Crazy Ex-Girlfriend – Stagione 3


Crazy Ex-Girlfriend – Stagione 3Si è appena conclusa la terza stagione di Crazy Ex-Girlfriend e, come per ogni terza annata di uno show, è tempo di bilanci. Bilanci che si intrecciano profondamente con l’impatto mediatico, diventato impossibile da ignorare, di questa comedy musicale interpretata (il che vuol dire anche ballata e cantata) da Rachel Bloom e creata da lei insieme ad Aline Brosh McKenna. Crazy Ex-Girlfriend è ormai una delle serie più al centro del buzz critico negli USA, ma anche finalmente meno ignota al grande pubblico grazie all’acquisizione dei diritti di streaming da parte di Netflix.

Le ragioni del fermento che circonda costantemente Crazy Ex-Girlfriend sono molteplici: è una serie dal linguaggio innovativo che mescola abilmente gli stilemi della comedy tradizionale con inserti musicali che, invece di fungere da elemento di distrazione, diventano punto di forza ed elemento fondante del racconto; è uno dei simboli del female gaze nell’epoca della peak tv, in cui l’abusata figura dell’antieroe maschile viene declinata al femminile ribaltandone completamente gli stilemi e creando un prodotto assolutamente inedito; è una riflessione profonda e raffinata sugli stereotipi della commedia romantica, ma anche un affettuoso omaggio al genere; è uno dei fiori all’occhiello di CW, network che ha fatto dell’innovazione dei linguaggi seriali il proprio punto di forza, riuscendo al contempo a conciliarla con l’assoluta appetibilità da parte di un pubblico molto allargato.
Crazy Ex-Girlfriend – Stagione 3Ma soprattutto, Crazy Ex-Girlfriend è la serie che con più coraggio, più onesta e più complessità ha affrontato il tema della malattia mentale, facendone testardamente il focus del proprio plot anche quando – come in questa terza stagione – tale centralità ha rischiato di andare a discapito della leggerezza e della godibilità dello show, costringendo a scelte narrative rischiose.
Non è difficile immaginare la difficoltà di scrivere una comedy che non soltanto ruoti attorno a un evento drammatico, ma che abbia questo evento come motore principale dell’azione della protagonista, al tempo stesso avendo la necessità di fare evolvere quest’ultima in un processo costante che via via la “normalizzi”, senza perdere per strada qualunque spunto comico valido o addirittura la natura stessa della serie. In questa terza stagione, Crazy Ex-Girlfriend ha compiuto il passo più rischioso, quello che mette davvero alla prova la scrittura: ha portato Rebecca al limite massimo, gliel’ha fatto oltrepassare e ha avviato un percorso graduale di maturazione. Potenzialmente era la ricetta per un disastro, visto che era proprio la sua follia a muovere gli eventi dell’intero microcosmo che la circonda.

I know. My hair is dark so I look evil but my dress is white which is ironic.

Crazy Ex-Girlfriend – Stagione 3In un’intervista a Vulture, che ha seguito il dietro le quinte del finale di stagione, Aline Brosh McKenna e Rachel Bloom hanno dichiarato di aver concepito sin dall’inizio (un’informazione per ora non comprovata da un rinnovo) Crazy Ex-Girlfriend come una creatura da 4 stagioni, ognuna corrispondente a uno stadio differente del ciclo della personale evoluzione di Rebecca. La prima stagione, con il trasferimento a West Covina e il tentativo di conquistare Josh, corrispondeva alla fase della negazione: della propria ossessione, della malattia mentale, ma anche dei sentimenti di Josh e delle conseguenze. La seconda è dedicata al racconto dell’amore, con Josh e Rebecca che diventano finalmente una coppia e l’inevitabile caduta verso il fallimento che culmina con la protagonista abbandonata all’altare. Questa terza stagione è invece un’analisi dettagliata delle conseguenze della caduta (cui, in teoria, seguirà una fase di ricostruzione), in cui Rebecca scivola prima nella depressione, poi nella spirale della vendetta, nel tentativo di suicidio e infine arriva a fare i conti davvero con le ragioni che l’hanno spinta verso Josh e in generale che l’hanno guidata fino a quel momento nelle proprie scelte di vita.
Ciò che complica ulteriormente questo percorso narrativo, in particolare il suo terzo capitolo, è la necessità da una parte di conservare sempre una scintilla di follia e imprevedibilità sia all’interno del plot che nella personalità della protagonista, ma dall’altro riuscire a rendere credibile – ovvero, a costruire gradualmente e realisticamente – il suo percorso di consapevolezza e guarigione. In questo, Crazy Ex-Girlfriend riesce a giostrarsi alla perfezione, non soltanto integrando in modo eccellente nel mondo della serie gli elementi più legati alla psicologia, accompagnando lo spettatore e Rebecca verso la diagnosi di disturbo borderline che fa da evento centrale nel racconto della stagione, ma anche giocando abilmente con tutti gli stereotipi della rappresentazione televisiva della follia femminile, come sempre decontestualizzandoli e usandoli come grimaldello per raccontare qualcosa di differente e di molto più complesso. Così Rebecca ha visioni di Trent in puro stile film Lifetime, cambia il proprio look trasformandosi in una dark lady, mente, tradisce e prende decisioni impulsive come ha sempre fatto: l’unica, ma importante differenza è che ora a queste azioni segue una reazione emotiva da parte sua, una riflessione che nasce dalla consapevolezza di non poter più inquadrare queste decisioni in un ambito di normalità e neppure di poter usare la propria instabilità come giustificazione.

