Philip K. Dick’s Electric Dreams – Stagione 1 Episodi 2-6


Philip K. Dick’s Electric Dreams – Stagione 1 Episodi 2-6La serie fantascientifica di Channel 4 si prende una pausa e tornerà sugli schermi non prima del nuovo anno. Analizzare quanto fatto finora – sei episodi, contando il pilot – non è semplice data la natura antologica della serie e il variegato gruppo di autori e registi che vi hanno lavorato; per questo motivo l’approccio critico di quest’articolo tenderà ad analizzare maggiormente gli episodi presi singolarmente, per poi provare giungere ad un giudizio di massima finale.

Si può dire fin da subito che uno degli obiettivi più difficili che si poneva Electric Dreams è stato raggiunto: l’atmosfera di ogni episodio, seppur declinata rispetto all’ambientazione e alle caratteristiche tecniche dei diversi autori, è quella che si respira leggendo i racconti di Philip Dick scelti per l’adattamento, con il particolare pregio di evitare di adagiarsi sul facile successo delle sue opere più famose – Blade Runner su tutte. Sarebbe stato fin troppo facile cadere nell’errore di cercare il successo di pubblico attraverso un tentativo di rifacimento delle caratteristiche che hanno reso grande il mondo costruito da Ridley Scott nel 1982; Cranston e soci scelgono la via più difficile e riescono – con una sola eccezione – ad imprimere una forma soggettiva e unica alla narrazione e all’ambientazione dei diversi episodi.

Un’ultima premessa necessaria prima di scendere nel dettaglio degli episodi riguarda i collegamenti tra i racconti e i loro adattamenti: come già accennato quando si parlava di ”The Hood Maker”, gli scritti da cui hanno origine le storie raccontate nello show sono brevissimi, talmente esigui dal punto di vista narrativo da esigere un adattamento espansivo delle tematiche trattate e dell’universo in cui sono ambientate. Per questo motivo gli autori hanno avuto il compito di costruire i loro episodi sì a partire dal racconto, ma costruendoci sopra un impianto quasi del tutto nuovo – anche in virtù delle direttive della produzione, che ha dato carta bianca in merito. In questa sede si faranno anche degli accenni alle modifiche che sceneggiatori e registi hanno apportato al testo originale, soprattutto quando le tematiche di base vengono totalmente stravolte, nel bene o nel male.

The Impossible Planet

Philip K. Dick’s Electric Dreams – Stagione 1 Episodi 2-6Se il pilot non aveva convinto del tutto dal punto di vista della coesione interna al racconto, il secondo episodio – per successione cronologica – della serie non ha di questi problemi: la trama di “The Impossible Planet” è molto più lineare ed esigua rispetto a quella ambientata nel futuro distopico cyberpunk di “The Hood Maker”. Una donna molto anziana vuole vedere la Terra, il suo pianeta d’origine, prima di morire e si affida ad un’impresa di viaggi interstellari per raggiungerlo, nonostante il nostro pianeta sia ormai solo una leggenda nell’universo immaginario in cui è ambientata la storia. I due astronauti che decidono di aiutarla a raggiungere questo obiettivo sono in realtà complici in una truffa, spinti dall’enorme quantità di denaro offerta dalla donna. Il cuore dell’episodio diventa però il rapporto tra Brian (Jack Reynor), costretto in una relazione infelice e incerto su quello che vuole davvero dalla sua vita, e Irma, l’anziana signora che, attraverso i racconti della Terra, spinge l’uomo ad una decisione drastica sul finire dell’episodio.

Anche in questo caso i cambiamenti rispetto al materiale originale sono importanti, tra cui spicca la scelta di David Farr (The Night Manager) di cambiare protagonista – nel racconto è il personaggio interpretato da Benedict Wong – e di puntare su un tipo di fantascienza romantica fin troppo stucchevole, che depotenzia il carico emotivo su cui l’episodio sembra voler puntare. Il disorientamento di Brian di fronte ai flashback/flashforward, infatti, è lo stesso degli spettatori che, anche quando il mistero sembra risolversi, restano perplessi e poco sorpresi, non aiutati dall’interpretazione non all’altezza dell’attore. Non c’è probabilmente abbastanza tempo per architettare una storia che vuole diventare più di quello che è realmente: un racconto sulla ricerca della felicità che passa dai ricordi del passato di Irma ai progetti per il futuro di Brian, i quali insieme coincidono in un impossibile collegamento genealogico. A salvare l’episodio sono il comparto tecnico e scenografico che trovano i loro punti di forza nel setting particolareggiato della Dreamweaver 9 – questo il nome dell’astronave panoramica in cui si svolge la trama – e nell’estetica dei dettagli, ad esempio del droide accompagnatore di Irma.

