Summer Extra – L’era post-Louie e la comedy d’autore 1


Summer Extra - L'era post-Louie e la comedy d'autoreQuando nell’estate del 2010 andò in onda, su FX, la prima stagione di Louie, il panorama comedy televisivo subì una scossa significativa: ci volle ancora qualche anno perché il cambiamento e le novità portate dal più grande genio comico del terzo millennio fossero comprese ed assimilate da altri, ma ora è più che mai chiaro come la creatura di Louis CK costituisca uno spartiacque per la storia della televisione contemporanea. Ormai si parla, in tutto e per tutto, di un pre-Louie e di un post-Louie.

Si tratta di un modello che, in qualche misura, era già stato adottato prima: si pensi in particolare a Woody Allen ed al suo cinema, dalla forte impronta autobiografica e spesso influenzato da idee dell’autore già espresse in altri medium (la stand-up comedy, ad esempio). E sono proprio questi i due aspetti che hanno guidato la rivoluzione di Louie, una serie prodotta, scritta, interpretata, montata (eccetera, eccetera) da un comico che ha deciso di fare dell’assoluta libertà creativa il suo marchio di fabbrica, uno showrunner che come nessun altro riesce a proiettare se stesso nelle sue opere astraendo dal network di riferimento – l’accordo con FX per Louie era proprio questo: perfino il presidente John Landgraf avrebbe potuto vedere ogni stagione solo una volta conclusa, a pochi giorni dalla messa in onda.
Parliamo di un modo di concepire un prodotto televisivo che è anche e soprattutto figlio del suo tempo: all’inizio degli anni 2000 era impensabile progettare una comedy lasciando il rischio degli scarsi ascolti nelle mani dell’autore stesso. Era concepibile per alcuni drama, certo, ma ci volle il successo incontrastato degli stand-up special di Louis CK a convincere una casa di produzione ad adottare questo modello, che, come si diceva, ha richiesto del tempo per essere totalmente compreso e replicato in altre forme. Negli ultimi anni, in ogni caso, la rivoluzione ha preso piede: ed oramai non è raro assistere al tentativo di un autore di lanciarsi nella comedy con un prodotto tutto suo, che possa convincere pubblico e critica facendo affidamento, soprattutto, sulla personalità e l’inventiva del creatore, figura quanto mai fondamentale a definire l’opera stessa. Ma quali sono i punti di forza del modello Louie? E quali sono, soprattutto, i prodotti televisivi che ne hanno saputo raccogliere al meglio l’eredità?

Summer Extra - L'era post-Louie e la comedy d'autoreIl successo del comico di Boston può essere attribuito quasi solo esclusivamente alla sua carriera da stand-up comedian: Louis CK è riuscito ad assicurarsi le lodi di critici e pubblico grazie allo sviluppo di una comicità ben definita, radicata negli insegnamenti di certi maestri (George Carlin, Richard Pryor e il sopracitato Woody Allen su tutti) ma capace di sviluppare uno stile personale e riconoscibilissimo, che ruota quasi ossessivamente intorno alla necessità di scavare sempre più a fondo nei problemi e nelle contraddizioni dell’uomo americano contemporaneo. Quello che ha costruito con Louie, in questo senso, è qualcosa di straordinario: prendere i temi trattati con voluta “leggerezza” negli stand-up per declinarli tramite un tono completamente diverso, che si distacca dalle punch lines e dalle risate sguaiate tipiche dei suoi special e ricerca piuttosto un impatto più empatico. In questo modo, l’autore Louis CK amplia il suo raggio d’azione per coprire gli argomenti da diverse prospettive, fornendo un quadro più sfaccettato ed approfondito. E così il mettere in scena, ad esempio, un pezzo su quanto sia degradante mangiare un Cinnabon in aeroporto lo rende ancora più significativo senza il rischio di ripetersi, in quanto nella serie assume un tono nettamente meno divertente e più funzionale allo sviluppo del personaggio.
Quello che ne consegue è lo sviluppo di un prodotto che, con l’avanzare delle stagioni, si è sempre più distaccato dall’etichetta di comedy tradizionale per contaminarsi con altri generi ed addirittura crearne uno a sé stante, che gioca sì col grottesco e il ridicolo, ma nasconde un grandissimo cuore drammatico all’interno. E si pensa, ad esempio, a capolavori come “Late Show” e “In the Woods”, tra gli esperimenti più riusciti di Louie, capaci di sfruttare l’anima autobiografica dello show con un’onestà ed una profondità disarmante.

