Manhunt: Unabomber – La caccia all’uomo più lunga e famosa d’America


Manhunt: Unabomber - La caccia all'uomo più lunga e famosa d'AmericaIl docudrama sulla caccia all’uomo più longeva d’America (1976-1996), firmato da Andrew Sodroski (Holland Michigan) ha debuttato il 1° agosto del 2017 su Discovery Channel, ma è rimasto pressoché sconosciuto al grande pubblico fino al 12 dicembre, data dell’approdo su Netflix. Lo show, in 8 episodi diretti da Greg Yaitanes (Quarry) – che torna al docudrama dopo aver diretto nel 2002 un episodio (“O.C. Smith Attacker”) di America’s Most Wanted –, racconta il periodo che precede la cattura di Ted Kaczynski, meglio conosciuto come Unabomber, il bombarolo statunitense che ha terrorizzato l’America per vent’anni.

Trattandosi di un argomento universalmente conosciuto, la serie non si dipana secondo uno schema espositivo ascendente, che somma gli indizi uno sull’altro per arrivare alla scoperta dell’identità del serial killer – già svelata a partire dal pilot grazie alla dualità temporale che biforca il racconto in due sezioni parallele –, ma si sofferma sulle procedure usate dall’FBI per la caccia all’uomo che titola lo show.
La timeline degli eventi è bipartita tra il 1995, quando il profiler James “Fitz” Fitzgerald si unisce alla task force dell’FBI deputata alla cattura di UNABOM (da UNiversity and Airline BOMber – variato dai mass media in Unabomber), e il 1997, anno in cui ci si prepara ad affrontare il processo contro Kaczynski.  Lo show copre dunque un arco di due anni, narrati secondo un ordine cronologico sfalsato, in modo da mettere le azioni intraprese e le loro conseguenze in un diretto confronto dialettico.
La miniserie presenta infatti una focalizzazione tripartita: una prima parte più procedurale e legata alle tecniche usate dall’FBI, una seconda focalizzata su Ted Kaczynski e sul suo background e una terza parte che concretizza la caccia all’uomo, unendo l’impianto adrenalinico della risoluzione del ‘caso’, e della conseguente cattura, al sottotesto creato dalle due situazioni precedenti usate specularmente. Infatti, l’intuizione migliore del racconto sta proprio nel dare alla narrazione un punto di vista anomalo e per certi versi poco conosciuto, ovvero quello di James Fitzgerald, tracciato come un outsider, una voce fuori dal coro, che – proprio per questo – risulta essere in un dialogo dialettico con Kaczynski.

«C’è chi aspetta la pioggia per non piangere da solo
Io son di un altro avviso, son Bombarolo» – Fabrizio De Andrè, Il Bombarolo

Manhunt: Unabomber - La caccia all'uomo più lunga e famosa d'AmericaIl verso di questa splendida canzone di Fabrizio De Andrè riassume, poeticamente, l’assunto di base che definisce il “Bomber Serial Killer”, un assassino seriale del tutto atipico, sia come mezzo lesivo utilizzato, sia come scelta delle vittime. L’ordigno esplosivo, infatti, di qualsiasi tipo sia, non permette un contatto fisico diretto con la vittima e non consente una scelta assolutamente precisa del bersaglio da colpire. Proprio per questo, molto spesso, il bombarolo non ha una vittima designata, ma colpisce con l’intento di scuotere l’opinione pubblica su temi specifici: la detonazione della bomba è la metafora di una ‘voce’ che cerca violentemente di trovare un’audience. Il bombarolo è appunto colui che ‘non aspetta la pioggia per non piangere da solo’, colui che non vuol far parte di un branco di pecore uniformate da una cieca credenza, ma cerca un modo per urlare fuori dal coro.
Le analisi criminologiche sulla figura del Bomber Serial Killer rivelano proprio tali caratteristiche di rabbia estrema verso un potere costituito, unito a una condizione personale di incapacità relazionale; in pratica la “bomba” è metafora sia dell’incapacità del soggetto di entrare in relazione intima con altri esseri umani sia della relazione in sé: la bomba diviene il surrogato di una comunicazione sociale che il soggetto non riesce a portare avanti. Proprio queste caratteristiche rappresentano uno dei punti oscuri del profilo psicologico del dinamitardo: comunemente gli studiosi considerano i ‘Bombaroli’ degli psicopatici, ma in realtà l’analisi della casistica non conferma una correlazione assoluta fra psicopatia e personalità del Bomber Serial Killer. I tratti evidenti della psicopatia sono in contrasto con i tratti di personalità evitante, caratteristiche invece del Bombarolo, che è spesso un soggetto isolato, solitario, scarsamente dotato di capacità relazionale. Ed è proprio qui che la serie fa un ottimo lavoro di caratterizzazione – sostenuto dalla meravigliosa prova d’attore di Paul Bettany – restituendoci l’immagine del Bomber Serial Killer in perfetto equilibrio tra psicopatia e lucida umanità.

They buzz, you jump. They beep, you answer. So ask yourself… Who’s really in control?

