesto esteriore e ostile. Questa scelta, investigare la psicologia dei personaggi secondari, si confronta con le necessarie conseguenze di comportamenti inusuali: l’affabilità del Comandante e i progetti segreti della moglie. L’episodio, pur non distinguendosi dai precedenti per novità o stranezze, a favore di una continuità stilistica e tematica, aggiunge nuovi dettagli e allo stesso tempo si ambienta in coordinate ormai riconoscibili. Per gli eventi di forza maggiore (a parte l’importante scena al mercato) infatti non serve allontanarsi dal campo di concentramento domestico e in questo caso l’azione si svolge in nome di due poli principali: la fuga dal dolore, pericolosamente attecchito al quotidiano, e la ricerca del male minore; un patto col diavolo da un parte, una dolorosissima “scorciatoia” dall’altra. Subito si capisce che non può funzionare, che le ideologie estremiste non comprendono né mezze misure né simpatie da salotto o soluzioni facili con chi si sporge fuori dallo schema preconfezionato.

The Handmaid's Tale - 1x05 FaithfulL’empatia che nasce dalle dimensioni umane vere, quell’empatia in cui June e Luke nuotano riconoscendosi protagonisti di una fulminante alchimia, non sì può sillabare a scarabeo, ideare a tavolino, trovare nelle pieghe di una rivista. Invece nasce da un raro concerto di bontà, connotato che, nella Repubblica di Galaad, per non estinguersi nei “buoni” ha dovuto cambiare pelle e tramutarsi in rivalsa: la rivalsa rabbiosa di chi ha perso e vuole ritrovare, ricostruire, rivivere e ribaltare lo status quo. Figlia quindi del desiderio di ribellione, l’empatia diventa moto anarchico comune, dubbio verso la società e verso la fede nel sistema a cui si è obbligati. Circumnavigando questo macro concetto – intelligentemente richiamato da un montaggio che forma confronti tra un passato perduto e il presente appeso a un cappio –, la puntata lentamente costringe i personaggi a venire a patti con se stessi e con il concetto di fedeltà. Fedeltà che quindi, a seconda del focus, è ora auto-conservativa, carburante per una corsa a mantenersi integri in un mondo dalla moralità frantumata; ora ultimo barlume di se stessi, quando la propria individualità è minacciata da uno shock dietro l’altro; ora coerenza con un mondo deviato e comandato da un’oligarchia arroccata sui propri privilegi.

Allo stesso tempo però, su un livello più semplice, si misurano i gradi di fedeltà tra i personaggi e se ne pesa il valore in relazione alle loro scelte. A disdetta della gerarchia inflessibilmente biblica della casa, June è ormai una abitué dello studio del Comandante e si è quasi abituata al leggero flirt serale che intercorre alle chiacchierate o ai giochi. È una realtà completamente diversa (seppur adiacente alle stanze piene di regole e formule), positiva e per questo fragile; ma anche illusoria perché fondata non sul rispetto ma sulla ferma convinzione di Waterford della natura mondana dell’amore e quindi del suo opportunismo, della sua facilità e istintività. Tanto è vero che il crollo delle speranze della protagonista si innesca dopo una confessione che, cercando la compassione e la comprensione dell’altro, trova la freddezza della differenza di classe e la superiorità nel considerare i propri principi come assoluti. E anche se la frase finale suona quasi come una ammissione di colpa, il Comandante rimane molto distante da qualsiasi annacquata definizione di amico.

Non suona meno terribile l’invito alla salvezza offerto da Mrs Waterford. La serie ancora non si è addentrata nelle dinamiche della coppia di padroni, ma l’ambiguità e la tensione sembrano superare la sola Cerimonia e incrinare la solida impostazione patriarcale. La donna dubita del marito e, fidandosi di Nick (altro personaggio da approfondire viste le ultime rivelazioni), intraprende la strada ufficiosamente più battuta anche se ufficialmente illecita. L’azione comporta una serie di variabili da considerare, dal ruolo di Occhio dell’autista alle priorità di Mrs. Waterford, per non parlare delle ripercussioni su June; ma soprattutto rivela che i meccanismi ad occhio granitici della nuova società sono facili a incepparsi. L’atto compiuto a insaputa del marito è da un lato un facile egoismo, dall’altro una mano tesa verso un aiuto contorto, certo, ma sincero, a testimoniare la presenza di dicotomie nascoste nella sua personalità.

The Handmaid's Tale - 1x05 FaithfulLa puntata è eccellente nel congiungere forma (con primi piani a tappeto) e contenuto (ricco di messaggi sempre più definiti) nei momenti dove è necessaria questa forma di coralità. Così sul viso immobile di June si riversano l’orrore, la coscienza che emerge dal dolore, la rabbia che rende invincibili; così nella magnifica scena al marcato si riconosce come questa rabbia, quel “nolite te bastardes carborundorum”, elevi la perdita (sia essa fisica, psicologica o psicofisica) a motore di combattimento, a sacrificio per un leggero fremito nella terra, a qualcosa di più grande. La scena dell’auto è speculare con l’ultima: anche se la prima si contiene dentro se stessa  e invece l’altra è tesa a un ipotetico piano futuro, entrambe sono centrate sulla volontà di recuperare, di demolire, di far risorgere una umanità soffocata sotto gli strati monocromatici. Il guizzo di un sorriso, prima delle lacrime e della preoccupazione, è libertà.
L’episodio si chiude con la decisione di June di lottare per ciò che le è stato tolto; non esiste il destino biologico, non esistono posti dove si dovrebbe stare,  non esiste la fede obbligata. Il risultato è un improvviso e forse lungimirante cambiamento nelle dinamiche tra lei e Nick, per accostarsi all’unico diritto ancora salvabile; la scelta, che alla fine distanzia chi si abbandona e chi invece cerca una via di uscita dentro un inferno a porte chiuse, a colpi di incisioni nel legno, motti e seduzioni.

“Faithful” è un episodio eccellente. Spinge in avanti la trama, che ora dovrà fare i conti con il misterioso Mayday e la natura evoluta dei rapporti di June con gli altri personaggi; spinge in alto la forza dei temi, che raggiungono vette invidiabili da buona parte del panorama televisivo concorrente; spinge contro lo spettatore una esperienza faticosa ma importante.  Difficile ora accontentarsi di meno: la partenza è stata prorompente, adesso siamo a metà di un volo grandioso.

Voto: 8½

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Informazioni su Leonardo Strano

Convinto che credere che le serie tv siano i nuovi romanzi feuilleton sia una scusa abbastanza valida per guardarne a destra e a manca, pochi momenti fa della sua vita ha deciso di provare a scriverci sopra. Nelle pause legge, guarda film; poi forse, a volte, se ha voglia, studia anche.

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