The Deuce – 1×03 The Principle Is All


The Deuce – 1x03 The Principle Is AllL’ingiustizia è sempre stata il bersaglio numero uno di David Simon: ha cambiato collaboratori, ha scelto contesti diversi (planando da Baltimora a Yonkers passando per New Orleans) ma alla fine ad essere al centro del suo interesse sono sempre le disuguaglianze sociali e ciò che le produce, come conferma episodio dopo episodio The Deuce.

Nonostante la prima stagione sia composta da solo otto episodi, la serie creata da David Simon e George Pelecanos fin dal pilot dimostra di possedere un ampio respiro (premiato dal rinnovo da parte della HBO), accompagnato dalla volontà di ritrarre nel dettaglio una precisa zona e un contesto ben determinato della New York degli anni Settanta. L’ambizione degli autori si traduce in una scrittura che insegue in maniera spasmodica i dettagli, non solo rispetto alla contestualizzazione delle azioni messe in scena, ma anche alla caratterizzazione dei personaggi.
“The Principle Is All” prende il titolo da una frase pronunciata da un cliente di Lori, con l’intenzione di estenderla e farla diventare una delle principali chiavi interpretative dell’episodio. Cosa vuol dire fare di qualcosa una questione di principio? Si tratta di un ragionamento dal doppio volto perché se da una parte è un modo per entrare nel merito di determinate discussioni andando ad approfondirne la natura profonda, dall’altra è un modo per forzare la discussione e piegarla agli interessi soggettivi del singolo interlocutore. Proprio di questa seconda lettura ci parlano Simon e Price nel terzo episodio: la loro Time Square è una giungla, un luogo in cui l’unica cosa che conta è la sopravvivenza, dove i più deboli sono sopraffatti dai più forti, le cui azioni (spesso illecite) sono giustificate da ragioni di principio, laddove però l’unico principio davvero riconoscibile è quello della legge del più forte.

It’s America, right? When do we ever leave a fuckin’ dollar for the other guy to pick up?

The Deuce – 1x03 The Principle Is AllQuando si parla di sfruttamento, purtroppo, molto spesso ci sono di mezzo le donne. Già in passato Simon ha riflettuto sulla violenza fisica, verbale e sociale subita da queste ultime, in particolare in Treme attraverso i personaggi di LaDonna e Janette. Complice anche la centralità dei personaggi femminili nella serialità contemporanea e l’attenzione sempre più alta nei confronti di certe tematiche, The Deuce si conferma una serie in cui il discorso sul potere si traduce nell’analisi delle disparità tra uomo e donna (e delle sue conseguenze).
Arrivati a questo punto della stagione spiccano le parabole di due personaggi femminili che, pur con un diversissimo background e un posizionamento sociale e anagrafico tutt’altro che assimilabile, sono parimenti di fronte a una soglia, in attesa di dare una svolta alla propria esistenza.
Una è Abby, ex studentessa universitaria alle prese con un lavoro che non solo non la gratifica e la fa sentire una nullità ma la esclude totalmente dalla vita di città; come tante sue coetanee sente di aver bisogno di qualcos’altro, di vivere in un contesto in grado di sorprenderla, di farle provare quelle emozioni che desidera, anche se questo significa correre qualche rischio e fare scelte azzardate. Il tendersi dei fili narrativi la porta a lavorare come cameriera nel nuovo locale di Vincent, mestiere nel quale incontrerà una realtà da cui è stata sempre lontana, che anche per la sua alterità la spaventa e la attrae al contempo, proprio come il suo datore di lavoro, con il quale si presenta all’orizzonte una storia d’amore.
L’altra è Candy, il personaggio più approfondito dalla serie fino a questo momento, nonché quello più capace non solo di veicolare lo spirito di un’epoca ma anche di innescare un rapporto empatico con il pubblico. Alla base di questa relazione c’è la doppia vita che vede la donna essere allo stesso tempo madre e prostituta, con tutte le difficoltà del caso, tra cui la voglia di fuggire da un mondo che la identifica come poco più di un oggetto funzionale al piacere maschile. Purtroppo il sogno di Candy di diventare un’attrice nel mondo della pornografia, dopo il facile quanto velleitario entusiasmo iniziale, conosce il primo vero ostacolo nella porta sbarrata da Harvey, il quale la mette di fronte a un mondo fatto di regole a lei sconosciute.

Look like you just blew the Pillsbury Doughboy.

