The Handmaid’s Tale – 1×10 Night 9


The Handmaid's Tale - 1x10 NightCon “Night”, un decimo episodio profondamente coerente col lavoro svolto in tutta la stagione, si chiude questa prima annata di The Handmaid’s Tale, la serie creata da Bruce Miller e basata sull’omonimo libro di Margaret Atwood che si candida a diventare una delle migliori novità dell’anno, non solo per la qualità insita in tutti e dieci questi primi episodi, ma anche per la sua portata simbolica in tempi come i nostri.

Ogni volta che una serie o un film ripropongono attraverso un altro medium una storia tratta da un libro, è abbastanza frequente che quest’ultimo subisca delle riedizioni e abbia una conseguente impennata nelle vendite. Nel caso di The Handmaid’s Tale però c’è di più: sono stati diversi in questi mesi i casi in cui una manifestazione sui diritti delle donne ha visto comparire attiviste vestite come le ancelle – la più recente è una protesta in Ohio contro una proposta di legge che comporterebbe delle restrizioni nell’accesso alle interruzioni di gravidanza. È un fenomeno interessante perché in questo caso si va al di là della citazione fine a se stessa per lanciare invece un messaggio di più ampia portata, un segnale che inviti l’opinione pubblica a riflettere su quanto quelle situazioni che leggiamo nel libro o vediamo nella serie non siano poi così lontane da quelle che le donne già vivono ogni giorno. Molti purtroppo ritengono che la propria cultura (bianca) occidentale sia lontana da certi estremismi, che appartengano al passato o ad altre culture, a loro volta tacciate di essere retrograde, a differenza della propria; ma è sul corpo delle donne che ancora si combattono le guerre più difficili, tanto subdole quanto più si pensa di essere “evoluti”, lontani da “certe barbarie”, che invece si perpetrano ogni giorno, anche tra chi crede di esserne ben distante.

The Handmaid's Tale - 1x10 NightPerché in fondo tutto nasce da una sorta di schizofrenia sociale, che ha da sempre visto nella donna un dualismo irrisolvibile: la portatrice di vita e la portatrice di peccato (“You brought lust and temptation back into this house”, dirà Fred Waterford a sua moglie); ed è su questa dissociazione percettiva, degli uomini nei confronti delle donne, ma anche delle donne nei confronti di loro stesse, che si è lavorato in tutte queste dieci puntate della serie. Entrare, volontariamente o meno, a far parte di un sistema come quello di Gilead che non solo sostiene, ma che alimenta quella duplicità portandola all’estremo, è talmente innaturale per una donna (per qualunque donna) che richiede in cambio una scissione interiore obbligata: ogni personaggio femminile della serie, infatti, conserva in sé una duplicità straziante, che conduce a comportamenti disorientanti al punto da sembrare appartenere a persone diverse.

Boy, look at these outfits. It’s a parade of sluts.

Il disordine percettivo che soggiace alla creazione stessa della Repubblica di Gilead sta proprio nel suo principio fondante: le donne fertili salveranno la nazione, ma sono al contempo impure. Come è possibile relazionarsi a delle persone che portano in sé la salvezza dell’umanità e al contempo la distruzione della morale? Solo con comportamenti costantemente contraddittori. Ne abbiamo visto esempi lungo tutta la stagione, ma soprattutto nella dinamica tra Offred e Serena Joy: le violenze, fisiche e psicologiche, si sono affiancate a gesti amorevoli con un’alternanza agghiacciante, che tocca in questo finale i picchi più alti soprattutto con la visita alla figlia di June. Quella che dalle prime parole sembra essere una rassicurazione sul destino della bambina, proprio quando June è incinta del suo secondo figlio, si trasforma in minaccia nel giro di pochissime battute, nel momento in cui la salvezza della prima viene strettamente collegata a quella del secondo. Abbiamo visto cosa Serena sia disposta a fare pur di avere un figlio, proprio lei che ha sacrificato se stessa per un progetto che l’ha tagliata fuori quanto più lei lo creava; l’abbiamo vista consapevole del fatto che siano gli uomini ad avere un problema di fertilità, eppure convinta di dover ancora aderire a quel sistema, come a mantenere l’unica facciata possibile per salvare la nazione – intimamente convinta che gli uomini non accetterebbero mai una tale debolezza.

