The Leftovers – 3×07 The Most Powerful Man in the World (and His Identical Twin Brother) 2


The Leftovers - 3x07 The Most Powerful Man in the World (and His Identical Twin Brother)Mantenendo un controllo mostruoso sul proprio dispositivo narrativo, la terza stagione di The Leftovers ha collezionato sei grandi episodi.
L’ambizione narrativa ha garantito qualità e intuizioni al fulmicotone e i temi a taglio “escatologico” sono stati tradotti con mestiere nella forma dello spettacolo.
“The Most Powerful Man in the World (and His Identical Twin Brother)” non contraddice questa tendenza: la esalta, confezionando un episodio folle, pieno di realismo magico. In definitiva un momento di televisione altissimo.

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“C’è una crepa in ogni cosa, è da lì che entra la luce”  Leonard Cohen

“Il caos è ordine non ancora decifrato”  Josè Saramago

D’altronde, quale mossa è più ardita di scrivere cosa succede dopo la morte? Le aspirazioni della serie non hanno mai risparmiato su fede, ragione, destino: termini da filosofia di base e allo stesso tempo punti fondamentali per ogni forma di racconto a stampo filosofico. La puntata infatti affonda a piene mani nell’intenzione di raccontare una situazione “metafisica”, senza però la presunzione saccente di chi vanta la verità in tasca. Certo, è difficile sbagliare su questioni che nessuno propriamente conosce: a ciò che non conosciamo possiamo dare qualsiasi significato. Anche grazie a questa libertà incondizionata il risultato è eccellente. La responsabile è una sceneggiatura capace di costruire una meccanica narrativa autosufficiente, che non ha vergogna di dirsi ridicola (anche attraverso i suoi stessi personaggi) e che è propensa a sperimentalismi vertiginosi. Il prezzo da pagare è una serie di riferimenti concettuali a maglia stretta, utili per connettere i dettagli e allineare le immagini. Damon Lindelof e Nick Cuse (figlio di quel Carlton che aiutò Lindelof a sviluppare Lost) da questo punto di vista sono stati brillanti: nudi e disarmati davanti al rischio della delusione o della faciloneria, hanno allargato l’orizzonte delle potenzialità narrative, portandolo ai suoi estremi.

The Leftovers - 3x07 The Most Powerful Man in the World (and His Identical Twin Brother)Non è un caso, allora, che si torni sul luogo del delitto ad arma carica: non c’è niente di più ardito di immaginare un’esistenza dopo la morte, se non farlo una volta, una seconda e riprovarci una terza; riprovarci con una buona dose di passi avanti su qualsiasi fronte a tiro e comprimendo tutto il sistema nei dettagli di un mondo sotterraneo, di cui si intuiscono le piccolezze e non il quadro generale. Appropriandosi di un’estetica da spy movie esotico prima e da satira politico-cospirazionista poi, la puntata in pochi secondi reinnesta le atmosfere rarefatte di “International Assassin“, con tutte le dovute differenze: non ci sono più l’albergo, il karaoke e neanche i pozzi dell’animo; compaiono invece una metropoli australiana soggiogata dal silenzio, un bunker a precisione biometrica e due gemelli, incastrati come una chiave in una questione di cuore.

A incorniciare l’incorniciabile, una voce nell’orecchio che ricorda una proclamazione non dimenticata, introducendoci al coup de théâtre che spariglia carte e incredulità. Riportare gli spettatori a quel misterioso momento sul ponte, dove Kevin incontrò David Burton, aka God, è la controprova di una scrittura che si autoalimenta senza sovraccaricarsi e che disdegna scorciatoie o trucchetti semplici. Il disegno è puntuale a impostare le regole dell’assurdo con la logica cristallina di chi stringe i fili e sgomitola le matasse, in questo caso organizzando una trama apparentemente canonica, con un assassino e il suo importante bersaglio, per poi rivoltarla dal dentro al fuori.

The Leftovers - 3x07 The Most Powerful Man in the World (and His Identical Twin Brother)La complessità si misura in primis con un gioco di specchi, che sdoppia Kevin in due caratteri distinti: l’uomo più potente al mondo e il suo identico fratello gemello. Già si moltiplicano i piani di lettura e non solo perché veniamo a patti con la deriva materica del “dilemma dei gemelli”, presentato nelle precedenti puntate; lo sconvolgimento imperterrito per gli eventi si snoda dall’incontro di Kevin con se stesso: non con sottili metafore linguistiche o accorgimenti stilistici ammiccanti (di cui la serie è comunque un catalogo), ma con una soluzione a forza maggiore, limpida e solida. Mettere letteralmente Kevin di fronte a Kevin denuncia che l’identità non è più un ente da investigare, ma l’avversario contro cui mettersi in gioco; non più l’abisso dentro cui specchiarsi, ma il nodo gordiano da sciogliere; non più il problema da risolvere, ma l’equazione da costruire. Senza impaludarsi in trappole psicologiche (la questione della frammentazione in Es, Super-io e Io non è contemplata), la puntata propone il concetto di auto-esaminazione sotto una nuova variante: Kevin, che è  ed è due volte  una persona sola, è costretto a venire a patti con il crollo delle proprie illusioni e ciò avviene grazie al confronto con se stesso. Lo spettatore, facilitato dalla manifestazione corporea del confronto, accede al dialogo interiore del protagonista con più facilità e pesca dalla marea di riferimenti (si accavallano input musicali, volti conosciuti, doppi sensi, ironia e autoironia) il succo del doloroso spettacolo: un uomo che, aprendo se stesso per estrarre la chiave che distruggerà il mondo, si uccide per curarsi.

