The Handmaid’s Tale – 2×09/10 Smart Power & The Last Ceremony 5


The Handmaid's Tale - 2x09/10 Smart Power & The Last CeremonySe c’è una cosa che questa stagione di The Handmaid’s Tale ha dimostrato è sicuramente quanto sia difficile continuare un racconto che viaggia su livelli altissimi per quanto riguarda il trattamento e l’esposizione del dolore, della violenza, di una distopia che risulta vicina a noi molto di più di tante altre – non fosse altro che per il materiale di partenza di Margaret Atwood, che ha dichiarato come tutte le sue “invenzioni” fossero in realtà sempre ispirate a ciò che le donne, in anni e paesi differenti, hanno dovuto davvero subire o subiscono ancora.

La difficoltà deriva dal dover decidere cosa mostrare e fino a che punto mettere in scena le crudeltà di una dittatura come quella di Gilead; non è facile trovare la misura, né il punto di rottura nella valutazione della differenza che si trova fra una esposizione narrativamente giustificata e una provocazione fatta e finita ai danni dello spettatore. E non è neanche qualcosa che abbia degli standard oggettivi riconosciuti: al di là della giustificazione narrativa, è poi nella sensibilità di ciascuno che risiedono i limiti di sopportazione e, di conseguenza, di contestualizzazione di una violenza messa in scena come necessaria o sentita come “di troppo”.
“Smart Power” e “The Last Ceremony” sono puntate che hanno entrambe il compito di ricordarci (e riportarci a) cosa sia davvero Gilead e non perché qualcuno possa essersene dimenticato; ma perché purtroppo l’abitudine è la peggior nemica della memoria emotiva, e quello che all’inizio può sconvolgere – lo stupro delle Ancelle come base della comunità di Gilead – rischia di diventare non certo normale amministrazione, ma qualcosa che fa male senza più impressionare, che ferisce ma che viene allontanato per autodifesa, o perché “ormai lo sappiamo bene cosa succede” e dunque possiamo permetterci il lusso di non pensarci più con la stessa intensità.

The Handmaid's Tale - 2x09/10 Smart Power & The Last CeremonyÈ un processo che coinvolge lo spettatore, che si abitua al fatto che tale sia la vita in quel mondo, ma è qualcosa che ha a che fare in primo luogo con la mente delle Ancelle, che sin dalle prime puntate della prima stagione ci venivano mostrate nell’atto di estraniarsi da se stesse durante “i cerimoniali”, stupri di massa dipinti come eventi santificati proprio perché ritualizzati fino all’ultima mossa, fino all’ultima parola da pronunciare. Sarà proprio il decimo episodio a riportarci con i piedi per terra, a ricordarci che non dovremmo mai neanche solo per un secondo azzardarci a guardare a queste scene con occhio allenato e cuore anestetizzato.
Ma non si può arrivare a quel punto senza passare dal primo, grande ritorno alla realtà dei Waterford e in generale di tutto il sistema di Gilead: il confronto con il Canada.

It’s sad what they’ve done to you.

Dopo un inizio di stagione piuttosto altalenante, soprattutto nel tratteggiare il personaggio di June/Offred, a seguito dell’esplosione della bomba nel sesto episodio il racconto è riuscito a ritrovare la sua strada grazie a un temporaneo rimescolamento delle carte che, con Fred lontano dai giochi, ha permesso a June e a Serena di avvicinarsi e di iniziare a porre le basi di un’alleanza tutta al femminile, che nell’ottavo episodio ha raggiunto il suo punto più alto.
The Handmaid's Tale - 2x09/10 Smart Power & The Last CeremonyNon poteva ovviamente durare a lungo e, dopo la punizione di Serena, quest’ultima non ha più possibilità di decidere per sé, ma soprattutto non lo desidera più; accetta il viaggio in Canada, pur con qualche remora, ma non ha alcun dubbio circa il destino di June a seguito del parto.
E non c’è da sbagliarsi in questo senso se si legge la sua scelta come una autoprotezione più che come una salvaguardia del bambino in arrivo: June è diventata il punto debole di Serena, quella che rischia di portarla dal lato giusto della storia (sbagliato però per il regime) e che dunque incarna in tutti i sensi la tentazione più alta: quella della ribellione.

