Star Trek Discovery – Stagione 1 1


Star Trek Discovery - Stagione 1A 52 anni dalla messa in onda su NBC della premiere della serie originale di Star Trek, torna sul piccolo schermo una delle saghe più longeve e amate della storia della televisione, con tutto il carico di aspettative che un’operazione del genere inevitabilmente porta con sé.
Discovery arriva 12 anni dopo Enterprise, ultima trasposizione televisiva della saga; tra le due, il franchise creato Gene Roddenberry ha però visto un ritorno importante al cinema con trilogia di J.J. Abrams, accolta bene dalla critica ma un po’ meno dai trekkie più affezionati, complice un allontanamento dalla forma e dalla narrazione tipiche della saga. La serie di Bryan Fuller – già sceneggiatore di Star Trek: Deep Space Nine e Voyager – si pone in quest’ottica a metà strada tra rinnovamento e fedeltà alla tradizione: Discovery riprende infatti le dinamiche action introdotte al cinema da Abrams, fortemente influenzato da Star Wars, e le declina nell’universo televisivo di Star Trek, andando a recuperare alcuni dei temi cardine che hanno fatto la fortuna dello show.

Star Trek Discovery - Stagione 1Dal punto di vista della struttura narrativa questa annata d’esordio – che si colloca a livello cronologico tra Enterprise e la serie originale, a circa dieci anni da quest’ultima e dalle avventure di Spock e Kirk sull’Enterprise – si allontana dalla verticalità delle oltre 700 puntate andate in onda prima, costruendo un racconto con un arco narrativo che ricopre l’intera prima stagione, avvicinandosi così agli standard della Peak TV e alle esigenze del pubblico moderno senza però abbandonare del tutto la coincidenza tra episodio e missione tanto cara allo show. La serie propone quindi un classico intreccio tra trama verticale e orizzontale, in cui la guerra tra Federazione e Klingon costituisce l’ossatura attorno a cui si sviluppano storyline secondarie ed episodi stand alone. A delinearsi, all’interno di questo schema, è però una netta divisione tra una prima metà di stagione necessariamente introduttiva e convenzionale e una seconda molto più densa a livello narrativo, quasi interamente ambientata in un universo parallelo e ricchissima di colpi di scena. Il primo segmento è quindi funzionale alla presentazione dei personaggi – la maggior parte dei quali costituiscono delle new entry all’interno dell’universo di Star Trek – e delle dinamiche che li coinvolgono, con puntate dal ritmo e dalla qualità eterogenea. Se in alcune a prevalere è il sapore di riempitivo (“Si Vis Pacem, Para Bellum”), altre invece spiccano per inventiva e tasso di coinvolgimento (“Magic to Make the Sanest Man Go Mad”, interamente ambientata in un loop temporale) o per il modo intelligente con cui dialogano non solo con i temi e la narrazione principali (“Choose Your Pain”, una riflessione etica sullo sfruttamento di specie non antropomorfe da parte della Federazione), ma anche con la mitologia della saga (“Lethe”, che approfondisce il legame tra Sarek, Michael e Spock).

Star Trek Discovery - Stagione 1È però con il cliffhanger del mid-season finale che lo show fa il salto di qualità: l’arrivo della Discovery in un universo alternativo in cui la Federazione è rimpiazzata da uno spietato Impero terrestre a cui si oppone un’alleanza ribelle guidata, tra gli altri, dai Klingon, imprime una netta accelerazione al racconto, che si fa molto più coeso e avvincente grazie a questa inversione dei ruoli e al confronto tra i vari doppelgänger. In più, si susseguono a ritmo frenetico continue rivelazioni e colpi di scena che culminano con la scoperta della vera identità di Lorca, senza dubbio il plot twist più riuscito e inaspettato della stagione, in grado di ridefinire il significato di molti degli eventi visti fino a quel momento. Se però a giovare di questi espedienti è il ritmo della narrazione, d’altro canto è innegabile come questi continui ribaltamenti in più punti abbiano finito col rivelarsi almeno parzialmente controproducenti. È emblematico in questo senso il caso di Tyler e dell’uccisione di Culber: la rivelazione della natura ibrida di Ash va in parte a sminuire la portata del discorso sullo stress post traumatico e sulle violenze subite dal personaggio, mentre la morte del medico sacrifica sull’altare del colpo di scena, dopo solo una manciata di episodi, la prima e tanto attesa rappresentazione di una coppia omosessuale all’interno dello show.

