The Americans – 6×01/02 Dead Hand & Tchaikovsky 9


The Americans - 6x01/02 Dead Hand & TchaikovskyLa sesta e conclusiva stagione di The Americans arriva dopo una quinta passata al vetrino da molti (spettatori e critici), a causa della maggior attenzione data alla caratterizzazione dei personaggi rispetto all’evoluzione delle vicende che hanno da sempre contraddistinto la vita dei Jennings. Non è stato certo un caso: Weisberg e Fields, autori della serie, avevano volutamente diviso le ultime due stagioni seguendo un percorso nel primo caso “character driven” e nel secondo, stando alle loro dichiarazioni, “plot driven”, che dovrebbe quindi beneficiare dell’approfondimento precedente in vista della chiusura della serie.

Indipendentemente dalla riuscita della prima parte, ora è il momento dell’azione, delle ultime 10 puntate in cui si vedrà se The Americans saprà mettere a frutto la sua semina per raccogliere risultati convincenti e portarci quindi alla conclusione di una delle ultime grandi serie drama degli anni 2000.
“Dead Hand” e “Tchaikovsky”, le prime due puntate di questa sesta annata, non ci fanno attendere a lungo per una risposta: il lavoro sui personaggi cui abbiamo assistito fino ad ora avrà anche sacrificato qualcosa in termini pragmatici lo scorso anno, ma nel lungo termine si sta già rivelando come una carta vincente, e questo nonostante una scelta molto particolare nella narrazione – un salto temporale di ben 3 anni.

When the world comes in/ They come, they come / To build a wall between us / We know they won’t win
Don’t Dream It’s Over” – Crowded House –

The Americans - 6x01/02 Dead Hand & Tchaikovsky“Nonostante” il salto temporale, si diceva: e in effetti potrebbe suonare strano passare un’intera stagione come la precedente a costruire personaggi, strato per strato, per poi ripresentarceli con un buco temporale di tre anni dei quali non sappiamo proprio nulla, men che meno quali parti di loro siano inevitabilmente mutate rispetto ai punti di arrivo di “The Soviet Division”. Ma paradossalmente funziona: proprio perché li abbiamo conosciuti così bene, riusciamo in modo quasi automatico a riempire il gap tra quello che i personaggi erano nel 1984 e quello che sono ora, in un 1987 vicinissimo ad uno dei più grandi cambiamenti politici della storia contemporanea. La narrazione si riapre alle porte del trattato INF, quello che portò Reagan e Gorbačëv a smantellare il sistema di forze nucleari a medio raggio posseduto da entrambe le parti; e, prima ancora, all’inizio di tutti quegli incontri tra vari negoziatori che stavano caratterizzando un periodo estremamente complesso, in cui le forze politiche in gioco non erano più solo due, ma tre: l’America da una parte, e una Russia spaccata in due dall’altra. Riformatori, guidati da Gorbačëv, e conservatori, alla guida del KGB, rappresentano una divisione nuova in Russia, che si riflette come uno specchio in casa Jennings. Se infatti il modo di vivere la missione da parte di Philip e di Elizabeth era sempre stato molto diverso, e questo sin dal pilot, lo scorso season finale si chiudeva su una nota di distensione tra i due e soprattutto di riconoscimento del burn-out di Philip, di quell’esaurimento di cui finalmente anche Elizabeth era diventata consapevole.

The Americans - 6x01/02 Dead Hand & TchaikovskyEcco perché “Dead Hand” si apre con un montaggio che evidenzia l’assoluta differenza tra le vite dei due: Philip si è ritirato, il suo lavoro di copertura è diventato il suo vero lavoro, ma soprattutto è felice; Elizabeth, invece, salta da una missione all’altra con più parrucche di quante abbia mai usato, con uno sguardo che sembra sempre lo stesso ma che ha invece qualcosa di diverso – è granitico, sì, ma anche stanco, esaurito, incollato alla Causa ormai più per inerzia e per principio che per quella spinta vitale che contraddistingueva la donna nelle prime stagioni.
È facile in queste prime due puntate individuare una divisione in gruppi, più o meno reali: da una parte abbiamo i tre che si sono ritirati (ma che non lo sono davvero, seppur per motivi diversi), ossia Philip, Oleg e Stan; dall’altra una nuova triade, una dinamica prevedibile eppure inaspettata a questi livelli, ossia quella di Elizabeth, Claudia e Paige, ormai coinvolta nelle attività del Centro. È interessante notare come tutti coloro che fanno parte del primo gruppo siano riusciti a rifarsi una vita, ma come al contempo basti pochissimo per riportarli indietro; e come, dall’altra parte, nessuna delle donne del secondo gruppo – così apparentemente unito, come ci viene mostrato sin dalle prime immagini – possa davvero far affidamento sull’altra.

I’m cut off from everyone else. I don’t hear stories.

