American Horror Story: Cult – 7×09/10 Drink the Kool Aid & Charles (Manson) in charge


American Horror Story: Cult - 7x09/10 Drink the Kool Aid & Charles (Manson) in charge“Those who do not remember the past are condemned to repeat it”. Ad un passo dal finale di stagione, American Horror Story: Cult porta ancora più in profondità il legame tra i suoi personaggi e il turpe passato degli Stati Uniti per parlare con sempre più urgenza del presente, storico e culturale, segnato dalla presidenza Trump; e nel farlo non accenna a rinunciare alla discontinuità formale e narrativa che ha segnato questa annata, pur di soddisfare le ambizioni di Ryan Murphy.

La sanguinosa scalata al potere di Kai ci era stata presentata inizialmente come la naturale conseguenza della crisi di valori generata dalle elezioni presidenziali ma in “Drink the Kool Aid”, grottesco excursus sulle più famigerate sette della storia degli Stati Uniti, diventa l’ennesima riproposizione di un malessere sociale destinato ciclicamente a ripetersi. Evan Peters dà volto e corpo a innumerevoli fondatori di sette che nel corso degli anni hanno scioccato l’opinione pubblica americana tra cui spicca il predicatore Jim Jones, responsabile del più grande suicidio di massa della storia e soggetto del prossimo progetto televisivo di Vince Gilligan: tramandando ai suoi adepti gli insegnamenti malati dei suoi predecessori, Kai si fa portavoce di pulsioni autodistruttive radicate nel popolo americano sempre pronte ad emergere nei momenti di crisi e che trovano in Donald Trump la loro forza scatenante. I deliri di onnipotenza di Kai, che lo portano perfino a identificarsi con Gesù Cristo, sono sempre più scollegati dalla realtà e paiono mirati all’applicazione del potere sul prossimo fine a sé stesso, ma rimane sempre un’imposizione di genere ed è nella sua furia misogina che Kai trova ulteriori punti in comune con i suoi antesignani.

American Horror Story: Cult - 7x09/10 Drink the Kool Aid & Charles (Manson) in chargeSe i capi delle sette del passato utilizzavano il sesso come strumento di controllo sulle loro adepte, le armi di Kai sono la paura e l’imposizione del dominio maschile nelle dinamiche familiari e sociali. L’inganno della Kool Aid avvelenata e dell’identità del padre di Oz sono mirati a destabilizzare e svilire il ruolo delle donne del gruppo tanto nelle dinamiche della setta quanto all’interno del nucleo familiare di appartenenza ma al tempo stesso rappresentano i punti focali dell’evoluzione di Ally, il personaggio che racchiude le principali problematiche dell’intera stagione. Dalla Lana Winters di Asylum al John Lowe di Hotel, Ryan Murphy ha sempre mostrato una predilezione per gli innocenti che, una volta toccati dal Male, riescono a esercitarlo in maniera ancor più subdola dei loro carnefici; il cambiamento di Ally, però, appare davvero troppo repentino, come se gli autori lo avessero riservato appositamente per il finale della stagione. Dall’uccisione di Ivy per avvelenamento alla finta paternità di Kai, Ally diventa di punto in bianco un personaggio ancor più machiavellico del suo antagonista, ma gli autori non riescono a presentare questo capovolgimento di fronte come la naturale evoluzione della protagonista, ritratta per quasi tutta la stagione come una donna manipolabile e vittima delle proprie fobie.

“Charles (Manson) in charge” è un episodio ancor più squilibrato che, nonostante la presenza di momenti televisivi di grande qualità, crea delle affascinanti aspettative sul senso dell’intera stagione per poi smentirle brutalmente a pochi passi dal finale. Il flashback introduttivo, in cui Murphy punta il dito contro le elettrici che avevano preso la candidatura di Trump con troppa leggerezza, pone nuovamente l’accento su come la vergogna e il senso d’inadeguatezza del maschio americano abbiano decretato il risultato delle elezioni e spiega il legame tra Kai e Bebe Babbitt, l’ultima rappresentante dello SCUM illustrato nel settimo episodio. L’idea che il proselitismo di Kai faccia parte di un piano ancor più macabro degli omicidi dello Zodiaco per eliminare il patriarcato apre spazio a un’ipotesi tanto provocatoria quanto affascinante all’interno della storia: e se il populismo e la misoginia estrema di Kai fossero gli unici mezzi per risvegliare le coscienze delle donne americane e motivarle ad opporsi al maschilismo imperante?

American Horror Story: Cult - 7x09/10 Drink the Kool Aid & Charles (Manson) in chargePer quanto caustica, una suggestione simile non può che trovare riscontri con l’attualità, con le rivelazioni quotidiane sugli scandali sessuali di Hollywood e l’indice di gradimento della presidenza Trump che ha raggiunto il punto più basso della storia americana, ma il cinismo di Ryan Murphy torna immediatamente a predominare e con Kai mira a simboleggiare il bisogno congenito dell’uomo di imporre la propria volontà sulla donna. Anche in questo caso è Ally a generare squilibrio all’interno della storia uccidendo Bebe e manovrando Kai al punto da fargli uccidere la sorella Winter: l’uscita di scena della ragazza non poteva che avvenire per mano del fratello, ma il fatto che questa avvenga per via delle manipolazioni di Ally sminuisce la potenza drammatica dell’evento e genera il timore che, in vista dell’episodio finale, la parabola della setta di Kai si concluda seguendo i canoni convenzionali della vendetta personale.

Lo sviluppo dell’intreccio principale è quindi il tallone d’Achille di questa stagione ma a fare da contraltare vi sono le sequenze di approfondimento dei personaggi esterne alla trama, cariche di simbolismo e di creatività visiva, e in questo episodio Ryan Murphy dà il meglio di sé mettendo a confronto Kai con il criminale più famoso della storia d’America, Charles Manson. L’impatto dei delitti di Manson e della sua Family nella cultura popolare americana continua a farsi sentire a distanza di cinquant’anni, e nelle affinità ideologiche e somatiche tra lui e Kai si completa il discorso introdotto nell’episodio precedente sulla ciclica riproposizione del Male in America attraverso nuove facce; Murphy alza la posta e arriva a mettere in scena il massacro di Cielo Drive, uno dei crimini irrappresentabili della storia americana che sancì definitivamente la fine della Summer of Love.

American Horror Story: Cult - 7x09/10 Drink the Kool Aid & Charles (Manson) in chargeNarrato attraverso lo sguardo delirante di Kai, l’omicidio di Sharon Tate, moglie di Roman Polanski ai tempi incinta di otto mesi, e dei suoi amici viene rappresentato con lo stile di un film horror anni Settanta, quasi a voler trasfigurare con il filtro del cinema un orrore troppo inquietante per essere trasposto nella sua crudezza, e come per gli omicidi dello Zodiaco il senso del massacro viene attribuito nuovamente a un conflitto di genere: la morte della Tate è un monito a tutte le donne che vogliono opporsi al dominio maschile e Kai, con la sua sconfinata misoginia, è determinato a portare avanti l’eredità del suo folle maestro. Nonostante l’evidente mancanza di equilibrio narrativo, la potenza comunicativa di American Horror Story non accenna a scemare e ad un passo dal suo episodio conclusivo – inevitabilmente intitolato “Great Again” – la serie continua ad imporsi come la voce più acuta all’interno di un panorama televisivo che, mai quanto ora, cerca di stimolare gli spettatori a riflettere criticamente sul presente.

Voto episodio 7×09: 7½

Voto episodio 7×10: 7

                                                                                                                                                                                                                                                                                                           

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