L’Attacco dei giganti – La pluripremiata epopea anime 1


L’Attacco dei giganti – La pluripremiata epopea animeSe fin dagli esordi Netflix ha dedicato uno spazio considerevole della sua libreria all’animazione giapponese, è difficile non notare come la proposta anime (comprensiva anche di film e live action che vi ruotano intorno) della piattaforma si stia via via facendo sempre più varia e ricercata, tanto da poter dire che Netflix sta facendosi carico di un lavoro di diffusione e reinterpretazione (pur non sempre felice, c’è da dire, viste le sorti del recente remake di Death Note) dell’animazione giapponese rivolto anche e soprattutto al grande pubblico occidentale. Basti pensare che sono previsti, nel corso di quest’anno, all’incirca 30 nuovi inserimenti nella sezione anime fra acquisizioni e produzioni originali, stando a quello che il nuovo direttore del settore anime di Netflix, Taito Okiura, ha dichiarato al Japan Times.

Riflesso, questo, senza dubbio del crescente interesse che l’Occidente sta mostrando nei confronti di un certo tipo di estetica orientale che richiama e rimette in moto una più vecchia dinamica di fascinazione e contaminazione reciproche: da un lato, infatti, ritroviamo molto dell’universo anime e del suo immaginario (pur già metabolizzato ed espresso secondo gli stilemi più propriamente occidentali) nel boom di remake e reinterpretazioni degli anime (ad esempio Death Note) o nell’estetica dei recenti sci-fi “à la Blade Runner” (ad esempio Altered Carbon). Dall’altro, si assiste ad una sempre maggiore consapevolezza, da parte dell’animazione giapponese, nell’atto di appropriarsi di contenuti, forme narrative ed ambientazioni prima squisitamente occidentali: è il caso, ad esempio, di Neon Genesis Evangelion che riprende esplicitamente, per farli propri, alcuni dei grandi pensatori della filosofia occidentale (esistenzialismo e filosofia hegeliana, fra gli altri); del già citato Death Note strutturato come il più classico dei thriller psicologici/Spy vs Spy story; di Full Metal Alchemist o di una parte dei lavori di Hayao Miyazaki (Porco rosso o Si alza il vento per citarne alcuni) dove la maggior parte di personaggi ed ambientazioni è di natura occidentale – ed è anche il caso, veniamo a noi, de L’Attacco dei giganti, una delle più promettenti “nuove aggiunte” Netflix dello scorso anno.

L’Attacco dei giganti – La pluripremiata epopea animeSi tratta della serie televisiva anime diretta da Tetsurō Araki (che con l’animazione di Death Note aveva già dato prova di saper gestire più che discretamente tensione e distensione narrative), adattamento del fumetto scritto e disegnato da Hajime Isayama che ha collezionato più di un importante premio riscuotendo un successo invidiabile in patria e negli Stati Uniti. L’Attacco dei  giganti rientra nella categoria di manga ed anime shōnen, narrazioni indirizzate in prevalenza ad un pubblico maschile giovane (i più noti del genere al grande pubblico sono sicuramente Dragon Ball o One Piece) e che prestano, quindi, particolare attenzione a temi come l’amicizia fra ragazzi, la formazione del carattere, l’inserimento in società. Più singolare è il fatto che il Bildungsroman in questione avvenga in un contesto più che mai distopico e post-apocalittico: la narrazione prende avvio in un medioevo alternativo in cui la stragrande maggioranza della popolazione è stata sterminata da giganti dalle fattezze umane alti dai 3 ai 50 metri e di natura sconosciuta – che rimandano ai robot di Go Nagai e Yoshiyuki Tomino e agli angeli di Neon Genesis Evangelion. I pochi sopravvissuti sono stati costretti a rifugiarsi dietro ad una serie di spessissime mure concentriche per evitare un conflitto a dir poco sproporzionato. Queste premesse permettono al racconto di alternare con facilità scene d’azione (spesso anche piuttosto crude e davvero spettacolari a livello visivo) a momenti di introspezione e di approfondimento psicologico dei personaggi: ognuno di questi è costruito secondo il modello del personaggio-tipo (lo stratega, il leader, l’impulsivo, l’outsider e via dicendo) al cui carattere si associa una precisa visione del mondo che viene di volta in volta messa alla prova e fatta evolvere grazie al gioco di azione/reazione con le (terribili) circostanze esterne. La serie non tarda ad assumere, infatti, toni essenzialmente tragici dove il personaggio è continuamente confrontato ad un destino ineluttabile e alla necessità di una scelta fra alternative-limite. La forte presenza di scenari di guerra e di linguaggi a stampo militare agevola, a più riprese, riflessioni su temi come i limiti e la natura dell’uomo, l’orgoglio, il coraggio, l’ideologia, la lealtà, il sacrificio, la vergogna e via dicendo.

