Summer Extra – Il rapporto tra serialità e pubblico 2


Summer Extra - Il rapporto tra serialità e pubblicoIl fenomeno delle serie tv, come ormai ben sappiamo, sembra inarrestabile. A partire dagli anni Novanta, i prodotti seriali sono diventati infatti i protagonisti di quella che è a tutti gli effetti una rivoluzione. Esserne coinvolti come spettatori e testimoni dei cambiamenti in atto è un’esperienza emozionante; ed è un’avventura così appagante soprattutto alla luce della consapevolezza che noi – gli spettatori – siamo parte attiva e integrante di queste vitali trasformazioni. Ma attraverso quali strumenti e novità si è sviluppato e rafforzato il rapporto fra la serialità e il suo pubblico?

Rispondere in modo esauriente a queste domande e stilare una genesi del processo in questione richiede uno studio che trascende le possibilità di questo articolo, ma è possibile comunque trattare questo argomento attraverso l’analisi di tre diversi e importanti aspetti (riguardanti rispettivamente l’importanza di Internet, la predominanza della figura dell’antieroe e, infine, l’attuale lettura critica del mondo contemporaneo) che hanno contribuito ad un sempre più incisivo coinvolgimento degli spettatori nei confronti delle serie tv e che, nello stesso tempo, hanno rivoluzionato e rinnovato il loro rapporto con la televisione in maniera imprescindibile, sigillando l’incredibile successo della serialità.

Parte 1:
L’avvento di Internet

Al giorno d’oggi, è impossibile analizzare il successo della serialità senza prendere in considerazione l’immenso contributo di Internet: quest’ultimo ha infatti permesso ai prodotti televisivi di inserirsi con sempre maggiore incisività nel nostro panorama culturale e sociale. Attraverso la sua fortissima spinta globalizzante, le serie tv hanno potuto raggiungere una risonanza mediatica senza precedenti, ed esso si è rivelato a dir poco cruciale per il raggiungimento di una visibilità sempre più esponenziale che, tutt’ora, non stenta ad arrestarsi. Anche ben prima dell’introduzione degli attuali servizi streaming on demand, forum e social network hanno iniziato ad incrementare l’attenzione nei riguardi delle serie tv, concorrendo ad unire virtualmente i fan provenienti da ogni parte del mondo.

Summer Extra - Il rapporto tra serialità e pubblicoA tal proposito, la serie che ha maggiormente beneficiato del grande utilizzo dei forum è stata Lost. È indubbio, infatti, che il prodotto di Abrams, Lindelof e Lieber abbia avuto così tanto successo anche e soprattutto a causa degli innumerevoli dibattiti che si sono consumati in rete, nelle comunità online ad essa dedicati. Uno show come quello di Lost, che si è immediatamente distinto per la sua trama complessa, criptica e misteriosa (un qualcosa a cui gli spettatori, agli inizi del millennio, non erano ancora del tutto abituati) è dunque arrivato al momento giusto: la serie ha inaugurato innumerevoli discussioni su Internet mirate a una comprensione maggiore di ciò che, con la sola visione delle puntate, risultava spesso troppo complicato da elaborare in solitudine. Soprattutto, Lost ha permesso ai suoi fan di staccarsi del tutto dalla passività che caratterizzava lo spettatore tradizionale, per immetterlo invece in un circuito attivo ed instancabile attraverso l’elaborazione delle teorie più svariate, mirate alla risoluzione dei misteri dello show. Gli stessi autori del programma si sono trovati spiazzati dinanzi all’acume di molti spettatori, che in alcuni casi hanno svelato i misteri della serie in anticipo rispetto agli episodi.

L’elaborazione di ipotesi e di teorie è un processo che, a partire da qui, ha continuato a crescere esponenzialmente e, oltre ad appassionare ulteriormente i fan, ha soprattutto attirato ancora di più i “profani” nel mondo delle serie tv, dando luogo a una coesione e a una risonanza sociale senza precedenti. Una serie come Game of Thrones, molto probabilmente, non avrebbe ottenuto l’enorme successo di cui gode adesso se non fosse stato per l’incredibile spinta dei social network: questi non si sono rivelati soltanto una vastissima fonte di teorie di ogni tipo sulla trama complessa dello show, ma hanno enormemente alimentato il “passaparola” fra gli utenti attraverso numerosi e svariati strumenti – a partire da quelli mirati alla comprensione e alla discussione sugli eventi dello show, fino a quelli indirizzati unicamente al puro divertimento. Come non pensare, per esempio, all’inarrestabile utilizzo dei meme? Su Facebook è quasi impossibile non imbattersi in qualche meme riguardante Game of Thrones e anche un fenomeno apparentemente leggero come questo stimola però esponenzialmente l’attenzione degli utenti, permettendo a chi non segue lo show di venirne presto a conoscenza – spingendolo quindi ad incuriosirsi – e, a chi già lo segue, di accrescere ulteriormente la sua passione e la sua attenzione al riguardo, esprimendo le proprie opinioni e confrontandole con quelle degli altri fan.

