Summer Extra – Englishness e serialità britannica


Summer Extra – Englishness e serialità britannicaPer chi è appassionato di serie tv la familiarità con il concetto di “serie inglesi” e la loro netta, per quanto a volte difficile da definire, differenziazione dalle produzioni della televisione americana, ma anche da tutto il resto della produzione europea ed extraeuropea, è qualcosa di scontato. Quando parliamo di british quality drama è impossibile equivocare l’oggetto del nostro discorso: si tratta di show caratterizzati da quel peculiare mix di autorialità, qualità attoriale e cura per l’impianto narrativo che solo in terra d’Albione riesce a amalgamarsi così bene e per questo è spesso percepito come la caratteristica principale della serialità britannica.

Un mix di qualità uniche, conseguenza di un sistema produttivo radicalmente differente da quello americano e che ha consentito alla serialità televisiva di raggiungere un livello qualitativo eccellente, grazie a una maggiore indipendenza creativa di autori e network dal mero calcolo economico degli ascolti.
L’indipendenza e l’intraprendenza creativa della televisione britannica hanno origine nel dominio storico del gigante BBC, forse l’esempio più virtuoso al mondo di televisione pubblica sia in termini di efficienza produttiva sia per la sua capacità di visione che da sempre va oltre la dicotomia tra educazione e intrattenimento: la BBC (e di riflesso, plasmandosi su questo esempio, gli altri canali britannici sia privati che pubblici) ha sposato un modello di TV improntato su una qualità dei contenuti che non prescinde dalla spettacolarità della messa in scena e dall’apprezzamento del pubblico; una televisione utilizzata come intrattenimento culturale che si rivolge a un pubblico settato su questo tipo di standard creativo e in grado di percepirlo.

La televisione britannica è però caratterizzata anche dal proprio fondamentale ruolo, consolidato nel tempo, di divulgatrice dell’identità inglese (la cosiddetta Englishness) non soltanto al di fuori dei confini ma anche all’interno della stessa Gran Bretagna. Il fatto stesso che Britishness e Englishness siano considerati sinonimi – quando sarebbe più opportuno parlare di Britishness in generale e di Englishness, Scottishness, Irishness and Welshness in particolare – ci dà la prova di quanto la Modern Britain sia uno stato che pur nascendo come unione di più identità ha finito per trarre la propria forza dalla subordinazione di queste a un’unitarietà di tradizioni, abitudini e intenti che riflettono più che la realtà dei fatti una costruzione culturale creata a posteriori.
La genesi del mito dell’Impero Britannico, la monarchia, l’identificazione degli inglesi come popolo “altro” prima nel confronto con i francesi poi in nome di un’identità isolana che teneva a differenziarsi nettamente, sono stati i valori in nome dei quali scozzesi, inglesi, irlandesi e gallesi hanno in parte annullato le proprie differenze e che col tempo sono diventati elementi imprescindibili di un’inglesità che rappresenta sì un’idealizzazione, ma anche un importante fattore di unione e facilitazione della convivenza tra quelli che, di fatto, erano (e sono ancora) popoli profondamente diversi.

Summer Extra – Englishness e serialità britannicaL’idea di Englishness così come la conosciamo è fatta di riferimenti molto netti e riconoscibili: i bobbies in divisa, le cabine telefoniche, la guida al contrario, l’architettura delle cittadine, la natura caratteristica della campagna inglese, la Royal Family, lo humor e la politeness della popolazione, le grandi residenze edoardiane, il rito del tè e così via; tutte immagini veicolate non semplicemente dalle abitudini di una popolazione, ma da come questa ha saputo raccontare se stessa creandosi un’identità peculiare, efficacissima e distintiva. Immagini preesistenti rispetto alla televisione, ma che attraverso la TV hanno trovato un mezzo espressivo ideale.
L’inglesità, costruita e diffusa con energia e coerenza paragonabili a quelle di un brand commerciale, in epoca contemporanea è quindi stata grandemente veicolata dalla televisione. Quale mezzo migliore, d’altronde, per creare un senso di identità collettiva fatto di emozione più che di realtà oggettiva? In “Television Histories: Shaping Collective Memory in the Media Age”, gli autori Gary R. Edgerton e ‎Peter C. Rollins scrivono: “just as television has profoundly affected and altered every aspect of contemporary life – from the family to education, government, business, and religion – the medium’s nonfictional and fictional portrayals have similarly transformed the way tens of millions of viewers think about historical figures and events” (traduzione in nota).