The Handmaid's Tale - 1x10 NightEd è in questa puntata che la dicotomia esplode, nei confronti di June ma anche di Serena: perché per quanto si possa credere che basti essere presente durante l’atto del concepimento per farne davvero parte, è solo con quel test di gravidanza finalmente positivo che si verifica la più grande speranza di Serena e anche il più grande dolore, quello di non poter essere colei che porterà la vita nel mondo. L’ha sempre saputo, sin da quando ha cominciato a sferruzzare maglioncini e coperte per un nascituro che non arrivava mai, ma, ora che le cose si fanno concrete, tutto ciò che è stato a lungo più o meno sopito esplode in tutta la sua contraddizione: perché il figlio non è suo, ma nemmeno di quel marito che continua a vivere la propria vita senza pagare neanche un decimo dello scotto che sta scontando lei; e, in fondo, perché sarà colei che l’umanità ritiene una puttana a mettere al mondo suo figlio.

They should have never given us uniforms if they didn’t want us to be an army.

Il flashback di inizio puntata, che ci riporta là dove tutto è cominciato (“I’m sorry, Aunt Lydia”), si riflette come in uno specchio nella potentissima scena della lapidazione, in cui per la prima volta le ancelle si comportano davvero come un’armata, anzi, come una sola donna: le hanno rese uguali – nei vestiti, nelle funzioni – ed è proprio per questo che non possono in alcun modo uccidere una di loro, perché sarebbe come ammazzare se stesse. Sono state private di tutto, umiliate, picchiate e stuprate, e qualcuna di loro non è riuscita a sopportarne il peso; in questo caso, però, lapidare Janine non è “solo” l’uccisione di un individuo, bensì l’atto di estremo annichilimento di uno dei due generi umani, il cortocircuito di quel dualismo che crea la figura dell’ancella distruggendone l’umanità per sempre, salvo poi punirla proprio quando raggiunge il punto di rottura di una follia impossibile da sostenere.

The Handmaid's Tale - 1x10 Night“Night” lavora ad un livello molto profondo (sia concettuale che visivo) sull’unione delle ancelle, non solo perché forse insieme possono davvero abbattere questo sistema dall’interno, ma anche perché sono tutte nella stessa situazione: sono Maria Navarro e Greer Ladestro, sono Alison, Riley, Caroline, Aubrey e tutte le donne di quelle lettere che June legge piangendo, perché sono diverse eppure sono tutte uguali, tutte alla ricerca dei loro amati, dei loro figli, di aiuto e soprattutto del ricordo. Come in ogni guerra, e questa lo è, l’arma più forte di tutte è proprio la memoria, la testimonianza di chi resiste e di chi è anche disposto a morire affinché però qualcosa cambi.
La speranza nel cambiamento June l’ha avuta per molto tempo, quando non riusciva a rimanere incinta e sperava accadesse – per essere trattata meglio, per non dover cambiare casa ed essere stuprata da un altro uomo, per non essere decretata non fertile ed essere spedita a morire nelle colonie; ma proprio ora che incinta lo è davvero, è impossibile – per lei, ma anche per lo spettatore – esserne davvero contenti.
La rinuncia alla lapidazione di Janine è il primo vero atto rivoluzionario di June e di tutte le ancelle, che porterà di sicuro a conseguenze per ognuna di loro, ma che per la prima volta le fa sentire libere per aver compiuto una scelta davvero voluta, che le fa “sentire bene” (come sottolinea Nina Simone con la sua “Feeling Good”) e che ha permesso loro per la prima volta di trasformare il rosso del peccato delle loro vesti non nel rosso del sangue di Janine, ma nel colore dell’amore per loro stesse, che si staglia più forte che mai sullo sfondo nevoso della città che attraversano come un corpo solo.

They called me when your name came up, and you’re on my list.”
List? List of family?”

