Top of the Lake – 2×02/03 The Loved One & Surrogate


Top of the Lake – 2x02/03 The Loved One & SurrogateCom’era già intuibile dall’affascinante première di stagione, ci sono stati moltissimi cambiamenti nei quattro anni che separano il caso di Tui da questo nuovo caso, che coincide con il ritorno di Robin a Sydney e la sua decisione di cambiare nuovamente vita. Se il precedente episodio era quindi servito ad introdurre soprattutto la seconda stagione con il caso China Girl, questi due episodi lavorano in buona parte come raccordo per spiegare e mostrare cos’è successo nel recente passato.

Non a caso infatti “The Loved One” si apre mostrando cos’è accaduto tra Johnno e Robin e come mai il loro matrimonio non abbia mai avuto luogo. Facendo un salto indietro di giusto quattro settimane, scopriamo che Johnno viene catturato dalla polizia proprio il giorno delle nozze, colto in flagrante mentre trasporta grosse quantità di marijuana assieme ad una sconosciuta e scialba biondina. Nei pochi minuti di apertura vengono condensati moltissimi elementi importanti, o comunque c’è il tentativo di fare una sintesi efficace e poco parlata del tempo off screen; e per quanto sia nel pieno stile Campion, o quantomeno di Top of the Lake, è impossibile non notare la troppa fretta e anche un po’ di superficialità nella narrazione.

Top of the Lake – 2x02/03 The Loved One & SurrogateIl primo motivo è sicuramente il fortissimo senso di distacco con la fine della prima stagione. L’ultima puntata si chiudeva con un senso di serenità e apertura verso il futuro, conquistato nel corso delle puntate e descritto nel modo astratto ma chiaro tipico della regista neozelandese, con quell’uscita di scena di GJ mentre lascia Paradise, ad urlare nel silenzio che il suo compito è concluso, che il suo insegnamento sullo scorrere del tempo, della vita, in armonia con la natura è ormai stato tramandato ed è quindi giunto al termine. Ciò ovviamente non significa che il rapporto tra Johnno e Robin fosse intoccabile e necessariamente preservato da possibili deterioramenti, ma disorienta il modo in cui ci vengono mostrati a qualche anno di distanza: al di là del cambio di attore (che non aiuta certo nell’operazione di raccordo), in pochissime mosse viene chiusa una storia che si era aperta come una sorta di reciproco salvataggio, quel raro ma non impossibile caso in cui si assiste ad un incontro vero e proprio, un amore “completo”. E su questo contenuto, che già di per sé ha molti problemi, ha inficiato anche la scelta strutturale e la tempistica d’inserimento del flashback, che arriva quasi a scusare più che a spiegare perché Robin abbia deciso di tornare a Sydney. Ma se da un lato la questione Johnno risulta troppo frettolosa, il senso di continuità e quindi la sensazione di una linearità maggiore viene data dalla confessione di aver avuto tre aborti durante la loro relazione  – un possibile segno del destino, come le fanno notare le sue compagne.

Top of the Lake – 2x02/03 The Loved One & SurrogateLa questione della maternità diventa centrale nella storia che ci viene raccontata, e difatti l’elemento chiave, la prova intorno a cui inizia a girare l’intero caso China Girl, è proprio il feto che portava in grembo la misteriosa ragazza. L’avventura di Tui era iniziata con un tentativo di mettere fine alla vita di suo figlio immergendosi nell’acqua del lago, ed era proseguita nascondendosi dal mondo per affrontare da sola la gravidanza, con uno strano senso di sospensione tra la vita e la morte, tra il volere o meno quel figlio. Anche qui la maternità è il prodotto di questa difficile dicotomia, perché se è letteralmente l’inizio di una nuova vita, può segnare anche un momento di conclusione, di morte, un punto che sembra non avere ritorno. Allora la scelta di Robin di mettersi sulle tracce di Mary diventa la volontà di invertire questo senso mortifero, così come lo sono le occhiatacce che lancia a Miranda, la quale continua a fumare nonostante la gravidanza. Se la detective aveva deciso di preservare sua figlia dal dolore di un concepimento violento e da un distacco fatto per il suo bene, decidere di tornare indietro sui suoi passi è la questione fondamentale su cui si poggia il percorso della seconda stagione: il coraggio di affrontare un altro pezzo del suo passato, prima di poter ripensare al futuro. Ed è in questo senso che funziona il secondo episodio, che ci mostra l’incontro di Robin prima con i genitori adottivi di Mary e poi con la ragazza stessa, due momenti che si caricano dell’immenso e profondo significato della maternità, un legame che trasla quanto visto nella prima stagione tramite la natura: il senso di ancestrale, archetipico e antico mutuato dai paesaggi mozzafiato della Nuova Zelanda prende qui la forma di un selfie e una sigaretta condivisi in una sporca strada di Sidney.

