Gomorra – 3×01/02 5


Gomorra – 3x01/02Gomorra è tornato ed è stato fragoroso, grazie ad un forte passaparola sul web che ha creato enorme hype intorno alla stagione, aiutato dalla scelta di anticipare questi primi due episodi al cinema e portando a casa anche un grande successo di botteghino. E negli ultimi tempi in cui la produzione seriale italiana continua a sfornare vari prodotti, Gomorra rimane sia il migliore che il più atteso da pubblico e critica.

Questa terza stagione rappresenta un banco di prova non indifferente, in quanto Stefano Sollima, che ha firmato creazione e parte della regia nella prima stagione, con una supervisione artistica nella seconda, scompare definitivamente dalla produzione, impegnato oltreoceano con Soldado (la cui uscita è prevista per la prossima estate), cui seguiranno anche vari progetti in Italia – come il già annunciato adattamento per la tv del romanzo Zero Zero Zero di Roberto Saviano. Gomorra, creatura pensata e nata dalla penna di Saviano, reinterpretata per il cinema da Garrone e poi trasposta per Sky da Sollima, ha trovato con quest’ultimo la sua forma migliore, la realizzazione di un progetto articolato, che ha preso dalla materia iniziale per ampliarsi in modo organico e mai banale. Inutile dire che la consapevolezza di questo abbandono e l’essere orfano di una mente così interessante come quella del regista romano non rassicurava certo sulla prosecuzione della serie.

Gomorra – 3x01/02Quella cifra di non banalità cui si accennava prima è, a ben vedere, il marchio di fabbrica che ha contraddistinto soprattutto la seconda stagione, in cui abbiamo assistito alla morte di uno dei protagonisti più iconici ed importanti della serie: non a caso, il sipario si riapre sull’inquadratura del cadavere dell’indimenticabile don Pietro Savastano. In questo modo Gomorra ha chiuso un ciclo, simboleggiato perfettamente nell’ultimo episodio che chiudeva la scorsa stagione, con la contemporanea morte e poi “risurrezione” di don Pietro nelle piccole vesti del primogenito di Genny e Azzurra, un figlio che arriva a suggellare la legacy Savastano di Scampia e Secondigliano, ma anche la volontà di guardare oltre i confini di Napoli. L’azione riparte infatti con Genny che bacia la sua nuova famiglia e lascia per qualche ora Roma: deve tornare nella sua terra natia e trovare il padre, ormai freddo cadavere in un triste ed anonimo mattatoio. In quella mano del figlio poggiata sul torace fermo del padre, esattamente in quel gesto, riconosciamo anche l’estremo saluto del carnefice che, per interposta persona, ha posto fine al vecchio regno Savastano e ne sta per prendere il posto. Nella scalata al potere, quel subdolo e devastante desiderio che muove ogni cosa – il “veleno”, per usare le parole dello stesso Genny –, ci sono diverse pedine da sistemare e non sarà affatto facile riuscire a posizionarle tutte; la prima, quella da cui partire, è ovviamente Malammore.

Gomorra – 3x01/02Il viceré che vuole prendere il posto del re: è così che Genny apostrofa l’uomo più fidato di don Pietro, rigirando su di lui la sua stessa sete di potere e avarizia. Ormai sappiamo bene come i rapporti familiari nel mondo della criminalità organizzata hanno un loro significato ben preciso, un mondo in cui la parola “famiglia” subisce un allargamento sia semantico che sentimentale ben più importante di quello concepito al di fuori di queste realtà. C’è un’intrinseca confusione tra i confini del dovere, dell’appartenenza e dell’affiliazione, concetti che si alimentano e si disgregano continuamente, dai contorni labili come lo sono le alleanze interne. E non ci sono legami di sangue o di riconoscenza che tengano, non ci sono regole che non possano essere sovvertite o equilibri che non possano essere rivisti; tutto è demandato alla legge del più forte, l’unico in grado di dettare legge, regole e persino di revisionare significato e contenuto dei sentimenti di ciascuno. Malammore è uno degli ostacoli sulla strada di Genny, è della vecchia guardia, cane fedele di un uomo che non c’è più e quindi va definitivamente eliminato; così dopo la breve ma intensa (e gigantesca, come si confà alle tradizioni del luogo) celebrazione della morte di don Pietro, muore in un casolare abbandonato sulla spiaggia l’uomo che ha rischiato, messo in gioco vita e dignità più di tutti nella scorsa stagione. E la cosa che rende la morte ancora più eccezionale è la perfetta costruzione di sguardi giocata sull’inganno di Genny ai danni di Malammore e l’arrivo di Ciro a chiudere la missione.