È per questo che, nonostante le umiliazioni ricevute in Canada – non ultimo il sottile ma devastante attacco alla sua formazione, che è in realtà molto alta, mentre lei viene scambiata per analfabeta con la consegna di un programma giornaliero fatto di soli disegni –, nonostante i dubbi suscitati dall’arrivo di Luke con la foto che lo ritrae insieme a June e ad Hannah, nonostante tutto questo Serena non si muove di un millimetro. Non accetta nessun tipo di aiuto e non lo chiede; ed è solo per zittire quella voce interiore che le dice che sta sbagliando (quella stessa che la porta a guardare fuori dal finestrino una città viva e soprattutto libera) che la donna arriverà, con l’episodio successivo, ad estremizzare ancora di più il suo comportamento. Lo farà lei ma anche Fred, che subisce un processo simile – con la differenza che i suoi dubbi non sono certo sul sistema, ma causati dal suo punto debole, di nuovo June – e che dall’umiliazione del Canada farà derivare un identico inasprimento del comportamento. Tutto questo, però, non prima di aver subito entrambi altri due colpi bassi dalla stessa June.

The Handmaid's Tale - 2x09/10 Smart Power & The Last CeremonyÈ infatti in “The Last Ceremony” che si completa la trasformazione dei Waterford. Per Serena si tratta ovviamente del giorno perfetto e al contempo rovinato, quel giorno così atteso – e così tante volte visto con altre donne protagoniste – che viene devastato da un’incolpevole June, vittima delle note “false” contrazioni di Braxton Hicks, la quale tuttavia risulta non certo dispiaciuta di quanto accaduto: lo sguardo con cui June, vestita di bianco sul letto del parto e circondata dall’amore delle sue amiche, investe la presenza di Serena è di quelli legittimamente vendicativi, ma è anche l’ultima provocazione che Serena può accettare. Allo stesso modo, con Fred il problema risiede non certo nella richiesta dello specifico distretto in cui andare a finire, e nemmeno nel riferimento alla sua non paternità – di cui Waterford è già al corrente; ma nella suggestione che qualcosa non sia in suo potere, in quell’apparentemente inoffensivo “If it is at all, within your power to do that” che in realtà esplode come una bomba a mano, e che colpisce Fred tanto quanto sua moglie.
Le stilettate finiscono nell’ego di due persone che non hanno per niente la situazione sotto controllo, l’uno dal punto di vista politico dopo il rifiuto da parte del Canada a seguito della pubblicazione delle lettere (“We believe the women”, con un neanche troppo velato riferimento al movimento #MeToo); l’altra a livello personale e interiore, in quel luogo dell’anima in cui una parte di lei le dice sempre più spesso quanto tutto a Gilead sia profondamente sbagliato e a cui lei risponde con un irrigidimento direttamente proporzionale alle vulnerabilità in aumento.
Ed è così che si giunge alla terribile decisione dei due.

Mrs. Waterford wants to see you.

L’abitudine all’orrore, si diceva all’inizio: forse per questo “The Last Ceremony” si apre su una “cerimonia” che altro non è se non l’ennesimo stupro cui una donna, Emily, è sottoposta e da cui si aliena – e ce lo ricorda, sottolineando il concetto di allontanamento da sé, non la voce di Emily ma quella di June (“You pretend not to be present, not in the flesh You leave your body”), che ci riporta di colpo a quei rituali che non vedevamo da un po’ ma che non per questo devono essere dimenticati. La ripetizione dell’atto, delle parole con la voce di June, è un ricordo vivente del fatto che mentre eravamo impegnati a guardare altro (la gravidanza, l’esplosione, i tentativi di fuga, le temporanee alleanze) tutto questo non ha mai smesso di andare avanti, esattamente come, in migliaia di altri posti del mondo, ora, mentre leggete questa recensione, si stanno consumando atti di violenza ai danni di altri esseri umani (spesso donne, per il solo fatto di essere tali).

