Room 104 – 1×01 Ralphie


Room 104 – 1x01 RalphieI fratelli Duplass sono infaticabili, sempre in bilico tra cinema e televisione, costantemente alla ricerca di racconti da mettere in scena, di storie da scrivere, di film e serie televisive da produrre, dirigere e interpretare. A un anno dalla chiusura di Togetherness arrivano, sempre su HBO, con la loro nuova ed enigmatica serie.

Room 104 approda sugli schermi americani in un momento estremamente particolare e di certo non fortunato per una serie esordiente che intende farsi conoscere e che chiede agli spettatori la pazienza necessaria per familiarizzare al meglio e poter di conseguenza esprimere un giudizio ragionato. L’ostacolo principale è costituito dalla contemporanea trasmissione di due serie rapaci di attenzione, Game of Thrones e Twin Peaks, degli assi pigliatutto che non possono che oscurare un prodotto piccolo e già di suo non appariscente come la nuova creatura dei Duplass.
Nonostante un’estate foriera di prodotti seriali Room 104 merita di essere considerata, anche perché si presenta con un formato che non esige uno sforzo eccessivo e propone stimoli nuovi ad ogni episodio. La serie infatti sembra a prima vista una versione americana di Inside No. 9, della quale riprende la centralità narrativa della location e quindi la (apparente) rigidità di un concept che inserisce lo spazio d’azione sin nel titolo della serie. Come la serie creata da Shearsmith e Pemberton anche Room 104 presenta una struttura antologica, fatta tutta di episodi autoconclusivi legati tra loro dal medesimo numero di camera e da una forte autorialità.

Room 104 – 1x01 RalphieQui finiscono le somiglianze con la brillante serie inglese e inizia lo spazio in cui Jay e Mark Duplass affermano la loro voce facendo di un formato che in America è molto meno diffuso rispetto a un tempo (si pensi a The Twilight Zone o Alfred Hitchcock Presents) ma che in Inghilterra è ancora abbastanza utilizzato (Black Mirror è un caso esemplare) uno strumento personale attraverso il quale declinare la propria poetica e tentare di sviluppare narrativamente le proprie ossessioni.
A queste considerazioni va aggiunto il condizionale, visto che la presente recensione si basa solamente sul primo episodio e bisognerà necessariamente aspettare le prossime undici settimane per poter avere un’opinione completa su questo prodotto. Tuttavia è possibile sottolineare che, se rispetto a Inside No. 9 non è presente il perfido umorismo e l’irriverente storytelling degli autori (cose d’altronde assolutamente inimitabili), è però viva la sensazione che i Duplass vogliano dar vita a un prodotto creativamente molto libero, più dinamico di Togetherness e capace di cambiare forma e tono a seconda delle storie da raccontare.

“Ralphie” sfrutta la claustrofobia di uno spazio chiuso e asettico come la camera di un motel per mettere in scena un racconto conciso ma ricco di tensione e di questioni aperte, soprattutto dal punto di vista tematico. La maggiore qualità dell’episodio consiste nel fondere una messa in scena dai toni orrorifici con i temi tipici delle opere dei Duplass, le quali come tanto cinema indipendente americano effettuano con approccio intimista riflessioni sulla famiglia, sulla solitudine e sui sentimenti.
Senza fare spoiler su ciò che racconta l’episodio possiamo però dire che la cellula narrativa di partenza è costituita da un bambino affidato dal padre a una babysitter in una camera di un motel. Da lì in poi, attraverso soluzioni non originalissime ma gestite con grande senso dell’equilibrio tra momenti più tesi e altri più riflessivi, l’episodio ragiona sulla scarsa comunicazione tra adulti e bambini, sull’impatto che hanno situazioni traumatiche in tenera età e sulla difficoltà di empatizzare con prospettive troppo diverse dalla propria.

Room 104 – 1x01 RalphieNon si sa quasi nulla sugli episodi successivi della serie, se non che saranno altri 11, tutti ambientati nella camera 104 del motel e ciascuno con la propria storia e i propri personaggi. La critica americana ha ricevuto metà stagione in anticipo e ciò che possiamo accennare è che i Duplass paiono voler variare molto nei toni e nei generi utilizzati sfruttando al meglio il formato antologico scelto.
Se così dovesse essere sarebbe una scelta, almeno nelle premesse, assolutamente azzeccata, perché volta anche a dimostrare che un concept del genere è solo a prima vista statico ma in realtà nasconde enormi potenzialità. I paletti del formato antologico infatti non sono affatto delle limitazioni bensì costituiscono dei trampolini da cui saltare verso territori sempre nuovi, spingendo gli autori a mettersi ogni volta in discussione con nuove storie e personaggi, che in una mezz’ora scarsa hanno l’obiettivo di raccontare qualcosa di compiuto e rimanere impressi nella mente dello spettatore. Non si tratta di una scelta conservativa ma del suo contrario, perché cambiare per dodici volte è tutt’altro che semplice, come dimostrano i formati di Inside No. 9 e High Maintenance, entrambi antologici ma da soli sei episodi.

Room 104 esordisce con un episodio incoraggiante, capace di miscelare stili e tematiche in modo efficace, riuscendo allo stesso tempo a far paura e a portare lo spettatore verso stimolanti riflessioni. Ogni episodio sarà una sorpresa nuova e partire con il piede giusto è sicuramente il modo migliore per avvicinarvisi.

Voto: 7-

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Informazioni su Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

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