Westworld – 2×08/09 Kiksuya & Vanishing Point 4


Westworld - 2x08/09 Kiksuya & Vanishing PointA un passo dall’attesissimo finale di stagione, Westworld continua a essere un intreccio complicatissimo di trame, sottotrame e flashback, che tendono a confondere lo spettatore forse fin troppo: però queste due puntate hanno sicuramente il pregio di essere meno lente del solito e soprattutto di mettere al loro centro due personaggi interessantissimi e importantissimi (più di quanto si credeva, almeno per uno dei due) anche per il proseguimento della storia.


Perhaps this life was not my true life… this world was not my true home.

Kiksuya”, in lingua lakota, significa “ricordare”, un concetto che è ovviamente di fondamentale importanza nella serie, soprattutto un ricordo altro, di una vita che abbiamo vissuto e che ora non c’è più. Un “ricordo” che vale ovviamente su due piani: quello normale, il pensiero di un passato diverso che ora non ci appartiene più; quello soprannaturale, che potremmo paragone al deja-vu, l’imprinting di una vita “altra”, che abbiamo vissuto a nostra insaputa e che riaffiora ogni tanto grazie a dei particolari che avevamo dimenticato.
Al centro di questa puntata c’è senza ombra di dubbio la figura di Akecheta, un indiano di cui finora avevamo solo sfiorato la storia. Scelta molto particolare quella di incentrare una puntata vicino al finale su un personaggio finora ritenuto secondario, se non di più: la sua storia però è talmente unica che può essere usata da metro di paragone con tutte le altre, specie la “presa di coscienza” da parte delle Attrazioni.

Westworld - 2x08/09 Kiksuya & Vanishing PointIntanto, una domanda di cui forse abbiamo la risposta: cos’è che scatena in Akecheta la scintilla che accende il dubbio di non essere quello che si crede? Il pellerossa vede il Labirinto intagliato e comincia a sospettare che tutta la vita che ha vissuto e la percezione di sé non siano nient’altro che una bugia. La cosa più interessante e inquietante di tutte è il particolare che troppo spesso abbiamo sottovalutato, avendo conosciuto personaggi che sono morti innumerevoli volte e che sono stati riprogrammati altrettante: quanto tempo ha passato Akecheta nei panni del capo della Ghost Nation? Ben dieci anni, un decennio senza mai morire e quindi senza mai entrare in quelle sale fredde (particolare che ci viene sempre sottolineato) e asettiche, piene di topi di laboratorio.

Come la maggior parte delle Attrazioni, è l’amore a muovere la ribellione di Akecheta verso il sistema: è la ricerca disperata della sua amata che lo porta ad avere coscienza di sé e del fatto che debba andare nell’aldilà per rivedere la persona che ama. È un messaggio e una metafora potente, soprattutto se si pensa che stiamo parlando di robot, è il Regno dei Morti – per gli androidi – che bisogna sfidare per poter sperare in una rinascita, di nuovo insieme.
Un’altra cosa che ci viene detta, e che è importante al fine di tratteggiare anche altri personaggi, è che le azioni dell’indiano nei confronti di Maeve e della figlia (bambina che curiosamente non ha ancora un nome) non sono quelle tetre e violente che credevamo, ma tutto il loro opposto. Avendo preso coscienza (forse per primo in tutto il parco) di quello che stava succedendo e della sua natura, Akecheta ha provato a “risvegliare” e proteggere tutti gli altri, fallendo praticamente sempre.

Westworld - 2x08/09 Kiksuya & Vanishing PointQuesta sua natura buona e soprattutto altruista – e anche su questo si apre un altro cratere di domande: quale natura? Gliel’ha impostata Ford dieci anni prima? Oppure ogni Attrazione può avere una sua natura intrinseca come gli esseri umani? – lo contrappone in maniera sorprendente alla “eroina” di questa serie, quella Dolores che ha avuto più di tutti una trasformazione radicale. Se si guarda con attenzione al percorso di Dolores da quando è diventata una macchina da guerra, notiamo come le sue azioni siano sempre state dettate da puro egoismo: la questione di suo padre, il voler cambiare radicalmente Teddy per tornaconto personale, il non guardare in faccia a nessuno pur di raggiungere il suo obiettivo.
Questa ottava puntata quindi ci mette di fronte a un grande tema, che è sempre quello principale della serie ma che, come i suoi protagonisti, può avere mille e più sfaccettature: una persona chi è veramente? Che cosa determina le sue azioni? Sarebbe disposta a tutto, pur di cambiare la sua natura, pur di raggiungere la propria felicità?
Tutto questo ci ha preparato al penultimo episodio della stagione, dove questi temi vengono se possibile ancora più fatti esplodere e sottolineati dal vero protagonista di Westworld: l’Uomo in Nero.