L’Attacco dei giganti – La pluripremiata epopea animeCiò che rende ancora più avvincente il tutto è sicuramente la costruzione del racconto sul modello della mistery story per cui lo spettatore non sa nulla di più rispetto ai protagonisti sulla natura dei giganti o sul mondo al di là delle mura, dinamica che conferisce alla visione una buona dose di spaesamento e sospensione con gli autori giocano (finora) con abilità, alternando oscurità a (poche, a dire il vero) spiegazioni.

Ma non è tutto. L’Attacco dei giganti è anche un racconto (dark) fantasy e del genere mantiene la meticolosità nel lavoro di worldbuilding e l’attenzione al contesto storico, sociale e politico in cui si muovono i personaggi. Potremmo far riferimento, sotto questo aspetto, ad una delle narrazioni fantasy più popolari degli ultimi anni, Game of Thrones, con cui la creatura di Araki e Isayama condivide l’impostazione estremamente corale, l’espansione progressiva dell’universo narrato a partire da un microcosmo iniziale e la volontà di ritrarre criticamente tutti gli aspetti legati all’amministrazione della giustizia, alla divisione in classi sociali ben distinte, al ruolo che l’Umanità sta giocando in un preciso contesto storico.

Facciamo presente, tuttavia, che l’anime risente di alcuni di quelli che potrebbero essere visti come degli “handicap” per lo spettatore abituato ad una narrazione più metodica e pulita sul piano formale, vale a dire una struttura a volte un po’ pasticciata e disordinata che non riesce ad evitare alcuni dei tic di linguaggio più tipici dell’animazione giapponese come l’uso ripetuto di flashback, i ritmi lenti e iper-riflessivi delle parti di distensione narrativa, le riprese e i riepiloghi di vecchie scene. Si tratta comunque di tratti che non pesano particolarmente sulla godibilità della visione e che fanno parte di un fascino tutto nipponico che, d’altra parte, sarebbe irragionevole separare dal prodotto, insieme ai toni costantemente gravi, a tensioni sessuali mai veramente esplicitate o a manifestazioni di desiderio orientante in senso antiedipico.

Si tratta, in definitiva, di una serie davvero promettente, catchy, ambiziosa e davvero ben realizzata  sul piano visivo.

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Informazioni su Irene De Togni

Nata a Verona, ha studiato Filosofia a Padova e Teoria letteraria a Parigi. Non simpatizza per le persone che si prendono troppo sul serio ma le piacerebbe che le serie TV venissero prese un po’ più sul serio (e ora che ha usato due volte l’espressione “prendersi sul serio” non è più sicura di quello che significhi).


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Un commento su “L’Attacco dei giganti – La pluripremiata epopea anime

  • Ellis

    Grazie per questa segnalazione!! Questa serie è una vera droga!! Dovrò passare al manga assolutamente. I cambi di significato delle situazioni alla lucefine dei nuovi elementi sono veramente fantastici. È.un universo meraviglioso.
    Inizialmente.visto senza convinzione, convinta sulla base di questa recensione.
    Grazie davvero