Siamo così arrivati davvero al passaggio del testimone, il punto di rottura che inaugura ufficialmente il terzo atto di Gomorra. I due fratelli non di sangue, che tanto si sono odiati e altrettanto si sono amati e rispettati, sono ora allineati: Ciro nasceva come il figlio perfetto ma bastardo, Genny come il figlio debole e costretto a diventare sempre più forte, più simile a Ciro, e per volontà dei suoi stessi genitori. Dal ritorno dall’Honduras ad oggi, tante volte il giovane Savastano ha avuto la possibilità di uccidere il suo alter-ego, fratello e nemico, eppure non l’ha mai fatto e abbiamo intuito che i due si sono sempre riconosciuti necessari l’uno all’altro, anche nel conflitto – e comunque il loro momento, il faccia a faccia definitivo, non è ancora giunto. Perciò salutiamo anche noi Ciro per un po’, in partenza da Napoli verso una destinazione ignota persino a lui; ma dopo aver ucciso sua moglie, perso sua figlia ed ucciso il padre putativo, non poteva che lasciare dell’oblio dietro di sé.

Gomorra – 3x01/02 Altro grande pregio della seconda stagione è stata la capacità di reinventarsi al di là delle dinamiche strettamente legate ai tre (anzi, quattro) Savastano, riuscendo ad allargare la narrazione ai tanti protagonisti di Scampia e Secondigliano, fino ad arrivare a Roma, e introducendo personaggi fondamentali – quando, diciamolo pure, tutti abbiamo pensato che ad esempio donna Imma fosse insostituibile. E, senza voler far torto alla memoria di nessuno, ma grazie ad una raffinata ed intelligente scrittura, scopriamo di esserci affezionati a Patrizia e Scianel, e le due donne saranno necessariamente legate nel corso di tutta la stagione, la cui base viene posta subito. Patrizia, da brava nipote di Malammore, è ancora legata alla coerenza dei suoi “buoni” sentimenti, fedele all’amore inaspettato per don Pietro, refrattaria nei confronti del “sistema”, quello che porta solo morte tra le vele. Ha sacrificato la sua esistenza e i suoi affetti, ritrovandosi necessariamente all’interno di quel sistema appunto, tanto da dover cercare Marinella (che nel frattempo si è trasferita a Latina e si fa chiamare Irene) prima che venga scovata da Scianel. Sulla testa della ragazza c’è già un’importante conto alla rovescia, perché dall’ira di Scianel nessuno può dirsi salvo.

Altrettanto si può dire di una deGomorra – 3x01/02lle new entry della stagione, Gegè, amico d’infanzia di Genny, reclutato come contabile e amministratore delle finanze Savastano/Avitabile. Edoardo Sorgente ha la faccia del perfetto bravo ragazzo, quello un po’ spaccone ma ingenuo, avido ma senza il pelo sullo stomaco del criminale, che si crede più furbo e intraprendente di quanto non sia in realtà. A ben guardare, è un personaggio classico e in teoria banale, anche nel volerlo omosessuale ed impegnato in una relazione impossibile; ma soprattutto in questo si vede la grandezza di Gomorra (e non si sente la mancanza di Sollima). La rappresentazione e la caratterizzazione di Gegè sono perfette, coerenti e ben inserite all’interno della storia, e lo vediamo muoversi come una pedina necessaria, che non poteva non esserci; questo è appunto il risultato di una sceneggiatura così minuziosa e ben lavorata, tanto da far sembrare che ogni tassello sia stato inserito facilmente, con il massimo della naturalezza. A livello di racconto, fa poi da raccordo e terra di scontro tra Genny e il suocero, tra i quali è già guerra quasi aperta. Il giovane Savastano si muove con sicurezza, aiuta amici dell’Honduras e fa a pezzi nemici con la stessa naturalezza e fermezza che ha nel tenere in braccio suo figlio e comprare nuove ed ineleganti ville, diventando a tutti gli effetti la rappresentazione più crudele e a tutto tondo del criminale, che non riconosce più la morte come un fatto straordinario ma un’azione che va compiuta. Allo stesso tempo, però, la sua sicurezza è disarmante, la facilità con cui si siede al tavolo dei “grandi criminali” di Napoli centro sconcerta e ci mette in allarme: sarà capace di contrastare o aggirare le forze di veterani della camorra?

Da questo interrogativo riparte Gomorra, dandoci definitivo conforto che questa stagione non deluderà, ma anzi, scriverà un’altra felice pagina della serialità televisiva italiana.

Voto 3×01: 8
Voto 3×02: 8

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Informazioni su Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).


