The Handmaid’s Tale – 1×10 Night 2


The Handmaid's Tale - 1x10 NightCon “Night”, un decimo episodio profondamente coerente col lavoro svolto in tutta la stagione, si chiude questa prima annata di The Handmaid’s Tale, la serie creata da Bruce Miller e basata sull’omonimo libro di Margaret Atwood che si candida a diventare una delle migliori novità dell’anno, non solo per la qualità insita in tutti e dieci questi primi episodi, ma anche per la sua portata simbolica in tempi come i nostri.

Ogni volta che una serie o un film ripropongono attraverso un altro medium una storia tratta da un libro, è abbastanza frequente che quest’ultimo subisca delle riedizioni e abbia una conseguente impennata nelle vendite. Nel caso di The Handmaid’s Tale però c’è di più: sono stati diversi in questi mesi i casi in cui una manifestazione sui diritti delle donne ha visto comparire attiviste vestite come le ancelle – la più recente è una protesta in Ohio contro una proposta di legge che comporterebbe delle restrizioni nell’accesso alle interruzioni di gravidanza. È un fenomeno interessante perché in questo caso si va al di là della citazione fine a se stessa per lanciare invece un messaggio di più ampia portata, un segnale che inviti l’opinione pubblica a riflettere su quanto quelle situazioni che leggiamo nel libro o vediamo nella serie non siano poi così lontane da quelle che le donne già vivono ogni giorno. Molti purtroppo ritengono che la propria cultura (bianca) occidentale sia lontana da certi estremismi, che appartengano al passato o ad altre culture, a loro volta tacciate di essere retrograde, a differenza della propria; ma è sul corpo delle donne che ancora si combattono le guerre più difficili, tanto subdole quanto più si pensa di essere “evoluti”, lontani da “certe barbarie”, che invece si perpetrano ogni giorno, anche tra chi crede di esserne ben distante.

The Handmaid's Tale - 1x10 NightPerché in fondo tutto nasce da una sorta di schizofrenia sociale, che ha da sempre visto nella donna un dualismo irrisolvibile: la portatrice di vita e la portatrice di peccato (“You brought lust and temptation back into this house”, dirà Fred Waterford a sua moglie); ed è su questa dissociazione percettiva, degli uomini nei confronti delle donne, ma anche delle donne nei confronti di loro stesse, che si è lavorato in tutte queste dieci puntate della serie. Entrare, volontariamente o meno, a far parte di un sistema come quello di Gilead che non solo sostiene, ma che alimenta quella duplicità portandola all’estremo, è talmente innaturale per una donna (per qualunque donna) che richiede in cambio una scissione interiore obbligata: ogni personaggio femminile della serie, infatti, conserva in sé una duplicità straziante, che conduce a comportamenti disorientanti al punto da sembrare appartenere a persone diverse.

Boy, look at these outfits. It’s a parade of sluts.

Il disordine percettivo che soggiace alla creazione stessa della Repubblica di Gilead sta proprio nel suo principio fondante: le donne fertili salveranno la nazione, ma sono al contempo impure. Come è possibile relazionarsi a delle persone che portano in sé la salvezza dell’umanità e al contempo la distruzione della morale? Solo con comportamenti costantemente contraddittori. Ne abbiamo visto esempi lungo tutta la stagione, ma soprattutto nella dinamica tra Offred e Serena Joy: le violenze, fisiche e psicologiche, si sono affiancate a gesti amorevoli con un’alternanza agghiacciante, che tocca in questo finale i picchi più alti soprattutto con la visita alla figlia di June. Quella che dalle prime parole sembra essere una rassicurazione sul destino della bambina, proprio quando June è incinta del suo secondo figlio, si trasforma in minaccia nel giro di pochissime battute, nel momento in cui la salvezza della prima viene strettamente collegata a quella del secondo. Abbiamo visto cosa Serena sia disposta a fare pur di avere un figlio, proprio lei che ha sacrificato se stessa per un progetto che l’ha tagliata fuori quanto più lei lo creava; l’abbiamo vista consapevole del fatto che siano gli uomini ad avere un problema di fertilità, eppure convinta di dover ancora aderire a quel sistema, come a mantenere l’unica facciata possibile per salvare la nazione – intimamente convinta che gli uomini non accetterebbero mai una tale debolezza.