The Handmaid's Tale - 2x09/10 Smart Power & The Last CeremonyChe cos’è quindi l’ultima cerimonia? È l’ultima di Emily in quella casa, data la morte del suo Commander (decesso su cui tra l’altro non sarebbe insensato intravedere una qualche responsabilità della stessa Emily, se seguiamo il suo sviluppo a partire dalle colonie con la morte della Padrona interpretata da Marisa Tomei). Ovviamente no: l’ultima cerimonia all’inizio pare a tutti gli effetti essere il parto di Offred, ma come sappiamo non avverrà nemmeno quello. Ecco che quindi il senso di quell’ultima cerimonia comincia ad intuirsi quando Aunt Lydia parla dei rimedi per accelerare il parto in una donna quasi a termine; ed è vero, è scientificamente dimostrato: lunghe camminate e cibi piccanti possono aiutare l’arrivo del travaglio, così come dei consensuali e delicati rapporti sessuali. “The most natural way”, appunto, che però viene, come tutte le cose a Gilead, preso e ribaltato, portato all’estremo e trasformato nell’atto più mostruoso cui si possa pensare; un atto che in realtà accade tutti i giorni a Gilead, e che viene superato nella maggior parte dei casi alienandosi da sé, come dice June a inizio puntata, ma come la stessa June non può fare in questa “ultima cerimonia”, dove la violenza ricevuta è amplificata dalla completa follia raggiunta dai Waterford, i quali sfogano la loro vendetta su un corpo che dovrebbe dare la vita da lì a pochi giorni e che invece viene stuprato e infine abbandonato come un cadavere sul letto.
Veniamo riprecipitati, di colpo, in un mondo che però è sempre stato lì. Ce lo hanno detto al meglio che potevano, che quella cosa a cui preferiamo non pensare e che lasciamo in seconda traccia è invece il marchio fondante della dittatura: un regime che si basa, prima che su ogni altra cosa, sullo stupro come unico e solo mezzo per continuare la razza umana; sulla considerazione dell’Ancella come corpo di proprietà altrui, da cui ne consegue che la violenza su quest’ultima non ha nessun valore, nessuno se quel corpo non è di nessun altro ma della famiglia che lo possiede, che può farci letteralmente ciò che vuole.

The Handmaid's Tale - 2x09/10 Smart Power & The Last CeremonyCi sarà chi parlerà ancora di exploitation dell’abuso, del dolore, della violenza, e sicuramente ci sono i termini per iniziare una conversazione a riguardo che non fa di certo mai male: ma lo stupro come rituale, in The Handmaid’s Tale, è pietra d’angolo della formazione del racconto; ed è qualcosa che ultimamente non avevamo più visto, con l’evidente volontà da parte degli autori di risottoporcela per dimostrare che non possiamo, neanche per un secondo, farci anestetizzare dalla quantità di dolore che ci arriva, che sia da una serie tv o da un telegiornale. Abbiamo il dovere morale di ricordare e il divieto più assoluto di voltarci dall’altra parte.

I just wanna tell you that I will always be your mommy. You know that?
And Daddy and I will always love you.

È un divieto che non conta solo per le violenze perpetrate ai danni delle Ancelle e delle donne in generale a Gilead, ma anche (con una tempistica impressionante se si pensa alla risonanza mondiale in questi giorni riguardo agli eventi al confine Messico-USA) per quelle ai danni dei bambini, strappati dai genitori e soprattutto dalle loro madri ancora e ancora, prima come figli della vita precedente e poi come figli della dittatura, quei bambini che centinaia di Ancelle mettono al mondo e che sono costrette ad abbandonare. La tortura cui viene sottoposta June in questo episodio non si conclude infatti con lo stupro, ma si perpetua con quella che pare essere “la ricompensa” di Fred e che invece si rivela un altro drammatico momento di separazione per la donna, forse uno dei più devastanti visti fino ad ora.