Voto: 6

The Commuter

Philip K. Dick’s Electric Dreams – Stagione 1 Episodi 2-6Abbandonate le ambientazioni spaziali o futuristiche si torna nell’Inghilterra dei nostri giorni dove Timothy Spall interpreta Ed, impiegato di una stazione ferroviaria che incontra degli strani passeggeri, i quali gli chiedono un biglietto per una destinazione inesistente per poi sparire non appena l’uomo riesce a provare loro l’impossibilità della richiesta. Macon Heights, luogo inizialmente immaginario, diviene reale quando Ed sceglie di cercarlo, trovandosi di fronte ad una città sospesa nella probabilità, crocevia di sogni irrealizzati e persone che non dovrebbero nemmeno esistere.

“The Commuter” funziona proprio nel suo tentativo di straniamento dello spettatore, esattamente come il racconto fa con il lettore, che si impersona totalmente nel protagonista e va alla ricerca di un luogo inesistente che diventa reale solo se si crede che lo sia. La differenza sostanziale tra le due opere qui sta nella storia privata di Ed e, di conseguenza, del suo finale: nel racconto Ed e la moglie non hanno figli, salvo poi trovarne uno dopo la visita a Macon Heights che cambia di fatto la loro realtà; nella serie il figlio di Ed soffre di problemi psicotici e l’uomo si trova davanti alla possibilità di vivere una vita senza di lui e senza tutti i problemi che ha dovuto affrontare con la moglie, scegliendo infine di non cedere alla tentazione preferendovi tutti i momenti felici passati insieme. È una risoluzione totalmente diversa, ma con un significato ugualmente profondo e interessante: nei momenti di difficoltà bisogna riuscire ad accorgersi di tutti i momenti felici che fanno da contrappeso alle sofferenze momentanee, più in generale l’assunto per cui una vita vale sempre la pena di essere vissuta.

Voto: 7

Crazy Diamond

Philip K. Dick’s Electric Dreams – Stagione 1 Episodi 2-6L’episodio che vede protagonista Steve Buscemi è sicuramente quello adattato in modo peggiore di tutta questa prima parte di stagione. Le ragioni sono molteplici: innanzitutto è utile sottolineare che la trama si discosta nettamente dal racconto originale, modificando radicalmente il tema e la struttura di base e passando da una critica al capitalismo estremo di una società futuristica che si avvale di robo-venditori ad una storia di androidi del tutto simili agli esseri umani, scenario che non può non ricordare troppo da vicino il già citato Blade Runner. Una scelta incomprensibile, spiegabile solo con l’idea di Tony Grisoni di omaggiare in questo modo il film di Scott, operazione comunque fallita da qualunque punto di vista la si provi a guardare.

È infatti la trama stessa di “Crazy Diamond” a non essere convincente perché troppo confusionaria e ricca di elementi appena accennati, nessuno dei quali analizzato fino in fondo. La critica all’umanità e la contrapposizione uomo-macchina restano lo sfondo davanti al quale Ed, il protagonista, cerca l’evasione dalla propria quotidianità, un sentimento tuttavia non approfondito e privo delle basi che gli servirebbero per appassionare. Nemmeno il worldbuilding si può dire riuscito: la fotografia e le scelte cromatiche delle ambientazioni sono suggestive e interessanti, ma tutto quello che completa il futuro distopico di Dick non è che abbozzato e assolutamente privo di qualunque credibilità, sfiorando a tratti il ridicolo. Manca un’idea di fondo in questo adattamento, che apre tante possibilità narrative ma che infine non fa che chiudersi in se stesso lasciando un senso di totale incompiutezza.

Voto: 5

Real Life

Philip K. Dick’s Electric Dreams – Stagione 1 Episodi 2-6Ronald D. Moore è uno degli autori più apprezzati del panorama televisivo contemporaneo e il “suo” episodio di Electric Dreams non fa che dimostrarlo ancora una volta. Partendo dalle basi di un racconto affascinante ma ben poco consistente dal punto di vista narrativo, l’autore americano architetta una trama avvincente che spazia tra presente e futuro – non è casuale il riferimento ad un’altra sua opera, Outlander, in cui la protagonista viaggia tra due linee temporali – e che disorienta lo spettatore fino agli ultimi minuti dell’episodio. Anna Paquin e Terrence Howard sono i due protagonisti che vivono in mondi diversi, separati da anni e anni di evoluzione e progresso, ma uniti attraverso un congegno che crea una realtà virtuale per entrambi, a partire dal loro subconscio; il dubbio che li assilla per l’intera durata dell’episodio riguarda quale dei due universi sia quello immaginario.

