Mozart in the Jungle – Stagione 4 2


Mozart in the Jungle – Stagione 4

Mozart in the Jungle è forse quella che più è passata inosservata fra le figlie di quel sodalizio fra Amazon Video e cinema indipendente che ha dato vita a tutta una collezione di serie delicatissime ed intelligenti quali Transparent, I Love Dick, One Mississippi o Fleabag. Questo probabilmente è, in parte, dovuto ai toni spensierati ed escapisti che gli cuciono addosso l’etichetta di commedia leggera e fanno sì che quel particolare tipo di malinconia e profondità di cui la serie si tinge non vengano urlati ai quattro venti, ma lasciati da scoprire allo spettatore che si lasci immergere in una visione più approfondita.

La serie, inoltre, anche alla sua quarta stagione rimane un prodotto perlopiù sui generis che trova, forse, più facilmente corrispondenza nel panorama cinematografico rispetto a quello televisivo. I toni dolcemente nostalgici con i quali Roman Coppola racconta una storia a metà fra il fiabesco e l’ineluttabile ritrovano non poca eco nel cinema della sorella Sofia o di altri pesi massimi dell’indie americano quali gli amici Wes Anderson e Jason Schwartzman.  Lo spazio in cui si muovo i protagonisti di Mozart in the Jungle, quello della musica classica nel contesto della New York contemporanea, viene abilmente catturato nella sua natura di spazio elitario, alieno, sognante, senza, tuttavia, che la narrazione nasconda in nessun momento il fatto di star parlando di un mondo in via d’estinzione, che ha bisogno di reinventarsi, di scendere a compromessi, per sopravvivere. Sono queste le caratteristiche che hanno, fin dai primi episodi, avvicinato le atmosfere ed i toni della serie a quelli del realismo magico: la musica classica, così come la poesia, la letteratura, l’insegnamento degli Antichi o un certo tipo di folklore nella narrativa sudamericana del secondo Novecento, prendono man mano le sembianze di un qualcosa a metà fra il salvifico e l’estinto, di un’apparizione venuta da un altro mondo costretta, per non scomparire, a rifugiarsi fra le élite, fra gli appassionati, a piegarsi per  poter passare fra gli spazi sempre più stretti che le sono concessi.

Mozart in the Jungle – Stagione 4Pur trattandosi di una tematica da sempre presente nel corso delle varie stagioni, la riflessione sullo statuto di questo specifico tipo di musica nel panorama socio-culturale newyorkese contemporaneo trova, in questa quarta annata, il modo di svilupparsi in modo più coerente e trasversale. Da un lato ci vengono mostrate più concretamente le derive, le possibilità di evoluzione di un genere che, più di altri, potrebbe sembrare restio al cambiamento o alla sperimentazione: dal ruolo di nuove compositrici donne, alla decentralizzazione della scena musicale classica rispetto alla sola auctoritas della New York Philharmonic che diventa così una fra le tante opzioni di coltivare questo tipo di passione – motivo, questo, fra gli altri, del conflitto fra Hailey e il padre che non vede l’ensemble indipendente diretto dalla figlia come una modalità di piena realizzazione artistica e professionale –; dalla storyline di Thomas, che accetta di dirigere l’orchestra nascente e sperimentale nel Queens; all’esilarante incontro di Rodrigo con il robot WAM, che dà comunque vita ad un’attualissima trattazione sul connubio, oggi sempre più importante e stratificato, fra arte e tecnologia.
Dall’altro lato, le apparizioni delle Muse dei protagonisti si fanno più frequenti ed i simbolismi forse più spinti dando vita a veri e propri viaggi interiori e ad esperienze extra-corporee. Roman Coppola mostra di aver capito che parlare di un genere artistico morente è anche e soprattutto interrogarsi più genericamente sul ruolo che giocano oggi,  nelle nostre vite, Arte, Ispirazione, Musica, Amore per la musica. Ed ecco che il discorso sull’arte si lega ancora più saldamente a quello esistenziale e politico tenuto sui protagonisti e sul ruolo vivere insieme. Il più bell’esempio di questa quarta stagione è decisamente il “No audience show” a cui partecipa Rodrigo, che mostra come l’arte possa essere una forma di trascendenza, di scoperta, di condivisione, utile proprio perché “inutile” nel senso di un qualcosa di ritagliato dalla realtà che non obbedisce alle stesse leggi cui sono sottoposti gli altri tipi di spazio.

A questo proposito merita di essere ulteriormente sottolineato un altro importante tema da sempre, bene o male, presente nel corso delle varie stagioni ma trattato, stavolta, con più convinzione e rinnovato engagement: il ruolo e la condizione del femminile in ambienti che sono ancora estremamente gerarchici e patriarcali. Mentre racconta la storia di Hailey, Mozart in the Jungle denuncia tutta una serie di ingiustizie storico-sociali quali il numero così ridotto di direttori d’orchestra o di compositori donne, o i nomi di coloro che non hanno trovato posto nella Storia della musica ufficiale (e, di conseguenza, nella memoria collettiva) perché donne come Maria Anna Mozart – sorella del compositore che sembrava, finora, dare il nome alla serie, tanto da far quasi pensare retrospettivamente che la vera “giungla” sia quella ricca, conservatrice e passivo-aggressivamente misogina in cui si deve muovere un’aspirante direttore d’orchestra donna.

Mozart in the Jungle – Stagione 4Vera protagonista della stagione è però, in un certo senso, la relazione fra Hailey e Rodrigo che prende (finalmente) le sembianze di una dolcissima ed insolita relazione di coppia, complici anche le recitazioni degli attori protagonisti Lola Kirke (la sorella minore della Jemima Kirke di Girls, che aveva lavorato con Noah Baumbach e Greta Grewig in Mistress America) e Gael García Bernal (Amores Perros), bravissimi nel rendere al romanticismo la giusta dose di spensieratezza, tenerezza e realismo che hanno sempre fatto la bellezza della serie. Questa quarta annata fa quindi eco al lavoro fatto, ad esempio, con Love o con la seconda stagione di Master of None, assumendo fino in fondo i toni della commedia romantica per mettere in scena un’attenta e mai banale dissezione della dinamica di coppia colta nei suoi primi momenti di vita: il rapporto con l’Altro, l’affinità, la fiducia, l’intenzione di portare avanti un percorso a due, l’incomprensione,  le aspettative, l’influenza ed il peso dell’altro nella propria vita, la necessità di conservare un certo grado di autonomia ed emancipazione.

Mozart in the Jungle si riconferma una serie che ha ben chiari soggetto e toni della narrazione (e non è poco) e che ha, alla quarta stagione, ancora tantissimo da dire insieme alle capacità e alle intenzioni di dirlo in modo originale, attuale ed interessante. Sarebbe davvero un peccato se Amazon decidesse di non rinnovarla per una quinta stagione.

Voto: 8

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Informazioni su Irene De Togni

Nata a Verona, ha studiato Filosofia a Padova e Teoria letteraria a Parigi. Non simpatizza per le persone che si prendono troppo sul serio ma le piacerebbe che le serie TV venissero prese un po’ più sul serio (e ora che ha usato due volte l’espressione “prendersi sul serio” non è più sicura di quello che significhi).


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