The Handmaid's Tale - 2x09/10 Smart Power & The Last CeremonyOvviamente l’intento al momento della scrittura non poteva essere ispirato agli eventi di questi giorni, ma le separazioni tra genitori e figli soprattutto in casi di migrazione non sono certo una novità. Come dichiarato da Yahlin Chang, che ha scritto questo episodio, c’è stato un lungo lavoro con psicologi ed esperti delle Nazioni Unite prima di pensare all’incontro tra Hannah e June; ciò che ne è emerso è un concentrato di quelle che sono le reazioni dei bambini e dei genitori stessi durante il ricongiungimento o la separazione.

Come riporta Chang, i genitori separati dai figli tendono ad accumulare verso la fine migliaia di consigli, perché dopo lo shock arriva il momento della consapevolezza, quello in cui il genitore si ricorda del suo ruolo e cerca di concentrarlo in pochissimi minuti, lasciando il figlio con un sorriso e parole di conforto; ed è in effetti quello che vediamo da parte di June, che all’inizio è sconvolta dalla visione di sua figlia dopo così tanti anni e che solo alla fine le riserva quelle parole che vorrebbe la bambina ricordasse per tutta la vita. Il suo stesso inseguire la figlia in mezzo alla neve non è solo per l’ultimo abbraccio; ma perché l’ultima separazione non può essere, di nuovo, un uomo che la strappa dalle sue mani, come accade nella casa e come era già accaduto, anni prima, nel bosco. Deve essere un lento separarsi, con il tempo di decidere quando staccarsi dall’abbraccio (e in quest’ottica fa ancora più impressione la contemporaneità delle notizie di questo periodo) con serene parole di conforto (“So, what you’re gonna do, is you’re gonna take your Martha’s hand. You’re gonna get in the car. And you’re gonna go home”).

The Handmaid's Tale - 2x09/10 Smart Power & The Last CeremonyLa reazione di Hannah, a cui è stato ovviamente cambiato il nome – perché tutte le donne devono essere “altro” a Gilead, anche le bambine – si articola come si diceva in diversi passaggi che, pur nel loro essere affrettati per tempistiche televisive, ripercorrono tutti gli step di un possibile riavvicinamento dopo tanti anni: la paura come prima reazione; il pensiero che torna al giorno della separazione, con quella domanda – “Did it hurt?” – che suona come un richiamo all’ultimo momento vissuto insieme; la rabbia e il dolore dell’abbandono; la gelosia per un nuovo bambino – e quell’agghiacciante consapevolezza che Hannah ha già sul destino del nascituro; infine il crollo, quello di una bambina che non vuole essere separata di nuovo da sua madre, e che risulta tanto più straziante quanto più Hannah capisce ciò che sta accadendo, di nuovo (e questo anche grazie alla performance della giovanissima Jordana Blake, che insieme ad Elisabeth Moss mette in scena uno dei momenti più intensi dell’intera serie).

Ciò che accade in seguito, il rapimento di Nick e l’abbandono di June da sola in quella casa, rappresenta forse l’unica nota stonata dell’episodio, che si conclude con un cliffhanger non necessario dopo una puntata simile – non solo perché già incredibilmente intensa, ma anche perché quello che dovrebbe essere un plot twist importantissimo diventa, a seguito di tutto quello che abbiamo visto, ridondante e svuotato del suo significato.

The Handmaid's Tale - 2x09/10 Smart Power & The Last Ceremony“Smart Power” e “The Last Ceremony” sono due episodi molto diversi tra loro, che hanno tuttavia in comune un elemento fondamentale: il sistema di Gilead sta perdendo colpi, da un punto di vista sia esterno, come mostra la nona puntata, che interno, con la totale follia dei Waterford, incapaci ormai di tenere il controllo di loro stessi e delle loro azioni. L’ultimo episodio, in particolare, è quello destinato a suscitare più reazioni da parte del pubblico a causa delle violenze messe in scena; eppure non è possibile considerarla sovraesposizione del dolore, non quando ciascuna scena ha il preciso compito di riportarci alla natura di base della dittatura nel momento in cui sta raggiungendo il suo più folle apice, per mostrarci che ciò che ritenevamo già mostruoso di per sé può essere distorto ancora e ancora quando ci si avvicina al baratro, e che paradossalmente questo non cambia di una virgola quello che le donne stanno continuando a subire a Gilead.
Lo stupro ai danni di June ci appare istintivamente come il più crudele di tutti, perché è incinta ma soprattutto perché urla e si rifiuta; ed è nel momento in cui realizziamo questo subitaneo pensiero che ci rendiamo conto che non possiamo permetterci di giudicare uno stupro da questo, dalla reazione della donna, dalla contingenza del momento. È per questo, e solo per questo, che “The Last Ceremony” prevede un doppio stupro: non per exploitation, ma per farci riflettere in modo ancora più profondo sulla percezione delle violenze contro le donne; sugli atti di giudizio involontari che compiamo mentre vediamo una puntata del genere e, di conseguenza, sul nostro comportamento quando ascoltiamo notizie reali. Uno stupro è uno stupro, sempre; e continuano, in ogni momento e in ogni luogo, anche quando siamo impegnati a pensare ad altro.