Summer Extra - Il rapporto tra serialità e pubblicoNon stupisce affatto, dunque, che le stesse case di produzione abbiano captato presto le potenzialità dei social network e abbiano subito iniziato ad utilizzarli come i principali spazi promozionali dei prodotti televisivi. Dove, se non qui, è infatti possibile scoprire novità in tempo reale, contenuti esclusivi, interviste, foto e video provenienti dai vari backstage degli innumerevoli show? Quale appassionato di serie tv potrebbe adesso rinunciare a seguire gli aggiornamenti e le discussioni su Facebook e su Twitter?
Al giorno d’oggi, dunque, Internet ha reso praticamente impossibile ignorare la serialità: i rimandi e le citazioni alle serie più famose sono dappertutto e chiunque, adesso, può venirne a conoscenza anche senza averne l’intenzione.

Come se non bastasse l’incidenza dei social network, attualmente un grande successo è stato ottenuto anche dalle piattaforme di streaming on demand (Netflix, Hulu, Amazon), impostate in maniera tale da permettere allo spettatore la ricezione di un’offerta personalizzata, attentissima ai gusti personali di ciascuno. Uno strumento tale permette davvero di non lasciare quasi nessuno al di fuori del fenomeno delle serie tv: adesso chiunque può usufruire dei prodotti più adatti alle proprie esigenze e questo, unito all’attuale grande sperimentazione creativa della serialità, permette la visione di innumerevoli show diversissimi tra di loro, ognuno dei quali è capace di toccare le corde giuste di qualunque tipo di spettatore; quest’ultimo avrà così a disposizione un vasto catalogo in cui è difficile trovare qualcosa incapace di soddisfare le sue aspettative.

Parte 2:
Il trionfo dell’antieroe

Tuttavia, sarebbe davvero riduttivo ricondurre il coinvolgimento del pubblico esclusivamente all’avanzamento tecnologico e alla presenza di Internet: la rivoluzione seriale è stata innanzitutto una rivoluzione narrativa. Le narrazioni degli show si sono infatti distinte per aver introdotto nuove modalità di racconto e, soprattutto, per aver rinnovato le caratteristiche dei personaggi, inserendoli con cura in un’attenta e sottile analisi dell’uomo postmoderno che ha dato luce a protagonisti dalle numerose sfaccettature psicologiche, sempre più vicine all’ambiguo modello dell’antieroe.

Tony Soprano (The Sopranos), capostipite della figura dell’antieroe in tv, è riuscito a conquistare gli spettatori proprio grazie alle sue contraddizioni, quelle di un boss mafioso che soffre di attacchi di panico; questo ha inaugurato una riuscitissima sequela di show con personaggi negativi, cinici, pieni di zone d’ombra ed in perenne lotta con i loro demoni interiori (non a caso, uno degli aspetti più interessanti in The Sopranos è rappresentato proprio dalle sedute psicoanalitiche di Tony). Il fascino di queste personalità così complesse ha suscitato l’interesse generale del pubblico nei loro confronti: né completamente malvagi, né abbastanza positivi, i protagonisti di fine anni Novanta e di inizio millennio ci colpiscono soprattutto per la loro fragilità, per la loro complessità e per essere stati capaci di rispecchiare, almeno in parte, molte delle inquietudini che vivono gli uomini dell’età contemporanea. Questo modello ha avuto modo di svilupparsi insieme al rinnovamento narrativo che ha caratterizzato la messa in scena delle trame degli show e dei suoi protagonisti.

