The Leftovers – 3×05 It’s a Matt Matt Matt Matt World 2


The Leftovers – 3x05 It's a Matt Matt Matt Matt WorldCon una sequenza iniziale che da sola riesce a sintetizzare l’animo che ha caratterizzato la sua terza annata, The Leftovers ci offre un quinto episodio che è il testamento, spirituale ed umano insieme, di uno dei personaggi più controversi ed affascinanti della serie.

“God has placed an obstacle in our way, but He wants us to overcome it” è una massima che efficacemente inquadra lo straordinario percorso iniziato nel terzo episodio della prima stagione (“Two Boats and a Helicopter“, che affidava ad una barzelletta il suo significato più complesso), esplicandosi nella sua fase di maturazione e caduta nel suggestivo “No Room at the Inn“,  e trovando una compiuta conclusione in questo “It’s a Matt Matt Matt Matt World”. Nel corso delle stagioni abbiamo assistito alla lenta ma inesorabile trasformazione di un uomo di fede che non ha mai abbandonato il suo credo, nonostante le tribolazioni poste lungo il suo cammino. Dopo averlo presentato come un prete estremista ma dall’animo buono, dopo che lui stesso ha espiato i suoi peccati e consegnato il destino della donna amata al nome del suo Dio, cosa ci resta da guardare nel viaggio di Matt? Qual è l’ultimo tassello che porta alla conclusione di un percorso tanto tortuoso quanto affascinante? La risposta è contenuta in questo quinto episodio, che ha il pregio di condensare tutto ciò che Matt rappresenta in ogni scena, offrendo allo spettatore una rappresentazione quantomai ambivalente (ma non per questo meno affascinante) del conflitto tra l’atto del credere e colui che di questo atto si è fatto il più feroce sostenitore.

Just the three of us. Three wise men.

The Leftovers – 3x05 It's a Matt Matt Matt Matt WorldLa missione di Matt è animata dalle migliori intenzioni e si scontra subito con la realtà dei fatti, rappresentata dalla figura di Laurie, mai come in questo episodio “Woman of science” contrapposta al “Man of faith” di lostiana memoria – come molte parti di questa puntata. Nonostante i continui battibecchi tra i due portino avanti spunti interessanti – anche se le tematiche non ci sono per nulla nuove –, la decisione di non costruire un episodio che si basi unicamente sulla dicotomia scienza/religione non fa che giovare alla serie stessa e alla posizione che l’episodio riveste nella stagione. Nonostante i delicati temi affrontati, la serie riesce a non prendersi troppo sul serio, affrontando un discorso complesso calandolo in un contesto all’apparenza ben più ludico. La decisione di ambientare la maggior parte degli avvenimenti su una nave in cui si sta consumando un party di sesso sfrenato non solo acutizza la tragicomicità della serie (What’s the difference between a pimple and a priest? A pimple waits until you’re 12 to come on your face), ma spezza la densità concettuale e contenutistica delle sue scene più forti.

What happened to you, John? What happened to your wrath?

Un elemento che passa quasi in sordina nel susseguirsi degli eventi dell’episodio è il breve ma intenso confronto tra Matt ed il suo ora collaboratore, diametralmente opposto a quello che aveva sancito la fine delle sue speranze di rientrare a Miracle in “No room at the Inn”. Questo perché, in una reazione di John che sarà sembrata inaspettata ai più, la risposta alla menzogna di Laurie appare quella di un uomo guarito, in pace con se stesso e sceso a patti con la perdita della figlia e la fine di un matrimonio. La reazione di Matt è ancora più emblematica perché rappresenta lo stupore dello spettatore, sconvolto nell’assistere ad una manifestazione del lutto diversa da quella degli altri, quasi estranea al tenore della serie stessa. La calma che emerge dalle parole dell’uomo, contrapposta alla furia cieca degli occhi di Matt, dicono qualcosa di molto importante sul modo in cui i protagonisti affrontano i loro drammi personali: con il tempo, il dolore si affievolisce e la vita continua, se si è disposti a fare quel passo avanti per ritornare a viverla. La scena riveste un’ importanza ancora più grande se la si ricollega a quanto visto nel quarto episodio con l’inesorabile deterioramento del rapporto tra Kevin e Nora: per quanto entrambi fossero individui spezzati e nonostante avessero subito dei lutti che li avrebbero perseguitati per il resto dell’esistenza, la mancata accettazione, soprattutto da parte della donna, che ci potesse essere un modo per trovare pace ha decretato la fine della loro vita insieme. Ma quella di Matt non è  cecità nei confronti di un futuro sereno, bensì l’incapacità di credere che questa  felicità possa essere raggiunta tramite qualcosa che non riguardi la fede.

