Transparent – Stagione 4


Transparent – Stagione 4Sono passati quattro anni da quando Morton Pfefferman ha confessato ai suoi figli e al mondo di essere Maura Pfefferman, donna transgender che da una vita intera indossa i panni di un uomo; quattro anni che sembrano molto di più per lei, che ha dovuto vivere una seconda nascita, un nuovo percorso di crescita e ora è giunta ad uno stadio di accettazione inedito sia per lei stessa che per il pubblico che la segue da sempre.

La strada che l’ha portata alla serenità di oggi è stata piena di imprevisti e ostacoli da superare, ma la serenità che Maura sembra finalmente vivere l’ha ripagata di molte sofferenze vissute sia in giovinezza – periodo di estrema confusione e solitudine – sia in età adulta – in cui tentava di reprimere a tutti i costi la sua vera natura di genere; questo è il presupposto che ci guida alla quarta annata di Transparent, stagione anomala e particolarmente interessante per la quantità di temi trattati anche al di fuori del mondo LGBTQ. È proprio la voglia di spaziare la caratteristica principale di questi dieci episodi, che parlano di tante cose in modo organico e ordinato e lo fanno trattando alcuni temi cari sia a Maura Pfefferman sia a Jill Soloway, creatrice e showrunner di questa dramedy.

Transparent – Stagione 4Al contrario delle tre stagioni precedenti, Transparent 4 mette in pausa lo studio dell’io e si concentra sul noi, prendendo in esame tutta la famiglia Pfefferman nella sua interezza; Maura, tornata in cattedra dopo il pensionamento, è stata invitata in Israele per parlare di ebraismo e identità di genere, ma non viaggerà da sola quando scoprirà che il suo defunto padre, invece, è vivo. Tutta la famiglia sarà costretta a mettere in pausa la propria quotidianità per andare all’avventura dall’altra parte del mondo: il lungo viaggio in Israele ha il compito di unire Ali, Sarah, Josh, Shelly, Bryna e Maura facendoli diventare una grande entità e non più singole anime. Il tema dell’unione caratterizza in modo forte questa annata, attuando un sostanziale cambiamento rispetto al passato: non seguiamo più le storie dei singoli, ma del grande gruppo che si è formato, al cui interno convivono le storie di ogni membro, che però sono subordinate sia per importanza che per incisività alla storyline principale. Questa è la caratteristica più evidente che contraddistingue la stagione da quelle passate: le prime tre preferivano un focus sul singolo, la quarta invece allarga la vista all’insieme, cambiando la percezione del racconto. Dall’io – il più importante era Maura – si è passati al concetto di noi (la famiglia) e di comunità, che ci collega ad un altro tema, la religione, estremamente presente in questo ciclo di puntate.

Il discorso sulla religione è ampio, ma non troppo approfondito; la stagione tre ha iniziato ad introdurre forti elementi a riguardo nella narrazione, che nelle nuove puntate prendono definitivamente il sopravvento. L’ebraismo è analizzato dal punto di vista religioso e anche culturale, grazie all’ambientazione di sette episodi su dieci in Israele, ma soprattutto è utilizzato come mezzo per parlar d’altro. Non si parla di quella religione per raccontare l’ebraismo: Jill Soloway affronta il tema per mostrare l‘attaccamento della famiglia Pfefferman – ebrei americani – a delle tradizioni e a una cultura che forse non conoscono troppo bene, ma a cui comunque si sentono legati. L’arrivo emozionato a Tel Aviv di Maura e Ali e la visita alla Via Dolorosa (che secondo la tradizione avrebbe visto il passaggio di Gesù Cristo durante la via crucis che lo portò alla morte) sono i due momenti chiave che descrivono il rapporto tra i protagonisti e l’ebraismo, religione interiorizzata, ma forse mai capita profondamente. La sigla stessa, con l’inserimento di diverse scene ambientate in medio oriente, sottolinea il peso che la religione ha in questa annata e la eleva a chiave di lettura per capire Maura e la sua famiglia. La lezione che la protagonista deve tenere in Israele parla proprio di questo, di religione e identità di genere, temi che sembrano cozzare tra di loro, ma che danno origine a queste vicende; Maura conosce questi due temi meglio di tutti e riesce a farli funzionare insieme perfettamente – d’altronde è una vita che ci prova. Come lei stessa ha detto parlando del suo seminario in “Standing Order“, Transparent sembra “a gender and Judaism class you can livestream“.

