American Horror Story: Cult – 7×07/08 Valerie Solanas Died For Your Sins: Scumbag & Winter of Our Discontent 4


American Horror Story: Cult – 7×07/08 Valerie Solanas Died For Your Sins: Scumbag & Winter of Our DiscontentPersino i più grandi fan di American Horror Story non potrebbero mai negare il fatto che, nonostante la sua forza dirompente e iconoclasta, la serie di Ryan Murphy sia quasi l’emblema (nel bene e nel male) della discontinuità creativa e spesso anche qualitativa. Picchi altissimi di divertimento si alternano a subplot nonsense ed episodi che non provano neanche a mascherare la propria funzione di filler narrativo, e questi “Valerie Solanas Died For Your Sins: Scumbag” e “Winter of Our Discontent” possono essere considerati emblematici in questo senso.

Oh, Valerie. You know women can’t be serious artists.

“Valerie Solanas Died For Your Sins: Scumbag” è forse uno degli episodi qualitativamente migliori di tutte e sette le stagioni dello show, in cui Murphy (come già successo nell’episodio precedente) manifesta una capacità quasi inquietante di intercettare, con larghissimo anticipo, lo zeitgeist culturale non solo del periodo, ma proprio dell’esatta settimana in cui la puntata andrà in onda. La vicenda, abilmente riscritta rispetto ai fatti reali, di Valerie Solanas è arrivata infatti nella settimana in cui negli USA esplodeva come una bomba il caso Weinstein esattamente come “Mid‐Western Assassin” coincideva con la sparatoria di Las Vegas.
Certo, la visione così lungimirante di Murphy è considerevolmente aiutata dal fatto che viviamo in tempi molto turbolenti, e che i social media contribuiscono a creare un clima costante di dibattito culturale, ma questo tipo di precisione non può essere presa sottogamba né relegata a una semplice intuitività quasi soprannaturale: Murphy e Falchuk sono dei lettori attentissimi del proprio tempo e della pop culture, e al tempo stesso profondamente immersi in essa in quanto consapevoli attori e agenti del cambiamento – in termini di linguaggio televisivo e di dinamiche di genere, oltre che politicamente – e anche capaci di discostarsi dal proprio coinvolgimento per analizzare con sarcasmo e intelligenza le contraddizioni dei fenomeni mediali contemporanei.
American Horror Story: Cult – 7×07/08 Valerie Solanas Died For Your Sins: Scumbag & Winter of Our DiscontentQuesto settimo episodio, a partire dalla guest star scelta per interpretare Solanas (quella Lena Dunham ormai figura di riferimento per il femminismo contemporaneo made in USA e non solo) sceglie di dare una svolta alle dinamiche interne legate al culto per indagarne l’aspetto meno orrorifico e politico in senso stretto; a partire dal cold open con la ricostruzione del tentato omicidio di Andy Warhol, il plot ci porta a scoprire la svolta misogina del culto di Kai a seguito della decisiva presa di potere e gli effetti di questa svolta sul comparto femminile dei suoi seguaci.

I’m Beverly motherfucking Hope, and you’re gonna wanna get the hell out of my way.

Attraverso una ridda di riferimenti storico-culturali ai culti e ai serial killer (tra cui spiccano le palesi citazioni alle vicende legate alla Manson Family), “Valerie Solanas Died For Your Sins: Scumbag” costruisce un coerente e divertentissimo what if in cui scopriamo l’esistenza di un culto parallelo legato alla Solanas che agisce nell’ombra ed è il vero responsabile degli omicidi che conosciamo come gli Zodiac killings. Chrystal Liu, sceneggiatrice dell’episodio, riscrive la storia da un punto di vista femminile e scoperchia il meccanismo del partiarcato agendo per assurdo: non soltanto il mondo maschile soffoca le ambizioni delle donne, ma addirittura si fa carico degli omicidi al posto loro, negandone perfino la colpevolezza in nome di una dominanza totale che arriva persino a negare le colpe, minando l’iniziativa femminile fino alle più estreme e assurde conseguenze.
L’episodio è quasi uno stand-alone, un piccolo gioiello di narrazione e ironia che rappresenta alla perfezione lo stile autoriale di Murphy al suo meglio, uno di quei momenti in cui la quasi totale libertà creativa che FX gli concede riesce a produrre piccole perle di qualità televisiva in grado di riflettere sull’esistente con raffinata intelligenza.

