The X-Files – Stagione 11 2


The X-Files – Stagione 11The X-Files era, sulla carta, uno show impossibile da riportare in vita nel nuovo millennio, perché la sua capacità di trasformare il rigore burocratico di un procedurale in una graduale, sempre più forte fascinazione verso il mistero – in cui la fedeltà alle istituzioni si trasformava via via in sospetto e poi in paranoia, seguendo il percorso di due personaggi dalle visioni antitetiche verso l’accettazione di una realtà decisamente alternativa a quella che conoscevano – non poteva che risultare anacronistica nell’epoca delle fake news, dei big data e dei device tecnologici che accompagnano ogni momento della vita.

Everything we feared came to pass. How the hell did that happen?

Per questo, a uno sguardo superficiale, questo revival potrebbe esaurirsi nel tentativo di fare cassa sull’affetto dei fan per uno show che ha cambiato la televisione e segnato l’esperienza seriale di un’intera generazione; ma se si va appunto oltre la superficie, e soprattutto oltre il primo, debolissimo episodio di questa undicesima stagione, si scopre uno show dalle doti indiscutibili, in grado di osare come pochi altri sia da un punto di vista stilistico che narrativo, capace di giocare con raffinatezza rara con la propria legacy e con la contemporaneità.
Dopo i tormenti del primo episodio, l’undicesima stagione si rimette infatti in piedi quasi immediatamente, tornando a ricordarci perché abbiamo amato questo show in passato e perché siamo ancora davanti agli schermi a vederlo: Scully e Mulder tornano a fare quello che sanno fare meglio, ovvero rappresentare due archetipi, due approcci antitetici alla realtà e all’assurdità degli eventi che si trovano ad affrontare, portando questi archetipi al massimo della loro espressione – sempre sul filo del nonsense e dell’autoironia – grazie alla libertà totale d’azione concessa loro dalla lunghissima storia dello show.

Believe what you want to believe. That’s what everyone does now anyways.

The X-Files – Stagione 11Con 10 episodi a disposizione, The X-Files avrebbe avuto in teoria molto più respiro per gestire la storyline cospirazionista, ma fortunatamente per noi ha scelto comunque di concentrarla in pochi, confusi episodi dalla regia antiquata e dalla colonna sonora sciatta, per concentrarsi su una serie di episodi standalone (o standalone che incrociano alcuni elementi della trama orizzontale) che rimandano a generi diversi. La sensazione è quella che lo show abbia avuto voglia di scrollarsi di dosso la matrioska cospirazionista di Carter (relegata al primo, secondo e ultimo episodio), che francamente aveva già iniziato a perdere di senso molto tempo prima del revival. 26 anni e 11 stagioni dopo l’inizio della serie, possiamo con tutta serenità dire che la parte complottista di The X-Files ha fatto il proprio tempo, anche se lo spirito di paranoia nei confronti delle istituzioni è più vivo che mai – e forse, proprio per questo, molto meno affascinante rispetto al passato –, così come il punto di vista apocalittico di Mulder verso la scienza e la tecnologia.
Ma Mulder non era un uomo del suo tempo neanche nella serie originale, e parte del fascino del suo personaggio era proprio radicata nel suo essere un outsider, nella sua ricerca di una “truth out there”. Una ricerca che però nella contemporaneità ha completamente perso di senso: la velocità del mondo contemporaneo, la messa in dubbio di ogni realtà e di ogni competenza sono andati così oltre qualunque dubbio Mulder potesse avere negli anni ’90 da rendere la ricerca di segreti nascosti sotto la superficie delle cose uno standard universale all’interno del quale gli X-Files, forse, non hanno nemmeno più senso di esistere.
In molti sensi, quindi,The X-Files non è mai stati così attuale, e sembra esserne perfettamente consapevole: episodi come “The Lost Art of Forehead Sweat” e “Rm9sbG93ZXJz” lo dimostrano, regalandoci due delle migliori variazioni sul tema della tecnologia e delle fake news che il panorama televisivo ci abbia mai offerto; la prima attraverso l’approccio comico e nonsense di Darin Morgan e la seconda con uno spirito alla Black Mirror, anche se infinitamente meno retorico rispetto allo show di Charlie Brooker e senza nessuna finalità morale o educativa.

I’ve stumbled on the conspiracy to end all conspiracies.