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5 commenti su “Gomorra – 3×01/02

  • aldo

    io gli darei un sette di incoraggiamento… Ho paura che si inizierà a ripetere i soliti schemi e a imbastire una sequela di citazioni senza troppa ispirazione. La storia dell’amico sudamericano che fa visita a Genny è esemplare in questo senso. Lunga a dismisura, ostenta scene di violenza già viste. Certo, ha un senso nel resto della storia ma le si concede troppo spazio e lo si riempie decisamente male. Inoltre la recitazione è in certi momenti a dir poco imbarazzante, ai livelli della peggior fiction italiana. Ho amato molto le altre due stagioni, spero di cuore non mi facciano odiare le altre.

     
    • Sara De Santis L'autore dell'articolo

      Ciao Aldo!

      dai, sette non è poco anche se di incoraggiamento 🙂
      Come si capisce dalla recensione, io non sono d’accordo con il tuo punto di vista, anche perché decidere dai primi due episodi che gli schemi siano già gli stessi mi pare prematuro, quindi qui ce lo sapranno dire le prossime otto. Poi non sono neanche d’accordo sulla recitazione, anche perché nel primo episodio soprattutto ci sono molti momenti “cold”, con poco dialogo e, insomma, se sei un cane maledetto a recitare, è difficile anche solo sostenerle. E non mi pare il caso di nessuno degli attori.

      Rifaremo un bilancio nei prossimi episodi!

       
      • aldo

        Ciao Sara,
        grazie per la risposta. Gomorra viene spesso paragonata alle grandi serie come The Wire o I soprano, che complessivamente meritano un bel nove (in questi casi prendere 7 dovrebbe offendere). Secondo me nelle passate stagioni ci è riuscita in certi momenti non in maniera continua. In questi due episodi invece ci sono stati momenti buoni e altri proprio scarsi. Anche gli attori migliori quando hanno parti scritte male recitano male (i miracoli sono rari): cito ad esempio l’ultimo periodo di Dexter e di The Good Wife. Forse è il sintomo che sono i primi a non credere tanto alla sceneggiatura… Purtroppo la maggior parte delle serie che amiamo decadono col tempo: generalmente le fanno andare finché il pubblico le segue. Inoltre quando ami una serie è difficile rifiutarsi razionalmente di guardarla, ma inizio ad essere stanco di sentirmi derubato del mio tempo e ho iniziato ad applicare questo esercizio di autodisciplina:prima stagione indecente di Orange is the new blak= addio. Sono pienamente d’accordo con te sul fatto che sia troppo presto esprimere un giudizio definitivo .Incrociamo le dita!

         
  • Travolta

    A me le due puntate sono piaciute .
    Gege’ ed il suo amante mi riportano pero’ un po’ ad una recitazione da “fiction italiana” che a me francamente non piace e che trovo abbastanza scadente.
    Imho of course .
    Speriamo ricompaia presto Ciro .

     
  • Parallax

    Ciao Sara, bella recensione!

    Io però non mi trovo d’accordo sul fatto che Ciro considerasse Pietro come suo padre acquisito, per lui quella figura era Attilio. Infatti è la morte di Attilio a causa della politica scellerata di Pietro, che Ciro comincia a tradire concretamente il clan. Senza contare che poco prima di fare ammazzare Imma, Ciro le dice che li ha sempre odiati (i Savastano). Credo che Ciro aspettasse il passaggio di consegne da Pietro a Gennaro, il quale sarebbe stato da lui facilmente manipolabile. In pratica avrebbe preso lui le redini del clan, ed effettivamente ci sarebbe anche riuscito se Gennaro non fosse andato in Honduras e tornato come una belva.

    Patrizia non la vedo tanto refrattaria al “sistema” (lo dice solo a parole), nei fatti ci sguazza eccome in quell’ambiente, sa come muoversi, a chi e quando rivolgersi. E detta sinceramente fa un po’ troppo la pseudo martire per i miei gusti.

    Infine, non mi piace granché la strategia di Gennaro. Per quale motivo decide di rischiare così tanto? Ok, più o meno ha fatto capire che non vuole nessuno sopra di lui (né suo padre né suo suocero). Ma addirittura non rispettare accordi presi con quelli che giustamente hai definito “veterani”? Uno dei quali si è raccomandato di dirgli “lo considero un impegno” riferendosi a un certo affare, di cui Gennaro da la parola e non la mantiene nel giro di pochissimo tempo. Perché rischiare così tanto, in un momento in cui stai facendo una valanga di soldi? Sembra una strategia scritta più che altro per movimentare forzatamente la situazione.

    Naturalmente poi si tratta di gusti personali 😉