The Handmaid's Tale - 1x10 NightNon c’è donna nel racconto che non sia passata attraverso sentimenti contrapposti e contraddittori al punto da perdere pezzi di umanità, diventata irriconoscibile in se stesse e negli altri. Ne è un esempio Moira, il cui percorso è passato dalla reazione, alla fuga, alla rinuncia, fino all’estremo urlo di autopreservazione che l’ha portata fino in Ontario, a salvarsi fisicamente ma soprattutto mentalmente, proprio quando era sul punto di perdersi per sempre. Lo vediamo quando fatica a capire l’umanità che il Canada le offre e osserva stupefatta gli atti di pura e umana condivisione che pensava di aver dimenticato per sempre, ma soprattutto quando Luke la ritrova perché “lei è famiglia” e non è stata dimenticata.
Ma lo osserviamo anche, in misura diversa, in Aunt Lydia, che forse più di qualunque altro personaggio è riuscita ad incarnare anime così opposte da sembrare davvero appartenenti ad una donna mentalmente instabile – e del resto, come si può svolgere quel lavoro rimanendo sane di mente? Donna capace delle più terribili punizioni e mutilazioni, è anche quella che ha lottato per il giusto riconoscimento di quelle donne mutilate per la sua causa; è lei che con le lacrime agli occhi dice alle sue ancelle che devono lapidare Janine e che impedisce alle guardie di uccidere quelle donne che lei stessa punirà in modi ancora sconosciuti. Aunt Lydia è l’incarnazione della follia di Gilead, l’umana rappresentazione della sua perversa legge morale.

Furthermore, I, Warren Putnam, did knowingly engage in the sin of lust and covetousness.
And by doing so, I rent the sacred covenant that exists between myself and my country, my brothers, and God Almighty.

The Handmaid's Tale - 1x10 NightNessuna donna si salva da una scissione che miete vittime sia tra le innocenti che tra le colpevoli. E gli uomini? Il cambiamento che ha investito anima e corpo di tutte le donne della storia non ha toccato la vita degli uomini se non nelle apparenze: a poco a poco abbiamo visto come quella che sembrava una distopia per tutti sia stata in realtà solo un’illusione ottica per la controparte maschile, che, pur essendo in realtà la base del problema della fertilità, non ha fatto altro che spostare la questione sulle donne e modificare la loro di vita, mantenendo invece le proprie abitudini pressoché intatte. Lavoro, sesso, potere: al di sotto della superficie la vita per loro è rimasta la stessa, e se qualcuno non è abbastanza attento a mantenere la cosa nascosta deve essere punito per coerenza, ma con la consapevolezza che tutti, di fatto, sono rimasti uguali a loro stessi, e che, se errore c’è stato, è stato verso il Paese, i Fratelli e Dio – non certo verso le donne. La scena dell’amputazione di Warren è atroce proprio per il suo essere così asettica, cosa che trasferisce la punizione alla sfera dell’umiliazione più che del dolore, ma rimane l’extrema ratio, un caso su un milione, che serve per mantenere la facciata di comunità interamente devota alla causa. Niente impedirà agli uomini di continuare a illudere le ancelle, di portarle nei bordelli, e al contempo di punire le mogli per la loro supposta infertilità, anche quando chiedono quell’amore e quella passione che vengono poi additate come lussuria e peccato.

The Handmaid's Tale - 1x10 NightLa puntata si conclude con un enorme punto di domanda sul destino fisico di June, ma non certo su quello morale: il rifiuto di uccidere Janine è stato fare “il suo dovere”, finalmente non quello di ancella ma quello di essere umano, di donna e di madre che vuole lasciare alla figlia un mondo migliore del suo; e per questo, per la prima volta, non prova terrore davanti all’ignoto. Ritrovare l’umanità è ciò che la ricongiunge a se stessa, che la riporta ad essere una e che forse riapre la speranza davanti ad un mondo che pare non averne più, sospeso in un’atemporalità – sottolineata dall’impeccabile lavoro sulle luci – che sembra rifuggire il cambiamento ad ogni inquadratura.

Questa prima stagione di The Handmaid’s Tale è stata quasi perfetta nel raccontare cosa abbia condotto a questa situazione e come essa si sia evoluta; tolte forse alcune scelte poco efficaci da un punto di vista strutturale – gli episodi con focus sui personaggi sono arrivati tutti in blocco, allentando un po’ troppo la presa sulla vicenda di June –, la serie ha saputo raccontare la storia da ogni punto di vista, con interpretazioni eccezionali (su tutte Elizabeth Moss e Yvonne Strahovski), montaggi perfetti nell’alternanza tra passato e presente e una fotografia in grado di esaltare la duplicità insita nella storia. Soprattutto però si è rivelata capace di raccontare uno dei più grandi problemi della nostra società, proprio perché parte da presupposti eternamente attuali per raccontare una vicenda che appare in-credibile solo perché fa troppa paura pensare che non sia poi così lontana dalle nostre vite.
Ma non è forse la negazione della realtà a generare le peggiori psicosi?