Il punto di forza di “Real Life” può essere identificato nella sua natura investigativa: entrambi i personaggi sono alla ricerca di indizi per convincersi di essere reali e lo fanno a piccoli passi, così da coinvolgere chi guarda e a permettergli di entrare lentamente nelle dinamiche dei due universi. La risoluzione dell’enigma, tuttavia, non risiede nel mondo che li circonda ma nell’interiorità dei protagonisti: è nel loro passato, infatti, che si trovano i collegamenti necessari per sviscerare il mistero, e sta nella loro visione del mondo la chiave di tutto l’episodio. Moore racconta, infatti, una storia di umanità; di come il pessimismo intrinseco a molte persone faccia dubitare di non meritarsi la propria vita, sempre convinti di dover pagare dazio per errori commessi nel passato.

L’episodio è il migliore tra i primi sei anche perché riesce a cogliere fino in fondo la poetica e la profondità dei temi dell’autore a cui si ispira, una fantascienza radicata soprattutto nella complessità dell’animo umano prima che nella vastità del cosmo.

Voto: 8

Human Is

Philip K. Dick’s Electric Dreams – Stagione 1 Episodi 2-6La prima parte di stagione si conclude con l’episodio più atteso, quello che vede protagonista uno dei produttori della serie, l’amatissimo Bryan Cranston. Scritto da Jessica Mecklenburg e diretto da Francesca Gregorini, “Human Is” conferma il trend positivo che “Real Life” potrebbe aver avviato, sia dal punto di vista di qualità della scrittura, sia da quello della continuità dei temi trattati. Anche in questo caso si parla delle caratteristiche che ci rendono umani, con una vena critica alla società contemporanea per nulla celata.

Silas Herrick è un colonnello rude con poca considerazione della moglie Vera (Essie Davis) che parte per una pericolosa missione su Rexor IV alla ricerca di risorse indispensabili al morente pianeta Terra. Al ritorno il carattere dell’uomo cambia radicalmente, trasformandosi nel marito ideale per Vera e in una persona totalmente differente da quella che era partita. Le autorità sono convinte che Silas non sia più umano, bensì un rexoriano che ha assunto le sue sembianze, e tentano di smascherarlo attraverso un processo molto sbilanciato. La trama è semplice ed essenziale ma trova nella profondità dei suoi protagonisti il suo apice, esattamente come nel racconto di Dick: il dubbio sull’identità di Silas, infatti, è costruito dall’autrice dell’episodio in ottica di sorprendere con il plot twist finale del processo, attraverso il quale Vera mette in totale crisi le certezze su cui il generale Olin (Liam Cunningham) si basava per definire l’essere umano.

L’episodio funziona bene anche in ottica antirazzista sul tema della critica al pregiudizio: il sacrificio, sentimento definito come puramente umano, diviene infatti una caratteristica comune al rexoriano Silas che sceglie di costituirsi per proteggere Vera. Cosa c’è di più umano del dare la propria vita per qualcun altro? Se nemmeno questo è un termine di divisione netto tra una razza e l’altra è chiaro che le il termine “razza” stesso si svuoti di significato.

Voto: 7/8

Non sono pochi a sostenere l’assunto per cui Philip K. Dick sia uno degli autori più complessi da adattare su piccolo e grande schermo: la multidimensionalità delle storie che racconta tra scritti brevi e romanzi è totalmente incompatibile con i tempi e le esigenze televisive o, peggio ancora, cinematografiche. Tuttavia il progetto ambizioso di Channel 4, giunto a metà della sua prima stagione, non è assolutamente da bocciare, anzi; esso risulta, tra alti e bassi, come una buona trasposizione e, si può ben dire, reinterpretazione dei racconti dello scrittore americano.

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Informazioni su Davide Tuccella

Tutto quello che c'è da sapere su di lui sta nella frase: "Man of science, Man of Faith". Ed è per risolvere questo dubbio d'identità che divora storie su storie: da libri e fumetti a serie tv e film.

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