The Handmaid's Tale - 1x10 NightEd è in questa puntata che la dicotomia esplode, nei confronti di June ma anche di Fred: perché per quanto si possa credere che basti essere presente durante l’atto del concepimento per farne davvero parte, è solo con quel test di gravidanza finalmente positivo che si verifica la più grande speranza di Serena e anche il più grande dolore, quello di non poter essere colei che porterà la vita nel mondo. L’ha sempre saputo, sin da quando ha cominciato a sferruzzare maglioncini e coperte per un nascituro che non arrivava mai, ma, ora che le cose si fanno concrete, tutto ciò che è stato a lungo più o meno sopito esplode in tutta la sua contraddizione: perché il figlio non è suo, ma nemmeno di quel marito che continua a vivere la propria vita senza pagare neanche un decimo dello scotto che sta scontando lei; e, in fondo, perché sarà colei che l’umanità ritiene una puttana a mettere al mondo suo figlio.

They should have never given us uniforms if they didn’t want us to be an army.

Il flashback di inizio puntata, che ci riporta là dove tutto è cominciato (“I’m sorry, Aunt Lydia”), si riflette come in uno specchio nella potentissima scena della lapidazione, in cui per la prima volta le ancelle si comportano davvero come un’armata, anzi, come una sola donna: le hanno rese uguali – nei vestiti, nelle funzioni – ed è proprio per questo che non possono in alcun modo uccidere una di loro, perché sarebbe come ammazzare se stesse. Sono state private di tutto, umiliate, picchiate e stuprate, e qualcuna di loro non è riuscita a sopportarne il peso; in questo caso, però, lapidare Janine non è “solo” l’uccisione di un individuo, bensì l’atto di estremo annichilimento di uno dei due generi umani, il cortocircuito di quel dualismo che crea la figura dell’ancella distruggendone l’umanità per sempre, salvo poi punirla proprio quando raggiunge il punto di rottura di una follia impossibile da sostenere.

The Handmaid's Tale - 1x10 Night“Night” lavora ad un livello molto profondo (sia concettuale che visivo) sull’unione delle ancelle, non solo perché forse insieme possono davvero abbattere questo sistema dall’interno, ma anche perché sono tutte nella stessa situazione: sono Maria Navarro e Greer Ladestro, sono Alison, Riley, Caroline, Aubrey e tutte le donne di quelle lettere che June legge piangendo, perché sono diverse eppure sono tutte uguali, tutte alla ricerca dei loro amati, dei loro figli, di aiuto e soprattutto del ricordo. Come in ogni guerra, e questa lo è, l’arma più forte di tutte è proprio la memoria, la testimonianza di chi resiste e di chi è anche disposto a morire affinché però qualcosa cambi.
La speranza nel cambiamento June l’ha avuta per molto tempo, quando non riusciva a rimanere incinta e sperava accadesse – per essere trattata meglio, per non dover cambiare casa ed essere stuprata da un altro uomo, per non essere decretata non fertile ed essere spedita a morire nelle colonie; ma proprio ora che incinta lo è davvero, è impossibile – per lei, ma anche per lo spettatore – esserne davvero contenti.
La rinuncia alla lapidazione di Janine è il primo vero atto rivoluzionario di June e di tutte le ancelle, che porterà di sicuro a conseguenze per ognuna di loro, ma che per la prima volta le fa sentire libere per aver compiuto una scelta davvero voluta, che le fa “sentire bene” (come sottolinea Nina Simone con la sua “Feeling Good”) e che ha permesso loro per la prima volta di trasformare il rosso del peccato delle loro vesti non nel rosso del sangue di Janine, ma nel colore dell’amore per loro stesse, che si staglia più forte che mai sullo sfondo nevoso della città che attraversano come un corpo solo.

They called me when your name came up, and you’re on my list.”
List? List of family?”