Voto puntata: 8/9
Voto stagione: 9

Condividi l'articolo
 

Informazioni su Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

9 commenti su “The Handmaid’s Tale – 1×10 Night

  • bau

    Ciao, letta la recensione con piacere.

    Ho finito la prima stagione e non ho ancora vista la seconda… c’è una cosa che non mi torna nella recensione. Da quello che ho capito io non è che tutti gli uomini sono sterili, e le donne no. C’è un drastico calo di fertilità in tutta l’umanità, e le ancelle vengono scelte tra le donne sicuramente fertili (o hanno avuto una gravidanza come June, o suppongo verificato tramite esami medici, come nel caso di Emili/Diglen)
    Quando June va dal medico per il controllo questo “si offre” di fare sesso con lei suggerendole che spesso le ancelle non riescono a concepire perché il comandante è sterile, ma ovviamente non possono dirlo.

    Però non è che viene mai fuori che gli uomini sono tutti sterili. Viene solo detto che da anni in tutto il mondo è difficilissimo concepire bambini e, anche in caso di concepimento, portare a termina la gravidanza. Quindi non mi torna il riferimento nella recensione alla “supposta sterilità” delle mogli: le mogli sono sterili, è detto chiaramente, così come le Marte ecc. Solo le ancelle sono donne ancora fertili.

    Questi, almeno alla fine della prima stagioni, sono dei fatti.

    No?
    Ciao!

     
  • bau

    A quanto scritto aggiungo anche che il fatto che la sterilità è diffusa in tutto il mondo e quindi non è “supposta” è dimostrato dal fatto che nello scambio commerciale col Messico, la merce di scambio sono proprio le ancelle, e da quello che è dato capire il Messico non è sotto un regime totalitario patriarcale come Gilead (l’ambasciatrice è donna). Quindi non si spiegherebbe l’interesse del Messico ad “acquistare” donne fertili se il problema dell’infertilità fosse una menzogna maschile usata per sottomettere le donne… cosa che mi pare suggerisca la recensione.

     
    • Federica Barbera L'autore dell'articolo

      Ciao bau, ti ringrazio per le domande e per il tuo interesse. La questione è un po’ complicata e di certo non voglio spoilerarti nulla dalla stagione successiva, quindi cerco di mantenermi sul livello di informazioni fermo alla 1×10 e di spiegare meglio quello che ho scritto.
      Il problema della fertilità viene dal regime interamente imputato alle donne senza mai prendere in considerazione (almeno pubblicamente) il fatto che l’infertilità possa essere causata dagli uomini; questo non implica che *non esistano* donne non fertili; però questo ci dice che se molte mogli non rimangono incinte viene dato per scontato che la sterilità sia la loro, e quindi si ricorre alle ancelle. Che, benché sottoposte ad analisi che ne confermano la fertilità (le sterili fanno altre fini), non rimangono incinte con gran facilità: perché?
      Perché è abbastanza evidente che il problema sia in larga parte maschile, e non femminile; se no tutte le ancelle (ripeto, fertili) rimarrebbero incinte con molta più frequenza; ed è altrettanto evidente che molte mogli sarebbero assolutamente nelle condizioni di avere dei figli, ma davanti all’impossibilità di coppia di non averli viene automaticamente attribuita la responsabilità alla moglie, e non al marito: ecco perché parlavo di “supposta sterilità”, perché si suppone in automatico che siano sterili le donne solo perché non ci si può nemmeno azzardare a dire ad alta voce che il problema riguardi anche (se non di più, come dicevo sopra) gli uomini.
      Certo che non tutti gli uomini sono sterili, se no non verrebbero al mondo neanche quei pochi bambini che vediamo (che infatti vengono celebrati come miracoli); ma che il problema riguardi più gli uomini delle donne è evidente per assurdo proprio dalle mosse che fanno per cercare di aumentare la natalità: se le ancelle sono assolutissimamente fertili e Gilead ha comunque pochi bambini, un motivo ci sarà.