Summer Extra - Il rapporto tra serialità e pubblicoA tal proposito, Alan Sepinwall, nel suo “Telerivoluzione: da Twin Peaks a Breaking Bad, come le serie TV hanno cambiato per sempre la televisione”, propone un’interessante analogia fra la nuova narrativa delle serie tv e la struttura del videogioco:
“Nel videogioco esistono regole ferree, ma vengono scoperte e identificate nel corso della partita. Rappresentano esse stesse un enigma e la loro individuazione garantisce la soluzione del gioco perché permette di scegliere i giusti strumenti. […] C’è poi un elemento che la nuova narrativa recupera dal videogioco come forma di racconto e dal gioco in generale: la presenza di regole. […] Le nuove serie usano lo schema narrativo per canovaccio, ma lo decostruiscono/ricostruiscono, in un’ottica dadaista, da avanguardie storiche. E ancora moltiplicano le trame intrecciandole tra loro. […] Uno schema così antico da apparirci naturale, immutabile, inconscio, conosce oggi un profondo rinnovamento creativo.”
Le sceneggiature delle nuove serie, dunque, destrutturano la linearità del racconto, ponendo fine (o quasi) al modello narrativo goal-oriented – caratterizzato da un ciclo lineare che prevede generalmente un protagonista positivo alle prese con un cambiamento negativo, determinate prove da superare e, infine, il conseguimento di un obiettivo preciso –, per introdurre invece quello process-oriented, la cui attenzione è mirata in particolar modo proprio a quell’intreccio di trame citato da Sepinwall e al modo in cui vengono elaborate, piuttosto che alla finalità delle azioni. Un modello dunque rivolto alla frammentarietà, all’introduzione di numerosi e simultanei livelli (proprio come quelli dei videogiochi), alla mancanza stessa di un equilibrio fondante e, di conseguenza, estremamente adatto alla rappresentazione dell’antieroe.
Quest’orientamento narrativo non arriva dunque per caso, ma si rivela adeguato alla messa in scena della società postmoderna, non più legata ai passati schemi economici, culturali e relazionali, ma caratterizzata invece da una dimensione baumaniamente liquida, sempre in movimento, libera dalle passate codificazioni ma, al tempo stesso, priva di un suo centro di gravità e di stabili certezze: l’esistenza dell’uomo è un itinerario continuo, la cui meta non è sempre garantita.

Non stupisce, dunque, che siano stati proprio i personaggi, in questo contesto, a subire le trasformazioni più incisive; trasformazioni che hanno contribuito a un radicale cambiamento dell’immaginario collettivo.
Come non citare, per esempio, il Donald Draper di Mad Men? Una figura che, più di ogni altra, ha interiorizzato appieno il modello process-oriented e che, attraverso il lentissimo sviluppo della trama, ha potuto acquistare spazio per rappresentare a fondo la tragicità dell’uomo inserito nella competitività del capitalismo americano. I lati d’ombra di un protagonista che porta con sé numerosi segreti e ambiguità hanno contribuito alla creazione di una personalità complessa e ricca di risvolti misteriosi. Immerso in una perenne scontentezza esistenziale, Don ricerca incessantemente la sua stessa individualità, cadendo e rialzandosi senza sosta, ferendosi e ferendo a sua volta, in un continuo ciclo di profonda insoddisfazione che non trova (quasi) mai tregua.

Summer Extra - Il rapporto tra serialità e pubblicoNon è stata forse proprio l’insoddisfazione, in Breaking Bad, a dare vita alla celebre trasformazione del calmo insegnante di chimica Walter White in quella figura spietata, cinica e calcolatrice che sarà invece Heisenberg? Attraverso una splendida narrazione che ha saputo inglobare in sé entrambi i modelli di racconto goal e process-oriented, il protagonista di Breaking Bad è riuscito nell’incredibile compito di coinvolgere il pubblico a livello empatico anche e soprattutto nei momenti in cui l’abbiamo visto scivolare rapidamente nella malvagità e nella psicosi più totali; in quei momenti, cioè, in cui un pubblico più tradizionalista avrebbe perso ogni simpatia nei suoi confronti. Da dove viene, dunque, l’incredibile fascino causato da un personaggio che si trova a superare ogni vincolo morale e affettivo fino a diventare una figura così negativa e feroce?