Partendo proprio da quest’ultimo gruppo, è impossibile non vedere come l’apparente legame tra le tre donne, sottolineato da momenti conviviali come la visione di un film o l’ascolto di Tchaikovski, sia in aperto contrasto con la realtà dei loro veri rapporti. Paige è stata assoldata, ma viene comunque tenuta all’oscuro della maggior parte delle vicende e soprattutto dei metodi utilizzati nello spionaggio; i suoi interventi sono di natura perlopiù informativa e osservativa, ma i silenzi e le bugie che le vengono riservate evidenziano una netta differenza tra l’apparenza e la realtà. Claudia è a capo di tutto, ma è al contempo consapevole di non poter conoscere determinate dinamiche – “I’m supposed to give you the order […] And I’m not supposed to ask any questions” – e non rappresenta più quel punto di riferimento che Gabriel e lei stessa hanno incarnato nelle stagioni precedenti. Elizabeth, infine, ad un’analisi superficiale gestisce i rapporti con tutte queste persone, marito compreso, ma in realtà mente a tutti, persino a se stessa.

The Americans - 6x01/02 Dead Hand & TchaikovskyTolti i momenti in cui indossa i suoi mille travestimenti e i suoi tanti falsi sorrisi, ciò che rimane (grazie a una superba Keri Russell) è il guscio grigio e vuoto di una donna che non ha nessuno, che è letteralmente da sola (non può comunicare ad anima viva la missione che le è stata affidata dal generale Kovtun in Messico, che prevede non solo la possibile morte di Gorbačëv, ma anche la sua) e che nel pochissimo tempo libero che le rimane appare solo in un modo: devastata, stanca – “I need sleep. Let me sleep” –, attaccata alle sigarette come unica valvola di sfogo di una vita impossibile da gestire non solo perché si è alzata l’asticella, ma soprattutto perché non ha più Philip con cui condividerla. Ha una figlia, a cui non può però rivelare tutto perché è pur sempre sua madre, e un marito a cui non può più dire ciò che per vent’anni si sono sempre detti.

Philip è in grado di leggerle dentro, perché ci è già passato – anche se non sa fino a che punto sia arrivata la situazione di Elizabeth: “It is finally getting to you. After all these years” le dice, e lei non vuole sentirlo, perché non può permettersi di farlo; perché è lei quella che Arkady definisce “una illegale del Direttorato S”, ed è lei – quasi come Gorbačëv e Reagan – ad essere davvero al centro dell’intricata maglia che porterà alla fine della Guerra Fredda. Oleg dirà a Philip “I’m here because the future of our country is being decided right now” ed è vero: dalle mosse di Elizabeth, che ormai agisce in solitaria e collegata direttamente con la fascia più oltranzista della Grande Madre Russia, dipendono letteralmente le sorti di tutto l’assetto geopolitico mondiale.
Un’esagerazione in termini narrativi? Forse: ma non è forse vero che certi momenti cruciali della nostra Storia sono stati determinati proprio dalle azioni di un singolo? E, a posteriori, era davvero così impensabile che quei singoli sarebbero stati Elizabeth e, di contrasto, Philip nel cercare di impedirglielo?

Everything is divided up

The Americans - 6x01/02 Dead Hand & TchaikovskyÈ questa la grande novità della stagione, anche se è sempre stata sotto il nostro naso dal giorno uno: mentre il mondo si avvia verso una nuova unione con la fine della Guerra Fredda, la divisione diventa insanabile in Russia e, di riflesso, tra i Jennings, che saranno con ogni evidenza da parti opposte della barricata (“come” non ci è ancora dato di saperlo, ma gli indizi sono evidenti).
Prendiamo ad esempio uno dei tanti fronti nei quali è coinvolta Elizabeth, quello di Glenn Haskard (Scott Cohen, Gilmore Girls), negoziatore americano per il possibile scambio tra i progetti balistici “Dead Hand” e “Star Wars”. Qui Elizabeth fa da infermiera/badante alla moglie Erica, un’artista molto malata, i cui quadri sono un elemento chiave per leggere dentro la nostra protagonista; quest’ultima, infatti, dichiara più volte non solo di non sapere nulla di arte, ma anche di non capire – nella conversazione con Claudia – perché la gente perda tempo in questo modo. Eppure, forse è per il temperamento di Erica, o forse perché Elizabeth è sempre più sola e si sta accorgendo che sta mentendo persino a se stessa, non sono pochi i momenti in cui la regia – di Chris Long per il primo episodio, di Matthew Rhys nel secondo – si sofferma su come Elizabeth osserva i quadri di Erica, in particolare due: una donna che si intravede da quello che sembra un vetro bagnato e appannato, e che assomiglia incredibilmente a lei; e un’immagine ancora più nascosta, che si fatica a definire maschile se non fosse per l’evidente capigliatura corta e scura che gli contorna la testa.