“Wow, he is the real thing. The only one not faking it”. It turns out you’re the only one any good at faking it. 

Westworld - 2x08/09 Kiksuya & Vanishing PointTutta la nona puntata, quindi, approfondisce un personaggio che è stato da sempre al centro del racconto e che ha preso man mano il ruolo di assoluto protagonista, affiancando quello di Robert Ford.
William ha da sempre un conto in sospeso col proprio passato, che si lega anche a doppio filo con la Delos e il Parco: il suicidio della moglie sembrava essere stato il classico spartiacque della sua vita e della sua coscienza, usato quasi da giustificazione per quel suo comportamento becero e violento tenuto nelle sue visite annuali – lo si scopre da quello che gli dice la moglie – al parco divertimenti. Con questa puntata scopriamo invece finalmente un po’ la timeline degli eventi, quello che sta dietro alla visiera del cappello, ormai iconica immagine per tratteggiare il personaggio: chi è quindi veramente William? Un amorevole padre di famiglia che ha perso l’amore della moglie e poi quello della figlia dopo una serie di sfortunati eventi, o un uomo sostanzialmente malvagio, violento e senz’anima che è se stesso solo dentro le mura del Parco?
Tutto questo è un interessantissimo punto di vista sia su William che di riflesso per quello che sta succedendo alle attrazioni. In sostanza, Westworld serve in due direzioni: luogo dove gli umani possono dare sfogo alla loro vera natura, represso dal mondo “vero”; luogo da dove le Attrazioni vogliono uscire per conoscere chi sono veramente.
Westworld si dimostra quindi un luogo ambiguo, un sogno – come spesso viene definito – come se fosse uno specchio: chi gli è di fronte vuole scoprire se quello che vede dentro di esso è vero, e il “noi” dentro lo specchio vuole capire se quello che gli è stato detto di essere corrisponda alla realtà.

La riflessione sulle ambiguità di questo luogo e di quello che tutti i protagonisti provano a raggiunge giunge all’apice nello psicodramma di William e nella sua convinzione che orma tutto faccia parte del gioco di Robert. L’assoluta certezza che sua figlia sia in realtà una replica di questa riesce ad un certo punto a convincere anche noi, salvo poi riversarci addosso una doccia gelata quando scopriamo che Grace sembrerebbe proprio lei e non una androide.
Il condizionale è d’obbligo, perché in Westworld quasi mai quello che vediamo è quello che sembra. Non vediamo infatti qual è il risultato del test su Grace, dunque se sia umana o un robot è ancora tutto da dimostrare. Quello che è importante sono però le conclusioni a cui giunge William: se la sua sicurezza su Grace è crollata così miseramente, può essere che si sbagli anche sul suo conto? E se anche lui facesse parte del grande gioco di Robert?
Noi sappiamo solo che il test lo dimostra umano, ma chi ci dice che non sia stato programmato per apparire umano, essendo sostanzialmente il capo di tutta la struttura?