Mary leaving was a test.

The Leftovers – 3x05 It's a Matt Matt Matt Matt WorldIl Matt che vediamo vagare per la nave alla ricerca di qualche risposta, solo e confuso, i cui sguardi vacui comunicano più turbamento di quanto all’apparenza sembri, è un uomo molto diverso da quello osservato nella seconda stagione. Il modo in cui gli autori della serie decidono di affrontare il percorso dell’uomo in relazione alla rinnovata perdita della moglie è molto interessante. Come ben si evince dal suo percorso, Matt sarebbe disposto a sacrificare anche la sua stessa vita in nome di un qualcosa di più grande. Tra lo stanco e il rassegnato, Matt liquida l’abbandono della moglie con un semplice rimando alla sua fede: non solo la partenza di Mary era un test, ma soprattutto è il suo Dio ad averglielo sottoposto affinché potesse provare la sua lealtà nei confronti di Miracle, la città da cui tanto si aspetta nel giorno del settimo anniversario. Ma la realtà non è mai così limpida e univoca, e gli eventi che si susseguono nell’episodio non fanno che aumentare il conflitto latente che si consuma nei suoi pensieri.

[…] are you telling people you’re God?

Ciò che rende questo episodio così geniale ed al contempo sintesi di una serie di scelte narrative che hanno fatto la fortuna delle serie è proprio il ritorno di un personaggio che non a caso abbiamo sempre visto in luoghi “intermedi”: dopo le sue apparizioni nella seconda stagione (“International Assassin” ed “I Live Here Now“), ritroviamo “David Burton”, che costituisce il vero contraltare di Matt in questo episodio. Come spiegato da Lindelof in una interessantissima intervista a Matt Seitz (che potete leggere qui), l’autore della serie ha tratto forte ispirazione dal libro di Giobbe, che disserta ampiamente sulle ragioni per le quali Dio mandi il male all’uomo giusto. Questa fonte d’ispirazione ci dice molto sul tenore dell’episodio e sulla figura di Matt: eliminando Mary dall’equazione, cosa veramente rimane nella vita dell’uomo?
The Leftovers – 3x05 It's a Matt Matt Matt Matt WorldLa prima risposta potrebbe essere quella della fede, avendo l’uomo intrapreso il suo viaggio per riportare a casa il nuovo Messia. Ed ecco che nel momento in cui Matt si trova faccia a faccia con una divinità,  un Dio che tra l’altro ha avuto una rinascita molto simile a quella di Kevin,  la sua reazione di repulsione e rabbia (e poi gelosia) getta luce sul suo rapporto con la religione e sulle difficoltà di comunicazione con un Dio impenetrabile (Well, you’re finally talking to me, gli dirà in seguito). Nel loro primo incontro, il Dio non gli rivolge la parola, troppo impegnato nei suoi affari, consegnandogli una carta che risponde alle più importanti e pressanti domande che gli sono rivolte: ma stiamo parlando di Matt Jamison, e lui conosce più di tutti quali sono le attribuzioni del suo Dio. Ma soprattutto, quel Dio da tutti tanto decantato, si è mostrato freddo e scostante, ignorando le parole di uno dei suoi fedeli più accaniti.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l’omicidio a sangue freddo di una persona innocente: subito il paragone con la dipartita risulta evidente, e le domande senza risposta si affollano sempre più nella mente dell’uomo. Come si può giustificare un atto del genere? D’altronde Matt ha appena assistito alla scena in cui il suo “Dio” gettava giù dal ponte una persona qualunque, senza che lui potesse fare qualcosa per impedirlo. Si prepara così il momento del chiarimento, in cui il fedele si accosta alla divinità per domandare risposta delle sue azioni. Nonostante il tenore già ottimo dell’episodio, la scena dell’incontro/scontro tra Matt e il suo Dio è una delle scene migliori della serie, che più di tutte riesce a rappresentare quel conflitto latente tra uomo e divinità che ha pervaso la narrazione fin dal suo primo episodio.

