Il Miracolo – 1×01/02 La Conservazione della Materia & Lazzaro a Parte 5


Il Miracolo – 1x01/02 La Conservazione della Materia & Lazzaro a ParteIn più di un’intervista, il premio Strega Niccolò Ammaniti ha dichiarato di essere partito da due immagini fondamentali per ideare Il Miracolo: una Madonna che piange e una piscina. Partendo da queste proiezioni, inserite in una (ovvia) fotografia cupa e misterica, ecco che si ha l’aggancio per la nuova serie tv di Sky, co-prodotta con Wildside e Arte France, attesissima da pubblico e critica, soprattutto in un periodo in cui l’Italia ha davvero iniziato a fare sul serio anche in televisione.

Il primo e ovvio riferimento è logicamente Gomorra, perché ormai, quando si parla di qualità ed eccellenza seriale italiana, è il primo nome a venire in mente, anche grazie al grande successo che continua ad avere all’estero. Il resto delle produzioni nostrane non ha avuto lo stesso piglio e la stessa facilità di esportazione, in quanto prodotti fortemente incentrati sul nostro territorio, sulla nostra cultura e pensati sin da principio per un pubblico italianissimo (e non si possono non citare Boris da un lato, e 1992 e 1993 dall’altro). Per quanto questo non sia di per sé un difetto o un demerito che va ad inficiare la validità della serie, diventa però un tema su cui riflettere, anche solo per cercare di inquadrare più o meno in che direzione sta andando la serialità nostrana.

Il Miracolo – 1x01/02 La Conservazione della Materia & Lazzaro a ParteAltra riflessione necessaria, oltre ad essere un importante argomento per completare il contesto culturale attuale, è vedere come gli scrittori italiani contemporanei si lascino affascinare dal mondo seriale: Saviano che entra nel team degli sceneggiatori alla terza stagione di Gomorra, e ora Ammaniti che decide di fare una serie tv da zero con sceneggiatura originale. In più interviste lo scrittore ha infatti dichiarato che l’idea di parlare di questo argomento lo affascinava sin da quando, da ragazzino, era stato portato dalla nonna a Civitavecchia, per vedere la più famosa delle Madonne che piangono sangue. E non ha neanche tentato di mettere su carta le immagini o le suggestioni già citate, perché funzionavano già così, come proiezioni, come visioni, e quindi il mezzo televisivo diventava in questo caso il migliore per veicolarne i colori, le fattezze, la forma.

Questi primi due episodi funzionano, e anche molto bene. Tutti e otto gli episodi che compongono la stagione sono diretti da Ammaniti stesso, assieme a Francesco Munzi e Lucio Pellegrini, che firmano una regia per lo più statica, molto rigida e composta, che si lascia andare ogni tanto a dei guizzi di montaggio sonoro e visivo, per strizzare l’occhio ad un modello più “americano”. Anche in questo caso, sarebbe molto facile etichettare come “scimmiottamento” quello che la tripletta di registi cerca di fare, cosa che aveva fatto consumare fiumi di inchiostro a proposito della prima stagione di Gomorra, rivolgendo quest’accusa al buon Sollima. Ma, come era valido allora, lo rimane ancora di più adesso: l’operazione migliore di questi due episodi è l’aperta volontà di fare qualcosa di asciutto, strutturato, poco urlato, poco parlato, concentrato più sull’impatto visivo e sugli attori, che su una sceneggiatura corposa e verbosa. E se in questo c’è la voglia di prendere a modello l’oltreoceano per uscire da un marchio troppo italiano, è puro sintomo di intelligenza e capacità di uscire da terreni fin troppo esplorati.

Il Miracolo – 1x01/02 La Conservazione della Materia & Lazzaro a ParteAssieme a questo discorso legato all’immagine e all’impianto scenografico e visivo, c’è anche un altro aspetto ad essere molto interessante: l’argomento è nostrano, vicino alle nostre corde cattoliche, ma quello che viene costruito “al di sopra” è la parte più bella in assoluto. Ammaniti, forse per la prima volta nella sua carriera, sembra stia realizzando la sua vocazione più grande, che in pagine e pagine di romanzi ha solo rincorso e mai concretizzato: far parlare il micro e il macro, senza banalizzare né l’uno né l’altro, ma cercando di farli lavorare in sinergia. Sin dai tempi dei Cannibali, il movimento letterario degli anni ’80 che lo ha visto tra i suoi esponenti più prolifici, l’aspirazione dello scrittore era cercare di raccontare il contemporaneo tramite una lente preferenziale, che per tutti loro era sempre un elemento intimo, volgare, splatter, scomodo, qualcosa che dovesse scuotere le coscienze, rompere lo status quo. Il presupposto era: se voglio parlare del tempo presente, quello senza traumi, senza le tragedie dei padri, ma rifiutando il male che ci viene proprio da loro e dalle rivolte che hanno fatto per poi diventare dei banali borghesi, allora devo prendere qualcosa di disgustoso che scuota non l’anima, ma lo stomaco e il cervello. Poi però quella spinta è finita, così come gli anni ’80, e la normalizzazione degli anni berlusconiani ha coinvolto davvero tutti.