Le produzioni televisive inglesi hanno dato un contributo fondamentale all’educazione collettiva e alla ricomposizione di un’identità nazionale messa alla prova dai cambiamenti culturali – evento non raro anche in altri paesi, ad esempio la televisione italiana del dopoguerra ha avuto un ruolo cruciale nell’unificazione culturale della nazione tramite l’insegnamento della lingua italiana grazie a programmi come Non è mai troppo tardi. Corso di istruzione popolare per il recupero dell’adulto analfabeta – e lo hanno fatto in modi molto diversi e attraverso un sapiente uso dei generi televisivi. Pertanto gli spettatori britannici hanno metabolizzato il concetto di Englishness grazie alla messa in scena degli eroi come Sherlock Holmes; riletto la storia britannica attraverso il romanzo in costume (di cui Downton Abbey è uno degli esempi più recenti e brillanti); vissuto con orgoglio l’identità britannica nei secoli tramite i viaggi di raccontati da Doctor Who; e infine hanno visto le loro contraddizioni grazie al realismo di serie come This Is England.

Nel caso di Sherlock Holmes abbiamo un esempio di Englishness che si costruisce e si mantiene inalterata nei vari adattamenti come costante caratteristica intrinseca del personaggio. Il protagonista infatti resta forse il ritratto più iconico dell’inglesità, tanto da suscitare ad ogni sua mutazione reazioni contrastanti ed estremamente emozionali negli appassionati, impegnati a sottolineare ogni deviazione dalla filologia. D’altra parte il mito di Holmes è anche così ricco e multiforme da consentire a Gatiss e Moffat di dipingerne un’incarnazione sofisticata come quella interpretata da Benedict Cumberbatch e renderla una delle serie di più grande successo della BBC, popolarissima in patria e oltreoceano, definita sia dal richiamo alla tradizione sia dall’adozione di trend della contemporaneità.
Da una parte Sherlock è un ritratto perfetto dell’inglesità tradizionale associata alla upper class, declinata in caratteristiche come la capacità di combattere (la tradizione inglese divide il mondo in “those who work”, il popolo, “those who pray”, gli ecclesiastici e “those who fight”, ovvero i nobili), la parentela con la Regina, la sua pronuncia, la sua cultura. Dall’altra, si esprime attraverso la tecnologia per raccogliere informazioni e praticare l’arte della deduzione, muovendosi in un contesto come quello della Londra di oggi che è, allo stesso modo, ritratto fedele del patrimonio della Englishness e città multiculturale in continua evoluzione.

Summer Extra – Englishness e serialità britannicaDal lato opposto della barricata, ma altrettanto amata oltreoceano, troviamo Downton Abbey con la sua capacità di utilizzare il passato come elemento di fascino indiscutibile che proietta nella mente dello spettatore un’idea di Englishness iconica, dall’impatto emozionale innegabile.
La nostalgia è spesso utilizzata dalla televisione inglese come tropo per evocare un’epoca passata e un’eredità culturale di fatto inesistente (almeno così come ci viene raccontata) ed è stata veicolata da un’enorme produzione di serie e miniserie in costume che si ispirano ai classici della letteratura, tanto che l’idea dell’inglesità finisce per trovarsi legata a doppio filo con la nostalgia stessa, visto che l’immagine del paese proiettata all’esterno – e nella mente degli inglesi stessi – è spesso quella di un’Inghilterra del tempo che fu, quella appunto dei romanzi di Jane Austen, dei piccoli cottage di campagna e dei maggiordomi in livrea. Quella di Downton Abbey è però una nostalgia non soltanto rassicurante, ma anche riflessiva: l’evocazione del passato non passa dalla storia nazionale, ma da quella con la s minuscola fatta di memoria individuale e culturale, che spesso guarda all’immagine di se stessa con grande ironia.