Is that why you’re killing me?

The Leftovers – 3x05 It's a Matt Matt Matt Matt WorldLa prima volta che abbiamo visto Matt Jamison in azione è stata nel terzo episodio della prima stagione, in cui durante una lettura raccontava che da piccolo era geloso della sorella Nora, e che aveva pregato Dio perché la mandasse via. Poi gli era stata diagnosticata la leucemia, che lui aveva visto come una punizione divina. Da questo punto di partenza siamo arrivati, tre stagioni dopo, ad un Matt che è in un limbo tra la sua versione giovanile — ancorato ad una visione di Dio come entità pura e buona a cui rivolgere preghiera in caso di necessità — ed è allo stesso tempo uomo adulto, che confronta ed interroga la sua divinità sul perché delle sue beffarde azioni. Nonostante la presenza di David non appaia altro se non che una coincidenza voluta dagli autori per sollecitare i fan, la figura interpretata da Bill Camp risulta particolarmente convincente nel ritratto di un Dio il cui operato gli uomini terreni non possono comprendere, che si pone al di là ed al di sopra delle cose terrene (è lo stesso Lindelof che nell’intervista sopra riportata ammette quanto sia stata forte l’ispirazione del Dio dell’Antico Testamento nella costruzione della serie).
Ed è in questo confronto tra due figure così ben delineate che si gioca la partita più importante (e possiamo dire riuscita) della serie: in quella che probabilmente sarà la spiegazione più concreta che si potrà mai avere sulle ragioni della Dipartita, si consuma il dramma di un fedele e di un uomo alle prese con le credenze di una vita intera.

The Leftovers – 3x05 It's a Matt Matt Matt Matt WorldQuando Matt realizza che la “sua” divinità ha realizzato la Dipartita solamente perché poteva, non è solo rabbia quella che si scatena dietro ai suoi occhi: il ricordo di una vita fatta di buone azioni, di aiuto verso il prossimo, di fede incrollabile verso un ideale che alla lunga ha distrutto persino il suo matrimonio si riversa nelle sua mente e nelle sue parole. There has to be a reason, ripete Matt con un tono di voce non del tutto perentorio: anche lui ha iniziato a vacillare sotto il peso delle parole dell’uomo. Everything in my life I’ve done for a reason: è l’inizio della fine, l’affacciarsi di una consapevolezza diversa nel suo animo. Matt, che tanto ha sofferto per alleviare le sofferenze altrui, che ha sacrificato la sua felicità e la sua famiglia in nome di un ideale più grande, si scontra con una realtà diversa. L’elemento focale del dialogo tra i due riguarda proprio la realizzazione, da parte dell’uomo, di aver passato la sua intera esistenza venerando una divinità al cui cospetto si ritrova ora inerme e sconfitto, la comprensione di aver fatto tutto portando in alto il nome di Dio; ma come dice David, tutto ciò che ha fatto è stato frutto di un atto d’egoismo.
È un momento importantissimo perché non vediamo Matt negare l’evidenza di queste parole: è infatti consapevole che ha vissuto la sua vita in questo modo perché aveva bisogno di credere. Matt non si tira indietro rispetto alle sue credenze, ma riafferma ancora una volta il suo bisogno – anche irrazionale – di trovare un senso all’accadere delle cose, alla necessità di essere buoni senza pensare al prezzo. Matt ha sacrificato la sua felicità in nome di un Dio che lo sta rinnegando, facendolo riammalare e ponendogli sfide che lo allontanano dalla famiglia e gli amici. Eppure Matt è lì, nonostante l’evidenza dello stato di cose, nonostante l’irrazionalità dei suoi comportamenti. Ed è lì che ritorna bambino e chiede con voce quasi implorante ad uno sconosciuto che è cosciente non essere la vera incarnazione di Dio: è per questo motivo che mi stai togliendo la vita?