Manhunt: Unabomber - La caccia all'uomo più lunga e famosa d'AmericaNel corso della serie molto spazio è riservato alla contestualizzazione del background personale che ha portato Ted Kaczynski a diventare Unabomber. Tutto ciò viene narrato con un’oggettività tale da non scadere nella banale umanizzazione del killer; la rabbia e la forte frustrazione provata da Kaczynski vengono raccontate con un punto di vista intimo e accorato, in grado di dar voce a un sentimento ascendente, opprimente, che dirompe nell’animo del killer con la stessa potenza con cui le sue bombe irrompono sui corpi delle vittime. La narrazione di questo stato emotivo riesce a isolare le sensazioni provate, così come gli ideali che da esse derivano, trattandole per quello che sono: un turbine di sentimenti contrastanti che portano alla definitiva alienazione di un uomo vittima di se stesso e dei suoi ideali. Ma ciò che rende la narrazione di questo stato d’animo ancora più pregnante è il sottile parallelismo che si viene a creare tra gli ideali di Kaczynski e quelli dell’agente Fitzgerald; è proprio in questo parallelismo che sentimenti, sensazioni e ideali fuoriescono dal confine delineato dalla loro degenerazione e cominciano ad essere approfondite in quanto sensazioni prettamente umane, che così come possono degenerare possono anche far semplicemente parte della vita. Ai due lati opposti della barricata, Fitzgerald e Kaczynski soffrono dello stesso male, si sentono entrambi semplici ingranaggi inutili di un congegno malfunzionante.

You’re a cog in the machine, Fitz. Embrace it, bruh.

Manhunt: Unabomber - La caccia all'uomo più lunga e famosa d'AmericaLa BAU – Behavioral Analysis Unit (Unità di analisi comportamentale) –, è una sezione del Federal Bureau of Investigation, l’FBI; la funzione della BAU è quella di fornire analisi comportamentali – il cosiddetto ‘profilo psicologico’ –  e supporto operativo per la risoluzione di crimini complessi e urgenti. La fondazione di questa sezione speciale dell’FBI è relativamente recente (intorno al 1977), e – come mostrato in Mindhunter – sin dagli esordi ha dovuto lottare per veder riconosciuta la propria efficacia all’interno del Bureau. Proprio per questo la figura del profiler ha sempre esercitato un certo fascino per l’evoluzione del genere crime, e molti sono i film (come per esempio le saghe su Hannibal Lecter) e le serie tv (tra cui impossibile non citare il procedurale Criminal Minds giunto alla tredicesima stagione) che fanno ruotare la risoluzione dell’indagine sulla creazione di un dettagliato profilo psicologico.
James “Fitz” Fitzgerald è appunto un profiler che, subito dopo l’Accademia, si ritrova a far parte di una delle più importanti task force dell’FBI: l’UNABOM task force. Tutta la prima parte dello show è proprio incentrata sulle difficoltà di Fitzgerald ad acquisire credito all’interno di un ambiente operativo non ancora pronto ad ammettere la validità reale del criminal profiling, che qui si avvale anche dell’utilizzo della linguistica comparativa, aumentando notevolmente il carico di incredulità con cui l’agente ha dovuto scontrarsi sin da subito. Fitz si ritrova quindi a lottare contro il ‘sistema’, ad aggirare le regole per farsi ascoltare, lottando costantemente con la sensazione di sentirsi solo una pedina inutile all’interno di una macchina incapace di funzionare, sviluppando così una sensazione di rabbia e impotenza che per qualità energetica si pone in rapporto dialettico con gli ideali millantati da Unabomber.

Eat your cake and have it, too.

Manhunt: Unabomber - La caccia all'uomo più lunga e famosa d'AmericaLo show indugia molto sulla delineazione dello stato d’animo dell’agente Fitzgerald, scadendo spesso in una tipologia di racconto a tratti forzato e ridondante. Tuttavia, nel corso degli episodi finali, quando il parallelismo tra “preda e cacciatore” comincia a delinearsi, ci si rende conto che quel tipo di approfondimento era necessario per ampliare la narrazione, creando così un tipo di racconto che, per quanto mostri dichiarate tendenze documentaristiche, va molto oltre la semplice esposizione dei fatti – considerando anche che nelle fasi finali della vicenda gli eventi narrati non coincidono del tutto con ciò che è accaduto nella realtà. Inoltre, l’approfondimento psicologico di Fitzgerald apre importanti varchi di riflessione su quella che può essere considerata come la caratteristica portante di ogni persona (che sia o meno un agente, un detective, poco importa) coinvolta nel meccanismo della caccia: l’ossessione per la preda, che per forza di cose crea uno stato di solitudine in cui il cacciatore deve rifugiarsi per vedere chiaramente la strada da percorrere.
Nel sottile parallelismo che si viene a creare tra Fitz e Kaczynski, la serie riesce nel gravoso intento di porre domande che vanno al di là della contestualizzazione di una delle più drammatiche tragedie degli ultimi anni, per divenire racconto, nel senso più puro del termine.

Manhunt: Unabomber non è una serie perfetta, ma è senza dubbio uno show da vedere e rivedere, non solo per gli amanti del genere crime. Nonostante alcuni difetti, se presa nel suo complesso, può essere considerata un esperimento riuscito sulla contaminazione tra realtà è finzione, tra ‘racconto’ e intento documentaristico. Manhunt: Unabomber è un prodotto che cerca di andar oltre alla semplice etichetta di ‘docudrama’; mettendo in relazione gli eventi reali con un intreccio ‘artificiale’, riesce a usare il tragico fatto di cronaca per scandagliare temi più complessi, profondamente umani.

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