È il risultato di un percorso gravoso, passato attraverso il dolore e reso virtuoso dall’accettazione della fragilità. Kevin ha toccato con mano la follia, l’ha abbracciata, ha espulso il malessere interiore ed è imploso come una testata nucleare che piove dal cielo. Ha provato l’amore e assieme la paura. La densità delle emozioni eleva al cubo tutte le immagini accumulate nell’episodio e libera la commozione davanti a un atto di decostruzione che è in realtà, perdonate l’ossimoro, una ricostruzione: quella di un uomo smontato dalle proprie debolezze, che vuole sempre tornare a casa allontanandosene e che ama cercando di colmare le distanze scavate da lui stesso. Questo settimo episodio, sulla scia degli altri, si rivela essere quindi il ritratto di un uomo spezzato e gigantesco, nella proporzione (biblica forse?) in cui ogni uomo è spezzato e gigantesco. Il punto di rottura spalanca la verità e immerge di luce sia la morte virtuale (mentre cadono i missili) sia il risveglio, e riporta il discorso alla questione dei gemellini e del cancro.

The Leftovers - 3x07 The Most Powerful Man in the World (and His Identical Twin Brother)Sei in una stanza anti-panico da cui non puoi uscire e sei l’uomo più importante del mondo; per regalare ciò che il tuo mondo desidera, la morte, devi uccidere il tuo identico fratello gemello. Cosa fai? La nuova versione del dilemma vanta un capovolgimento soggettivo e tutto il peso che ne consegue. La risposta però ora è chiarissima: il sacrificio (Kevin distrugge il suo ultimo rifugio) sembra essere la soluzione nascosta in un problema morale perfetto, ma sorge un’altra difficoltà. Sapendo a priori che Kevin non crede più alle storie degli altri, sapendo che la sua storia non è la loro storia, allora il senso svanisce. Quanto conta il sacrificio se niente importa? “Se niente importa, non c’è niente da salvare”, e allora perché non sentirsi indifferenti di fronte al bivio? Perché non abdicare e abbandonarsi al nulla? Kevin supera l’indifferenza, pur avendo capito che nulla ha più senso; di fronte alla vastità infinita del caos, la salvezza è ancorarsi a ciò che conta. Ricostruirsi. Da chiesa diventare arca. Fare una scelta, sembra suggerirci la somma delle cose, significa accettarsi, scegliersi, determinarsi. In questo senso, l’indifferenza perde il suo peso nichilista e il sacrificio assume valore perché distruzione del proprio rifugio in favore della accettazione di sé.  Che poi questo significhi scegliere di accettare la famiglia e qualsiasi cosa il futuro riservi non è altro che una conclusione logica.

La capacità di convogliare tutti questi estremi in una scrittura pulita e chirurgica è un grande merito. Allo stesso modo l’interpretazione di Theroux, in un unicum con le sferzate improvvise e i passi leggiadri del Nabucco, grida all’applauso, come gridano all’applauso l’attenzione per il comparto fotografico, stilistico e tecnico. “The Most Powerful Man in the World (and His Identical Twin Brother)” è infatti un episodio sensazionale, perfetto per i criteri che caratterizzano la serie e summa delle sue migliori virtù. Scheggia di arte che ci resiste e pervade di un senso sublime. Con il ritorno nell’affascinante realtà laterale, la resa dei conti per Kevin e per le sue verità interiori, non si poteva fare di meglio. Siamo saliti sul tetto e non siamo pronti per scendere. Resta solo da chiederci: “E ora?”.

Voto: 10

 

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Informazioni su Leonardo Strano

Convinto che credere che le serie tv siano i nuovi romanzi feuilleton sia una scusa abbastanza valida per guardarne a destra e a manca, pochi momenti fa della sua vita ha deciso di provare a scriverci sopra. Nelle pause legge, guarda film; poi forse, a volte, se ha voglia, studia anche.


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2 commenti su “The Leftovers – 3×07 The Most Powerful Man in the World (and His Identical Twin Brother)

  • Writer

    Questa ultima stagione di “Leftlovers” è veramente straordinaria e ha toccato punte di assoluta eccellenza. Ma questo ultimo episodio, anche se complessivamente buono, non mi ha convinto del tutto. La terza incursione di Kevin nell’ “afterlife” è narrata con toni che sfiorano in più punti il registro del grottesco (Kevin che spara alla vicepresidente con noncuranza, il militare che lo salva sulla spiaggia dall’uomo che lo sta per uccidere, gli ammiccamenti di Patti, ecc, ecc). Credo che sia una scelta stilistica deliberata, che rende la “morte” di Kevin simile a materiale onirico che prescinde dai vincoli di causalità e verosimiglianza, ma, a mio giudizio, non è stata una scelta felice. Come se gli autori, nel voler esplorare fino in fondo il repertorio di possibilità offerte dall’incursione nell’al di là, si fossero fatti prendere la mano e avessero calcato i toni fino a rendere il segmento pasticciato e narrativamente improbabile. Del resto, Lindelof ha sempre dipinto l’afterlife con toni, a mio giudizio, irritanti e poco felici: basti pensare alla sequenza finale di Lost che assomiglia a una reunion da ultimo giorno di scuola, con i protagonisti che si abbracciano mentre Ben -che deve ancora espiare le sue cattiverie- rimane fuori dalla chiesa. Quindi, per quello che vale, non condivido la valutazione espressa (ho dato “7” alla puntata) anche se la stagione finale di “leftlovers” continua ad apparire come una delle produzioni in assoluto migliori di questi ultimi anni.