Diversamente da “The Loved One”, il terzo episodio “Surrogate” riporta il racconto al tempo presente e si concentra sui personaggi maschili, partendo dall’apparizione di Damon Herriman (Justified, Quarry) che si presenta con la confessione di un omicidio molto simile a quello della China Girl, nella convinzione di esserne lui l’assassino. Nuovamente gli uomini rappresentano la debolezza, il fallimento, la codardia: Johnno, Pyke, Puss, Adrian, gli agenti di polizia, i ragazzi che si incontrano alla tavola calda per dare voti alle prostitute del bordello in cui lavorava Cinnamon, ciascuno di loro rappresenta l’incapacità di essere, di prendere una posizione e di vivere secondo il coraggio di una responsabilità.

Top of the Lake – 2x02/03 The Loved One & Surrogate Significativo è infatti anche il ritorno di Al Parker su una sedia a rotelle e con moglie e figli al seguito: la scena finale con l’assalto a Robin è l’emblema di quella rabbia che caratterizza il mondo maschile nella visione della Campion, un punto di vista che cerca di scavare in una sorta di paradossale violenza che l’uomo si sente in diritto di perpetrare sulla donna. Se Robin per dare un taglio netto alla sua storia con Johnno si purificava bruciando il vestito da sposa, come fosse una sorta di rito, Al pensa bene di vendicarsi usando quello che resta della sua fisicità, perché l’odio è un sentimento che pare non conoscere ostacoli. Dall’altra parte, Puss e Pyke, oltre a condividere l’amore per Mary, sono invece i personaggi che meglio incarnano la debolezza e la codardia, l’incapacità di lottare per amore o, ancora peggio, la facile rassegnazione alle decisioni altrui. Non a caso Mary e Julia, per quanto vorrebbero dipingersi come opposte, sono invece entrambe una strana specie di carnefici, chiuse in un egoismo che sicuramente ha delle radici profonde e forse insondate, ma che comunque ad oggi agiscono solo ed esclusivamente in base alla loro ristretta visione e al loro desiderio. Anche il nuovo risvolto sul caso dato dall’introduzione della maternità surrogata si carica dello stesso significato: decidere di mettere al mondo un figlio è un atto di egoismo, è la risposta ad un impulso personale che (almeno all’inizio) non ha nulla a che fare con il feto che cresce nel grembo.

Ecco che la trama esterna, “investigativa”, si riversa direttamente sulla storia più intima ed interna, incastrando il tutto in un flusso unico ed indistinguibile: il caso stesso di Mary, Julia e Robin descrive quanto complessa sia la questione della maternità. Mary è stata concepita senza premeditazione, senza l’atto originale di un impulso privato e personale, che viene sopperito dalla voglia (e dall’egoismo) di Julia di essere madre, diventando a sua volta una sorta di surrogato della madre biologica. Infatti, è attraverso questi personaggi che la Campion riprende in mano il discorso sul femminismo, tanto caro sia ai detrattori che ai ciechi sostenitori della regista: la sua posizione è tanto più interessante proprio perché fortemente articolata, impossibile da etichettare, diventando a tutto tondo una riflessione su cosa, di contro, possa significare l’intransigenza, la chiusura, qualsiasi forma esse prendano.

Sono state spese poche parole sul caso investigativo, è vero, ma in un prodotto come questo il cadavere di una giovane prostituta diventa innanzitutto un aggancio con la realtà, una leva necessaria a dare concretezza ad un pensiero che si sviluppa contemporaneamente allo svelamento del mistero. Così com’è stata la prima stagione, allo stesso modo continua anche la seconda: Top of the Lake è un unicum nel panorama televisivo, che viaggia su binari complessi riuscendo a coniugare perfettamente significante e significato, realtà e metafora.

Voto 2×02: 8
Voto 2×03: 8

 

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Informazioni su Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

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