È una frase di una potenza disarmante, che non perde colpi nonostante lo spettatore avesse già indovinato la natura del malessere dell’uomo: questo perché la voce e gli occhi di Eccleston comunicano e vanno al di là delle sue stesse parole. È un grido che non è di disperazione, ma di sconfitta: nell’affrettarsi sconclusionato che pervade le sue mani quando tenta di slegare l’uomo egli vede tutta la sua vita scorrergli davanti agli occhi, gli errori commessi e la fede col tempo ripagata. È un momento ambivalente, perché lo stesso Matt non è in grado di sapere per quale motivo stia slegando l’uomo: è finalmente sceso a patti con l’idea che, se anche una divinità esiste, questa non è per forza buona e le sue ragioni non sono per forza logiche? Oppure, malgrado tutto, ha semplicemente deciso di arrendersi all’evidenza della sua vita mortale, della sua malattia che quasi sicuramente gli porterà via la vita.  Matt ha trascorso tutta la sua vita sacrificando se stesso, e nonostante in questo momento tutto ciò che ha fatto sembri vano, è un sacrificio ed una fede che lui non potrà mai percepire come inutile.
The Leftovers – 3x05 It's a Matt Matt Matt Matt WorldMatt è un uomo di fede, un uomo di credo: questo episodio riconferma la sua natura e non fa nulla per rinnegarla. Ma al contrario fa un passo avanti, verso una riconciliazione tra la sua fede e la realtà delle cose. E quando Laurie, sua controversa nemica nel corso dell’episodio, gli chiede se lui stia bene, lo stesso risponde, con una pace quasi divina: Actually, Laurie… I’m dying. In quelle parole si legge quasi l’aspettativa per un momento a lungo atteso, quello in cui si può smettere di lottare e di soffrire: è un momento di catarsi in cui Matt si avvicina sempre di più a quella pace provata da John. Ma ecco che la prospettiva cambia di nuovo, ed il leone Fraiser  divora l’emissario di Dio sulla terra; ecco un altro momento in cui la serie abbassa i toni e riesce a coinvolgere i suoi protagonisti ed i suoi spettatori. That’s the guy I was telling you about, dice Matt, rivolgendo uno sguardo vacuo ma carico di significato alla camera.

The Leftovers confeziona un episodio potente e liberatorio, che chiude in maniera più che dignitosa il percorso di un personaggio non esente da critiche ma saldo nella sua visione della fede come unica ancora di salvezza dalla realtà.

Voto : 9

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Informazioni su Annalisa M.

Trascorre la maggior parte della sua esistenza nell’oscurità seriale (perché i teen drama non li vogliamo considerare) quando un giorno, presa da chissà quale illuminazione divina, decide di guardare Buffy The Vampire Slayer. La strada è segnata, seguono Angel, Lost, Breaking Bad e Mad Men. Un hobby che si trasforma in una passione totalizzante e in qualcosa di cui non si può più fare a meno. Aggiungiamoci il culto della scrittura, coltivato fin dalla tenera età (toccatele tutto, tranne il maghetto occhialuto) e il gioco è fatto.


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2 commenti su “The Leftovers – 3×05 It’s a Matt Matt Matt Matt World

    • Annalisa M. L'autore dell'articolo

      Ciao Olivia, la frase che hai citato si presta a notevoli e diverse interpretazioni. In una chiave più generica possiamo dire con sicurezza che Matt si riferisca al “dio” che ha tormentato tutto il suo viaggio – e che ha messo fortemente in discussione le sue convinzioni. La forza della frase sta nel tono in cui viene pronunciata ma soprattutto perché è pronunciata in relazione all’attacco del leone nei confronti dell’uomo, che rende la scena se possibile ancor più potente ed enigmatica. Spero di aver chiarito il tuo dubbio!