      La questione del Messico c’entra relativamente: è uno stato in crisi perché non ci sono nascite (il perché lì la situazione sia più grave non viene spiegato, ma possono essere mille motivi diversi) e in extrema ratio ricorrono all’acquisto di ancelle perché vedono che qualche risultato a Gilead c’è, ma noi poi non vediamo come va a finire. Quindi non è che perché il Messico si rivolge a Gilead allora abbiamo la conferma che il sistema funziona.

      In ultimo, che la colpa dell’infertilità sia ritenuta femminile come modo per soggiogarle e controllarle, e al contempo avere il pieno controllo in quanto uomini, è tipo il principio fondante di Gilead! Secondo te perché le donne, tutte le donne, non possono leggere, lavorare, fare assolutamente nulla? Dalle Ancelle, alle Martha, alle Mogli? È un sistema in cui gli uomini sanno che il problema riguarda perlomeno ANCHE loro (se non vogliamo metterci qui a fare un discorso di percentuali), ma preferiscono non sapere. Sottomettono le donne, fingono di sottostare a un sistema morigeratissimo, e poi sappiamo dove li troviamo la sera tardi, no? È chiaramente un sistema disegnato per garantire all’uomo il potere e soggiogare la donna, non mi sembra si possa anche solo dubitarne.

      Troverai alcuni sviluppi di queste cose nella seconda stagione, sia del possesso della donna da parte dell’uomo sia qualche accenno alla seconda questione 😉

       
  • bau

    Ciao Federica,
    innanzitutto grazie per la disponibilità e la risposta!
    Sono d’accordo in gran parte con quello che dici, e grazie alla tua risposta ho capito meglio alcune tue riflessioni e il discorso della supposta sterilità.

    Aggiungo qualche altra mia considerazione suggerita dalla tua risposta (sono a lavoro e ho tempo da perdere…). Credo che siamo fondamentalmente d’accordo, ma ho la sensazione che in certi passaggi della recensione e della tua risposta sottolineando giustamente l’innegabile sopraffazione maschile sulla donna nel regime di Gilead a mio parere esce un po’ sottovalutato il fatto che il regime è un regime assolutista in generale e non “solo” un modo per sottomettere la donna all’uomo.

    Semplificando, non penso che il regime di Gilead abbia “solo” lo scopo di sottomettere le donne e quindi mi trovo in parziale disaccordo se dici che il principio fondante di Gilead è la sottomissione della donna. A me sembra UNO dei principi. A me sembra che il principio fondante sia una lettura fanatica, distorta ed estremista della Bibbia, che colpisce in primo luogo e in modo brutale la donna ma non solo. E’ un regime assolutista totalitario in cui le donne sono ovviamente le più sottomesse, ma vengono impiccati anche i gay uomini e dissidenti maschi. Neppure gli uomini sembrano avere molti diritti civili.

    A me sembra di capire – da quello che si vede attraverso flashback ecc – che il mondo intero ha attraversato una fase di crisi (cause politiche? ecologica? nucleare? si parla di scorie nelle colonie ecc) culminata con un tasso di fertilità prossimo a zero. Una sterilità a mio parere trasversale, che colpisce sia uomini sia donna. Con la scusa di rimettere le cose a posto ( e non solo per risolvere il problema della fertilità: si fa accenno anche ad altri problemi, come emissioni di CO2, produzione alimentare ecc.) dei fanatici ultrareligiosi fanno un colpo di stato (sterminano il Congresso ecc.) e instaurano un regime totalitario in cui TUTTO è sotto il loro controllo, e in cui la donna ha un ruolo chiaramente disumanizzato e sottomesso, ma non è che gli altri se la passano benissimo, a parte gli uomini (maschi) che detengono il potere. Infatti con Luke vediamo in fuga verso il Canada anche altri uomini, ecc. Vediamo roghi di libri e riviste. Vediamo tanti cadaveri a giro, di uomini e di donne.