Summer Extra - L'era post-Louie e la comedy d'autoreA questo proposito, si può dire che l’autore che ha sviluppato e seguito una tale impostazione con maggior successo sia stato Aziz Ansari con la sua Master of None, un progetto nato da Netflix come chiara risposta al successo di Louie (che dal 2015 è andata in pausa a tempo indeterminato). La creatura di Ansari si è quindi posta fin da subito come erede spirituale di quella di Louis CK, soprattutto nell’opera di approfondimento dell’autore di cui si parlava in precedenza: non è raro che diversi episodi o momenti siano ispirati dagli stand-up del comico di origini indiane, come ad esempio il rapporto coi genitori in “Parents” o diversi aspetti delle storie sentimentali presentate nella serie. Anche in questo caso, quindi, lo show svolge la funzione di approfondire quanto esposto negli spettacoli affrontandolo da un’altra prospettiva, un’operazione che con Ansari, che dal punto di vista della comicità è molto meno sviluppato e rivoluzionario di CK, si rivela a maggior ragione riuscita. I grandi pregi di Master of None e del lavoro dell’autore in generale stanno più nelle sperimentazioni stilistiche e nella profondità dei temi affrontati che nella comicità sviluppata; in poche parole, la componente autobiografica della serie è quella che la rende eccezionale e nuova, anche grazie alla freschezza della prospettiva portata dalle origini indiane di Ansari, che fa della diversità e dell’integrazione temi fondamentali nei suoi prodotti (si pensi anche solo allo splendido “Thanksgiving” nella seconda stagione).

Un altro aspetto che ha segnato la rivoluzione di Louie riguarda le sperimentazioni stilistiche e di genere di cui si parlava: la serie è stata tra le prime a uscire dalla concezione tradizionale della comedy come prodotto che punta alla risata per sviluppare qualcosa di inclassificabile, ragione per cui la divisione in generi è diventata ormai un concetto obsoleto. Con l’avanzare delle stagioni, soprattutto, Louis CK ha deciso di staccarsi dalla struttura standard degli episodi per sperimentare con nuove idee, come gli archi pluriepisodici della quarta stagione e il suo impianto generalmente più cupo, influenzato dal pessimismo che sempre di più permeava gli spettacoli dell’autore (l’ultimo uscito, 2017, conferma più che mai questa tendenza). Si parla, quindi, di un’impostazione stilistica che è fortemente influenzata, ancora una volta, dalla personalità e dalla “poetica” dell’autore, che ne riflette il modo di pensare, l’atteggiamento verso il mondo e se stesso e soprattutto il background culturale e personale.
Summer Extra - L'era post-Louie e la comedy d'autoreIn questo senso, anche la sopracitata Master of None svolge senza dubbio un ruolo fondamentale, ma è impossibile non citare il meraviglioso lavoro di Donald Glover con Atlanta lo scorso anno, una serie che ha letteralmente travolto il panorama televisivo del 2016. In questo caso, anche se l’autore parte da un passato da comico (l’indimenticabile ruolo di Troy Barnes in Community e un po’ di stand-up comedy mai approfondita del tutto), è il suo lavoro come rapper che ha influenzato profondamente la serie di FX: Atlanta è il palco dove Childish Gambino mette in scena la cultura che ne ha segnato la carriera, dove il rap e l’integrazione (o meglio, le difficoltà in essa) fanno da padroni in un mondo raccontato da Glover con uno stile unico. Il grandissimo punto di forza della serie sta appunto nella sua identità inconfondibile, nella capacità dello showrunner di diventare un autore (inteso come accade nel cinema) vero e proprio, forte di un proprio stile, di alcuni temi ricorrenti, di una struttura estetica ben definita – un’evoluzione incredibile se si pensa che è avvenuta con solo dieci episodi, tra cui spicca l’impostazione sperimentale e frammentata di “B.A.N.”.

In generale, quello che assicura la longevità di questa nuova comedy d’autore è proprio la sua componente autobiografica: le enormi differenze tra le esperienze dei singoli creatori rendono i loro lavori estremamente peculiari, capaci di costruire un panorama quanto mai diverso e vario. Si pensi solo al numero di esperimenti sul modello di Louie che sono stati fatti, a partire da quelli più riusciti come i sopracitati Master of None e Atlanta, o come Inside Amy Schumer, per arrivare a quelli meno rivoluzionari come Better Things di Pamela Adlon o ai fallimenti come Mulaney. Il segreto per la riuscita, a quanto pare, non sta nel cosa viene raccontato, perché anche se certe situazioni vengono ripetute è la freschezza della nuova prospettiva che le rende sempre interessanti; piuttosto, il lavoro più grande viene svolto sul come impostare il racconto, a partire dal tono generale che si imprime allo show per arrivare alla componente stilistica di cui si parlava in precedenza. La riuscita delle serie dell’era post-Louie sta quindi nella loro capacità di costruire un racconto con una voce nuova e riconoscibile, un racconto in cui il fatto che l’autore compaia fisicamente assume un ruolo centrale nel definirlo e completarlo, perché se è vero che lo showrunner è l’individuo più importante di ogni prodotto televisivo, per quanto riguarda questi in particolare la responsabilità è addirittura raddoppiata; da quanto si vede sui risultati ottenuti, tuttavia, ne vale decisamente la pena.

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Un commento su “Summer Extra – L’era post-Louie e la comedy d’autore

  • Sennar

    Credo che sia d’obbligo anche una piccola menzione a “Please Like Me”, che magari non avrà riscosso il successo dei suoi cugini americani, ma che ritengo dannatamente valida e a suo modo unica nel rappresentare il disagio provocato dalla depressione.