The Americans - 6x01/02 Dead Hand & TchaikovskyThe Americans non ha mai lesinato in simbolismi, ma in queste puntate ha davvero cominciato a calare gli assi con immagini che scavano dentro i personaggi (qui più nel caso di Elizabeth, ma Philip certo non manca) in un modo quasi madmeniano, se così possiamo dire; e non a caso le immagini della donna che si guarda allo specchio – già apparse più volte nella storia della serie, e non solo nel caso di Elizabeth – vengono qui aumentate di molto, non certo per abusare di un simbolo-cliché come appunto quello dello specchio, ma perché mai come ora Elizabeth si trova separata da tutti e soprattutto da se stessa. Mai come ora, perché sa che, qualora venisse scoperta, le cose più vicine che avrebbe sono una collana con la sua condanna a morte, la sua indefessa volontà di perseguire “ciò che è giusto” per la Russia, e l’intima consapevolezza che forse non è quello che vuole davvero – morire per la propria patria. E allora ecco che lo specchio, la ricerca di sé fissando la propria immagine riflessa, si allontana dal cliché e diventa l’unico modo per comunicare la solitudine mortifera di Elizabeth.
La conclusione del secondo episodio, con la morte di quel generale Rennhull già visto in “The Colonel” e “Comrades”, sancisce una svolta epocale e non solo per la reazione di Paige, ma perché la decisione del generale di non scendere ad alcun compromesso, mai più, è solo un altro dei tanti segni che i tempi stanno cambiando, che quel “vento di cambiamento” che di lì a pochi anni davvero arriverà (e che gli Scorpions canteranno) sta già iniziando a soffiare, e per tutti.

I primi due episodi della stagione conclusiva di The Americans non fanno altro che confermare la validità del progetto di Weisberg e Fields, che ora, per la volata finale, possono contare su personaggi solidi e credibili, le cui evoluzioni sono ai nostri occhi comprensibili anche quando avvengono off-screen e possiamo vederne solo le conseguenze. È impossibile capire come si concluderà la serie, ma, se l’inizio può fornirci qualche idea, è difficile pensare ad un esito positivo per tutti. Di sicuro “Dead Hand” e “Tchaikovsky” hanno posizionato le carte sul tavolo in modo perfetto: l’atmosfera è cupa, il vento sta cambiando, le contraddizioni sono ovunque – persino in noi spettatori, che sappiamo come andrà a finire la Storia, ma non abbiamo la più pallida idea di come finirà questa.

Voto 6×01: 9
Voto 6×02: 8

Note:

– Come è stato rivelato in tempi recenti, le tempistiche della malattia di Ronald Reagan fanno presupporre che i primi cenni di Alzheimer si fossero già manifestati durante la sua presidenza, e la serie riesce a inserire la questione non solo come rumor, ma come vero e proprio elemento di imprevedibilità nella gestione delle situazioni;
– La mossa al bagno dell’aeroporto con cui Gennadi passa le informazioni all’FBI è un altro dei segni dei tempi che passano: una macchina a raggi X impensabile fino a qualche anno prima;
– Lo sguardo preoccupato di Philip davanti all’estratto conto, unito alla perdita di un cliente storico di cui si ritrova addirittura a parlare con Henry (che sì, esiste ancora), potrebbe far prevedere qualche problema economico non di poco conto in casa Jennings. Come si inserirà questo all’interno di tutta la situazione?
– L’uccisione da parte di Elizabeth della guardia dell’Osservatorio Navale, nonostante le rassicurazioni a Paige, dimostra che la donna tratta la figlia davvero in modo diverso da qualunque altra recluta, cosa di cui non sembra rendersi nemmeno conto quando parla con Philip (“I learned fast”, risponde al marito, in un moto che è al contempo di rimprovero per la minore capacità di adattamento di Paige e di invidia per il fatto che lei, invece, ha dovuto imparare in fretta, e a sue enormi spese).

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Informazioni su Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.


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9 commenti su “The Americans – 6×01/02 Dead Hand & Tchaikovsky

  • Barton Fink

    Che dire…non ci può essere commento a “il commento” per eccellenza 😉 Sempre chirurgica. Che la serie sia fantastica non c’è dubbio e resta poco da aggiungere. Federica come sempre riesce a cesellare a incastrare conoscenza e riassunto. Madmaniana ! Parole sante, Tex – direbbe il fido Carson al Sig. Willer.
    Grazie. Ottimo.

     
    • Federica Barbera L'autore dell'articolo

      Grazie Barton Fink! Sì, in questa attenzione all’introspezione mi ha ricordato molto Mad Men, la scelta dello specchio poi mi rimanda a due puntate precise (anche qui due premiere), la 5×01 A little Kiss e la 7×01 Time Zones (le cui recensioni curiosamente avevo fatto proprio io), in cui l’osservazione di Don allo specchio rappresentava un momento importante del proprio riconoscimento.
      Grazie ancora!

       
  • Genio in bottiglia

    La guerra fredda si sposta in casa Jennings e, se sappiamo come è andata a finire quella globale, non possiamo immaginare come finirà l’altra. Un bel ritorno quello di The Americans, con la recensione di Federica anche meglio.

     
    • Federica Barbera L'autore dell'articolo

      Grazie Genio! Temo molto per questo finale; nel senso, credo sarà bellissimo (ci spero, se non altro), ma ho paura che non finirà bene per tutti… Un bellissimo ritorno, concordo 🙂