La probabile risposta è che, nella sua ambiguità, la rappresentazione di Walter White e degli altri antieroi – anche nei casi più estremi – permette di cogliere gli elementi che meglio rappresentano le condizioni stesse dell’essere umano, mettendone in luce soprattutto le sfaccettature più fragili e conflittuali. Gli spettatori, allora, si rispecchieranno non tanto nelle azioni immorali o sconsiderate compiute da simili protagonisti, ma piuttosto nella fonte da cui scaturiscono tutti questi comportamenti: quella di una grande insoddisfazione, di una forte disillusione e di un’infelice ricerca di un’identità che fatica ad assumere una forma certa e stabile.
Allora, l’affetto e la fascinazione provati dal pubblico nei confronti di queste figure così negative assumono senso se si tiene in conto che la grande immedesimazione nei confronti degli antieroi è possibile perché (a prescindere dalle trame diverse) gli spettatori sono ben capaci di cogliere gli elementi più complessi e profondi delle personalità messe in scena; e questo accade proprio alla luce del fatto che quasi chiunque incontra o ha incontrato in passato – chi più e chi meno – gli stessi dubbi e le stesse crisi esistenziali che colpiscono le figure dei nostri antieroi. È proprio questa condivisione, allora, ad aver permesso agli show citati e a tanti altri di suscitare emozioni e riflessioni nel pubblico, inaugurando ed alimentando così un enorme (e meritato) successo.

Parte 3:
L’analisi critica del mondo contemporaneo

Al giorno d’oggi, la serialità sta vivendo un felice periodo di incessante sperimentazione creativa che ha permesso di allargare enormemente l’offerta televisiva con la creazione di show e di personaggi variegati, figlia dell’enorme successo conquistato. Ciò che però accomuna molti dei prodotti attuali – e che dunque concorre ulteriormente ad attirare l’attenzione di un pubblico sempre più vasto e poliedrico – è l’interessante approccio critico che la maggior parte di questi show presenta.
I temi delle attuali serie tv, sempre più audaci e creativamente liberi, si inseriscono con prepotenza nei dibattiti sociali, politici e culturali e, accompagnati dal nuovo tipo di narrazione transmediale, concorrono ad ampliare la loro già grande risonanza mediatica. Ne consegue che le narrazioni attuali, anche quelle più dissacranti e sopra le righe, si sposano bene con lo stato d’animo di moltissimi spettatori.

Summer Extra - Il rapporto tra serialità e pubblicoLa televisione di oggi permette, infatti, di gettare uno sguardo sulla realtà che non ha paura di mostrare le cose per quelle che sono, riuscendo a cogliere le sfaccettature più tragiche e controverse della vita contemporanea attraverso un’affascinante dialettica che, nell’assumere criticamente e in profondità la consapevolezza di una visione disincantata del mondo, studia per poi smontare ogni schema preesistente, rinunciando ad imporne di nuovi. Ciò che ci viene offerto da questo rinnovamento creativo non è, dunque, una nuova identità unitaria, ma una visione duramente lucida del mondo contemporaneo che denuncia l’impossibilità stessa di creare una nuova fonte di senso, esasperando e ponendo in primo piano la caducità e l’imprevedibilità della vita (come non pensare a una serie come Fargo?). È forse per questo che il tono di molti degli attuali show ha assunto una carica squisitamente tragica, intima, che si fa intravedere anche in prodotti molto diversi fra di loro.

Lo smarrimento in un mondo caduco e privo di appigli a cui aggrapparsi svuota di forza e di significato ogni verità (“This is a true story”), e apre la strada a tipi di narrazioni che fanno del dubbio e della stessa ricerca di senso i veri protagonisti, talvolta spingendosi a suggerire l’inutilità stessa di questa ricerca. Non troviamo più, dunque, personaggi ed eroi che vivono le loro peripezie come una sorta di missione da compiere per tornare a una vita tranquilla: adesso è il mondo stesso a rappresentare un’immensa condanna/minaccia, a costringere i protagonisti a trovare il modo di sopravvivere e a convivere in una dimensione che è ostile già in partenza. Qui è possibile incontrare uno dei motivi fondanti per cui le serie tv adesso si caricano di una particolare tensione ritmica ed estetica che ne innalza esponenzialmente la qualità generale, concorrendo ad alimentare un processo creativo ormai inarrestabile, fonte di grande ispirazione e di riflessione. Lo scetticismo generale che fonda i prodotti seriali chiama infatti lo stesso spettatore a prendere coscienza di queste situazioni e lascia a lui l’ultima parola, la via per la ricerca di senso (o almeno, di una parte di esso) che egli dovrà attingere unicamente dalla propria sensibilità. La narrazione riesce così ad indirizzare le sensazioni degli spettatori in una direzione che, prevedendo questo raccoglimento individuale, si libera dai rischi di creare una nuova morale e lascia a noi l’iniziativa di una sua costruzione (o decostruzione), aprendosi a molteplici livelli di scrittura e, conseguentemente, di lettura.
Degno erede di Donald Draper, il personaggio di Bojack Horseman, per esempio, incarna alla perfezione questa situazione di eterno “nomade”, inteso nella sua accezione più intima ed esistenziale: una figura incapace di trovare il suo posto nel mondo (obbligatorio citare, a tal proposito, l’episodio “Fish Out Of Water”), dotata di una volontà debole, che contribuisce al suo continuo vagare senza sosta e senza meta nella voracità e nella freddezza del mondo contemporaneo.