The Deuce – 1x03 The Principle Is AllA catturare l’attenzione degli spettatori meno pazienti ci sono il corpo e la notorietà di James Franco nelle fattezze dei gemelli Vincent e Frankie. Tralasciando per un attimo il ruolo dei due personaggi dal punto di vista narrativo, c’è da dire che lo sdoppiamento effettuato da Simon e Pelecanos a partire dalla figura del polivalente artista americano costituisce un atto d’amore nei suoi confronti molto significativo. Franco nel corso della sua ormai abbastanza lunga carriera è stato capace di brillare come interprete sia nelle commedie che nei drammi, fa ormai abitualmente il regista (come in questo episodio) e lo sceneggiatore, più altre decine di attività collaterali che fanno di lui una delle figure più versatili di Hollywood. Se la filosofia di The Deuce è dare a ogni cosa il proprio spazio, non c’è nulla che descrive meglio l’attore dell’assegnazione di ben due personaggi.
A ben vedere, a partire dalla scelta di non inserire alcun escamotage per distinguere i due caratteri (si pensi al cerotto di 13 Reasons Why), la serie sottolinea che Frankie e Vincent sono due facce della stessa medaglia, profondamente diversi ma testimoni di un mondo in cui, a partire dai propri talenti, non c’è altra strada rispetto all’arrangiarsi, spesso a costo di fregare il prossimo. Se Frankie per ora è poco più che il comic relief della serie, Vincent è dei due quello che viene costruito meglio, quello che ad oggi ha più collegamenti con gli altri personaggi della serie e che in questo episodio, grazie all’apertura del nuovo locale, diventa il centro di gravità del racconto.

I don’t dig hierarchical oppression, man.

The Deuce – 1x03 The Principle Is AllLa battuta sull’oppressione gerarchica è una di quelle più divertenti del terzo episodio di The Deuce e tra l’altro sottolinea quanto gli autori siano capaci di toccare tutte le corde possibili dal punto di vista dei registri stilistici, andando dal dramma di Candy all’ironia sferzante di Frankie, senza mai perdere di vista l’obiettivo, senza mai abbandonare il focus principali del racconto.
Al centro della storia c’è il crogiolo di vite che popolano la zona di Times Square, una miscela fatta di prostitute, papponi, gestori di locali, immigrate sfruttate, poliziotti corrotti, potenti prestati al malaffare, piccoli criminali, operai in difficoltà economica, attivisti e rispettati boss locali. È questo ecosistema ciò che interessa a David Simon, la restituzione di una complessità difficilissima da ricreare artificialmente, che lui tenta (riuscendoci) di mettere in piedi a tutti i costi, anche sacrificando la presenza di personaggi dominanti. La fitta e intrecciata rete di rapporti tra soggetti così differenti dal punto di vista sociale, sembrano volerci dire gli autori, è ciò che rende difficile la ricerca dei responsabili dello stato pietoso di quella zona di Manhattan. Ogni sopruso è conseguenza di un altro e quasi sempre a pagare sono i più deboli, quelli con le spalle scoperte, senza un boss o un pappone a proteggerli, senza un poliziotto da corrompere, senza un sindaco da manipolare o ricattare. Ma il personaggio che episodio dopo episodio si sta insinuando nelle maglie narrative del racconto ricoprendo un ruolo sempre più importante è quello di Sandra Washington, reporter che sotto traccia viene a conoscenza dei traffici della zona e delle relazioni tra le varie parti in gioco, incarnando così quasi un alter ego di David Simon, il quale prima di diventare sceneggiatore faceva proprio il reporter nella “sua” Baltimora.

The Deuce è una serie che esibisce a chiare lettere la firma di David Simon e la sua scrittura, fatta di indagini capillari provenienti dal passato giornalistico e di una spiccata coralità del racconto. Più in generale, si tratta di uno show fortemente influenzato dalla letteratura, con Simon, Pelecanos e Price che vengono dalla pagina scritta e portano in televisione un modo di narrare decisamente diverso rispetto agli standard (anche di HBO).
“The Principle Is All” ribadisce con forza questi concetti, confermando The Deuce come una serie che, pur essendo destinata solo a una nicchia di spettatori (in molti potrebbero infatti stancarsi prima della fine), mette al centro la qualità della scrittura risultando già da ora uno dei modelli da seguire di questo splendido 2017 televisivo.

Voto: 8 +

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Informazioni su Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

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