Voto 2×09: 8
Voto 2×10: 8½

Condividi l'articolo
 

Informazioni su Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

5 commenti su “The Handmaid’s Tale – 2×09/10 Smart Power & The Last Ceremony

  • Setteditroppo

    Il giudizio sulla stagione non può essere positivo. Parliamo pure di un parziale fallimento in rapporto alle aspettative. Le analogie con l’attualità non devono essere né delle attenuanti né delle iniezioni di benevolenza. Mi pare che quest’episodio sia il ventesimo che vediamo e un pochino di stanchezza si avverte. Non mi sembra riuscito l’intento degli autori di evitare l’abitudine o la sovraesposizione del dolore. Al di là delle motivazioni e degli obiettivi la cui giustezza nessuno mette in discussione. Non basta dirci che “Abbiamo il dovere morale di ricordare e il divieto più assoluto di voltarci dall’altra parte” per negare una sensazione di ripetitività che si avverte nel racconto. E qui sta il problema. Il problema di quest’anno è nello sviluppo della storia. Infatti, la stagione ha funzionato quando ci siamo allontanati dalle “solite” dinamiche di Gilead (il Canada) e anche quando ci siamo allontanati dalla nostra bravissima protagonista (la valorizzazione di Serena, di Emily, ecc.).
    La riflessione sulle seconde stagioni di serie di grandissimo successo nasce spontanea (sì, penso a Westworld). E’ evidentemente assai difficile ripetersi. Lo è di più se si parte da idee non originali. Tocca agli autori dimostrare di poter tenere in vita racconti che sembrano nati per morire alle prime stagioni.

     
    • Federica Barbera L'autore dell'articolo

      Ciao Setteditroppo, capisco parzialmente le tue ragioni, ma secondo me il discorso qui va diviso in due parti, interconnesse certamente ma comunque separate: il giudizio sulla stagione nel complesso (quindi la questione della narrazione e della ripetitività) e quello della sovraesposizione.

      Per quanto riguarda la prima questione, è innegabile che i primi episodi di quest’anno abbiano fatto avvertire una certa ripetizione degli stessi schemi, però non credo che ad ora si possa parlare di ripetitività dopo quello che è accaduto dall’esplosione in poi. Mi pare evidente che il regime di Gilead stia cominciando a perdere parecchi colpi, non solo a causa della bomba, ma per quello che sta accadendo alle donne e per i loro atti più o meno sovversivi che stanno chiaramente facendo inclinare la nave. Non è un percorso rapido (ci mancherebbe) né lineare (Serena Joy ne è l’esempio più lampante), ma è anche normale che sia così: non è che queste possono svegliarsi la mattina e decidere di fare la rivoluzione. Il lavoro è più sottile, e la fugace alleanza di Serena e June mi pare che rappresenti alla perfezione tale questione.

      La stagione (fino ad ora, visto che non è ancora finita mi astengo dal dare giudizi sommari) è chiaramente meno compatta della prima, e, come ogni seconda stagione di una serie-evento, aveva il non facile compito di rapportarsi con le aspettative del pubblico; nella prima parte le ha a mio avviso disattese (non del tutto, ma abbastanza per parlare di falsa partenza); questa seconda parte sta facendo invece tutt’altro lavoro, la storia è a tutti gli effetti diversa: può non piacere, ovviamente come per tutte le cose, ma parlare di ripetitività quando si sta mettendo in scena un sistema che sta cominciando a fare acqua da tutte le parti mi sembra perlomeno un pochino ingiusto.