The X-Files – Stagione 11Al contrario di Black Mirror, infatti, che è una serie antologica tout court con un punto di vista unico,The X-Files (senza la quale peraltro Black Mirror non sarebbe neppure esistita) ha l’indubbio vantaggio di presentare questi temi con la cornice orizzontale di due personaggi che non solo hanno caratterizzazioni forti e godono dell’affetto del pubblico, ma mostrano anche una duplice ottica verso il problema che rende di conseguenza l’approccio della serie meno monolitico, meno scolastico, più ricco di sfumature. Il legame tra Mulder e Scully e il loro passato, presente e futuro resta quindi il grande collante della serie, su cui l’undicesima stagione punta moltissimo non solo come filo conduttore emotivo, ma anche come base narrativa sulla quale improvvisare una serie di episodi che da una parte rafforzano la mitologia, aggiornandola al presente, ma dall’altra non si pongono mai il problema della coerenza e del realismo.
Perché, un po’ come Twin PeaksThe X-Files non ha nessun bisogno di giustificare i comportamenti dei propri protagonisti, le loro stranezze, l’ambiguità del loro rapporto, dato che questo solidissimo terreno è stato creato molti anni e molte stagioni fa. Si può quindi permettere di inserire intuizioni improbabili, ragionamenti logici nati dai sogni, dare per scontati interi pezzi di storyline che comunque saranno ricostruiti non solo dagli eventi delle stagioni precedenti, ma anche dalla capacità della fanbase di valutare i fatti secondo una logica interna allo show che ormai conoscono alla perfezione. Mai come in questo caso si può parlare di un universo di riferimento complesso che ha vita a sé e può prescindere dalle regole cui qualunque altro show deve sottostare: come per lo show di Lynch, siamo di fronte a fan così catechizzati, un’autorevolezza così indiscussa, una solidità di ruolo all’interno della storia della televisione così forte da rendere The X-Files totalmente impermeabile ad ogni ansia da prestazione.

It’s an alternate reality. Fox doesn’t exist in coffee shops.

The X-Files – Stagione 11The X-Files è un grande vecchio che ha fatto la storia e ora può permettersi qualsiasi cosa, anche di buttare via il primo e (in parte) il secondo episodio della stagione cercando di chiudere una storyline complottista senza senso, riservando tutta la propria verve creativa a episodi verticali che nella maggior parte dei casi non dialogano minimamente con la parte orizzontale della trama, anzi occasionalmente la contraddicono anche. Gli standalone (o MOTW, Monster of The Week) sono stati uno dei punti di forza anche della decima stagione e qui si confermano il mezzo più intelligente per sviluppare trama e caratteri, aggiornare l’universo di riferimento e sviluppare la trama senza bisogno di twist sconvolgenti o sforzi disumani alla ricerca del big moment.
Proprio negli standalone troviamo anche la vera novità di questa undicesima stagione, ovvero la presenza di nuove firme nella writers’ room, come Kristen Cloke (moglie di Glenn Morgan) e Shannon Hamblin (ex assistente sempre di Morgan) che firmano il bellissimo “Rm9sbG93ZXJz”, oppure Benjamin Van Allen che da assistente nella maggior parte degli episodi della seconda stagione passa ad autore di “Familiar”, e infine Karen Nielsen che firma la curiosa storia di vampiri immersa nella pop culture contemporanea di “Nothing Lasts Forever”.

Ad essere obiettivi, non c’era una vera giustificazione per riportare in TVThe X-Files senza un progetto creativamente forte alla base, quindi il massimo che si poteva sperare era una serie di episodi divertenti e inaspettati, che dessero un senso al progetto “mercenario” quale è spesso, a conti fatti, un revival: questo è indubbiamente successo, e abbiamo avuto una serie di storie interessanti, brillanti, in un paio di casi straordinarie. Ma se l’obiettivo di Carter è quello di continuare a tenere in vita lo show anche senza Scully, sarà necessario fare ben di più.
Per il momento, possiamo dire che questo pazzo, pazzo revival ci ha regalato molto di più di quello che ci saremmo aspettati, e se fosse stato in grado di buttare via con più decisione quello che non funziona più, avrebbe senza dubbio sfiorato il capolavoro.

Voto stagione: 7 ½

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Informazioni su Eugenia Fattori

Bolognese di nascita - ma non chiedete l'età a una signora - è fanatica di scrittura e di cinema fin dalla culla, quindi era destino che scoprisse le serie tv e cercasse di unire le sue due grandi passioni. Inspiegabilmente (dato che tende a non portare mai scarpe e a non ricordarsi neanche le tabelline) è finita a lavorare nella moda e nei social media, ma Seriangolo è dove si sente davvero a casa.


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2 commenti su “The X-Files – Stagione 11

  • Boba Fett

    Condivido ogni virgola! Sono X-files addicted, non mi stancherò mai di amarli e fra i pochi episodi di questa stagione numero undici spiccano su tutti Rm9sbG93ZXJz e Familiar: capolavori!

     
  • Davide

    D’accordo su tutto di questa bella recensione;dopo un primo episodio desolante la stagione11 ha riservato delle belle sorprese,in particolare gli ep 7/”Rmetc…etc…ed 8/Familiar…voto alla stagione:7…