Altered Carbon – Stagione 1 1


Altered Carbon – Stagione 1Netflix non si tira indietro di fronte alle sfide e decide di cimentarsi in un genere che non aveva ancora toccato, ossia lo sci-fi tutto azione, futuro e tecnologia. Il risultato è un prodotto abbastanza riuscito, che mostra il fianco a varie critiche ma che, nonostante ciò, funziona piuttosto bene come serie televisiva di puro intrattenimento, intessuta di riflessioni tutt’altro che banali.

Scritta da Laeta Kalogridis e tratta dall’omonimo romanzo del 2002 di Richard K. Morgan (che ne ha scritto anche due sequel), la nuova serie fantascientifica Altered Carbon non è semplicemente l’ennesimo show di Netflix: con questa serie, infatti, la compagnia di streaming dimostra di non volersi adattare alle forme narrative che più spesso possono trovarsi sul piccolo schermo. Se un tempo una serie Netflix significava necessariamente altissima qualità, la voracità della compagnia (ed il recente caso cinematografico di The Cloverfield Paradox ne è il più recente quanto lampante esempio) ha fatto sì che prodotti anche qualitativamente non eccelsi raggiungessero i propri clienti; a differenza d’un tempo, quindi, si è preferito quasi più puntare sulla quantità che sulla qualità ed alcuni prodotti obiettivamente scarsi sono qui a ricordarcelo (non facciamo nomi, ma basterà guardare alcune serie Marvel per rendersene conto).

Come si inserisce Altered Carbon in tutto questo? La serie della Kalogridis non appartiene, questo è sicuro, a quest’ultima categoria. A prescindere del risultato finale, che andremo a discutere a breve, si tratta di una serie dall’alto costo produttivo e che spinge la potenza creativa di Netflix ancora oltre i soliti standard: darsi ad una narrazione sci-fi come questa significa voler rincorrere il cinema nelle potenzialità di spettacolarizzazione a tutto piano. In un periodo storico in cui ogni casa di produzione sta cercando l’erede di Game of Thrones, che ormai si avvia alla sua chiusura (citofonare Amazon ed il Signore degli Anelli), Altered Carbon non ha forse mire tanto alte ma di certo si conferma come un prodotto con tutte le intenzioni di creare un nuovo canone, una sperimentazione che possa constatare se, dopo il fantasy, sia giunto il momento di una nuova strada maestra.

Altered Carbon – Stagione 1Al netto, dunque, di un tale peso sulle spalle, Altered Carbon è una sfida in buona parte vinta, nonostante abbia la necessità di affinare maggiormente la propria resa. Il primo e più evidente problema della serie è che ha, come tanti – troppi – prodotti Netflix un inizio non semplicissimo da digerire: dovendo introdurre una così ampia mitologia, nonché personaggi e situazioni, la serie fatica a partire e rischia di perdere immediatamente spettatori che, nell’abbondanza di serie a disposizione, potrebbero non avere la pazienza di rimanere fino in fondo. E sarebbe un peccato perché Altered Carbon, dopo l’affanno di cui abbiamo appena parlato, diventa una serie dannatamente divertente. Beninteso, non facciamo qui riferimento alla trama in sé, che in realtà rapidamente si biforca in due linee narrative che solo in parte si incontrano (e tutta l’investigazione sull’omicidio di Bancroft viene messa così tanto in secondo piano che a tratti passa anche di mente), ma che comunque alla fine trovano perfetta e logica conclusione. Ciò che diverte davvero della serie è tutto quello che c’è intorno.

A partire dalla mitologia della stessa – che ha un debito molto forte nei confronti di Blade Runner, il cui tocco è lampante in ogni ambiente della città inferiore –, Altered Carbon crea una società futuristica e distopica che, pur non essendo particolarmente originale (la divisione spaziale tra ricchi e poveri, la possibilità di “vivere eternamente”, la polizia corrotta ecc.), funziona come un ingranaggio collaudato perché è in grado di affascinare e coinvolgere lo spettatore. Tra i tanti temi che si affrontano, in modo diretto ed indiretto, il più azzeccato è senza dubbio il racconto della mente separata dal corpo. Il mercato dei corpi, che diventano orpelli secondari nella caratterizzazione delle persone stesse, si sviluppa da un lato come fonte continua di situazioni paradossali, dall’altro come analisi sociale tutt’altro che da sottovalutare.