I’m making sloppy joes. Because a sandwich is a sandwich, but a manwich is a meal.

American Horror Story: Cult – 7×07/08 Valerie Solanas Died For Your Sins: Scumbag & Winter of Our DiscontentDall’altro lato dello spettro qualitativo sta, invece, “Winter of Our Discontent”. Non perché si tratti di una puntata meno ricca da un punto di vista culturale (la digressione in stile Seven sul passato di Kai e Winter è visivamente rigogliosa e costituisce uno dei momenti più genuinamente horror della stagione), ma perché qui si dimostra palesemente quanto proprio quella libertà creativa che fa di American Horror Story un prodotto così libero, concettualmente ambizioso e originale sia anche in alcuni momenti il suo maggior punto debole, almeno dal punto di vista della riuscita del singolo episodio. Pur essendo la logica continuazione del precedente in termini di analisi del potere e dei rapporti uomo-donna all’interno del culto, “Winter of Our Discontent” riesce tutt’al più a riempire un buco narrativo e portarci verso l’ultima parte di stagione con il voltafaccia di Ally che si unisce al culto.
Al centro del plot c’è il rapporto morboso e a tratti semi-incestuoso tra Kai e Winter, che culmina nel tentativo di un (volutamente) ridicolo accoppiamento rituale per generare il Messia, momento chiave per la rottura del legame tra i fratelli e il “risveglio spirituale” di Winter stessa. Ma oltre a questo, c’è francamente davvero poca altra sostanza e il tutto si regge sull’accumularsi di plot twist, dialoghi citazionisti e una tensione (omo)sessuale altissima.

How did this handmaid shit even happen?

Fortunatamente, la carica di energia che pervade questa intera stagione e il cast di altissimo livello (probabilmente anche questo uno dei migliori della storia dello show) circoscrivono il fallimento qualitativo solo a questo episodio, che possiamo limitarci a considerare come una seconda metà debole del precedente. Ma al di là dell’intoppo in sé – che è sicuramente perdonabile alla luce della riuscita globale di una serie che, arrivata al settimo anno di programmazione, dimostra ancora una tale vivacità di ispirazione e una capacità così acuta di analizzare il presente –, non si può evitare, per onestà di analisi, di ribadire quanto una certa discontinuità nei risultati sia il peggior difetto di American Horror Story. Un difetto che la tiene ancorata al livello di serie di culto e generatrice di conversazioni e che le ha impedito, in questi anni, di spiccare davvero il volo come esempio innegabile di quality television quale davvero, più spesso di quanto si pensa, potrebbe a tutti gli effetti essere.

Voto 7×07: 8
Voto 7×08: 6½

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Informazioni su Eugenia Fattori

Bolognese di nascita - ma non chiedete l'età a una signora - è fanatica di scrittura e di cinema fin dalla culla, quindi era destino che scoprisse le serie tv e cercasse di unire le sue due grandi passioni. Inspiegabilmente (dato che tende a non portare mai scarpe e a non ricordarsi neanche le tabelline) è finita a lavorare nella moda e nei social media, ma Seriangolo è dove si sente davvero a casa.


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4 commenti su “American Horror Story: Cult – 7×07/08 Valerie Solanas Died For Your Sins: Scumbag & Winter of Our Discontent

  • peterpeter

    Capace di intercettare cosa? Murphy, e basta guardare alcuni ragazzi usati nelle sue serie tv, persone senza talento e che dalla loro hanno solo un bell’aspetto che, stranamente, hanno più screen time rispetto ad attori talentuosi, è PARTE del problema. Prima o poi esploderà una bombetta anche su di lui, è solo protetto dal fatto che, al momento, la categoria LGBTQ++ ha maggiori simpatie rispetto al lato “etero” di Hollywood. La vostra acritica ossessione per Murphy un giorno riuscirò a comprenderla.

     
    • Eugenia Fattori L'autore dell'articolo

      Ciao! Sorvolando sul fatto che il nostro Davide Canti e le sue recensioni stanno lì evidenti a comprovare che non tutta Seriangolo la pensa come me, non capisco come il fatto che a Murphy piacciano i bei ragazzi lo renda automaticamente un (sospetto) molestatore. Dato che è una cosa che ho in comune con lui, mi preoccupo anche un po’ 😉

       
      • peterpeter

        Mettiamola così. Ryan Murphy è bravo a fare casting di ragazzi mori quasi quanto Bryan Singer a scegliere ragazzi biondi. Dagli tempo.