Transparent – 4×01 Standing Order


Transparent – 4x01 Standing OrderDopo il successo (soprattutto di critica) ottenuto con I Love Dick, Jill Solloway torna a firmare la regia del primo episodio della quarta stagione della sua creatura più longeva, Transparent, e lascia la sceneggiatura alla sorella Faith.  Forse anche per questo, e non solo per continuità con il finale della scorsa stagione, ci troviamo di fronte ad una puntata fortemente familiare, corale, concentrata sulle nuove dinamiche Pfefferman.

La crescita e l’evoluzione della serie hanno coinciso con i cambiamenti di questo strano nucleo familiare, in cui la cosa che più colpiva era la profonda frammentazione dei suoi componenti, non data semplicemente dal divorzio dei coniugi Morton e Shelly, quanto dalla distanza che ognuno di loro sentiva e lasciava percepire nei confronti dell’altro.  La rivelazione di Morton nel voler diventare Maura ha imposto ad un’intera famiglia l’obbligo di guardarsi dentro, per poi costringerli  a fare lo stesso movimento intorno a sé, provando a pensare che non esistono scelte personali che non impattino su chi ti è accanto.

Transparent – 4x01 Standing OrderA suggellare questo difficile passaggio, la delicata intelligenza della creatrice l’ha tradotto in un racconto che trascendesse il qui ed ora, per provare a spostarsi indietro, fino a cercare le radici della vera identità dei Pfefferman, come a volerne fare un vero e proprio affresco, in cui ogni singolo dettaglio è necessario per comporre l’insieme. Perciò, accanto ai ricordi di un passato remoto nella Germania nazista convivevano i flashback di una giovanissima Ali sola e silenziosa, vagabonda e affascinante, mentre lascia in punta di piedi una casa in cui in realtà non la sta cercando nessuno – perché, come ben sappiamo, ciascuno è preso dalla propria vita. Ed è esattamente con il suo personaggio che si riapre la stagione: dopo averla vista arrancare nel buio e nell’indolenza delle prime due annate, la ragazza aveva scoperto dentro di sé la spinta a voler studiare, approfondire le sue conoscenze in un campo di ricerca che le permettesse di entrare più in contatto con sé, con il suo passato e con quello della sua famiglia. E nel fare da cruna dell’ago per la narrazione, ecco che nel suo presente si inserisce la figura della maestra, della guida, un essere ambiguo ed androgino fuori dalle dinamiche familiari, cioè Leslie, presenza che in un certo senso la spinge fino ad oggi, davanti ad una commissione universitaria che le chiede di parlare della loro relazione.

Le avevamo lasciate in una situazione di inaspettata disparità, in cui Ali, dopo aver cercato a lungo una stabilità con Leslie, si ritrovava spiazzata quando era quest’ultima a chiederle aiuto, supporto e quindi garanzie su di loro. Ma al di là di questo, l’espressione palesemente scocciata e annoiata di Ali davanti ai suoi “giudici” rivela quanto ci sia ancora da investigare in lei, quanto irrisolto campeggi ancora nella sua immaturità e nel suo non rendersi conto che la spontaneità e la leggerezza della sua esistenza non corrispondono alla realtà che la circonda, fatta di regole e convenzioni – talvolta anche legittime.

Transparent – 4x01 Standing OrderE tale peculiarità non riguarda solo lei, ma accomuna tutta la sua famiglia, che qui vediamo persino allargata e alle prese con nuove e strane dinamiche, a partire dalla ritrovata sintonia tra Maura e la sorella Bryna, dopo la morte della madre Rose. La regia di Faith Solloway rende perfettamente questo susseguirsi di situazioni inedite, scegliendo di inquadrare come prima cosa i vari componenti della famiglia, singolarmente e in momenti significativi della giornata: Josh che propone alla madre di vivere con lui, Sarah che fa sesso con l’ex-marito mentre parlano delle attività dei loro figli, Maura che ha ricominciato ad insegnare ad annuncia alla sua classe di stare per partire per Israele. Poi, dopo aver elencato i tasselli, la regia diventa circolare, fluida anche se non in un senso di conforto e calore, ma provando a rendere il senso di vertigine che viene da una situazione quasi di disagio, fatta di troppi suoni, troppo cibo, dettagli sgradevoli (come i piedi di Ali sul tavolino). L’atmosfera è rilassata, luminosa, voluta da tutti, ma allo stesso tempo il risultato è qualcosa di troppo, di invadente, di imperfetto; ed ecco che Ali sceglie di nascondersi sotto la ritrovata coperta di sua nonna, come a cercare conforto dentro di sé e non al di fuori, per quanto quello stesso “fuori” fosse stato volontariamente cercato anche da lei in prima persona. Ma è un conforto che non esiste, perché riporta la memoria della ragazza ad un passato più o meno recente, in cui la famiglia è protagonista ed artefice del suo personale disagio.

“Family is gross, but it’s important”  dice ad un certo punto Sarah ai suoi fratelli: ognuno di loro crescendo ha capito l’importanza dell’altro, dell’appoggio dei propri cari, cercandone appunto la presenza, dopo aver passato troppo tempo ad ignorarsi l’un l’altro. Ma allo stesso tempo la famiglia è la diretta responsabile delle proprie paure, dei propri disagi e dei propri limiti: non a caso, infatti, tutti e tre si interrogano sul loro rapporto con il sesso, anzi, con l’istinto sessuale che in un certo senso li ha sempre spinti ad agire e, troppe volte, a collezionare errori. Non esiste nulla di più primigenio ed antico del rapporto sessuale, un atto così atemporale che è complicatissimo da sondare ma allo stesso tempo troppo presente per non essere preso in considerazione. Solo alla fine, scopriamo che infatti la puntata si apre e si chiude nello stesso luogo, ad un incontro in stile alcolisti anonimi ma sul sesso, sulla dipendenza da erezione, dal corpo, dall’incapacità di scindere cosa sia il desiderio e cosa sia puro appagamento del piacere altrui, prima ancora che il proprio. Il sesso è, in un certo senso, la cornice che racchiude la famiglia Pfefferman, in cui non a caso vediamo inserirsi la nuova relazione di Maura e Ali che torna al centro del racconto con un altro dei suoi flashback, appunto, dove è ancora una volta la ragazzina solitaria che si sente molestata da un suo parente, nella sua casa, sotto gli ignari occhi dei suoi cari.

“Standing Order” è un episodio bello e amaro allo stesso tempo, che non fa da introduzione, ma decide già di portare in avanti la narrazione e di delineare quanto sia ancora lunga la strada della famiglia Pfefferman, e in cui quel viaggio verso la Terra santa, la Terra promessa, sembra volerne essere la perfetta traduzione.

Voto: 8½

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Informazioni su Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

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