Summer Extra - Il rapporto tra serialità e pubblicoQuesto errare privo di destinazioni, al giorno d’oggi, non può essere analizzato senza tenere in conto l’incessante avanzamento della tecnologia, settore che sta condizionando la vita dell’uomo odierno a una velocità sempre più repentina. 
In particolare, Rick and Morty sta denunciando splendidamente la grande ed esistenziale mancanza di senso inserendola proprio in un contesto tecnologico: la creatura di Dan Harmon e Justin Roiland provvede ad abbattere le illusioni di un progresso morale e civile che possa eguagliare e accompagnarsi a quello tecnico, mostrandoci – nelle sue modalità grottesche, disturbanti e sopra le righe – la deriva di una moralità e di un’identità sempre più evanescenti, affermando il trionfo del nichilismo e dell’umorismo più cupi. Un’altra lettura critica del rapporto fra uomo e tecnologia è presente soprattutto in Black Mirror, rivelatasi capace di raccontare in modo brillante le possibili e catastrofiche conseguenze di un uso scorretto e incontrollato degli strumenti tecnologici più all’avanguardia, approdando a soluzioni distopiche che, spesso, strizzano l’occhio alle più negative inclinazioni del presente.

Il mondo della serialità ormai sembra dunque aver trasceso del tutto la sola dimensione dell’intrattenimento fine a se stesso per aprirsi invece a un’analisi attenta, sottile e creativa delle contraddizioni del nostro tempo, assumendo in tutto e per tutto il ruolo di un enorme ed interessantissimo fenomeno collettivo, disposto a concedersi a numerose chiavi di lettura e a una grande varietà di fan. Questo, unito alla sempre crescente bravura tecnica degli autori – che hanno reso molti show dei veri e propri gioielli dal punto di vista estetico, oltre che narrativo – ha dato luogo a una dimensione creativa sempre più variegata e dalle inesauribili potenzialità.

Conclusioni

Summer Extra - Il rapporto tra serialità e pubblicoLa ricezione di un fenomeno dall’impatto così decisivo e diffuso è dunque incredibilmente stimolante dal punto di vista creativo ed intellettuale. Il rapporto dialettico fra la serialità e il suo pubblico – la totale comprensione di una delle due sfere è possibile solo a patto di analizzare bene anche l’altra, e viceversa – è il sintomo di un’inarrestabile vivacità intellettuale che sembra investire allo stesso modo l’offerta e la ricezione degli attuali prodotti televisivi. Anche noi spettatori, infatti, siamo parte fondamentale di questo processo: gli show odierni non solo ci indirizzano verso l’affezione per le storie e per i personaggi mostrati, ma soprattutto ci spingono a leggere le caratteristiche della società contemporanea attraverso nuove ed affascinanti prospettive, incrementando la nostra curiosità con l’allargamento dei nostri orizzonti culturali.
Quest’importante invito alla riflessione e la particolare modalità ricettiva che caratterizza il pubblico attuale (la cui influenza sulla creazione e sugli sviluppi degli show è ora senza precedenti) contrassegnano l’era della serialità come quella di una rivoluzione totale, capace di toccare, coinvolgere ed unire nello stesso entusiasmo miliardi di persone provenienti da ogni parte del mondo.

 

 

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2 commenti su “Summer Extra – Il rapporto tra serialità e pubblico

  • Boba Fett

    Siamo sicuri che Lost sia stata la prima a beneficiare a livello globale della Rete? Io ricordo decine e decine di “focus group”, di “fan theories” e di card pirata per vedere Sky UK anche per The X-Files, solo, però, un decennio prima!