The Handmaid's Tale - 1x10 NightNon c’è donna nel racconto che non sia passata attraverso sentimenti contrapposti e contraddittori al punto da perdere pezzi di umanità, diventata irriconoscibile in se stesse e negli altri. Ne è un esempio Moira, il cui percorso è passato dalla reazione, alla fuga, alla rinuncia, fino all’estremo urlo di autopreservazione che l’ha portata fino in Ontario, a salvarsi fisicamente ma soprattutto mentalmente, proprio quando era sul punto di perdersi per sempre. Lo vediamo quando fatica a capire l’umanità che il Canada le offre e osserva stupefatta gli atti di pura e umana condivisione che pensava di aver dimenticato per sempre, ma soprattutto quando Luke la ritrova perché “lei è famiglia” e non è stata dimenticata.
Ma lo osserviamo anche, in misura diversa, in Aunt Lydia, che forse più di qualunque altro personaggio è riuscita ad incarnare anime così opposte da sembrare davvero appartenenti ad una donna mentalmente instabile – e del resto, come si può svolgere quel lavoro rimanendo sane di mente? Donna capace delle più terribili punizioni e mutilazioni, è anche quella che ha lottato per il giusto riconoscimento di quelle donne mutilate per la sua causa; è lei che con le lacrime agli occhi dice alle sue ancelle che devono lapidare Janine e che impedisce alle guardie di uccidere quelle donne che lei stessa punirà in modi ancora sconosciuti. Aunt Lydia è l’incarnazione della follia di Gilead, l’umana rappresentazione della sua perversa legge morale.

Furthermore, I, Warren Putnam, did knowingly engage in the sin of lust and covetousness.
And by doing so, I rent the sacred covenant that exists between myself and my country, my brothers, and God Almighty.

The Handmaid's Tale - 1x10 NightNessuna donna si salva da una scissione che miete vittime sia tra le innocenti che tra le colpevoli. E gli uomini? Il cambiamento che ha investito anima e corpo di tutte le donne della storia non ha toccato la vita degli uomini se non nelle apparenze: a poco a poco abbiamo visto come quella che sembrava una distopia per tutti sia stata in realtà solo un’illusione ottica per la controparte maschile, che, pur essendo in realtà la base del problema della fertilità, non ha fatto altro che spostare la questione sulle donne e modificare la loro di vita, mantenendo invece le proprie abitudini pressoché intatte. Lavoro, sesso, potere: al di sotto della superficie la vita per loro è rimasta la stessa, e se qualcuno non è abbastanza attento a mantenere la cosa nascosta deve essere punito per coerenza, ma con la consapevolezza che tutti, di fatto, sono rimasti uguali a loro stessi, e che, se errore c’è stato, è stato verso il Paese, i Fratelli e Dio – non certo verso le donne. La scena dell’amputazione di Warren è atroce proprio per il suo essere così asettica, cosa che trasferisce la punizione alla sfera dell’umiliazione più che del dolore, ma rimane l’extrema ratio, un caso su un milione, che serve per mantenere la facciata di comunità interamente devota alla causa. Niente impedirà agli uomini di continuare a illudere le ancelle, di portarle nei bordelli, e al contempo di punire le mogli per la loro supposta infertilità, anche quando chiedono quell’amore e quella passione che vengono poi additate come lussuria e peccato.

The Handmaid's Tale - 1x10 NightLa puntata si conclude con un enorme punto di domanda sul destino fisico di June, ma non certo su quello morale: il rifiuto di uccidere Janine è stato fare “il suo dovere”, finalmente non quello di ancella ma quello di essere umano, di donna e di madre che vuole lasciare alla figlia un mondo migliore del suo; e per questo, per la prima volta, non prova terrore davanti all’ignoto. Ritrovare l’umanità è ciò che la ricongiunge a se stessa, che la riporta ad essere una e che forse riapre la speranza davanti ad un mondo che pare non averne più, sospeso in un’atemporalità – sottolineata dall’impeccabile lavoro sulle luci – che sembra rifuggire il cambiamento ad ogni inquadratura.

Questa prima stagione di The Handmaid’s Tale è stata quasi perfetta nel raccontare cosa abbia condotto a questa situazione e come essa si sia evoluta; tolte forse alcune scelte poco efficaci da un punto di vista strutturale – gli episodi con focus sui personaggi sono arrivati tutti in blocco, allentando un po’ troppo la presa sulla vicenda di June –, la serie ha saputo raccontare la storia da ogni punto di vista, con interpretazioni eccezionali (su tutte Elizabeth Moss e Yvonne Strahovski), montaggi perfetti nell’alternanza tra passato e presente e una fotografia in grado di esaltare la duplicità insita nella storia. Soprattutto però si è rivelata capace di raccontare uno dei più grandi problemi della nostra società, proprio perché parte da presupposti eternamente attuali per raccontare una vicenda che appare in-credibile solo perché fa troppa paura pensare che non sia poi così lontana dalle nostre vite.
Ma non è forse la negazione della realtà a generare le peggiori psicosi?

Voto puntata: 8/9
Voto stagione: 9

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Informazioni su Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.


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