Ma è in questi ultimi anni che le cose sono nuovamente cambiate e la spinta non è più (per fortuna) un cieco e becero sit-in di rifiuto verso la società che non ci ama, bensì cercare di comprendere e sondare dei fenomeni intimi, interiori, personali, ma che allo stesso tempo appartengono a tutti – dove non è l’immedesimazione a fare da driver, ma il racconto. La Madonna che piange sangue è un simbolo tangibile di cosa noi non sappiamo, raccoglie in sé le domande che non hanno una risposta, è il simbolo dell’incertezza, del dubbio, della paura che ogni uomo ha insito dentro di sé. Al primo livello della narrazione, la statua diventa il perno attorno a cui accadono le vite dei vari protagonisti, che infatti stanno vivendo situazioni di equilibrio precario nella loro esistenza. Rappresenta la speranza, che può diventare ostinazione ed ossessione contro la morte; rappresenta la possibilità di redenzione; o ancora la rottura dello scetticismo, dell’integrità ad ogni costo. E in più, è anche la leva concreta che fa da collante tra le varie storyline.

Il Miracolo – 1x01/02 La Conservazione della Materia & Lazzaro a ParteAd un secondo livello (che già inizia a guardare verso il macro), è il potenziale sconvolgimento per il mondo, per la società; è quell’elemento che saprebbe spostare e dividere masse, che potrebbe influenzare non solo la politica locale e nazionale, ma anche quella mondiale. Non a caso, tutto ha luogo durante un delicato momento di referendum in cui l’Italia è chiamata a decidere per l’uscita dall’Unione Europea, e infatti il protagonista principale è il bravo Guido Caprino, premier da poco eletto, che vive sia i drammi interiori, che quelli familiari, che quelli politici esterni. Ma il livello più interessante, e che speriamo sia il vero tema della serie, è quello della fede come via preferenziale per ragionare sull’uomo: è l’afflato universale quello che affascina davvero. La speranza è vedere una sorta di The Leftovers italiano, dove il punto non è capire perché un pezzo di plastica pianga nove litri all’ora di sangue maschile di tipo 0 e sembra vivere come un essere umano (calcio un po’ basso e glicemia che si alza), ma cosa diventiamo davanti all’inspiegabilità della scienza, cosa accade quando la razionalità e le leggi della fisica non bastano, cosa diventiamo quando le nostre certezze iniziano a crollare.

Oltre a Guido Caprino, fanno un ottimo lavoro anche l’onnipresente Alba Rohrwacher, nei panni di una dottoressa del laboratorio con una situazione familiare tutta da scoprire, e il buon Sergio Albelli, che interpreta il colonnello della polizia che ha l’incarico di investigare sul caso. Ma tra tutti, il miglior lavoro attoriale se lo accaparra Tommaso Ragno, nel difficile ruolo di un prete dalla dubbia moralità, per usare un eufemismo. La cornice di tutto è poi una Calabria assolata e non troppo lontana da Roma, dove, oltre ad un boss della ‘ndrangheta locale di cui sicuramente scopriremo la storia, è stata rinvenuta anche la statua.

Questi due episodi rappresentano un ottimo avvio per la serie di Sky, e sicuramente qualcosa di inedito per la nostra produzione, che quindi vale assolutamente la pena di continuare per capire se Ammaniti riuscirà a mantenere le promesse che ha appena fatto.

Voto 1×01: 8½
Voto 1×02: 8

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Informazioni su Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).


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5 commenti su “Il Miracolo – 1×01/02 La Conservazione della Materia & Lazzaro a Parte

  • Davide

    Dissento amichevolmente,ci mancherebbe,la recensione è ottima…da parte mia,una delusione totale…personaggi stereotipati(la moglie del capo di governo,che alla prima occasione-che fantasia !-lo tradisce…la madre della biologa,ovviamente pronta ad un qualcosa di miracoloso)se nn grotteschi(il personaggio del sacerdote è demenziale con momenti che invece di essere drammatici risultano solo spassosi)…per ora un qualcosa di deprimente,vista l’attesa…Voto agli ep 1-2///4…

     
    • Sara De Santis

      Ciao Davide! grazie per il tuo commento, innanzitutto! come puoi immaginare non sono d’accordo con il tuo punto di vista, ma capisco le tue remore. Per completare un po’ il quadro di quello che ho scritto, io penso che per quello che queste due puntate rivelino soprattutto un’ambizione no da poco di uscire da una stereotipia all’italiana che, se fatta bene, produce Gomorra, se fatta male produce una qualsiasi fiction mediaset o rai. Poi che possa non piacere, ripeto, lo capisco e ne possiamo discutere, ma come operazione la trovo interessantissima e assolutamente non da buttare!
      Poi per quanto riguarda il personaggio di Sole Pietrosanti, non posso che essere d’accordo, mentre per Don Marcello no, ho trovato Tommaso Ragno molto bravo!

       
  • Daniele

    Scusate ma un accenno alla trama poteva esserci… questa recensione è bellissima ma comprensibile solo da chi ha già guardato le puntate!

     
    • Sara De Santis

      Ciao Daniele! Guarda, qualche accenno in realtà penso di averlo inserito, ma solitamente noi (inteso la redazione) le recensioni dei pilot le facciamo totalmente spoiler-free, quindi focalizzando sulla struttura e sull’analisi “generale” di episodi, contesto e serie!
      Grazie comunque per la tua osservazione, che magari la prossima volta ci metto un pochino di attenzione in più 😉

       
  • Ste Porta

    Inizio clamoroso. L’ho guardata perché in generale Ammaniti mi piace (Sara, credo ne avessimo già parlato), infatti ero proprio curioso di vedere cosa ne pensavi visti i tuoi dubbi su di lui. Totalmente d’accordo con te, è tutto molto ipnotico e interessante, soprattutto azzeccato il tuo paragone/speranza su The Leftovers. 🙂