“Period sex. Period sex”
“No, you don’t get to sing that”

Crazy Ex-Girlfriend – Stagione 3Punto di arrivo del percorso è nel finale, in cui Rebecca rifiuta l’ultimo, fondamentale appiglio di Nathaniel per autoassolversi e si assume la responsabilità dei propri errori finendo (presumibilmente) in carcere per il tentato omicidio di Trent. Una strada ben tracciata e brillantemente percorsa, con forse l’unica pecca di aver perso di vista l’importanza dell’evoluzione di altri personaggi; infatti, a una Paula ritratta con impeccabile profondità, strumento necessario e partner indissolubile della guarigione di Rebecca, fanno da contraltare il sacrifico della storyline di Valencia, che compie un percorso verso l’omosessualità totalmente off-screen, di Josh a cui vengono dedicate soltanto alcune sporadiche, anche se godibilissime, finestre di approfondimento, e soprattutto Nathaniel, la cui altalenante serie di scelte si giustifica principalmente con le esigenze di plot e con le decisioni di Rebecca.
Ma anche qui, Crazy Ex-Girlfriend dimostra la propria raffinata capacità di utilizzare anche le scelte strumentali e plot-driven per raccontare qualcosa del proprio genere di riferimento, spingendo sul pedale dell’ironia e della riflessione metalinguistica per enfatizzare l’utilizzo dei cliché della commedia romantica: l’evoluzione di Valencia arriva infatti attraverso un salto temporale di 8 mesi (che consentono anche di portare a compimento la gravidanza di Heather e arrivare al punto di rottura dell’affair tra Rebecca e Nathaniel), mentre la sottomissione del personaggio di Nathaniel alle esigenze del plot ricalca in modo deliziosamente didascalico l’evoluzione dei personaggi femminili nelle romantic comedy con protagonista maschile, e anche la riconciliazione finale tra White Josh e Darryl avviene in sala parto, luogo d’elezione di ogni happy ending familiare nella televisione americana.

Attraverso una serie di scelte coraggiose di scrittura, quindi, Crazy Ex-Girlfriend riesce a chiudere in modo eccellente una stagione dalle premesse davvero rischiose, ponendo le basi per un ulteriore stravolgimento degli eventi e lasciando lo spettatore appeso ad un cliffhanger ancora più potente dei precedenti. Il tutto, riuscendo anche a mettere in scena alcuni dei momenti musicali più brillanti dell’intera storia della serie: “Let’s Generalize About Men”, “I Go To The Zoo”, “Scary Scary Sexy Lady”, “First Penis I Saw”, “Fit Hot Guys Have Problems Too”, “Horny Angry Tango”, “I’m Just A Boy In Love” e “Miracle Of Birth” offrono non soltanto ulteriori occasioni al cast di mostrare le proprie capacità di performer, ma anche una prova dell’immutata facoltà dello show di utilizzare il musical come vero e proprio strumento narrativo, capace anche di venire in soccorso all’approfondimento dei caratteri, laddove il plot principale (come in questo caso) debba raccontare qualcosa di così urgente da essere impossibilitato a fornire a tutti lo spazio che meriterebbero.

Voto stagione: 8

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Informazioni su Eugenia Fattori

Bolognese di nascita - ma non chiedete l'età a una signora - è fanatica di scrittura e di cinema fin dalla culla, quindi era destino che scoprisse le serie tv e cercasse di unire le sue due grandi passioni. Inspiegabilmente (dato che tende a non portare mai scarpe e a non ricordarsi neanche le tabelline) è finita a lavorare nella moda e nei social media, ma Seriangolo è dove si sente davvero a casa.

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