Altered Carbon – Stagione 1La serie non pone mai troppo l’accento sulla questione di materia e mente separate, beninteso, o comunque lo fa senza volerne approfondire i risvolti in maniera didattica. Eppure, nella facilità con cui i corpi vengono scambiati e con cui ci si deve accontentare degli “scarti”, ossia di persone banalmente comuni o “alternative” in un mondo di palese eugenetica, si nota chiaramente l’approccio a temi che vanno ben oltre il mero utilizzo in chiave potenzialmente comica (grazie al cielo ci vengono risparmiate gag davvero poco originali a riguardo). In che altro modo leggere, ad esempio, la relazione tra Vernon e Ava, nonostante quest’ultima sia finita in un corpo maschile? Tale sviluppo narrativo, anche se mai troppo spinto, è comunque digerito in modo estremamente naturale. È riuscita a dire molto di più Altered Carbon sulle differenze tra genere, sessualità e sesso che molte altre serie assai più blasonate. Corpo e mente diventano qui due identità separate al punto tale che Kristin Ortega deve interagire con Takeshi Kovacs nonostante questo sia nel corpo dell’uomo di cui era innamorata; il corpo stesso diventa un’appendice della mente al punto da essere usato come merce di scambio, come elemento tranquillamente alterabile a cui aggiungere o togliere ciò che non è più di proprio gradimento.

Tutto questo, però, diventa ancor più evidente sia nella struttura di Head in the Cloud sia nell’ultimo (ottimo) episodio della serie, in cui si risolve definitivamente il caso dell’omicidio Bancroft: in una scena che deve moltissimo ai romanzi gialli – il detective che chiama a sé tutti i sospettati per rivelare il colpevole – ci si rende conto come vivere troppo a lungo, con la possibilità di far fuori il proprio corpo quando inizia ad invecchiare o a mostrare difetti non graditi, porti ad una totale desensibilizzazione e deumanizzazione. Laurens è privo di morale nei suoi momenti di rabbia, convinto di avere ogni diritto sul mondo che lo circonda perché fa parte dei Meth, l’élite di una società profondamente infima ed ingiusta. Questa situazione non condurrà mai al pericolo narrativo di annullare la morte: salvo rarissime eccezioni, si muore in modo molto elementare (basta la distruzione del proprio stack) ed anche coloro che hanno un backup di riserva possono (ed infatti vengono) uccisi in modo definitivo.

Altered Carbon – Stagione 1Politica, religione, antropologia, tutti temi che la serie affronta senza avere mai la sfacciataggine di essere più di quel che vuole essere, ovvero una serie di intrattenimento. È proprio l’intrattenimento il punto forte della serie. Altered Carbon, dopo una partenza faticosa, si libera totalmente di ogni zavorra e inizia a divertire e a divertirsi in maniera sfacciata, dando vita ad una serie di scene d’azione perfettamente riuscite, intricati colpi di scena e personaggi secondari di grandissimo pregio. Plauso particolare va fatto a Chris Conner che con il suo Poe è innegabilmente un piacere da guardare, divertente e particolare a modo suo; ma ogni comprimario svolge con dedizione il proprio mestiere e persino alcuni personaggi molto minori (come ad esempio il malvivente che si ritrova a dover interpretare l’abuela) fanno un ottimo lavoro.

Certo, come si diceva non tutto funziona: la trama, proprio perché presenta vari percorsi paralleli, in alcuni momenti sembra davvero troppo ingarbugliata e non tutti i plot-twist funzionano alla perfezione. La complessità della narrazione troverà alla fine una sua logica conclusione, senza lasciare vistosi buchi narrativi, ma ciò nonostante qualche difficoltà nel seguirla – soprattutto se non si pratica il binge-watch – è inevitabile. In generale, però, se le indagini sulla famiglia Bancroft sono interessanti ma fino ad un certo punto, la scrittura è furba a sufficienza da sapere che questo non avrebbe potuto reggere i dieci episodi che compongono la serie; ecco, dunque, che il villain finale si rivela provenire dal passato stesso di Kovacs (un ottimo Kinnaman, ormai sempre più a suo agio nei panni del nuovo eroe d’azione, forte, spietato ma non per questo privo di sensibilità umana), in un racconto che si lega saldamente ad una mitologia ancora tutta da scoprire e che risulta essere proprio il calderone delle idee migliori.

Altered Carbon – Stagione 1Che futuro, dunque, per questa serie? Come si è detto in precedenza, tecnicamente vi sarebbero altri due libri da sfruttare. Il racconto in sé termina e si conclude con l’episodio finale ma è chiaro che si possa ancora dire molto soprattutto alla luce della vastità che una mitologia di questo tipo si porta con sé. Bisognerà vedere, però, se Netflix riterrà la serie sufficientemente lucrativa: stiamo infatti parlando di un prodotto assai costoso e, a differenza ad esempio di The Crown che pure ha nei costi produttivi il proprio tallone d’Achille, non può certo aspirare allo stesso successo critico. A prescindere, dunque, dalle decisioni future, Altered Carbon riesce ad intrattenere lo spettatore con un racconto intricato ma logico, scene d’azione molto riuscite ed una mitologia estremamente coinvolgente. Tutti ingredienti fondamentali per uno spettacolo visivo.

Voto Stagione 1: 7

Condividi l'articolo
 

Informazioni su Mario Sassi

Un po' romano un po' napoletano, ha preparato la sua valigia di cartone e se n'è andato a Philadelphia, nella speranza di incrociare Rocky alle prese con un nuovo allenamento. Tra letteratura, cinema e serie TV si domanda ancora come faccia a trovare tempo per respirare.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Un commento su “Altered Carbon – Stagione 1