Arriviamo quindi a Doctor Who, istituzione della BBC e fedele riflesso dell’evoluzione sociale e culturale dell’identità britannica. Show inglese per eccellenza, ma in grado di conciliare la propria forte identità nazionale con aspetti multiculturali (fin dall’estetica dello show), la serie riempie le proprie storie di citazioni che vengono sia dal passato che dalla contemporaneità, mescolandole insieme sotto la guida di un protagonista che non solo non è britannico, ma non è neppure umano, eppure riesce a essere comunque il perfetto stereotipo del gentleman, understated e ironico, distaccato ed eccentrico.
Summer Extra – Englishness e serialità britannicaAttraverso il Dottore la serialità britannica esprime le proprie caratteristiche più peculiari: la lunga tradizione di professionalità, la capacità di reinventare il passato e perpetuare i miti (a volte dissacrandoli con classe), l’energia creativa e produttiva applicata anche ai bassi budget, il legame affettivo con il proprio pubblico e la venerazione verso le proprie tradizioni, viste come nel caso di Downton Abbey non solo dal punto di vista dell’affetto ma anche di quello della riflessione e quindi arricchite e reinventate alla luce di quanto di più interessante il mondo esterno ha da offrire.
Non è un caso che lo show più longevo della televisione britannica riesca anche ad essere il più controverso, capace di osare e andare anche contro una parte della propria fanbase per adeguare lo show ai valori più contemporanei: la scelta di far interpretare il prossimo Dottore da un’attrice donna in questo contesto non è quindi soltanto una provocazione, ma costituisce una scelta pienamente in linea con la filosofia di uno show che ha da sempre nelle proprie corde la volontà di traghettare il passato nel presente, in un melting pot culturale che diventa così espressione fedelissima della Englishness più attuale, positiva ed autentica.

Lo stesso intento riflessivo, ma applicato a una messa in scena che sta sul lato opposto della scala del realismo, si può ritrovare in serie come Shameless e This Is England. Diametralmente differenti dall’estetica della nostalgia e della mitizzazione dell’inglesità, questi show si rifanno alla tradizione del documentario inglese e del realismo del cinema alla Ken Loach per raccontare la faccia meno esportabile della Englishness, quella delle piccole e medie comunità industriali vittime degli stravolgimenti sociali ed economici.
In questo tipo di autorappresentazione britannica anche la working class inglese è associata a stereotipi di inglesità molto forti e pervasivi anche all’esterno, come le ubriacature al pub, il calcio, i palazzoni in decadenza delle periferie, le sottoculture punk e skin ritratte specialmente in This Is England.
Un’identità culturale sicuramente meno sofisticata e rassicurante, ma che rappresenta comunque un elemento fondante della riflessione che la Gran Bretagna fa su se stessa, indagando non soltanto la cronaca di un disagio sociale, ma anche di un senso di comunità e di orgoglio proletario associato spesso proprio a un nazionalismo quasi fanatico e a riti collettivi (come appunto, le ubriacature al bar o la violenza negli stadi) che sono al tempo stesso lo scheletro portante delle relazioni di una comunità e il loro problema più grave.

Summer Extra – Englishness e serialità britannicaIl realismo di queste serie, che sembrerebbe a uno sguardo superficiale lontanissimo dall’heritage di Downton Abbey, dall’acutezza di Sherlock o dal carattere postmoderno di Doctor Who, non è invece altro che una diversa sfumatura della potenza creativa ed espressiva della televisione inglese contemporanea, capace di conciliare un intento educativo e realistico con la più sfrenata fantasia, con l’intrattenimento più puro e con il gioco intellettuale. Tanti altri esempi potrebbero essere fatti, ma anche da un approfondimento sintetico com’è questo emerge con forza come la TV inglese sia in grado di confrontarsi sempre in modo originale con i più diversi stili narrativi, formati e anche con i generi (pensiamo a Black Mirror o a Misfits) mantenendo sempre un punto di vista peculiare e un livello qualitativo che la rende, oggi più che mai, simbolo e punto di riferimento di una serialità che, pur se in evoluzione costante, non dimentica mai la propria tradizione.

Nota:
Traduzione: “Proprio come la televisione ha profondamente influenzato e modificato ogni aspetto della vita contemporanea – dalla famiglia all’educazione, il governo, gli affari, la religione –, le rappresentazioni finzionali e non finzionali di tale medium hanno in maniera simile trasformato il modo in cui decine di milioni di spettatori pensano alle figure e agli eventi storici”.

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Informazioni su Eugenia Fattori

Bolognese di nascita - ma non chiedete l'età a una signora - è fanatica di scrittura e di cinema fin dalla culla, quindi era destino che scoprisse le serie tv e cercasse di unire le sue due grandi passioni. Inspiegabilmente (dato che tende a non portare mai scarpe e a non ricordarsi neanche le tabelline) è finita a lavorare nella moda e nei social media, ma Seriangolo è dove si sente davvero a casa.

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