Transparent – Stagione 4Quando si parla di ebraismo, accanto al tema religioso è impossibile non avvicinarne uno politico, soprattutto per uno show che non ha paura di affrontare i temi più difficili come questo; gli scontri tra ebrei e arabi per la sopravvivenza in Israele sono più volte citati all’interno della stagione, che fa un discorso interessante e più ampio sulle barriere e sui confini, altro tema centrale del racconto. La cosa che sorprende di più è che Jill Soloway si sia tenuta alla larga dal tema Trump in questo caldissimo periodo post-elezioni, non citandolo mai, ma parlandone comunque per assonanza; le barriere e i muri che dividono quella terra sono una chiara metafora dell’America di oggi e anche di Maura, ancora divisa al suo interno, anche se meno violentemente di prima. La liberazione dai confini e il libero passaggio da un luogo ad un altro rappresenta un’utopia, almeno per il momento, e Israele non può che rappresentare il luogo simbolo per l’assenza di questa libertà. Il rispetto dei confini colpisce la famiglia Pfefferman anche molto più direttamente: Shelly non li rispetta e va a convivere con Josh; Sarah infrange i confini del suo matrimonio e si butta un rapporto poliamoroso con la giovane Laila e l’ex marito Len; il nuovo inquilino tedesco che soggiorna nella casa di Maura a Los Angeles fa fatica a non invadere il piano di sotto.

Se da una parte è chiaro che la quarta stagione abbia sviluppato alcuni temi inediti in modo funzionale alla storia, è altrettanto lampante che il vecchio e importante discorso sull’identità di genere di Maura sia venuto un po’ meno in quest’annata. La forte novità che si lega a questo tema è lo sviluppo del discorso sulla sua sessualità, con l’avvicinamento della protagonista ad un partner maschile; della transizione, però, si è parlato poco e questo non è per forza un segnale negativo. La normalizzazione di Maura è sempre più forte e viene da ogni lato, sia all’interno della famiglia che all’esterno, anche da parte del padre ritrovato, che non si rivela il più sensibile degli esseri umani, ma che avrebbe potuto reagire in modo più duro al coming-out di quello che credeva essere suo figlio. Non è certo se il futuro dello show andrà in questa direzione, sostituendo lentamente il discorso sull’identità di genere con temi più universali e l’abbandono di Jill Soloway del ruolo di showrunner per la prossima stagione potrebbe aprire a diversi scenari, poco prevedibili.

Transparent – Stagione 4I dieci episodi di questa annata, che mai come ora sembrano un lungo film, hanno sviluppato in modo efficace i temi trattati, prestando meno attenzione rispetto al passato alla storia vera e propria; l’impressione è che alcune granate emotive siano state lanciate forzatamente per smuovere le acque, così come alcune crisi sembrano forzate all’interno di un racconto già pieno di avvenimenti che hanno uno scopo ben preciso. Il trauma nel passato di Shelly, i dubbi di genere di Ali, la digressione su Davina, il rapporto tra Sarah, Len e Lila avrebbero potuto essere eliminati e la stagione non avrebbe perso la sua forza narrativa, pur facendo a meno di qualche scena drammatica d’effetto.

Nonostante sia arrivato a quattro anni d’età, Transparent è ancora capace di mantenere inalterata la sua essenza iniziando anche a parlare di temi lontani dalla transizione di Maura; pur essendo dispiaciuti per il poco spazio dedicato a questo tema, possiamo dirci soddisfatti per la quantità e la qualità delle questioni proposte, trattate con il solito tatto e incisività di Jill Soloway, caratteristiche che rendono Transparent ancora uno dei migliori prodotti in circolazione.

Voto: 8–

Note:
– I fan di Arrested Development non hanno potuto non notare una piccola reunion che si è consumata durante questa stagione di Transparent. Pur senza mai incontrarsi in scena, due protagonisti della comedy ora su Netflix hanno recitato di nuovo sotto lo stesso tetto televisivo: stiamo parlando di Jeffrey Tambor (ora Maura Pfefferman e prima George Bluth Senior) e Alia Shawkat (ora Lila e Maeby Fünke in Arrested Development).

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Informazioni su Davide Canti

Noioso provinciale milanese, mi interesso di storytelling sia per la TV che per la pubblicità (in fondo che differenza c'è?!). Criticante per vocazione e criticato per aspirazione, mi avvicino alla serialità a fine anni '90 con i vampiri e qualche anno dopo con delle signore disperate. Cosa voglio fare da grande? L'obiettivo è quello di raccontare storie nuove in modo nuovo. Intanto studio, perché il pezzo di carta è importante, si sa! "I critici e i recensori contano davvero un casino sul fatto che alla fine l'inferno non esista." (Chuck Palahniuk)

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