      Sulla seconda questione: la sovraesposizione del dolore, come dico nella recensione, è qualcosa che ha a che fare con due elementi, uno più oggettivo (la rilevanza narrativa) e uno più soggettivo, che ha a che fare con la propria percezione di necessità di esposizione della violenza, la propria sopportazione e così via. Io credo che si debbano fare i dovuti distinguo ogni volta che viene mostrato un atto di violenza, perché così come è giusto iniziare un dialogo a riguardo, è altrettanto giusto non fare di tutta l’erba un fascio.
      Facciamo due esempi pratici: l’ancella a cui viene bruciata la mano a inizio stagione è chiaramente una scena non necessaria – arriva a seguito della finta impiccagione, costituisce un’altra punizione (come se la finta morte non fosse abbastanza) e non ha altro scopo narrativo se non farci vedere l’ennesima tortura ai danni di un’ancella.
      Serena che viene presa a cinghiate: certo che ha senso narrativamente! È la prima conseguenza che la donna patisce a seguito della scelta di muoversi in direzione opposta al sistema, colpisce lei (che è una padrona) ma ha poi l’effetto domino di intaccare tutto il resto, di portare all’irrigidimento del suo comportamento, e ha effetti sulla stessa June come mostra il decimo episodio.

      Non credo si possa fare un discorso un tanto al chilo quando si racconta di violenza mostrata in tv, soprattutto non con questa, che ha nello stupro la base fondante del sistema che stiamo guardando. Se la decima puntata avesse mostrato due stupri a caso, così, per il gusto di metterli, sarei io la prima a dichiararne l’inutilità e la ripetitività. Ma questi due stupri, per i motivi che ho spiegato a lungo nella recensione quindi non è il caso di ripeterli, hanno due ruoli fondamentali sia a livello diegetico, per ciò che soprattutto il secondo mostra riguardo ad un sistema giunto ormai all’apice della follia perché sta perdendo pezzi, sia a livello extra-diegetico per quello che ci raccontano sull’abitudine all’orrore.
      A ciascuno ovviamente può fare effetti diversi, ma prenderli come “ripetizione” di cose già viste secondo me vuol dire non averli inquadrati in modo corretto in nessuno dei due ambiti.

       
  • Francesca Marzo

    Grazie, Federica, per questa recensione perfetta. Non c’è niente da aggiungere, ma dobbiamo solo riflettere su ogni singola parola. Grazie davvero, mi sento meno sola e, sappiamo bene come il non sentirsi sole è l’unica vera salvezza per le donne, non solo in Gilead.

     
  • Giulia

    Concordo con la recensione. È incredibile come gli autori abbiano centrato il punto decidendo di far iniziare la puntata con lo stupro di Emily, che anche per noi spettatori sembra ormai routine, per poi mostrarci quello di June. Ammetto come anche a me abbia fatto molta più impressione il secondo, per via delle urla e del rifiuto. Mi ha fatto interrogare quindi su quanto sia radicato e difficile da sconfiggere il famoso “eh ma se non ha urlato e non ha cercato di scappare allora non è stupro”. Questa serie riesce veramente ad analizzare tante complesse questioni, oggi più che mai attuali, come nessuna serie o programma era mai riuscito a fare. Vi riesce senza che si possa sentire qualcosa di forzato in tal senso, come è avvenuto per altre serie. E ogni volta che vedo un episodio penso a quanto io sia fortunata a non essere nata in Paesi dove molto di quello che viene rappresentato avviene alle donne. Ed ho paura quando penso a quanto sia facile finire così. E mi domando come potrebbe essere Gilead quando la generazione di donne che ha vissuto un prima sarà ormai morta e per tutte le altre sarà una vita normale perché così hanno sempre conosciuto. E mi chiedo se anche nella realtà questo avviene o è avvenuto.