    Quindi si tratta di un potere chiaramente maschile in cui la sottomissione della donna è innegabilmente l’aspetto più brutale e quello al centro del racconto. Ma non credo che dare la colpa dell’infertilità alla donna sia il principio fondante di Gilead, a me sembra che l’infertilità dell’umanità sia stata interpretata dai fondamentalisti come un “castigo divino” di Dio per la lussuria e per l’allontanamento dell’umanità dai precetti delle Scritture (sono cose che vengono dette ad esempio nel flashback di Fred e Serena, o in alcuni discorsi di Zia Lydia). [Per inciso.. io non ho riscontrato elementi per dire che l’infertilità colpisca più gli uomini delle donne, come sembri suggerire… viene fatto capire che a un certo punto nel periodo pre-Gilead sia diventato difficilissimo per tutti avere figli, in tutto il mondo]. Lo scopo dei fondamentalisti, in questo stato di disordine e di crisi, sembra sia stato quello di creare un nuovo ordine assolutista a loro dire più vicino alle Scritture e al volere di Dio… poi, come in tutte le dittature, ci sono i fanatici veramente fanatici e convinti, e quelli che invece aderiscono all’ideologia solo per arrivare al potere e in realtà fanno il contrario. In questo nuovo ordine non c’è spazio per chi la pensa diversamente. Non c’è spazio per omosessuali o altre religioni. Non c’è libertà. Tutti hanno paura. Certamente in questo potere (maschile) dispostico e liberticida la donna ha un ruolo di sottomissione assoluta, ma non lo definirei soltanto “un sistema designato per garantire il potere all’uomo”. Lo è, ovviamente è anche questo, ma non si limita a questo.

    Credo che non sarai d’accordo… Grazie ancora per la disponibilità e per le recensioni. Prossimamente inizierò la seconda stagione e ovviamente consulterò Seriangolo… solo che a differenza di altre serie, con The Handmaid’s Tale non riesco a fare binge-watching… mi fa stare troppo male.

    Ti consiglio, se per caso non lo conosci, il film “I figli degli uomini”. Anche lì viene affrontato il tema dell’infertilità dell’umanità in un prossimo futuro e di una deriva autoritaria strettamente connessa all’impossibilità di avere figli.

    Ciao!
    Bau

     
    • Federica Barbera L'autore dell'articolo

      Ciao Bau,
      Scusami per il ritardo nel risponderti, giornatacce!
      Allora, il discorso che tu fai sul fatto che la dittatura di Gilead non colpisca solo le donne ma anche altri (compresi altri uomini, donne e uomini omosessuali, e altre categorie che vedrai nella seconda stagione) è giustissimo, ma se pensi che – come vediamo dai flashback – tutto nasce a causa dell’infertilità, la cui causa viene imputata senza se e senza ma alle donne, e la cui “risoluzione” viene trovata nelle ancelle, capisci bene che dire che la sottomissione della donna sia il principio fondante di Gilead non può essere visto come sbagliato, visto che parte tutto da lì!
      Non è l’unico, sono d’accordo con te: ma che Gilead sia una dittatura che basa il suo sviluppo sul principio dello stupro prima di tutto il resto – ivi comprese le ridotte libertà ad altre parti della popolazione – è esattamente il messaggio della Atwood. Del resto, il suo romanzo non si chiama certo “La Dittatura di Gilead”, no? Si chiama “The Handmaid’s Tale”, e un motivo ci sarà se il focus è esattamente questo, e non la dittatura in senso generale.

      Che l’infertilità venga presa come un castigo divino è verissimo; che la responsabilità di questo venga attribuita alle donne è altrettanto innegabile, se no avremmo la versione maschile delle ancelle. Insomma, io credo che dal titolo in giù sia chiaro come il centro del discorso sia questo; dire “centro”, “principio fondante” e simili NON VUOL DIRE negare che ci siano altre vittime all’interno del sistema, né sottovalutare le loro pene. Vuol dire vedere da dove tutto è iniziato, e tutto comincia dalla necessità di trovare una “soluzione” al problema dell’infertilità imputandone la completa responsabilità alle donne e sottomettendole tutte, mogli comprese.

      Per quello che riguarda gli elementi che a mio avviso fanno capire che l’infertilità sia più maschile che femminile, non posso che riproporti il discorso fatto nel mio commento precedente: se, a fronte di una scelta di donne assolutamente fertili come le ancelle (e su questo non credo possano esserci dubbi, vengono scelte apposta), donne che non sono in numero scarso, anzi! (vengono addirittura acquistate da altri paesi, come appunto il Messico), se anche queste ancelle faticano a rimanere incinte, rimane la mera statistica: pur con donne fertili non si hanno bambini, quindi il problema è a maggioranza maschile. Comunque, come ti dicevo, ci sarà una puntata precisa della seconda stagione in cui si parlerà in modo più specifico (anche se in breve) della questione, e di quanto ad esempio venga dato per scontato che le mogli siano tutte sterili: non è così.

