Dark – L’oscurità delle pieghe del tempo secondo i tedeschi 1


Dark - L'oscurità delle pieghe del tempo secondo i tedeschiOrmai sono anni che le serie televisive hanno pareggiato la loro qualità e il loro interesse presso il pubblico al cinema: ogni anno diventano sempre più fruibili, sempre più immediate, e più passa il tempo più migliorano anche le produzioni di quei Paesi che di solito non brillano nel campo della cinematografia. Uno degli esempi più nitidi di questa trasformazione è senza ombra di dubbio il tedesco Dark.

Winden, Germania, 2019. Scompaiono due bambini e un uomo si suicida lasciando una lettera misteriosa, che dovrà essere letta solo in una data e a un’ora precisa.
Dark comincia in maniera molto semplice, come un classico thriller dai risvolti appunto un po’ oscuri, ma che cela sotto al tappeto (del tempo) dei segreti inconfessabili e spesso talmente tremendi da non poterci credere.
La serie creata da Baran bo Odar e Jantje Friese ha alla base il dramma familiare: sono infatti quattro le famiglie protagoniste di questa stagione, tutte abitanti da decenni in questa cittadina umida e piovosa della Germania, dove tutti si conoscono ma nessuno conosce davvero l’altro, specie se si è molto legati, sia da vincoli famigliari che amorosi. Ma questo è solo il primo livello che lo spettatore incontra: un’infinità di personaggi – che inizialmente si farà fatica a ricordare, ma che man mano che passano le puntate si conoscerà come le proprie tasche – tutti collegati da loro, ma non si sa bene da cosa.
La serie gioca benissimo con il peso da dare a ciascun personaggio, lasciando sempre il giusto spazio a chi ha qualcosa da dire, senza mai mettere in evidenza uno o l’altro: questo perchè il vero protagonista dello show non è l’essere umano, ma lo scorrere del tempo e la nostra percezione di esso. Gli uomini sono solo pedine di qualcosa di molto più grande, quella dimensione che ci sfugge sempre, che non si può fermare e che ha intrinsecamente in sé una meraviglia tale da poter regalare grandissime gioie o tremendi incubi a seconda di come la si guarda e la si vive.

Dark - L'oscurità delle pieghe del tempo secondo i tedeschiDark è quindi tutta imperniata su universi temporali e il loro intreccio, come se tutto si stesse svolgendo nello stesso medesimo istante, quando in realtà le dimensioni si dipanano a trentatre anni di distanza l’una dall’altra. I personaggi sono all’apparenza delle persone normali, che svolgono lavori di tutti i giorni e che si conoscono, che hanno fatto le scuole assieme, che sono cresciuti uno di fianco all’altro: ma tra di loro, tra tutti loro, c’è una distanza fredda e oscura come il bosco che circonda la cittadina, quell’odore di umido stagnante che si respira a ogni scena, a ogni refolo di fiato condensato di ognuno di loro, a ogni goccia che trasuda dalle rocce di quel misterioso antro che si apre invitante tra gli alberi, da chissà quanto tempo.
La fantascienza dei viaggi nel tempo è trattata in modo esemplare, evitando quei paradossi no sense che rovinerebbero anche la sospensione dell’incredulità necessaria in racconti come questo:quando si parla di viaggi nel tempo, l’universo narrativo deve avere regole precise che non vanno mai disattese (come capita perfettamente nel film pietra miliare di questo genere, Ritorno al Futuro e sequels), previa la distruzione del senso di quello che si sta raccontando. Dark segue dei binari precisi, mette dei paletti che la narrazione rispetta, così che lo spettatore possa seguire in maniera ordinata – si fa per dire: in alcuni punti l’intreccio si fa effettivamente complicato, ma è un disordine corretto in quell’universo – e arrivare alla conclusione di questa prima stagione meravigliato da quello che ha appena visto.

Dark - L'oscurità delle pieghe del tempo secondo i tedeschiOvvio è che alcuni elementi all’interno di queste dieci puntate risultano un po’ forzati, come se gli autori avessero calcato la mano sugli avvenimenti per incastrarli in una forma non loro, per poi arrivare ad un punto già prefissato: sono comunque momenti che passano in fretta e che in definitiva non pregiudicano la visione e il godere del dipanarsi sorprendente degli eventi.
I tedeschi sono stati molto bravi a non far pesare dettagli troppo interni da un punto di vista nazionale: tutta la stagione è girata e costruita in modo da dare un respiro internazionale, senza per questo scimmiottare il metodo inglese o americano.

In defintiva, il nostro consiglio è di recuperare Dark perché ne vale decisamente la pena: dimenticatevi l’ispettore Derrick o Il Commissiaro Rex (che era più austriaco, ma ci siamo capiti), soprattutto se siete fan dei viaggi nel tempo ben costruiti e con ottimi colpi di scena.
La domanda che ci sorge spontanea è: quando vedremo una produzione così anche in Italia, per la nostra televisione? Una produzione che non parli di fatti realmente accaduti o di criminali – che ci riescono già molto bene – ma che esplori anche questi generi?
I tedeschi lo hanno fatto molto bene, ed è stata una piacevole sorpresa.

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Informazioni su Ste Porta

Guardo tutto quello che c'è di guardabile e spesso anche quello che non lo è. Sogno di trovare un orso polare su un'isola tropicale.


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Un commento su “Dark – L’oscurità delle pieghe del tempo secondo i tedeschi

  • Luca

    Per caritá: ambientazione formidabile, musica perfetta, e gli attori bravissimi. Però

    [Seguono SPOILER]

    (edit della Redazione: vi ricordiamo che le nostre recensioni-consiglio sono spoiler free, e in quanto tali bisogna prestare attenzione anche nei commenti! Grazie)

    quando alla puntata 8 il ragazzo va dal professore e gli dice di venire dal futuro io mi aspettavo che quell’atro gli avrebbe chiesto: “e allora dimmi, ragazzo del futuro, chi è il presidente degli stati uniti nel 2019?”
    Ma soprattutto quando incontra la madre ancora bambina, io lì non ce l’ho fatta, e allora ho gridato commosso: “ma tu sei mia ma..mia maaa”
    Perchè una cosa è prendere ispirazione da Ritorno al Futuro, mentre un’altra è copiarlo pensando che nessuno lo sappia a memoria…e invece siamo in tanti. Noi, i sopravvissuti agli anni ’80.
    Che bei tempi. Che sceneggiature ORIGINALI!