L’altro tema fondamentale della puntata e che sta diventando sempre più centrale nella narrazione è quello dell’immortalità, la disperata ricerca di un modo per far vivere quello che siamo in eterno.
Avevamo già capito come si erano svolti i primi esperimenti in tal senso con la replica di Mister Delos; ora, con il ritorno del “fantasma” di Ford, abbiamo la certezza di quale fosse la vera ricerca che portavano avanti gli studiosi del Parco, di cosa andassero cercando i suoi diabolici ideatori.
Entra in scena anche la tematica della privacy, tanto cara a tutti in questo momento: i cappelli usati come scannerizzatori delle emozioni degli ospiti – che vengono tutte stoccate alla Forgia – sono una mossa geniale e inaspettata, ma anche qui la domanda sorge spontanea: chi non si mette il cappello non viene schedato?
Queste due tematiche fanno risaltare ancora di più il ruolo di Ford e William, che si sono presi la libertà non solo di catalogare tutte le emozioni umane – specie quelle più basse, nascoste, che non ammettiamo di provare neanche a noi stessi – ma anche di tentare di replicare esseri umani, rendendoli di fatto immortali. Soprattutto Ford, che ormai agisce nelle coscienze delle Attrazioni come qualcosa di “altro”, quasi spirituale, è appunto come se fosse Dio. Un Dio che decide sì della vita delle sue creature – le storyline, la loro morale, le loro azioni – ma che si dimostra addirittura misericordioso e che dà libera scelta a chi se lo merita (come Maeve, a cui confessa di aver dato una libera possibilità di andarsene quando lei ha deciso di tornare indietro per sua figlia).

Westworld - 2x08/09 Kiksuya & Vanishing PointInfine, ci sono Teddy e Dolores, coppia spietata che sembra la più vicina all’obiettivo che si sono posti. Una coppia a cui viene dato un finale – se così si può chiamare – che sa quasi di tragedia shakespeariana: l’amore folle, profondo, passionale, riesce a cambiare una persona così in profondità tanto che non si riconosca più?
Teddy decide di andare là dove tutto offre un’altra possibilità, dove si ricorda di avere conosciuto un’altra Dolores, quando la ragazza era ancora la figlia del fattore. Si tratta di una sequenza con un finale un po’ scontato, ma che scava in profondità nelle metafore che la serie ci ha regalato: tornare a essere se stessi solo attraverso la morte, cancellando una persona che siamo diventati per colpa di un’altra, quasi senza che ce ne accorgessimo.

Come vedete, le domande si sprecano ancora, ma sono talmente interessanti e profonde che finalmente lo spettatore non sente così pesanti i quasi sessanta minuti di durata dell’episodio.
Westworld lancia il finale in maniera interessante, risvegliando un interesse che forse si era un po’ sopito durante una stagione che ha risentito di alcune scelte di trama che hanno appesantito e non poco il racconto. Non ci resta che vedere quale sarà il colpo di scena che chiuderà la stagione, in attesa di una terza annata che ci sarà sicuramente, ma che ancora non si sa quanto si farà attendere.

Voto 2×08: 7
Voto 2×09: 8

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Informazioni su Ste Porta

Guardo tutto quello che c'è di guardabile e spesso anche quello che non lo è. Sogno di trovare un orso polare su un'isola tropicale.


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4 commenti su “Westworld – 2×08/09 Kiksuya & Vanishing Point

  • Davide

    Bravissimo come sempre…io,personalmente,dissento amichevolmente dal giudizio sull’ep9…troppi spiegoni sulle vicende di William(il suo tentato/non tentato suicidio l’ho trovato grottesco)…Voto all’ep8/7–…all’ep9/6-…

     
    • Ste Porta L'autore dell'articolo

      Ciao e grazie per i complimenti. 🙂
      Secondo me prima o poi qualcosa dovevano spiegarcelo e sono stati abbastanza bravi nel farcelo vedere e non solo spiegarlo con lunghi spiegoni, quello sì sarebbe stato brutto.
      Perché dici grottesco sulla vicenda di William?

       
      • Davide

        Ciao…diciamo che ho trovato poco credibile,esagerato il momento in cui William tenta il suicidio,cambiando poi idea all’ultimo momento…vediamo dove vanno a parare;tra poche ore il finale di stagione…

         
  • piwi

    personalmente ho trovato l’episodio 8 di gran lunga superiore al 9, forse uno dei migliori del’intera serie. come siano riusciti a dare importanza ad un personaggio si secondario ma che è sempre stato presente nei momenti fondamentali della storia del parco è stato davvero emozionante e di impatto visivo eccelso. l’intera puntata da un senso alla storia della gost nation ma anche a 360 gradi sul parco, sulle idee di ford, sul tragitto di maeve. la 9 invece un pò didascalica e anticlimatica per certi aspetti, specie legati a william e la figlia. troppo pasticciata per farti davvero tornare in empatia con la sua situazione. non è stato reso al meglio la sua pazzia verso il dubbio di esser egli stesso una attrazione.