      Grazie a te per i contributi!
      A presto 😉

       
  • bau

    Ciao Federica,
    leggo nuovamente con piacere la tua risposta, da cui come le altre volte ricavo spunti di riflessioni interessanti, pur non condividendo a pieno… ma è proprio questo che rende interessante una discussione, se dicessimo tutti la stessa cosa non ci sarebbe niente di stimolante. Né ovviamente è una gara a chi ha ragione e chi torto!!

    Aggiungo solo qualche considerazioni sul discorso “statistico”. Secondo me il tuo ragionamento non è corretto proprio dal punto di vista statistico. Tu dici: se le ancelle (sicuramente fertili) non rimangono incinte tanto facilmente allora il problema è a maggioranza maschile. Ma che le ancelle sicuramente fertili non rimangano sempre incinte non dimostra affatto che gli uomini siano PIU’ sterili delle donne. Dimostra solo, indiscutibilmente, che ANCHE gli uomini soffrono di infertilità. Ma è improprio dire che la difficoltà di iniziare una gravidanza dimostra che il problema è SOPRATTUTTO maschile. Si tratta di due eventi la cui probabilità è indipendente.

    Ti faccio tre esempi.

    Ipotizziamo che l’infertilità colpisca uomini e donne con la stessa percentuale. Una a caso, che so… il 90 per cento. Questo vorrebbe dire che 9 uomini su 10 sono sterili così come 9 donne su 10 sono sterili. Se un campione di donne sicuramente fertili (le ancelle, appartenenti a quel 10 per cento di donne fertili sul totale della popolazione) hanno rapporti con uomini a caso, che 9 volte su 10 sono sterili, è chiaro che avranno difficoltà a concepire. Ma non dimostra che numericamente gli uomini sono più o meno sterili delle donne. Sono due percentuali indipendenti, che in questo caso abbiamo ipotizzato uguali.

    Secondo esempio: solo 1 donna su un milione è fertile, mentre gli uomini sono sterili sempre al 90 per cento (quindi uno su 10 è fertile). Ovviamente se le ancelle sono quelle donne che il regime seleziona e cattura e brutalizza perché fertili, mettiamo per ipotesi una su un milione, avendo rapporti con uomini al 90 per cento sterili, non inizieranno una gravidanza tanto facilmente. Questo non perché sono una su un milione, ma perché gli uomini sono sterili al 90 per cento. La probabilità di iniziare una gravidanza per le ancelle sarebbe esattamente uguale a quella del primo esempio, ma in questo secondo esempio la percentuale sarebbe molto sbilanciata. Un’infertilità bassissima ma decisamente a maggioranza femminile (1 su un milione, contro 1 su 10).

    Terzo esempio: donne sterili “solo” al 40 per cento, gli uomini sempre 9 su 10. Le ancelle sicuramente fertili avranno la stessa difficoltà a concepire che negli altri due casi, anche se in questo terzo esempio la sterilità colpisce molto di più gli uomini.

    Capito? Nei tre esempi la difficoltà di concepire, che potrebbe essere a cui assistiamo nella serie, è sempre la stessa! Però nel primo il problema dell’infertilità colpisce allo stesso modo uomini e donne, nel secondo colpisce più le donne, nel terzo gli uomini. Ma ogni volta la difficoltà è identica, perché le ancelle sono tutte fertili e gli uomini fertili sono sempre 1 su 10. Le due probabilità sono indipendenti, non si può dedurre l’una dall’altra.

    Quindi non si può dedurre che se le ancelle hanno difficoltà a rimanere incinte il problema è soprattutto maschile.

    E’ verissimo e indiscutibile il ragionamento che fai invece quando dici: se le ancelle sono fertili di sicuro, come mai ai maschietti non viene in mente che il problema riguarda ANCHE loro? Risposta: per non mettere in discussione la loro supremazia. Questo tuo ragionamento non fa una piega e mi trova d’accordissimo.

    Ciao!
    Grazie ancora
    Bau