Come si accennava in apertura, indubbiamente il maggior pregio di questo ritorno sul piccolo schermo di Star Trek è quello di rimettere al centro del racconto e di aggiornare alcuni dei temi che costituiscono da sempre il cuore pulsante della serie, e che erano passati in secondo piano nei film di Abrams. La Federazione come metafora degli Stati Uniti, scissa tra i suoi valori fondanti di libertà e progresso e la necessità di proteggerli attivamente e militarmente da chi non li condivide e li minaccia, nonché la costante messa in discussione e ridefinizione della propria identità culturale tramite il confronto con l’Altro, rappresentano infatti un filo rosso che attraversa l’intera stagione, acquisendo progressivamente spessore e complessità grazie alle figure del doppio e dell’ibrido.

Star Trek Discovery - Stagione 1Alla manichea contrapposizione tra Federazione e Klingon si affiancano quindi da un lato il confronto con l’Impero, dal quale emergono non solo le profonde differenze politiche e morali, ma anche alcune inquietanti similitudini, in uno scambio che trova il suo culmine nella collaborazione dell’Imperatrice con la Federazione, e dall’altro le figure di Tyler e Michael. Tyler, proprio in quanto klingon su cui sono stati innestati un corpo e una coscienza umane, rappresenta letteralmente il punto di unione tra due culture apparentemente inconciliabili; è però la storia personale di Michael, umana cresciuta da vulcaniani, a costituire il vero motore degli eventi che sconvolgono la galassia. Se infatti inizialmente è il suo odio per i Klingon, colpevoli di aver ucciso i suoi genitori, a scatenare la guerra, sarà poi un sentimento altrettanto umano, l’empatia, a impedire la distruzione del loro pianeta d’origine, portando a compimento un percorso in cui un ruolo fondamentale è svolto proprio dal rapporto che sviluppa con Ash. Anche dal punto di vista della scrittura dei personaggi Discovery porta avanti un’interessante operazione di aggiornamento, proponendo dinamiche e ruoli decisamente orientati alla diversity. Se la presenza di una coppia omosessuale e di una protagonista donna (e in generale di un gran numero di personaggi femminili) rappresentano indubbiamente una conquista, sono altrettanto interessanti la dinamica mentore-allievo che si instaura tra Michael e Georgiou, così come l’approfondimento delle fragilità di Tyler.

Giungiamo così al finale, perfettamente coerente ed efficace a livello tematico, con Michael che si oppone alla distruzione del pianeta dei Klingon e di conseguenza a quella dei valori fondanti della Federazione, ma non altrettanto dal punto di vista narrativo. La pace (o forse sarebbe meglio dire tregua) con i klingon giunge infatti in maniera frettolosa e semplicistica, basandosi su dinamiche poco logiche e coerenti: il desiderio di unità di L’Rell non basta a motivare la sua scelta di collaborare con la Federazione. È stato sottolineato come questa non sia una novità nel racconto di Star Trek, ma considerando che lo scontro con i Klingon ha costituito l’arco narrativo principale della stagione era lecito aspettarsi una maggior cura e approfondimento nella scrittura di questo snodo fondamentale, che fosse in grado di rendere giustizia alla densità dei temi trattati e di aggiornarsi anche sotto questo punto di vista agli standard televisivi contemporanei.

Nonostante un uso forse eccessivo di plot twist e un finale non all’altezza delle aspettative, nel complesso Discovery può dirsi un esperimento riuscito, in grado di rivitalizzare il franchise sul piccolo schermo e al tempo stesso di avvicinare una nuova generazione di spettatori. La serie è stata rinnovata per una seconda stagione: non ci resta quindi che aspettare il 2019, per vedere se sarà in grado di continuare a sfruttare al meglio l’importante eredità della saga.

Voto: 7

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Un commento su “Star Trek Discovery – Stagione 1

  • damar47

    Mah. Nessun fan “storico” di Star Trek ha apprezzato questa serie (io almeno, non ne conosco) che ne tradisce lo spirito, l’esplorazione, la fede nella scienza, nella diplomazia, in un futuro di pace e multiculturale in favore di un ormai banale action sci-fi che sfrutta biecamente un “brand” noto. Una delusione enorme, una vandalizzazione in senso volgare di una filosofia svuotata ormai di ogni significato.
    Se questa serie è da 7, probabilmente The Expanse (incredibilmente più interessante) o The Orville (molto più Star Trek) sono da 12.